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Viesti: anche il Nord da inizio secolo è cresciuto meno della Grecia

Il professor Gianfranco Viesti, dati alla mano, si inserisce nel dibattito sul Sud moribondo al pari della Grecia, così come fotografato dai dati della Svimez.

Il professore pugliese, alla liturgia dei sociologisti da ombrellone aggiunge una serie di considerazioni, che val la pena di sottolineare e che, in forma completa, potete trovare sulle pagine de Il Mattino in edicola oggi:

Non vi è dubbio che gli andamenti del Mezzogiorno, da quattro anni a questa parte siano significativamente peggiori del resto del paese, molto più acute le sofferenze sociali. Ma il Centro-Nord non se la passa certo bene. Si è usato un paragone fra il Mezzogiorno e la Grecia, che appare per molti motivi del tutto fuori luogo: ma se proprio si vuole usare questo confronto non si fa fatica a scoprire che dall’inizio del nuovo secolo anche il CentroNord è cresciuto meno della Grecia. Oltre che molto, molto meno rispetto alle aree più avanzate d’Europa con cui solitamente lo si paragona: un recentissimo rapporto della Banca d’Italia sul Nord-Ovest lo documenta con ricchezza di particolari. Il Sud non è altro rispetto all’Italia; è la parte più debole, più in sofferenza, di un paese debole. E’ la gravità, non il segno, delle dinamiche ad essere diversa.

Un po’ di sale sulle ferite della superficialità di chi sta pianificando una secessione da Sud, dopo aver portato via quanto possibile e aver lasciato credere a tutti che il problema dei meridionali sia genetico e culturale (sic!): non vogliono lavorare e non pagano tasse, roba che in un’altra parte del mondo scatenerebbe rivolte di piazza.

Come sostiene Viesti il problema vero è strutturale e da ricercare nella mancanza di una strategia di investimenti almeno ventennale.

sono letteralmente crollati gli investimenti pubblici, tanto da essere diventati, dal 2011, “negativi”: il nuovo capitale pubblico che si crea è inferiore al normale decadimento di quello che c’è già; in altri termini, non è che non si costruiscono nuove strade: è non si riesce neanche a riparare le buche su quelle che ci sono. Non si crea quel capitale pubblico di qualità, dalla banda larga ai grandi centri di ricerca e diffusione tecnologica, che connota il panorama dei paesi avanzati. Questi andamenti sono, specie da qualche anno, peggiori nel Mezzogiorno. Questo è certo il frutto della maggiore debolezza delle imprese e delle famiglie meridionali. Ma è anche il risultato di una grande scelta che si è venuta consolidando ormai da molto tempo: quella di anteporre il benessere della propria comunità, della propria regione, ad una prospettiva nazionale.

Le ragioni? Semplice, come vado scrivendo da tempo si preferisce ripartire in maniera non equa le risorse confidando nella “locomotiva” del Paese capace (???) di trainare il resto. Volontà velleitaria e fallimentare. E, proprio come sostiene Paolo Savona sull’interdipendenza economica delle macro regioni italiane, il professor Viesti affonda:

Si è diffusa pericolosamente fra le classi dirigenti, politiche ed economiche italiane, l’idea perniciosa che ogni euro destinato ad una parte del paese sia solo un euro tolto all’altra, senza ricordare come, nella storia dello sviluppo italiano ed europeo, un euro investito in una regione è sempre benefico anche per le altre. E l’effetto massimo sia ha proprio dove si è più indietro: se si investono 100 euro nel Mezzogiorno si ha un effetto immediato di aumento di reddito di 40 euro nel Centro-Nord; ma soprattutto che se una regione cresce diventa anche un importante mercato: le imprese del Centro-Nord vendono un quarto della loro produzione al Sud (e solo meno del 10% nel resto dell’Europa Occidentale). Si è diffusa pericolosamente l’idea che cioè che conta è essere una regione forte, non importa se in un paese debole: così che il futuro della Lombardia non sta più nell’essere regione di testa di un’Italia tutta forte, ma magari di diventare un altro piccolo satellite della grande Germania.

Ma tutto questo i panzer radical chic italiano, lo ignorano, tronfi delle comparsate televisive, in un palinsesto estivo dove sono monocoli in terra coecorum,

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