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Terra dei Fuochi, la certificazione internazionale: prodotti sani

Una delle più grandi organizzazioni internazionali di certificazione, Global Gap, è venuta a verificare. In un documento, inviato in Italia a dicembre del 2013, l’organizzazione chiedeva nuovi campionamenti e analisi straordinarie ai produttori agricoli già certificati presso l’associazione che opera in oltre ottanta paesi del mondo ed è composta da più di cento organismi di certificazione indipendenti e accreditati.

“I risultati dell’indagine hanno dimostrato che tutti i prodotti certificati sono entro i limiti di contaminanti massimi regolamentati dall’Unione europea – si legge nel documento finale, che Fanpage.it ha visionato –  Inoltre, questi valori  sono previsti in condizioni di produzione normali”. Una conclusione che non lascia spazio a dubbi, che si inserisce però in un contesto di allarme e guerra di perizie, sequestri di terreni e dissequestri: con la fuga dei grandi marchi, la confusione su inquinamento e alimentazione, un terrore sparso su tutto che sta affossando l’economia e l’agricoltura. A fronte di nessuna certezza scientifica che vi sia veleno ovunque, nei prodotti delle province di Napoli e Caserta, assistiamo ad un continuo spopolamento e abbandono di campi. (fonte Fan Page)

Secondo Fan Page le analisi ed i prelevamenti sarebbero stati effettuati da persone e società con nessun legame col territorio, proprio per evitare accuse di conflitto di interessi.

I risultati?

Le tracce di piombo rilevate non hanno superato le linee guida e i valori sono generalmente bassi”, si legge nel documento. “Valori – continua – che possono essere spiegati con una contaminazione ambientale generalizzata. Quindi non vi sono indizi per sospettare la presenza di una fonte aggiuntiva di contaminazione nei campi campionati”.  Sono state trovate tracce di cadmio nel 33 per cento dei prodotti campionati, in ogni caso al di sotto dei limiti dell’Ue.  I prodotti sono stati testati anche per le diossine e il risultato è che “sono ampiamente entro i limiti raccomandati dall’Europa e non ci sono indicatori che dovrebbero far dubitare della loro salubrità” (Fanpage.it)

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