Agosto 2010: quando Bossi ammise il Sud colonia

  • Saranno contenti quei meridionali che hanno votato la Lega. Di leggere quando nel 2010 Bossi rivelava una verità che poi era anche la vision del movimento.

Otto anni fa a Busto Arsizio, un Umberto Bossi ancora in sella al carroccio dichiarava: il Sud doveva essere solo una colonia interna. Un’ammissione che, funzionalmente, non ebbe molta eco.

L’ex leader ed ispiratore del movimento lo fece  al Museo del Tessile, il 27 agosto 2010. Un quotidiano lombardo così riportava la croanca:

Queste le prime parole del leader del Carroccio sul palco bustocco mentre subito dopo si è lanciato in una “visione alternativa” dell’unità d’Italia che farà discutere ad un anno dal 150esimo compleanno del Paese, parlando del libro “Il regno del Nord”, presentato nei giorni scorsi a Cortina d’Ampezzo, e secondo il quale Cavour era un federalista e la decisione di riunificarel’Italia è stata frutto del bisogno delle imprese del nord di avere una colonia dove vendere i propri prodotti: “ Non pensavano allora che venisse fuori un guazzabuglio di questo tipo – ha detto ancora Bossi nella sua rilettura dell’Unità d’Italia – e furono gli stessi imprenditori del nord a finanziare Garibaldi per prendere il sud”. Germania e Inghilterra mandarono i loro eserciti in India e in Africa per vendere i loro prodotti e il Piemonte decise di prendersi il sud-Italia. Alla fine, secondo Bossi, il nord pagò mille volte di più questa scelta decidendo di non trasformare il sud in una colonia vera e propria.

Quello che Bossi (ed oggi Maroni e Salvini) ignorava ed ignora sono gli studi di Paolo Savona che invece dimostrano proprio il contrario, e cioè che quell’esperimento è riuscito benissimo. Su 10 euro spesi al sud, solo 3 circa, restano in media sul territorio.

Molto più autorevole, di certo, la citazione di Einaudi:

É vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l’agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell’asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici. (da Il buongoverno)

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