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Un ragazzo di 20 anni insegue il sogno di una vita. Si trasferisce a Roma, perché lì c’è la chiave che dischiude le porte di un mondo che trasforma il talento, i sacrifici, le urla dei genitori che ti spingono in acqua a gettare il cuore oltre i secondi del cronometro, in realtà.

Perché una cosa, una sola grandissima cosa  pulsa nel cervello di un atleta fin da quando è alto poco più di un metro: le Olimpiadi.

Poi c’è l’imponderabile, l’imponderabile che distrugge le aspirazioni e la vita, che ha luogo solo laddove chi dovrebbe evitarlo, probabilmente si starà fotografando con una fetta di pane con la Nutella o con un mazzo di fiori in mano.

Se quanto accaduto a Manuel Bortuzzo fosse successo a Napoli, la notizia avrebbe fatto il giro del mondo, il cappetano avrebbe promesso l’esercito in Piazza Plebiscito e l’evento avrebbe aperto la cronaca politica.

Invece la notizia di un atleta colpito “per caso” da tre colpi di pistola (Sic!) scivola sempre più indietro nei tg, nessuno chiede conto a Ministro degli Interni e sindaco del motivo per il quale in meno di 30 secondi, un ragazzo (e la propria famiglia) vedano distrutta una vita, col suo carico di sacrifici, speranze, sogni.