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Venghino siori, venghino a lavorare in Germania

Trovo interessantissimo e ricco di spunti di riflessione, un articolo di Lino Patruno sui nuovi emigranti, soprattutto pugliesi, scelti, ormai, direttamente in loco dai selezionatori tedeschi.

Dunque, arrivano “cacciatori di teste” tedeschi e si vengono a prendere la nostra meglio gioventù. Ingegneri, soprattutto ingegneri. Poi tecnici dall’aeronautico all’ambientale. Ma anche medici, farmacisti, infermieri. Quelli che sarebbero fondamentali anche per il Sud se non fosse lasciato senza lavoro. Quelli sfornati dalle nostre università e dalle nostre scuole pur così vilipese. I bellissimi ragazzi di cui tutti parlano come grande risorsa. Appunto, risorse umane secondo il cieco linguaggio della burocrazia. Emissari hanno fatto le selezioni in Puglia, e le faremo sapere.

Perché possano essere scelti devono però conoscere la lingua tedesca, non è neanche sufficiente l’inglese. Pensate che altro sacrificio. Beh, sapete, se non sono idonei i meridionali italiani, sa quanti ce ne sono pronti da Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, per non parlare dei Paesi dell’Est. Perché in un’Europa che dovrebbe essere unita, la Germania è l’unica a poter abusare. E consentirsi di prosciugare gli altri delle loro, appunto, risorse umane. Senza capire che, stremando gli altri con l’ossessivo rigore, gli altri cominciano ad acquistare sempre meno da lei, che infatti perde colpi.

 

Così esordisce il giornalista pugliese, poi prosegue riferendosi ai nuovi emigranti, giovani di vent’anni che abbandonano il Sud:

Così se ne vanno. Con trolley, computer e una speranza. Lasciando che il deserto del Sud diventi ancor più deserto. Una trasformazione antropologica, una terra senza più giovani e figli che nascono. Ma oggi sono più abituati a viaggiare. E si calcola che un bambino a dieci anni abbia già conosciuto una decina di città, figuriamoci un giovane. Vanno via anche dal Nord, sia chiaro, perché il Paese non sa dirgli quale sarà il suo domani. E poi il Sud, che vuole?, l’ha sempre fatto. E’ la nuova distribuzione internazionale della produzione, i territori in crescita attirano lavoro ristabilendo l’equilibrio e allentando la pressione nei territori che non lo possono dare.

 

Ed ancora:

E mentre l’ennesimo treno parte, visto che parte chi volete che si accorga e si interessi a come si continua a far diventare Sud il Sud? Esempio, dandogli meno mezzi che al Nord col taglio della spesa pubblica, e succhiandogli di più che al Nord col prelievo fiscale. Puntuali i dati della Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno). Il sistema tributario accresce le diseguaglianze del Paese, invece di attenuarle come prevede la Costituzione. Fra il 2012 e il 2013, le entrate tributarie comunali sono calate al Nord del 17 per cento e al Sud dell’11 per cento (cioè più tasse). Nel frattempo i trasferimenti Stato-enti locali (ciò quanto lo Stato passa ai Comuni per poter svolgere le loro funzioni) sono aumentati del 72,8 per cento nelle regioni settentrionali contro il 31 per cento in quelle meridionali. Come se i poveri fossero improvvisamente diventati ricchi e i ricchi fossero improvvisamente diventati poveri. L’Italia a rovescio. Così aumenta il divario invece di diminuire. Anzi il Sud finanzia il Nord facendo salire il divario a suo danno (perché i soldi che distribuisce lo Stato sono soldi anche del Sud).

 

E poco importa se qualcuno non sa il tedesco, magari lo imparerà, per lo meno viaggerà più comodo, in Paesi dove l’alta velocità ed i collegamenti ferroviari non variano in base alla geografia. Dove le linee veloci non hanno confini interni. Su di essi veglierà il silenzio assordante di una classe politica meridionale, acquiescente, superficiale e supina agli interessi legati al solito piatto di lenticchie.

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