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Vuoi chiudere il Museo Lombroso? Fatti curare da uno bravo

Sull’inserto cultura del Sole 24 Ore si legge: “A voler essere perfidi si potrebbe dire che chi chiede la chiusura del Museo Cesare Lombroso di Torino, e firma la petizione online che continua una demenziale campagna avviata nel 2010, andrebbe studiato da un punto di vista psichiatrico. Cesare Lombroso non era un ciarlatano né la caricatura che immagina chi lo chiama in causa nelle chiacchiere da salotto. Ha sostenuto teorie sbagliate, come molti negli anni in cui è vissuto, e anche per questo è oggetto di studi storici. Sarebbe criminale chiudere il Museo Cesare Lombroso, che conserva un patrimonio culturale di inestimabile valore per la storia dell’antropologia, della psichiatria e della scienza forense in Italia. Chi vuole difendere da questi nuovi barbari il Museo Lomborso può sottoscrivere una petizione in rete perché non sia chiuso”.

Interessante la risposta di Pino Aprile:

Questo delicato esempio di polemica culturale è apparso (senza vergogna per il giornale, né per l’autore reso coraggioso dall’anonimato) nell’inserto culturale del Sole24ore. A voler essere perfidi, si potrebbe dire che se questi sono gli estimatori, i danni di Cesare Lombroso sono più grandi di quel che si pensava. Da noi si dice che chi si somiglia si piglia.
Il cotale anonimo non vuole che vada disperso l’“inestimabile valore”. E se le teste lì esposte fossero di sua madre e suo fratello (temo che, della sua, manco Lombroso…)? Quale perdita sarebbe per la storia dell’antropologia, della psichiatrica e della scienza forense (ha dimenticato la glottologia, la vulcanologia e nonsopiùcosologia), se al posto di resti umani ci fossero i calchi?

Resti umani, del resto, sulla cui regolare acquisizione, da parte del Lombroso, non sembra tutto lineare, anzi. Con una antipatica distinzione fra il valore umano di certi resti umani e di altri: perché quelli di Giovanni Passannante, sempre di memoria lombrosiana, sono stati restituiti al suo paese natale per debita sepoltura, e gli effetti personali di Davide Lazzaretti anche, al Comune di Arcidosso (GR): i primi dal museo Criminologico di Roma ed i secondi proprio dal museo Cesare Lombroso; mentre i resti del terrone Giuseppe Villella devono restare esposti per salvare la cultura occidentale.
Che a volte, ti dici, non dev’essere granché, se produce un testo come quello appena segnalato, ritenuto degno della pagine culturali di un giornale come il sole24ore. E che “andrebbe studiato da un punto di vista psichiatrico”. Ma forse l’ho fatta lunga. A Roma, a certi inviti, essendo pratici e sbrigativi, rispondono: “Mannace tu’ sorella”. Ma la poverina non c’entra nulla. Ognuno risponde di sé. Anche allo psichiatra…

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