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Viesti: basta stereotipi e disinformazione sugli atenei del Sud

Tutto nasce da un tweet inviato nel corso di una trasmissione di Radio 3, da un ascoltatore,  che proprio non va giù al professor Viesti: “le scuole del Sud sono al livello dell’Afghanistan”.

Lo stesso giorno, poi, appare sul Corriere della Sera un articolo di Roger Abravanel che sostiene la discutibilità e l’inutilità di “tante lauree inutili sfornate da mediocri atenei”.

Un paio di giorni dopo la reazione del docente pugliese che da anni si batte contro l’attacco frontale agli atenei meridionali, provenienti da certi ambienti accademici (e non solo) che di fatto, alla fine della fiera, vorrebbero sottrarre ancora più fondi alle Università del Sud.

Scrive Viesti in un pezzo pubblicato sul sito della casa editrice Il Mulino:

 Tali affermazioni sollevano alcune perplessità. Come certificato dall’“Education at a glance” dell’Ocse, le tasse universitarie in Italia (per l’ultimo anno disponibile) si attestano a 1.407 dollari a parità di potere d’acquisto, cioè il livello più alto fra i Paesi europei considerati dall’organizzazione dopo Regno Unito e Olanda. La stessa organizzazione certifica un forte aumento delle tasse universitarie italiane negli ultimi anni; la Banca d’Italia, nel suo recente L’economia delle regioni italiane collega l’aumento del costo dell’università a una diminuzione delle iscrizioni, soprattutto di studenti del Mezzogiorno di famiglie a basso reddito. L’università italiana non è quindi né gratuita né “pressoché gratuita”, come sostenuto il 12 aprile sullo stesso giornale da Alesina e Giavazzi.

Ed ancora:

Quanto ai mediocri atenei, un recente lavoro di Emanuele Ciani e Vincenzo Mariani della Banca d’Italia cerca di misurare l’esito occupazionale dei laureati di diverse università, tenendo conto del tipo di studi svolti e delle condizioni territoriali del mercato del lavoro. La “graduatoria” che ne emerge è non priva di sorprese e suggerisce grande prudenza nell’attribuire la qualifica di “mediocre”. È interessante ad esempio vedere che l’Università di Bari (dove lavora chi scrive), definita il 19 agosto 2013 da Giavazzi, sempre sul “Corriere”, “una fabbrica di illusioni”, la cui chiusura sarebbe opportuna, figura nona su 68 nella stima dei ricercatori sulla capacità occupazionale dei propri laureati

Ed infine la stoccata a chi  continua ad infangare il lavoro di docenti e discenti delle scuole meridionali, basandosi su stereotipi dal solito vago retrogusto razzista:

Infine, quanto all’Afghanistan, forse non sono necessari commenti né sui contenuti né sullo stile dell’affermazione. Il lettore interessato alle scuole del Mezzogiorno può consultare il rapporto della Fondazione Res – in uscita da Donzelli – che prova a misurare la capacità delle scuole di accrescere le competenze degli studenti, dato il loro livello di partenza, e mostra una situazione non priva di criticità, ma con moltissime scuole del Sud che raggiungono risultati eccellenti.

Con la speranza che gli organi di informazione dell’alta borghesia italiana se facciano una ragione..

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