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A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo

Chi l’ha pronunciata questa frase? Tale Gianfranco Mascazzini, ex storico direttore del Ministero dell’Ambiente.

Il sior Rondolino, questo però non lo sa e i colpevoli degli sversamenti, siamo noi abitanti della Terra dei Fuochi, in quanto, tutti camorristi.

Ecco come Antonio Musella raccontava la vicenda il 29 aprile scorso su GlobalProject.info

Il “metodo Mascazzini”

Gianfranco Mascazzini è stato lo storico direttore del Ministero dell’Ambiente. Per decenni cambiavano i ministri di diverso colore politico, ma lui, nel suo ufficio al Ministero di Viale Cristoforo Colombo restava sempre al suo posto fino alla pensione nel 2010. Il suo nome è al centro di numerose inchieste. Inchieste sporche che parlano di inquinamento infame. Come quella della Procura della Repubblica di Napoli sullo smaltimento del percolato prodotto nelle pessime discariche campane che veniva sversato nei depuratori che sfociavano direttamente in mare. Inchiesta nella quale Mascazzini risulta essere un cinico deus ex machina. << A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo>> così nelle intercettazioni telefoniche l’ex direttore del Ministero. Ma il manager è coinvolto anche in inchieste sugli sprechi di denaro pubblico come quella della Procura della Repubblica di Udine sugli sperperi per la bonifica dell’area lagunare di Marano e Grado. Lo avevano anche nominato commissario straordinario per la rimozione delle macerie del terremoto de L’Aquila. Per un giorno. Infatti poche ore dopo aver ricevuto l’incarico fu arrestato su mandato della Procura di Napoli.

Tra il 2007 ed il 2010, periodo in cui Gianfranco Mascazzini è ancora direttore generale del Ministero dell’Ambiente, vengono pianificate le bonifiche più importanti della storia recente del paese. I siti più devastati dall’inquinamento, quelli in cui il danno per la salute del territorio e dei cittadini è molto compromessa. Opere decisamente dispendiose. E’ il caso del litorale domitio tra Napoli e Caserta, con l’area del giuglianese e le famose discariche Resit 1 e Resit 2 in cui sono stati sversati per anni rifiuti tossici tanto che per i tecnici della Procura della Repubblica di Napoli dal 2064 l’acqua di quel territorio non sarà più potabile a causa dell’inquinamento irreversibile delle falde. Sempre in Campania viene programmata la bonifica della discarica di Pianura e quella di Napoli Est dove la presenza delle raffinerie di petrolio hanno inquinato profondamente i suoli. Ed ancora la collina di Pitelli a La Spezia con le sue quattro vasche dove sono stati interrati veleni derivanti dalla produzione di armi, la darsena del porto di Taranto, l’area lagunare di Marano e Grado in Friuli, l’area ex Sisas nei comuni di Pioltello e Rodano in provincia di Milano, la Valle del Basento in Basilicata ed altri ancora. Siti che vengono definiti S.I.N. – siti di interesse nazionale – rispetto ai quali viene considerata di somma urgenza la bonifica, sono 57 e sono stati costituiti dal decreto Ronchi n.22 del 1997. In quei due anni vengono realizzati accordi di programma e protocolli di intesa tra il Ministero e le Regioni ed i Comuni interessati, sotto l’attenta regia tecnica di Gianfranco Mascazzini. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente l’ammontare complessivo di questi lavori è pari a diverse centinaia di milioni di euro. Lavori vengono affidati tutti ad una unica società, la Sogesid. Una società pubblica, infatti le quote della spa sono controllate dal Ministero dell’Ambiente. Le più grandi opere di bonifica del paese passano per l’affido diretto da parte del Ministero ad una sua stessa società. Mascazzini ha prima pianificato la spesa da direttore del Ministero per sedersi poi comodamente nel ruolo di consulente della Sogesid, come lui stesso ha ammesso in una delle tante audizioni a cui è stato sottoposto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Sebbene la Sogesid sia una azienda pubblica è quanto mai singolare che colui il quale aveva apposto la sua firma ai principali incarichi forniti all’azienda ne diventi poi consulente.

Affidi diretti. Ma a spigarci il perché è proprio Gianfranco Mascazzini. Durante la sua audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti il 12 aprile del 2011, all’onorevole del Partito Democratico Alessandro Bratti che gli chiedeva se non ci fosse stata qualche forzatura nei continui affidi alla Sogesid, Mascazzini spiega la sua filosofia. <<Reputo fondamentale l’intervento in house. Come si fa ad immaginare che qualcuno faccia un operazione così complessa? Come si fa ad immaginare che non sia lo Stato? Vi immaginate le mani della camorra nello smaltimento delle macerie de L’Aquila?>>. Il deputato Bratti controbatte << Ma non mi venga a dire che la Sogesid è l’unica al mondo in grado di fare questo lavoro>>, Mascazzini risponde accorato <<No, ma Sogesid è lo Stato!>>. Il punto non è che l’intervento di bonifica dei territori venga effettuato dallo Stato. Tutt’altro, potrebbe, come suggerisce Mascazzini, essere di garanzia per i cittadini. Ma mentre dei 57 S.I.N. solo uno è stato bonificato, la Sogesid ha speso solo nel 2012 anno la bellezza di 4,3 milioni di euro in consulenze esterne, ovvero in incarichi come quello elargito allo stesso Mascazzini dopo il pensionamento dal Ministero. La stessa Sogesid compie incarichi di progettazione e studi di fattibilità per conto del Ministero che dovrebbero invece essere svolti da altri organismi statali come l’ISPRA – Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale – o le Agenzie regionali per l’ambiente.

Dal 2009 al 2011 la Sogesid ha beneficiato complessivamente di 426 milioni di euro per studi, progetti e tutto quello che rientrava nella filosofia di Gianfranco Mascazzini, il quale individuava i siti da bonificare ed i metodi di bonifica, ma prima della loro realizzazione le casse della Sogesid dovevano essere ben foraggiate. In cinque anni – 2008/2012 – un solo sito bonificato e quasi 500 milioni di euro di fondi messi a disposizione con una spesa molto rilevante per consulenze ed affini.
Le bonifica dei territori è nelle mani di Sogesid e dello Stato, ma chi ci salverà dai manager pubblici? I magistrati infatti indagano su una serie di frodi che vedono sotto accusa proprio il “metodo Mascazzini”. E’ il caso della bonifica di Marano e Grado in Friuli, l’ex area della industria Caffaro che ha inquinato il territorio con le sue attività. Secondo i magistrati i lavori di bonifica sarebbero eccessivamente costosi quanto scadenti ed inefficaci. Uno degli esempi è il “sarcofago” subacqueo che i sommozzatori dei Carabinieri hanno constatato essere forato e danneggiato pochi anni dopo la sua installazione. Altro esempio è il recente scandalo della bonifica dichiarata ma mai effettuato dell’ex area Italsider di Bagnoli. Anche in questo caso la regia per la bonifica di quell’area, definita dal Ministero come S.i.n. Bagnoli-Coroglio, era sotto la supervisione di Mascazzani che risulta tra gli indagati da parte del pool di giudici della Procura di Napoli che indaga su Bagnoli. Mentre i tecnici sostenevano di aver effettuato la bonifica dell’area delle ex acciaierie, la realtà dei fatti ci racconta di una semplice movimentazione del terreno. Azione che non solo non ha per nulla significato la bonifica del sito – per la quale diversi metri di terreno in profondità devono essere esportati e smaltiti come fanghi inquinanti – ma ha peggiorato la situazione liberando gli agenti inquinanti nell’aria e nel terreno circostante.

Ma tutto questo, chi alla politica è legato mani e piedi, tende a dimenticarlo, per tacitare coscienze tossiche quanto i rifiuti.

Sporchi, monnezza, colera. Ecco l’applicazione concreta di certi cori.

Da una parte ipocriti pomodori non inquinati, dall’altra sozzure…

Volete vederle questa persone da quarto mondo?

Eccole:

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