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Velardi e l’insostenibile leggerezza dei beni culturali

 La grolla d’oro di Padania di oggi va a Claudio Velardi, per il retropensiero paraleghista di talune sue affermazioni espresse in una intervista a La 7 e riportate nel video in calce al post.

Avevamo già parlato di Velardi qualche tempo fa quando pubblicai la risposta di Pino Aprile, allo stesso Velardi, dopo che questi aveva definito don Patriciello, un “piccolo sciacallo”.

Veniamo alla motivazione di un premio che in questi mesi è divenuto ambitissimo da chi si sente un pò verdepaTano nell’animo.

Mentre il ministro Bray, acquistando la Reggia di Carditello, restituiva dignità ad un territorio e ad un popolo (ed allo Stato stesso), sottraendolo alla disponibilità di qualche ras locale che si divertiva a saccheggiare il bene culturale, a proprio uso e consumo (da quando Vittorio Emanuele non sapeva che farsene), l’ex assessore  al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania (SIC!!!) ai tempi di Bassolino, si lamentava pubblicamente per la spesa di 11 milioni di euro per una “reggia diroccata” (ma si a questo punto, buttiamo giù pure quelle quattro pietre di Pompei e ci togliamo il pensiero, come del resto aveva suggerito anche un governatore in quel di padania. O trasformiamo Carditello in una sala bingo).

Caro Velardi, come saprà,  la Reggia di Carditello si trova in quell’amena località chiamata Terra dei Fuochi, per qualcuno “troppo vicina” a Casal di Principe”, un pò come Pompei è “troppo vicina a Napoli” come ebbe a dire un altro ex Ministro ai Beni culturali.

Come diceva Raffaele del Giudice in “a biutiful cauntri” : hanno reso questo posto un posto di merda, senza un museo, un cinema, un centro d’aggregazione, un centro culturale, una università, coscientemente. Perchè altrimenti non avrebbero potuto interrarci monnezza tossica proveniente da ovunque e trasformarlo nella pattumiera d’Italia.

Ora, il discorso è semplice. Quegli 11 milioni di euro, sono perfino pochi  se si intende risarcire parzialmente gli abitanti di quel territorio, di tutta la m**da che gli hanno sotterrato sotto alle natiche, complice anche uno Stato fin troppo assente o, secondo quanto dice Schiavone non ancora smentito, perfino connivente. Poi mi scusi, basterebbe utilizzare gli introiti dei sequestri dei beni delle associazioni mafiose che mettono in ginocchio l’area, per coprire quei costi, la riqualificazione e tutto quello che occorre (come vede evito accuratamente di cadere nel tranello populista,ma talvolta ragionevole, che chiede di ricavare quelle somme dai costi della politica regionale e nazionale, dai rivoli che conducono denaro in posti fissi che sono rendite di posizione più che di produttività).

Sempre che, ovviamente, si voglia dare una speranza alle popolazioni campane, e restituire loro nuova fiducia nella Stato. In caso contrario, basta continuare a lasciar loro il degrado, i campi sequestrati, l’agroalimentare vilipeso pagato a un terzo del prezzo di mercato, i quartieri con l’edilizia sovietica, i roghi tossici (con e senza esercito) e quell’indistinto pulviscolo, quell’area grigia dova la magistratura pesca, insieme, camorra e colletti bianchi che poi si ritrovano nelle liste elettorali.

Allora, caro Velardi, che vogliamo fare? L’ha vista la gente che c’era a Carditello? Io si. Era tanta. La stessa che molti di voi accusano d’esser stata omertosa e reticente. Era lì. Presente e sfrontata.

Vogliamo dimostrar loro che meritano solo monnezza e tumori, o che forse possono aspirare anche ai luoghi dell’arte e a briciole di sviluppo e turismo? Rompete da sempre scatole con la storia del turismo al Sud….

Parliamoci chiaro Velardi, gli sprechi sono ingiustificati e ingiustificabili (e geograficamente sono prodotti ovunque), prima di tutto per i cittadini. Ma è forse a loro che vanno addebitate le colpe degli sprechi (pure queste)? O alla classe politica (potrei dire di cui anche lei ha fatto parte come amministratore e dirigente di partito, ma conscio delle equivoche oltre che inutili generalizzazioni non lo farò) che li ha prodotti in questi anni in cui una legge elettorale che faceva comodo a tutti, consentiva a costoro solo di vidimare scelte assunte (anche territorialmente) altrove?

 Qui potete ascoltare le parole dell’ex assessore della Regione Campania

 

 

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