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Windjet non è Alitalia,dunque chissenefrega…

Quando la società (cosiddetta di bandiera) Alitalia era sull’orlo del fallimento, orde di imprenditori beatificati dalla cronaca e dalla politica scesero in campo per salvarla…coi soldi dei contribuenti (ed ora è nuovamente in crisi). Alitalia non poteva andare in mano francese, eh no! Meglio far pagare gli oneri di gestioni discutibili, agli italiani.

Quando medesima cattiva sorte ha toccato la società catanese Windjet, alcuni mesi fa, la soluzione non è stata la medesima. Oggi 504 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria  con l’unica prospettiva possibile del licenziamento.

Per la siciliana Windjet, due pesi e due misure.

E’ la Cisl di Catania per bocca di Rosaria Rotolo, segretario generale, i a risollevare la questione:

«In questi mesi si è consumato l’ennesimo disastro economico, sotto il silenzio assordante di tutti intorno alla crisi della società di trasporto aereo Wind Jet. Una crisi senza precedenti che in Sicilia ha portato difficoltà per tante professionalità. A farne le spese purtroppo sono stati i lavoratori e il territorio catanese privato di una delle realtà di impresa più importanti».

Ed ancora:

«Un attentato all’opportunità di sviluppo e di crescita di servizi, di mobilità e infrastrutture nel territorio per le persone, le imprese e, soprattutto, per il turismo – continua la Rotolo – Adesso, incertezza tra i lavoratori e, il fatto più grave, il silenzio: nessuno ne parla, nessuno si interroga o ne discute. Wind Jet era la compagnia di bandiera siciliana, era un simbolo del territorio nel paese e in Europa, rappresentava per il nostro territorio una grande opportunità di sviluppo, serviva rotte importanti e strategiche all’interno del traffico nazionale. Così, oltre ad essere una fonte di occupazione, era una fonte di riferimento per turisti, lavoratori e imprese, importante per la nostra economia. Ci chiediamo com’è stato possibile che Wind Jet abbia fatto questa fine senza che nessuno abbia fatto nulla per salvaguardarne le prospettive». Un’altra azienda che muore nel contesto catanese, che vive da tempo un massacro sociale, ma quello che è più incomprensibile secondo la sindacalista catanese è il modo in cui la vicenda si è evoluta, senza che si sia fatto nulla per salvaguardare i destini della stessa società e dei lavoratori. «Il nostro è un appello a tutti i livelli istituzionali, gli enti e le imprese che possono avere un ruolo per riaccendere l’opportunità nei confronti dei lavoratori di Wind Jet – dice ancora la Rotolo – Un invito alle istituzioni, al ministero, al governo regionale, all’Enac, alla Sac, alle parti sociali, sindacato e imprese, a interessarsi del destino dei lavoratori, ad aprire un confronto per individuare e ridisegnare insieme tutte le opportunità possibili e nuove per la ricollocazione di lavoratori e lavoratrici. Ricordiamo la proposta della società di gestione dello scalo anche per il reinserimento dei lavoratori. Non possiamo permettere si spengano le opportunità per i lavoratori, per Catania e per la mobilità di molti siciliani. Bisogna fare il massimo per tutelare i lavoratori e per dare loro una speranza occupazionale». (fonte ItalPress)

 

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