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100 mld di euro: il costo del lockdown al Sud

Il vespaio di polemiche suscitato dai verbali desecretati che hanno svelato ipotesi non proprio giustificate di un lockdown anche al Sud, contro il parere del comitato tecnico scientifico, non si placa.

Quanto è costato al Centro-Sud il fermo generale dell’Italia deciso dal governo intorno al 10 marzo quando l’infezione da Covid-19 praticamente riguardava solo alcune aree del Nord? È evidente che nessun economista potrebbe dare una risposta precisa al centesimo. Ma a grandi linee la cifra ipotizzabile è netta: 100 miliardi di euro. La si ricava dalla riduzione del Pil che per quest’ anno è stimata intorno al 10% e dunque equivarrà ad aver gettato nel fuoco la bellezza di 175 miliardi.

Secondo Roberta Amoruso e Diodato Pirone su ” Il Messaggero “.

Poiché le tre regioni del Nord coinvolte a marzo nell’epidemia, ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia, grosso modo assicurano 715 miliardi di Pil, se ne ricava che il calo del 10% dei 1.051 miliardi di ricchezza prodotta dalle altre regioni equivale a 105 miliardi. Euro più euro meno è nell’ordine di questa grandezza il tributo inflitto alle aree italiane poco coinvolte nell’epidemia dalla decisione di fermarle esattamente come fu fatto per la prima zona rossa lombardo-veneta di Codogno e Vo.

Il settore più colpito al Centro Sud sarà quello della ristorazione:

La ristorazione del Centro-Sud che nel 2019 ha avuto un giro d’affari di oltre 48 miliardi pagherà un prezzo salatissimo di circa 12 miliardi di riduzione del fatturato anche se dal Po in giù l’epidemia è stata contenuta e talvolta, come in Lucania, in Molise, in Calabria, in Sicilia e Sardegna, è risultata quasi impercettibile. Si pone dunque un tema di risarcimento di danni che almeno in parte, forse, potevano essere evitati. Anche gli alberghi stanno valutando come muoversi per recuperare un danno non dovuto, almeno non in tutto il Paese. Il settore stima una perdita di fatturato di oltre il 70% nel 2020. E una parte del giro d’affari sfumato è dovuto alle imprese che non riapriranno. Moltissime anche al Centro-Sud.

Avrebbe potuto essere l’occasione perché, finalmente, un paese volutamente duale, avrebbe potuto smettere di esserlo. Con le aree del Paese meno colpite, pronte a trainare il Più nazionale.

E invece, per non ledere la maestà della “locomotiva”….