Quella interrogazione parlamentare sulla Juve

Diciamo la verità: presentare una interrogazione parlamentare su una partita di calcio è una stronzata pazzesca e genera fastidi ed indignazione.

E’ di ieri la notizia che in maniera, bipartisan, ne sia stata presentata una sulla partita Napoli-Atalanta:

“Dopo quanto accaduto nella partita Napoli-Atalanta, il governo assuma iniziative per assicurare a milioni di appassionati di calcio la regolarità e l’imparzialità del campionato di Serie A”

“Tra i compiti del ministero – osservano gli interroganti – rientra l’attività istituzionale per la lotta alla manipolazione dei risultati sportivi nonché la promozione della lealtà come componente qualificante di ogni iniziativa sportiva”. Nel ricostruire l’incontro calcistico di ieri, mercoledì 30 ottobre, con “il rigore negato al Napoli in maniera plateale e il rifiuto provocatorio dell’arbitro di ricorrere finanche alla tecnologia Var“, i parlamentari rilevano come a causa dell’accaduto “il Napoli è stato palesemente frodato perdendo due punti in classifica, scendendo al quinto posto”. Nell’interrogazione vengono riportate dichiarazioni dell’allenatore Carlo Ancelotti e del presidente Aurelio De Laurentiis, e si chiede al ministro un intervento a tutela “della regolarità e dell’imparzialità” del campionato.

Apriti cielo. L’ineffabile conduttore della trasmissione più cafona della radio ci ha campato una mezzoretta, buon per lui che continuino ad esistere i napoletani permalosi che gli regalano buona parte della sceneggiature di puntate ormai ripetitive (da anni) e sempre uguali a se stesse.

E direttamente dal Reich di paTania anche Calderoli ci azzuppa il pane : “Ma possibile che con tutte le emergenze che ha l’Italia e che ha la città di Napoli un gruppo trasversale di parlamentari, uniti dal comune tifo per il Napoli, debba presentare un’interrogazione parlamentare ad un ministro per denunciare il rischio di falsare il campionato per un rigore non assegnato in una partita?

Diciamo la verità se la stessa solerzia bipartisan fosse utilizzata anche per denunciare i danni dell’autonomia differenziata e della truffa dei criteri della spesa storica che assegna zero asili nidi a molte città del Sud, sarebbe stato meglio, ma tant’è.

Eppure nessuno ricorda (e nessuno illo tempo si idignò con pari veemenza e pregiudizio) che il 6 ottobre 2014 una interrogazione parlamentare fu presentata in occasione di un Juventus-Roma terminata tra le polemiche.

Nnessuno invocò piagnistei e vittimismi vari. Per un motivo semplice: le due società erano (e sono) quotate in borsa. L’interrogazione parlamentare, anche quella bipartisan da Pd a Fratelli d’Italia, per questo, fu rivolta anche al Ministro dell’Economia e trasmessa alla Consob: secondo i proponenti il risultato (a loro dire “farlocco” avrebbe provocato un danno economico agli azionisti della società allora presuntivamente lesa (la Roma) ed accresciuto surrettiziamente il valore del titolo della società bianconera.

Ma quella interrogazione non sortì alcun effetto. Inutile.

Eppure dubbio (si, qualcuno sorriderà, dubbio ozioso, dubbio complottista e complottaro magari) che, allora come oggi, le logiche finanziarie possano arrivare a “lambire” in qualche modo gli esiti degli eventi sportivi un po’ disturba. Del resto ad ogni risultato positivo e ad ogni trofeo alzato al cielo i titoli delle società sportive quotate sale. Come le leggi del mercato impongono, del resto. Tanto più che, nonostante ciò, chi ,a tutela e a determinazione di quegli esiti è preposto (ossia gli arbitri), appartiene ad una associazione non professionistica.

No, se ve lo state chiedendo, né il Napoli né l’Atalanta sono società quotate. Loro no.

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