In principio era un pezzo di terra che nessuno voleva più coltivare

Vi siete mai chiesti come ha avuto inizio quella che chiamano “Terra dei Fuochi”?

Ho ascendenze familiari in quella che una volta, prima di 154 anni fa, prendeva il nome di “Terra di Lavoro”, per l’altissimo grado di fertilità, riconosciuto sin dai tempi antichi. Era, quell’area, la Campania Felix.

Intendiamoci in partenza, non ho la benché minima pretesa di elevare l’esperienza personale ad esperienza generale, né di cadere nel tranello intellettuale del “è tutto inquinato” (quelle aree, ad oggi, sono tra le più monitorate d’Europa). Quello che sto per scrivervi l’ho ascoltato nei racconti di parenti, intorno al tavolo della domenica, quando ci si spostava per non lasciar morire le esperienze di famiglia patriarcale che, soprattutto in campagna, riuniva generazioni diverse e lontane, nel comune cognome o nell’identità del “patriarca”. E badate che quanto è avvenuto in Campania, con le medesime modalità, ha avuto luogo anche in altre aree del Paese.

Tutto è cominciato quando la libera circolazione delle merci tra i paesi europei è iniziata a diventare una realtà sempre più consistente e, grazie anche a scelte politiche scellerate, l’arrivo di prodotti agricoli a basso costo ha lentamente preso il posto dei prodotti autoctoni tra gli scaffali dei supermercati e dei mercati. La moda del chilometro zero era ancora lontanissima da venire

In parole più semplici: la produzione ortofrutticola è iniziata a diventare sempre meno profittevole. I più saggi e lungimiranti decisero di unirsi in cooperative e consorzi (in qualche caso la Coldiretti giocò un ruolo fondamentale), i coltivatori diretti più anziani invece, quelli con i figli che “avevano studiato” e che quindi esercitavano una libera professione o avevano un “posto fisso” o erano emigrati, si trovavano sempre di più in difficoltà. Continuare o arrendersi?

Ora considerate che nei piccoli centri, dove tutti si conoscono, le voci girano veloci quanto le raffiche di vento. È in questi momenti che ti suona alla porta “l’amico di famiglia” accompagnato da qualche personaggio che ha una certa influenza in paese e, oggi, ti proporrebbe di utilizzare il campo per distese di pannelli solari (avete visto che spuntano come funghi?) o per impiantare qualche ripetitore di telefonia mobile.

Ma 20 o 30 anni fa o ti concedevano un prestito che non riuscivi mai ad onorare fino in fondo per ovvie ragioni (fino alla cessione del fondo), oppure ti proponevano semplicemente di vendere o dare in affitto l’appezzamento di terra che per i vecchi contadini, morsi come dicevo, dalla fatica, da un futuro in cui nessuno avrebbe più proseguito l’attività, dai mercati che cambiavano, erano diventati un problema e non più una risorsa.

Secondo voi quando a costoro che, se fortunati si erano fermati alla quinta elementare, gli presentavano la “proposta”, gli dicevano, forse, che il terreno (eventualmente) ceduto sarebbe servito per lo smaltimento illegale di rifiuti? No. Se proprio erano loquaci, dicevano che avrebbero costruito qualche piccolo complesso edilizio. E a tanti importava poco, perché le spalle non riuscivano più a sopportate il peso di un mondo che cambiava. Coi soldi della compravendita, prendevano casa altrove, magari vicino ai figli che avevano lasciato il natìo borgo selvaggio e la storia finiva lì.

Anche così, non solo ben inteso, è iniziata la Terra dei Fuochi, con la crisi dell’agricoltura e lo smantellamento delle prime sentinelle del territorio, i contadini e gli allevatori. In tanti hanno resistito, arrendendosi, col tempo, solo dinanzi all’evidenza di un territorio (e dei frutti) che si ammalava con le scorie dell’industria pesante e della politica che, nel frattempo, gli aveva piazzato qualche centinaia di metri più in là,  qualche deposito di ecoballe, che di eco non aveva nulla e che col percolato inquinava falde e terreni.

Chi mi ha raccontato la storia, non ha ceduto alle pressioni e alle proposte che “non si possono rifiutare”. Perché nessuno lo ha fatto intorno a lui, permettendo all’area in cui si trovano di restare immacolata. Un’area che, oggi è tra le più controllate d’Europa. Si sono uniti in una cooperativa e continuano a vendere frutta. E non è vero che non si trovano operai giovani del posto che vogliano lavorare la terra. Ce ne sono, non tanti, ma ce ne sono. Insieme a slavi ed indiani che poi mettono su famiglia. In mezzo ai campi? Si parla napoletano ovviamente.

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