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“Terrona” alla collega gli costa un giorno di stipendio

Questa è un’altra di quelle notizie che dimostra come stia cambiando la sensibilità nei confronti di certe tematiche, discriminatorie e razziste.

La vicenda è accaduta quattro mesi fa, anche se solo oggi è venuta alla luce, a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Tra alcuni dipendenti comunali nasce un diverbio ed uno dei due alla collega, secondo quanto riporta il Gazzettino di Padova, sbotta con un “tasi ti, che te si terona”, ovvero “taci, tu, che sei terrona”.

La donna originaria del sud, offesa, con l’appoggio di alcuni colleghi si è rivolta ai sindacati. Il dipendente che aveva proferito l’insulto è stato convocato dal dirigente del suo ufficio, come prescritto dal regolamento interno, quindi la decisione: detratto un giorno di lavoro dalla busta paga. Francesca Prota responsabile del personale ha sottolineato: “L’insulto non aveva intenti razzisti  ci siamo anzi stupiti a leggerlo sui quotidiani locali: conosciamo i due impiegati coinvolti, inoltre nel nostro Comune lavorano dipendenti provenienti da tutta Italia, si vive normalmente”. Ed ancora “l’insulto non aveva accenti xenofobi o razzisti. Abbiamo però un regolamento da rispettare, che disciplina la condotta corretta dei nostri impiegati, tra cui anche insulti o linguaggio non consono”. (Fonte: La Stampa)

In tanti continuano, anche sulla carta stampata, a considerare non offensivo il termine. Ovviamente da un’altra prospettiva geografica.

Ma chi è che deve decidere se sia o meno offensivo, chi l’offesa la fa o chi la subisce? Neanche il termine “negro” era considerato un insulto fino a 60 anni fa. E non era neanche politicamente scorretto. Ma cambia la sensibilità, la coscienza e la precezione della storia. E del nostro ruolo in essa.

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