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Tranne Basilicata e Valle d’Aosta, tutti hanno sversato in Campania

Quanto ci piace questa unità nell’ideale comune dello svernamento illecito. Tutte le regioni italiane, tranne Val d’Aosta e Basilicata, hanno sversato in Campania: signori ecco a voi il cesso d’Italia. Fate con comodo per carità, sarà per questo che siamo suscettibili se ci dite che puzziamo…

Le aziende coinvolte sono 443 (almeno quelle identificabili, ma il numero è certamente molto maggiore perché non considera quelle fuorilegge) la maggioranza delle quali con sede legale e operativa nel centro e nel nord Italia.

«Dai processi in corso sulle discariche dei veleni – hanno commentato i vertici nazionali e regionale di Legambiente – spuntano altri documenti tecnici al vaglio dei magistrati che allargano ancora lo spaccato dei rifiuti finiti in Campania: a Pianura (il quartiere napoletano che ospita un’enorme discarica, ndr), secondo queste relazioni, sono stati trovati ceneri dell’impianto Enel di Brindisi, fanghi fitopressanti di concerie di Chivasso, terre di filtrazione dell’Agip di Robassomero, polveri di amianto di Torino, cosmetici scaduti di Roma e Opera (Mi) e Bologna, morchie di verniciatura di Novara, Pordenone e Paraona (Pv), terre di bonifica inquinate da gasolio di Sannazzaro (Pv), terre di bonifica di Milano, fanghi di verniciatura e altri fanghi palabili di San Giuliano Milanese, scorie e ceneri di alluminio delle fonderie Riva di Parabbiago (Mi), fanghi di depurazione dell’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (To), scarti di collante acrilico e altri residui di mescolatore di Cuzzano Premosello (No)». (Il sole 24 ore)

Quello che serve ora, non sono le trovate pubblicitarie degli sciacalli, ne i finti scoop di settimanali con editori che di rifiuti pericolosi se ne intendono, ma la promozione e la diffusione di certificazioni per le filiere agroalimentari delle aziende campane e di quelle che operano nella terra dei fuochi su terreni non inquinati.

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