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Viva la mafia chè ci da lavoro!

Titolo provocatorio ovviamente, che tuttavia rende l’indice su cui si muovono talune forme di consenso verso la holding della criminalità organizzata.

In pochi hanno visto quanto andato in onda a Presa Diretta, dove la presenza del magistrato Gratteri conferiva autorevolezza alle motivazione di un deprimente e paradossale fenomeno.

Che fine fanno le attività sequestrate alle mafie? Il racconto è desolante. Al netto delle considerazioni su quelle attività che si reggevano soltanto sulla forza del monopolio imposto dalle armi, al di là delle logiche di mercato, restano domande inquietanti: perché attività con decine di dipendenti, commesse e professionalità riconosciute, vengono lasciate morire a causa di scelte sbagliate della gestione e della amministrazione statale?

Risultato? Licenziamenti e fallimento e l’amara considerazione dell’ ambiente da bonificare: almeno con loro (i mafiosi) mangiavamo.

Consenso sociale vuol dire controllo del territorio ma anche pacchetti ingenti di voti da “vendere” al politico (ascaro) di turno e quindi favori e controllo delle scelte della politica.

Quando lo stato ha deciso di dire basta al welfare state della camorra, ovvero al contrabbando ampiamente tollerato nel dopoguerra, ha impiegato 2 (due) giorni per smantellare la rete dei contrabbandieri al dettaglio (parlo del contrabbando capillare fatto di innumerevoli banchetti sulla strada,maggiori al numero dei tabaccai stessi).

Perchè la attività sottratte alle criminalità non vengono invece affidate ad imprenditori o manager che la crisi ha condotto fuori dal mercato del lavoro e dell’impresa? L’attitudine ad intraprendere, del resto, uno non se la può dare, non sarebbe meglio conferirla a chi già la possiede? L’esempio più lampante è quello di un ristorante in Puglia, con prenotazioni per tutto il 2014 (costrette ad essere annullate) e lavoratori dalle indubbie qualità professionali, chiuso per il fallimento della cattiva gestione. Stavolta non mafiosa, ma dello stesso stato che l’ha confiscato alle mafie.

Il resto misura la distanza tra quello che siamo e quello che, in questo stato, non vogliamo più essere.

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