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31
Ott 14

Salerno-Reggio Calabria: chi ci mangia coi ritardi?

Tra le pieghe di internet è facile reperire, in maniera del tutto gratuita, un fascicolo dal titolo “Le origini della ‘Ndrangheta”, a cura di Nisio Palmieri e realizzato dal Centro Studi e Documentazione “Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza” di Bari.

Interessantissimo il paragrafo che riguarda come la ‘Ndrangheta (e non solo) abbia usufruito delle opportunità offerte dalla costruzione della Salerno-Reggio Calabria.

Le ‘ndrine calabresi colgono la grossa occasione e s’inseriscono nei lavori di costruzione. Come si inseriscono, vale la pena raccontarlo.
I vincitori delle gare d’appalto, soprattutto Aziende del Nord, presero contatti diretti con le cosche.
Il questore di Reggio, Emilio Santillo, denunciò che <<prima di iniziare le opere, si rivolgono agli esponenti mafiosi delle zone in cui sono ubicati i cantieri>>. Le ‘ndrine seguirono i percorsi che oggi rappresentano ormai un classico del rituale mafioso: contatti prima dell’installazione dei cantieri, per offrire protezione, in cambio della
mazzetta; assunzione di ‘ndrtanghetisti come guardiani; subappalto di lavori di sbancamento e di trasporto di materiale; fornitura di materiale.
Alcuni <<si improvvisano imprenditori, mostrando in molti casi notevoli capacità imprenditoriali>>. Naturalmente le ditte appaltatrici erano costrette a chiedere la revisione dei prezzi. Un gioco perverso, dichiarava il questore Santillo a “La Stampa” il 3 marzo 1970: <<E’ una situazione paradossale. Le imprese non terminano mai i lavori nel tempo previsto ed accusano la mafia di ritardarli. In realtà c’è una specie di collusione, per cui grazie ai ritardi le imprese riescono ad ottenere altri milioni dalle perizie suppletive>>.
Confermava il sottosegretario di Stato per l’Interno on. Salizzoni, alla Camera <<le imprese industriali, quasi tutte del Nord Italia, si piegano>> e pertanto <<favoriscono il prosperare della mafia>
Quando un fenomeno da “banda di strada” diventa “sistema” state pur certi che le responsabilità sono trasversali, in un Paese, e coinvolgono soggetti a prescindere dalla provenienza geografica, etnica o genetica (come suggeriva qualcuno) in base al solo interesse e tornaconto personale che è quasi sempre di natura economica.
Le sbandierate esimenti di natura territoriale non hanno fatto altro che far proliferare la holding mafiosa.

31
Ott 14

Terra dei Fuochi extraterritoriale: rifiuti tossici dall’Australia in Lombardia

Terre dei Fuochi…extraterritoriali, fuori ai confini meridionali. Succede in Lombardia dove un’inchiesta del Corriere della Sera mette in evidenza un traffico di rifiuti tossici proveniente da Australia e Paesi dell’est.

La denuncia è del procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso che aggiunge: «Viaggiano in cargo o di notte sui vagoni. Il distretto bresciano e quello contiguo milanese sono il punto di riferimento di tutto il traffico di rifiuti di ogni tipo e di ogni genere che si è spostato da Sud a Nord». Le associazioni ambientaliste parlano di oltre 30 milioni di tonnellate di scorie accumulate sul territorio bresciano dal dopoguerra ad oggi. «Secondo i nostri studi – spiega lo storico ambientalista bresciano Marino Ruzzenenti – a pieno regime da queste parti si producono anche fino ad un milione di tonnellate di scorie all’anno»(fonte Corriere della Sera).

Secondo il Corsera i rifiuti tossici provenienti dalla Slovenia e dagli altri paesi dell’Est,  arrivano in container ma anche su rotaie in Lombardia, attraversi quelle delle linee ferroviarie in parte dismesse dei distretti industriali. I rifiuti provenienti dall’Australia arrivavano in container trasportati con delle navi attraverso l’Oceano Indiano e il canale di Suez. Si tratta prevalentemente di carichi di ceneri e scarti di demolizione con concentrazioni di cianuri, fluoruri e bauxite

Ora alcune domande nascono spontanee. Cosa diranno quelle aziende di produzione alimentari che ci tenevano ad evidenziare la provenienza non campana dei propri prodotti, perchè coltivati esclusivamente nel Nord Italia? (Vedi quella nota azienda di conserve di pomodori). Cosa rimprovereranno ai cittadini delle aree coinvolte? Che sono stati omertosi e conniventi così come hanno riferito ai cittadini delle aree del casertano e del napoletano?


31
Ott 14

Napoli: la stazione Toledo incanta gli indiani

Definita da un quotidiano britannico la stazione della metropolitana più bella d’Europa e dal critico d’arte Achille Bonito Oliva “il Museo obbligatorio” , la metropolitana dell’arte di Napoli, “uno degli esempi più interessanti di museo decentrato e distribuito sull’intera area urbana”, ha incantato ieri anche il pubblico indiano di Nuova Delhi nel corso di una conferenza all’Istituto italiano di Cultura.

Il percorso custodisce duecento opere , tra di esse quelle dei cento tra i più famosi artisti contemporanei del mondo, con la “subway” di Toledo gioiello di tutte le fermate realizzata dal catalano Oscar Tusquets Blanca.

Il mercato del turismo indiano è insieme con quello cinese e russo, uno di quelli a cui si presta maggiore attenzione proprio per l’interesse, in ascesa, che dal paese asiatico si muove nei confronti delle nostre regioni.

Nonostante le Cassandre senza riscontro, ad un anno dall’apertura, le condizioni degli ambienti sono ancora in buone condizioni il che dimostra, come ci insegna la “Teorie delle finestre rotte”, che l’assenza di degrado non solo non richiama altro degrado ma spinge a gesti virtuosi.

Non più tardi di un paio di settimane fa, infatti, proprio all’esterno della fermata di Toledo, alcuni ragazzini si sono uniti ai volontari per la rimozione di alcune scritte dalle vetrate, realizzate ironia della sorte proprio da alcuni amici di chi quei graffiti ha contribuito a rimuoverli.

L’esempio e l’educazione al bello conducono sempre a comportamenti civili e la genetica non c’entra nulla.

 

 


30
Ott 14

Quanto rende l’emigrazione studentesca al territorio “ospitante”?

L’emigrazione ha dei costi umani, sociali, culturali, affettivi ma anche dei costi in termini economici che finiscono per impoverire il territorio da cui ci si allontana e per arricchire quello che si raggiunge.

Sulla scia dei dati Svimez, la pagina Facebook l’Extraterrone ha elaborato, qualche anno fa, una tabella con i dati del reddito sottratto alle regioni di provenienza a seguito dell’emigrazione per motivi di studio:

In tabella sono riportati i valori del “saldo studenti fuori sede” e del “reddito sottratto alle Regioni di provenienza” per gli anni accademici dal 2005 al 2010.
Il primo dato è pari alla differenza degli studenti che si trasferiscono fuori sede con quelli che, invece, decidono di trasferirsi in quella stessa Regione (sono esclusi gli studenti stranieri – dati MIUR). Per 2 anni A.A. si è provveduto ad una stima per mancanza di dati dal Ministero.
Il “reddito sottratto alle regioni di provenienza” è pari al saldo degli studenti moltiplicato il costo medio nazionale di uno studente, così come determinato da Federconsumatori (€10.125 dossier 2007).
E’ ovvio che i valori indicati sono una stima dei dati reali, ma forniscono una chiara indicazione dell’ennesimo flusso di denaro da Sud a Nord.
Vorrei ricordare che nella maggioranza dei casi gli studenti non cambiano residenza, per cui in 6 anni risultano circa 140.000 ragazzi del Sud invisibili per i dati ISTAT.

 

 


30
Ott 14

A Napoli il biglietto “offerto all’umanità”

A Napoli di cose “sospese” ce ne sono tante, oltre ai conti con la storia e al sindaco che nelle ultime ore è stato raccolto dalla sospensione e rimesso sulla sedia.

C’è il caffè ad esempio, sospeso, una tradizione esportata in tutto il mondo che è una prova di generosità nei confronti dell’umanità, quella sconosciuta, che si arrangia in una esistenza precaria. Al caffè si sono poi aggiunti pizza e libri.

Con i social network e la rete è diventata virale anche una pratica che esiste da tempo. Il biglietto per i mezzi pubblici “sospeso”. Una foto ritrare infatti un biglietto integrato per i mezzi pubblici, non ancora scaduto, lasciato lì tra due mattoni della parete di una stazione della metropolitana.

Sembra una sorta di “muro del pianto” in salsa partenopea, ed in effetti lo è se si pensa che il costo del biglietto per andare da Pozzuoli a Napoli, ad esempio, supera l’euro e mezzo e che un viaggio di andata e ritorno, per la Napoli col Pil in caduta libera, diventa un piccolo salasso quotidiano.

Ed allora, chi ha usato il biglietto ed avanza ancora qualche minuto prima della scadenza lo lascia lì perchè qualcun altro lo possa utilizzare fino al termine della propria utilità. Lo si lasciava sui telefoni pubblici. O sui corrimani delle scale. In qualche caso sulle obliteratrici.

La pratica che sembra nuova è in realtà vecchia, di una decina di anni, forse qualcosa in più, da quando cioè è stato creato il biglietto integrato che in un tempo che si aggira intorno alle 2 ore da la possibilità di prendere più di un mezzo pubblico. Così, ai tempi del liceo, si condivideva la spesa tra chi doveva affrontare tratte diverse del percorso, prima di arrivare a casa.

Inutile dire che la pratica è illegale poichè il biglietto è incedibile. Ma anche fissare a 3000  lire il prezzo di un biglietto probabilmente lo è insieme a benefit per i super manager delle municipalizzate. Ed in ogni caso, forse è sempre meglio una spesa condivisa per un biglietto che viaggiare sprovvisti di titolo di viaggio.

Anche perchè a volte, in qualche stazione metropolitana di Napoli, fare il biglietto diventa una prova omerica. Come da cartello qui sopra.


30
Ott 14

Profondo Food: la Calabria trionfa al Salone del Gusto

Ora se c’è un settore che potrebbe contribuire al rilancio del Sud è sicuramente quello dell’agroalimentare e delle produzioni alimentari artigianali, locali, non massificate, figlie della biodiversità regionale, della sapiente arte culinaria che diventa gusto e cultura.

Al Salone del Gusto di Torino, ad esempio, molto successo ha riscosso lo stand di Profondo Food dedicato alla Calabria e realizzato da Regione Calabria, Unioncamere e Slow Food Calabria. Prodotti tipici che hanno incontrato l’entusiasmo e la soddisfazione anche di Stefano Rodotà: : “erano anni che non incontravo giovani con questa determinazione e con questa bellezza.”

Dalla nduja alle birre artigianali, dal caciocavallo di Ciminà al cedro del rabbino tutti sono stati rapiti dai gusti calabresi.

Secondo Nicola Fiorita, presidente di Slow Food Calabria:

Nei giorni del Salone  ha preso avvio quella piccola rivoluzione che Slow Food Calabria sogna da qualche anno: la Calabria, la grande montagna in mezzo al mare, è tornata al centro della scena alimentare, ha rioccupato il posto che merita per sua incredibile biodiversità, per la sua naturale inclinazione alla convivialità, alla cultura del cibo, alla dieta equilibrata, alla visione mediterranea della tavola e della vita. Slow Food Calabria è stato semplicemente il detonatore che ha dato fuoco ad una miscela esplosiva che andava formandosi da tempo: c’è una nuova generazione di chef, di vignaioli, di pastori, di trasformatori, di contadini che vive nella nostra regione e che riprende con sapienza le antiche tradizioni portandole nella modernità con la giusta dose di attenzione verso l’innovazione, il marketing, la qualità. Slow food Calabria – continua – vuole consegnare ai rappresentanti politici che governeranno la regione nei prossimi anni la consapevolezza che nel Profondo Food ci sono risorse ed energie per invertire la rotta e tracciare uno sviluppo sostenibile e duraturo. Ma soprattutto vorremmo consegnare a tutti i calabresi la consapevolezza che qui, proprio qui, nella nostra regione che troppo spesso non sappiamo guardare e riconoscere, la terra, la ricchezza, l’abbondanza e la felicità sono a portata di mano. O di forchetta, se preferite.”(fonte: Fame di Sud)

 


29
Ott 14

Gigi di Fiore: la ripartizione degli investimenti nel Paese uguale a 154 anni fa

Il giornalista e storico Gigi di Fiore interviene oggi dal proprio blog con una interessante suggestione. La tendenza ad una sperequazione negli investimenti, tra le macro aree geografiche italiane, è rimasta quasi identica a 154 anni fa.

Determinando, di fatto una economia duale ed un divario che si è attenuato solo durante gli anni del boom economico, quando gli interventi ed i primi investimenti della Cassa del Mezzogiorno recarono qualche beneficio.

Ma quali furono i primi atti del nuovo Parlamento?

Scrive Gigi di Fiore:

Il quadro dei chilometri delle concessioni per opere ferroviarie dal 1861 al 1865 fornisce un insolito criterio di riequilibrio. Un quadro raccolto dal deputato della destra cavouriana Leopoldo Galeotti. Eccolo: 2937 chilometri nell’Italia “superiore”, 1481 nella “media”, 1805 in quella “meridionale”. La somma di chilometri tra Sardegna (che fino al 1863 non aveva neanche un metro di ferrovia) e Sicilia fu di 1847.

Sempre Galeotti ci fornisce le cifre degli investimenti per le strade: 3 milioni 575367 per le “province subalpine” e 2 milioni 500763 per le napoletane. Non esistevano più le Due Sicilie, né il regno Sardo-piemontese. Era il regno d’Italia, con le sue prime scelte parlamentari. E questi sono i numeri.

Illuminanti anche alcune leggi approvate tra il 1861 e il 1865: un prestito di 500 milioni per limitare il disavanzo maturato “per costruire l’Italia”. Ancora 226mila lire per il porto di Rimini. Poi, nel 1861, 8 concessioni ferroviarie nel centro-nord e due nel sud. Una delle due assai generica, fu approvata il 28 luglio: “costruzione di strade ferrate nelle province meridionali, napoletane e siciliane”. Significativa la legge del 18 agosto, che istituì “succursali e sedi della Banca nazionale nelle province meridionali”. Era la Banca centrale dell’ex regno Sardo-piemontese. Non fu consentita, invece, l’apertura di sedi del Banco di Napoli al nord.

 

In un parlamento che, secondo Leopoldo Galeotti, “Non conviene dimenticare che il Parlamento, nella sua quasi totalità (eccettuata la parte piemontese), era composto di uomini nuovi e inesperti. Così la balia di fare e disfare rimase nella sostanza agli uomini della burocrazia. Quello che avveniva ai deputati, toccava anche ai ministri piemontesi e non piemontesi”.

E se i deputati meridionali di ieri avevano dalla loro l’inesperienza, come esimente, oggi sono semplicemente peones


29
Ott 14

Altro che ferrovie, vi tagliamo anche il cofinanziamento per i fondi UE

Ci saranno pure invalicabili catene montuose che impediscono a questo governo di attuare un serio piano infrastrutturale che colleghi Bari a Napoli con una modesta “alta velocità”, ma di certo le discriminazioni e disparità di trattamento attuate, sempre da questo governo, verso cittadini e imprese di Sicilia, Calabria e Sicilia per il cofinanziamento dei fondi europei sono di gran lunga più insidiose.

L’Italia ha chiuso con Bruxelles l’accordo di partenariato sull’utilizzo dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020, pari a un importo complessivo di 43 miliardi di euro. Di questi, 32,2 miliardi proverranno dai fondi della politica di coesione, 10,4 da quelli per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca. I fondi europei serviranno a cofinanziare i progetti regionali approvati, con la condizione che siano accompagnati da un piano di rafforzamento amministrativo.

All’appello, tuttavia mancano i Programmi operativi di Campania, Calabria e Sicilia. I Por delle tre regioni meridionali, infatti, insieme a quelli di una regione svedese, non sono ancora stati notificati a Bruxelles, gli unici non ancora trasmessi agli uffici della Commissione.

Quello che è certo, ventilato da tempo ed annunciato dal ministro che ha la fobia dell’orografia, lo stesso che dice che la questione meridionale è in realtà una questione nazionale, è  che nei tre programmi di Sicilia, Campania e Calabria  il cofinanziamento nazionale per i prossimi sette anni sarà dimezzato: dal 50 al 25% dell’importo che arriverà dall’Europa.

Questo vuol dire che le cifre messe a disposizione all’Unione Europea difficilmente potranno essere spese. I fondi europei infatti, vengono erogati sempre dietro una copertura finanziaria dello Stato a cui quei fondi vengono indirizzati. Per tutte le regioni il cofinanziamento è pari al 50% (l’altro 50% è carico della UE). Per Sicilia, Campania e Calabria la percentuale scende al 25.

Secondo le rassicurazioni verbali di Delrio (c’è da fidarsi?) le risorse, per le tre Regioni, dovrebbero essere comunque conservate attraverso il Fondo sviluppo e coesione.

Caustico il commento del professor Gianfranco Viesti: “è inaccettabile disparitá per cittadini e imprese”.


29
Ott 14

Così, oggi, si emigra per la Germania (Video)

I dati Svimez sulla desertificazione demografica del Sud restano inchiostro su carta se poi non si osserva la realtà e si ascoltano le voci di chi una mattina, saluta tutti, si imbarca sul primo autobus disponibile e se ne va in Germania.

E poco importa se si rivendicano diritti e precedenze di nascita, la forza lavoro è liquida, si sposta dove ci sono opportunità ed economie pronte a sostenerla.

 Costantino Ianni, in Homens sem paz, riporta la risposta di un emigrante italiano ad un ministro: “Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?”

E suona come un lugubre lontane presagio, quello che si diffuse all’indomani dell’unità d’Italia in quelle regioni dove si combatteva la cosiddetta “guerra al brigantaggio”. “O brigante, o  emigrante”.

Ecco come due servizi che danno anima ai dati, un anima che ha l’accento prevalentemente meridionale, mentre in Italia ancora si scrivono fiumi di retorica sulla “questione meridionale” che “non è più solo meridionale” e sui mancati investimenti provocati da difficoltà orografiche (ma fateci il piacere) :

 


28
Ott 14

“Largo Baracche” : i Quartieri Spagnoli miglior docufilm italiano al Festival del Cinema di Roma

Largo Baracche, diretto da Gaetano Di Vaio e prodotto da Minerva Film, Figli del Bronx, Eskimo e Rai Cinema,si è aggiudicato oggi il premio come miglior documentario italiano al Festival del Cinema di Roma.

Il docufilm è il viaggio, meglio, un percorso personale ed artistico di Gaetano Di Vaio all’interno dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Un dedalo di vicoli, piazze, chiese barocche, ‘bassi’ prospicienti su Via Toledo, il salotto buono della città. Largo Barracche sono i Quartieri Spagnoli, quelli veri, un tempo Città, quasi fortificata e difesa, all’interno della città , ma che oggi apre e si fonde al resto deltessuto metropolitano, quello cosiddetto “bene”, in un chiaroscuro unico, in un riflesso della Partenope bifronte.

Ecco il trailer del documentario che va oltre gli stereotipi di Gomorra, in quella Napoli della possibilità che va oltre l’ineluttabile e diventa vita.