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Viesti: basta linguaggio da gossip quando si parla di fondi europei

Su Formiche.net, il professor Viesti, economista, torna sul fuoco incrociato di accuse sull’inutilità dei fondi europei di investimento rivolti al Sud. Per quei pochi che arrivano, ovviamente, visto che su questo blog più volte vi ho raccontato di come quei soldi finiscano poi altrove. In particolare l’economista si riferisce al rapporto “Il disastro dei fondi strutturali europei” pubblicato su Lavoce.info dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi,

Viesti se la prende soprattutto col tandem Voce.info/Repubblica, come aveva già fatto Pino Aprile lo scorso sabato. Risponde Viesti all’intervistatore:

E’ strano che un sito di altissima qualità come Lavoce.info, che si occupa con grande attenzione di molteplici temi, quando tocca le politiche per il Mezzogiorno scelga un linguaggio da Novella 2000: ovvero “l’è tutto da rifare”. O meglio, da disfare. Gli autori sono abituati a un linguaggio di matrice scientifica che, mai come in questo caso, si può applicare proprio in virtù della complessità dell’argomento. Invece, chissà perché, hanno scelto un linguaggio “grillino”: tutto mafia, tutto disastro.

 

E sull’utilità dei fondi europei:

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

 

E sull’esito dei finanziamenti, di cui si paventano oscure apprensioni, sulle politiche europee Viesti precisa:

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti

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