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Taranto,Terra dei Fuochi & C.: una faccia, una razza

Se vi fermate un attimo a porre l’uno accanto all’altro i casi Ilva a Taranto e Terra dei Fuochi, in Campania, trovereste alcuni punti di contatto.

A parte la medesima condizione geografica, che qualche testo di geografia edito dalla Mondadori ricondurrebbe all’essere “regioni periferiche” , ci sarebbe anche la medesima volontà di sacrificare quei territori, e la salute dei cittadini, al superiore interesse della industria nazionale. Ed al suo profitto.

Bizzare strategie di risanamento, grottesche forme di “complicità” tra controllore e controllato, pacche sulle spalle condite da una buona dose d’ascarismo militante, che non guasta mai.

Ecco, ad esempio, che spiegazione trovereste al fatto che, per consentire il risanamento dell’Ilva (?!?!?!) si autorizzi l’utilizzo di discariche interne, per la gestione dei rifiuti pericolosi derivanti dal risanamento dell’azienda, anzichè l’uso di discariche autorizzate?

Ha senso tutto ciò? Un pò come accadeva nella Terra dei Fuochi, dove, nonostante la situazione di estrema criticità, fino alle dichiarazioni di settembre di Schiavone, si continuava ad inviare rifiuti industriali da fuori regione, per lo stoccaggio in aree prive di strutture adeguate.

La spiegazione, più plausibile? Evidentemente, la solita, il “risparmio”.

E’ il Corriere della Sera che realizza a tal proposito un interessante servizio:

Le discariche attive all’Ilva per smaltire risparmiando

Quei sacchi di polvere alla diossina altamente tossici presto smaltiti per legge nella discarica dentro l’ILVA

Il video:

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