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05
Set 15

Anno 2030: l’uomo sbarca su Marte, tra Campania e Puglia arriva il doppio binario

E si ragazzi c’è da festeggiare perchè sono ripresi i lavori per “costruire” l’alta velocità tra Puglia e Campania. Il nome non tragga in inganno, ovvero si tratta di “alta capacità” nel senso che verrà aggiunto il secondo binario che ancora non c’era.

Lini Patruno, giornalista pugliese, dalle pagine della gazzetta del Mezzogiorno commenta:

Se non è comica, è tragica. La cosiddetta alta capacità ferroviaria fra Bari e Napoli. Ora tutti contenti (allegria) perché dopo due anni di stop pare che questo settembre possano riprendere i lavori nel tratto pugliese Cervaro-Bovino. Sono i primi 23 chilometri del percorso tra Foggia e Caserta (163 chilometri) che dovrebbero essere serviti da quell’autentico prodigio del doppio binario. Tutta qui la decantata grande opera, mica i treni superveloci che hanno al Nord ma non al Sud perché il Sud è di serie B.
Se non ci saranno altre fermate, l’obiettivo è davvero epocale: missione completata nel 2028, anzi 2030 visti i due anni persi. Nel 2030 probabilmente l’uomo sbarcherà su Marte. Ma anche il Sud potrà festeggiare non andando più fra le sue due capitali alla velocità media di 53 chilometri orari come ora. I sogni prima o poi si realizzano: fu Garibaldi nel 1860 a dire che questo era un progetto prioritario, collegare il Tirreno con l’Adriatico. Detto e fatto: 170 anni.

Nel frattempo, Napoli e Bari sono state debitamente tenute lontane fra loro, avessero pensato di allearsi per farsi rispettare. Debitamente lontane anche Calabria e Sicilia: autostrada Salerno-Reggio Calabria sempre in costruzione da 53 anni e sono sistemate. Dal lato jonico, una dissuasiva statale arlecchino: quattro corsie, due, attraversamento di paesi con Autovelox in agguato, passo d’uomo se becchi un camion davanti. E sui paralleli binari sempre a rischio mareggiate, romantiche littorine coi sedili in legno e l’odore di formaggio buono.
Però basta coi piagnistei: ora arriva il Frecciarossa, addio Frecciabianca. Da Bari a Milano, niente Lecce perché non c’è mercato, come se si potessero avere passeggeri se prima non ci metti il treno. Frecciarossa è quello che va a 350 l’ora. Ma per non viziare il Sud, solo da Bologna a Milano. Però è già qualcosa, via, si risparmia più di un’ora. Partenza da Bari alle 16,20, arrivo a Milano alle 22,50. Ripartenza da Milano il giorno dopo alle 7,50, arrivo a Bari alle 14,20. Ma come, se a Milano ho bisogno di starci solo una mattinata, devo fare due pernottamenti? Ecco il solito piagnonismo meridionale, non si accontentano mai. Per chi viene da Milano, il pernottamento è uno. Ma non l’avranno mica fatta apposta.

Nulla di nuovo neanche dal lato mare e dire che con il raddoppio del Canale di Suez il sud avrebbe potuto essere strategico nel Mediterraneo e invece:

L’Anas con le strade sempre a rate (vedi la mitica spezzettata Bari-Altamura). Rete Ferroviaria con lo spasimato raddoppio del binario Termoli-Lesina. La stessa Rete Ferroviaria con l’Autorità portuale per il porto di Taranto. Dove i lavori promessi e mai eseguiti hanno fatto scappare i container di Evergreen e ora rischiano di lasciare disoccupati oltre 500 lavoratori. Alla faccia del Sud decantato come piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo. E con un’ulteriore beffa, legata al raddoppio del canale di Suez (completato in un anno, ma quello è Egitto non Italia). Visto che ora vi passerà metà del commercio mondiale, lo stesso impunito governo segnala i porti del Nord all’Europa che vuole sapere quali finanziare per acchiappare quelle merci. Perché i porti del Sud non sono pronti (e sfido), a cominciare da Taranto. Anche qui missione compiuta tra serie A e serie B.

Continuiamo così facciamoci del male, anzi come scriveva Panebianco qualche anno fa sul Corriere, smettiamola di lamentarci o la lega veramente farà la secessione e noi finiremmo per stare ancora peggio. Mah, siamo veramente sicuri?


27
Mar 15

Lino Patruno: “Alta Italia un corno”

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 23 Marzo il giornalista Lino Patruno ponte una interessante riflessione::

Ma al Sud buttano la carta per terra. Anzi evadono anche di più le tasse, dice il governatore veneto Zaia in una trasmissione televisiva. E figuriamoci se il conduttore gli chiede (e si chieda): ma come è possibile che le cifre evase siano più alte dove ci sono più poveri (al Sud) e meno alte dove ci sono più ricchi (al Nord)? Infatti al Sud è più alto il numero degli evasori (evasione di sopravvivenza, disse lo stesso ex presidente dell’Agenzia delle entrate, Befera), ma al Nord è molto più alto l’importo evaso, ciò che conta. Così la carta per terra. Scarso senso civico, senz’altro, anche se bisognerebbe andare a vedere perché. Magari è senso cinico, come precisa il professor Cassano (ora parlamentare): reazione cinica, appunto, a tutto ciò che al Sud manca perché del Sud non importa nulla a nessuno. Ma non per fare “benaltrismo” (c’è sempre ben altro di peggio rispetto a ciò di cui si parla), però anche l’ultimo scandaluccio con tanto di scambio di appalti, di Rolex e di assunzioni con arresti annessi è avvenuto al Centro Nord, dove non si butta la carta per terra.

Ed aggiunge:

Non è una consolazione per nessuno ricordare che da Tangentopoli in poi (Tangentopoli compresa) tutti gli scandali politico-finanziari di questo MalPaese sono avvenuti dove non buttano la carta per terra.

Ricordando poi che non passano certo da Bari, Palermo o Napoli gli tutti gli scandali italiani:

da Expo15 di Milano al Mose di Venezia, dal terremoto dell’Aquila alle grandi opere, passando per certi buchi della celebrata sanità lombarda che se scoperti al Sud sarebbero stati catalogati appunto come solito Sud.

Passando quindi a raccontare lo stato dell’arte per quanto concerne la politica di investimenti (al sottosviluppo) del Goiverno Renzi che, secondo la Svimez::

 copre per il 50 per cento il fabbisogno dei Comuni del Sud e per il 300 per cento quello dei Comuni del Nord. Sei volte di più, mica un’insalata. Così andando le cose, sfido io che la ripresa al Sud non c’è. Le città sono i luoghi in cui oggi si produce il reddito, cioè la ricchezza o la povertà. Il solo 50 per cento del fabbisogno coperto significa meno scuole, meno asili, meno bus, meno assistenza per anziani e disabili, meno case popolari. Anche per questo la gente frustrata butta la carta per terra, non vede attorno a sé la stessa cura che le si chiede.

Senza contare, sempre secondo quanto raccontano la Svimez e la Corte dei Conti che i meridionali pagano più tasse locali, visti i tagli dello Stato centrale che costringe i comuni ad una tassazione maggiore per garantire i servizi necessari oltre che indispensabili. Tutto secondo la fallimentare politica di investire solo su una parte del Paese perchè tràini l’altra.


14
Gen 15

2014 per il Sud? Non è stato solo deserto

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, c’è una interessante analisi del giornalista e scrittore pugliese Lino Patruno: il 2014 per il Sud non è stato solo un immenso deserto economico e sociale, nonostante la grande crisi che l’attanaglia.

Qualche esempio? Una azienda siciliana famosa per le sue biciclette d’autore, che ora si è allargata agli ammortizzatori per veicoli industriali e ferroviari. Un’azienda pugliese che si occupa di rifiuti e che ti inventa un robot spazzino servizievole ed efficiente.
E poi. Il Sud ha primati in alcuni settori industriali senza i quali non esisterebbe l’economia italiana. Il Sud esporta nel 91 per cento dei Paesi del mondo. Addirittura nel 2014 aumento di oltre il 40 per cento dell’esportazione dell’agroalimentare, quei prodotti che i sia pur ridotti regali di Natale ci hanno fatto riscoprire. E nonostante tutte le campagne diffamatorie, a cominciare da quelle contro la mozzarella di bufala, il caffè e la pizza napoletani. E l’olio d’oliva pugliese.
Ma c’è dell’altro. Se, come abbiamo visto, capannoni si sono svuotati e serrande si sono abbassate, non è andata ovunque così. Decine di grandi gruppi italiani e stranieri hanno continuato a investire al Sud. Sono aumentate le società cosiddette di capitali, quelle appunto in cui il capitale immesso ha un peso decisivo. E’ al Sud che si è avuto il maggior numero di nuove aziende con giovani sotto i 35 anni. E’ della Puglia il primato nazionale per la maggiore incidenza della ricchezza prodotta da giovani.
Ancòra. Aumentano al Sud le imprese artigiane che diminuiscono altrove. Ed è Napoli (seguita poco più in là da Bari e Palermo) la provincia che esporta più capitani d’impresa. Essendo ovvio che un capitano d’impresa è ricercato più di un termosifone al Polo Nord. Ma essendo anche ovvio che i capitani d’impresa del Sud sarebbero capitani ideali anche al Sud.

 

E conclude:

La Grande Crisi ha dimostrato che anche il Sud, se ne è stato flagellato, non ne è stato cancellato. Evidente anche che non bisogna temere di passare per “sudisti”, come i meridionali alla panna montata chiamano gli irriducibili che, contrariamente a loro, ancòra si preoccupano di Sud. Evidente che se lo Stato taglia (come ha fatto) 3,5 miliardi al Sud, se sparisce il vecchio Fondo per le aree sottoutilizzate, se si riduce il cofinanziamento ai progetti europei, se su 5 miliardi per le Ferrovie solo l’1,2 per cento va al Sud, più che una Resistenza ci vuole una presa della Bastiglia. Beato il Sud che non ha bisogno di rivolte. E beato quello che, ritenendo che non tutto è perduto, cerca di non perderlo.


12
Ott 14

Venghino siori, venghino a lavorare in Germania

Trovo interessantissimo e ricco di spunti di riflessione, un articolo di Lino Patruno sui nuovi emigranti, soprattutto pugliesi, scelti, ormai, direttamente in loco dai selezionatori tedeschi.

Dunque, arrivano “cacciatori di teste” tedeschi e si vengono a prendere la nostra meglio gioventù. Ingegneri, soprattutto ingegneri. Poi tecnici dall’aeronautico all’ambientale. Ma anche medici, farmacisti, infermieri. Quelli che sarebbero fondamentali anche per il Sud se non fosse lasciato senza lavoro. Quelli sfornati dalle nostre università e dalle nostre scuole pur così vilipese. I bellissimi ragazzi di cui tutti parlano come grande risorsa. Appunto, risorse umane secondo il cieco linguaggio della burocrazia. Emissari hanno fatto le selezioni in Puglia, e le faremo sapere.

Perché possano essere scelti devono però conoscere la lingua tedesca, non è neanche sufficiente l’inglese. Pensate che altro sacrificio. Beh, sapete, se non sono idonei i meridionali italiani, sa quanti ce ne sono pronti da Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, per non parlare dei Paesi dell’Est. Perché in un’Europa che dovrebbe essere unita, la Germania è l’unica a poter abusare. E consentirsi di prosciugare gli altri delle loro, appunto, risorse umane. Senza capire che, stremando gli altri con l’ossessivo rigore, gli altri cominciano ad acquistare sempre meno da lei, che infatti perde colpi.

 

Così esordisce il giornalista pugliese, poi prosegue riferendosi ai nuovi emigranti, giovani di vent’anni che abbandonano il Sud:

Così se ne vanno. Con trolley, computer e una speranza. Lasciando che il deserto del Sud diventi ancor più deserto. Una trasformazione antropologica, una terra senza più giovani e figli che nascono. Ma oggi sono più abituati a viaggiare. E si calcola che un bambino a dieci anni abbia già conosciuto una decina di città, figuriamoci un giovane. Vanno via anche dal Nord, sia chiaro, perché il Paese non sa dirgli quale sarà il suo domani. E poi il Sud, che vuole?, l’ha sempre fatto. E’ la nuova distribuzione internazionale della produzione, i territori in crescita attirano lavoro ristabilendo l’equilibrio e allentando la pressione nei territori che non lo possono dare.

 

Ed ancora:

E mentre l’ennesimo treno parte, visto che parte chi volete che si accorga e si interessi a come si continua a far diventare Sud il Sud? Esempio, dandogli meno mezzi che al Nord col taglio della spesa pubblica, e succhiandogli di più che al Nord col prelievo fiscale. Puntuali i dati della Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno). Il sistema tributario accresce le diseguaglianze del Paese, invece di attenuarle come prevede la Costituzione. Fra il 2012 e il 2013, le entrate tributarie comunali sono calate al Nord del 17 per cento e al Sud dell’11 per cento (cioè più tasse). Nel frattempo i trasferimenti Stato-enti locali (ciò quanto lo Stato passa ai Comuni per poter svolgere le loro funzioni) sono aumentati del 72,8 per cento nelle regioni settentrionali contro il 31 per cento in quelle meridionali. Come se i poveri fossero improvvisamente diventati ricchi e i ricchi fossero improvvisamente diventati poveri. L’Italia a rovescio. Così aumenta il divario invece di diminuire. Anzi il Sud finanzia il Nord facendo salire il divario a suo danno (perché i soldi che distribuisce lo Stato sono soldi anche del Sud).

 

E poco importa se qualcuno non sa il tedesco, magari lo imparerà, per lo meno viaggerà più comodo, in Paesi dove l’alta velocità ed i collegamenti ferroviari non variano in base alla geografia. Dove le linee veloci non hanno confini interni. Su di essi veglierà il silenzio assordante di una classe politica meridionale, acquiescente, superficiale e supina agli interessi legati al solito piatto di lenticchie.


24
Gen 14

“La colpa è dei soliti meridionalisti”

Ecco un interessante estratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno, di Lino Patruno:

Dunque. il Sud non sarà più Sud solo quando certi meridionali la finiranno di essere meridionalisti. Nel senso di difendere il Sud, colpa non meno grave di calpestare le aiuole. Ormai è un ritornello come quelli delle prossime canzoni di Sanremo. La battaglia di questo giornale per i treni anche al Sud? I soliti meridionalisti. Le tasse dannose soprattutto per il Sud meno ricco dei farabutti brianzoli del film di Virzì? I soliti meridionalisti. La mini-ripresa non toccherà il Sud che esporta meno? I soliti meridionalisti.Che il meridionalismo sia spesso stato una professione che ha fatto campare bene troppa gente, non ci sono dubbi. Anzi più il Sud non faceva passi in avanti, più li facevano molti di loro tra incarichi e soldi.

Fino a sospettare che il compito vero di costoro fosse far restare Sud il Sud. Insieme a tanta classe dirigente del Sud, che si è auto-conservata perseguendo il tanto peggio tanto meglio (per se stessa). Più brava nel fare arrivare denaro e spenderlo per ottenere consenso e voti che per completare una strada o far funzionare un ospedale. Ma che tutto questo basti per dire che la questione meridionale sia solo una questione dei meridionali, è come dire che l’assassino nasce assassino e non lo diventa.

La prima madre sempre incinta della cattiva classe dirigente meridionale fu l’incapacità di unire l’Italia non solo con la geografia. Che non fu unita pure con l’economia, lo sanno ormai anche quei cialtroni che negli stadi augurano ai napoletani che il Vesuvio se li sotterri tutti. Qualsiasi fosse la situazione al tempo di Garibaldi, neanche un Salvini può negare che da allora il divario è aumentato. Ed è aumentato tanto quanto aumentava la ricchezza del Paese, facendo temere che una parte crescesse sull’altra. Dice: colpa di come i Borbone fecero trovare Il Sud. Ma avendo avuto un secolo e mezzo a disposizione, quanto fece eventualmente per non imitarli chi li spazzò via?

L’articolo completo


21
Set 13

Il Sud per guarire l’Italia

Di Lino Patruno

Bisogna ricominciare da Sud, il futuro dell’Italia è al Sud. E una gara a ripeterlo nei discorsi di questi giorni alla Fiera del Levante di Bari. E non fosse solo retorica, chi può dire che non sia vero?

L’Italia è come una squadra di calcio forte in attacco (il Nord) e debole in difesa (il Sud): se continua a puntare sull’attacco e non rafforza la difesa, la serie B non gliela toglie nessuno.L’Italia è come una Ferrari, a posto il motore (il Nord), meno i pneumatici (il Sud): se continua a rafforzare il motore e trascura i pneumatici, non becca un podio. l’Italia è come una famiglia con due figli, uno con lavoro tranquillo (il Nord), uno con lavoro precario (il Sud): se c’è crisi, dovrà stringere la cinghia riducendo le spese, o cercherà di incrementare le entrate aiutando ovviamente il figlio col lavoro precario. L’Italia è come un’azienda con un reparto più efficiente (il Nord) e uno meno (il Sud): se vuoi crescere, deve far diventare più efficiente il reparto che lo è meno.

Ma non è finita. E’ stata la Banca d’Italia a calcolare che un euro pubblico investito al Nord diventa un euro e 10 per l’intero Paese: cioè l’investimento al Nord crea 10 centesimi di utile per tutti. Un euro pubblico investito invece al Sud, diventa un euro e 40 per l’intero Paese: cioè l’investimento al Sud crea 40 centesimi di utile per tutti. E’, del resto, la legge dell’utilità marginale decrescente, che chiunque con un po’ di studi di economia conosce. In soldoni, se dai mille euro a un ricco, non hai cambiato né la sua la vita né la sua capacità di spesa; se li dai a un povero, se li andrà sùbito a spendere per vivere, rimettendo in moto la macchina con più consumo, più produzione, più benessere per tutti.

Eppure si continua a puntare sulla locomotiva del Nord, come dimostra la spesa pubblica superiore al Nord rispetto al Sud (contrariamente a quanto il pregiudizio vuoi far credere: e, come diceva Einstein, è più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio). Risultato: un Paese che non cresce da più da vent’anni. Più che uno spreco da parte del Sud, c’è stato finora uno spreco di Sud, cioè della sua possibilità di far crescere tutti. E chi ritiene che sarebbe molto meglio se il Sud non ci fosse, non ha capito che all’Italia serve più Sud non meno Sud, se il Sud fosse trattato come l’unica sua riserva di benzina. Come l’unica possibile sgommata per lo scatto in avanti. Quindi Sud non malattia ma terapia per la malattia del Paese. Sud non problema del Paese ma soluzione del problema del Paese. Sud non palla al piede ma unica possibilità di volo. Sud che conviene non solo a se stesso ma a tutti.

Ovvio che tutto questo sia appunto solo retorica da Fiera del Levante se si continua, ad esempio, a dirottare verso la Val di Susa i soldi della pugliese Statale dei Trulli. Se si continua a dare l’alta velocità ferroviaria al Nord escludendo il Sud. Se fra Bari e Napoli non c’è ancòra un treno diretto. Se l’autostrada Salerno-Reggio Calabria non è ancòra completata dopo oltre 50 anni. Se le fondazioni bancarie continuano a spendere al Nord anche gli utili fatti dalle banche settentrionali al Sud. Se le aziende settentrionali che producono al Sud continuano a pagare le tasse al Nord dove hanno la sede legale.

Ci vogliono insomma, come ha detto il presidente Letta, politiche adeguate. Ciò che finora non c’è stato, tanto quanto ci sono stati discorsi vecchi come le 77 edizioni della Fiera. Così come non meno vecchio è l’immediato punto due di questi discorsi: il Sud deve mettersi di fronte alle sue responsabilità, il Sud ha il suo destino nelle sue mani. Significasse che il Sud deve vedersela per conto proprio, non si sarebbe fatto un passo in avanti nonostante i 77 anni. Perché allora il Sud dovrebbe continuare a giocare la sua partita sempre cominciando da zero a due, ad handicap, non avendo quanto gli serve per competere alla pari. La produttività al Sud è del 20 per cento meno di quella italiana: vogliamo incolpare le pause-caffè dei lavoratori o le infrastrutture inadeguate?

Certo, ci sono al Sud sindaci e presidenti di Regioni che hanno ridotto i loro territori a grandi clientele cui far arrivare un assegno sociale o un posto di bidello in cambio dei voto. Ci sono al Sud sindaci e presidenti di Regioni specialisti nel dirottare dalle loro parti un pezzo di tribunale o un piccolo ospedale che portano più assistenza che sviluppo. Ci sono al Sud sindaci o presidenti di Regioni che spendono i fondi europei più per sagre e concerti che per una nuova strada.

C’è tutto un Sud, sia chiaro, cui va benissimo continuare a essere il Sud peggiore. E’ il Sud delle comunità montane senza monti e dei forestali che stanno in ufficio, il Sud dei cantieri aperti e mai chiusi e delle villette abusive. Ma questo Sud peggiore sopravviverà immutabile quanto meno si daranno al Sud migliore i mezzi per far crescere non solo se stesso ma l’intera Italia. (fonte: Ondadelsud.it)


25
Mar 13

Sud, abbandonato a se stesso ma generoso con gli altri

di LINO PATRUNO

La situazione è questa. Chissà come e quando si riuscirà a fare un governo. Si teme di dover andare di nuovo a votare lasciando il Paese ai negozi che scompaiono, ai fallimenti delle imprese, alla gente che va a mangiare alla mensa comunale, al pianto di chi ha perso anche la dignità, ai suicidi di chi non ce la fa. Un giovane su tre non lavora. Il rischio che Cipro sia costretta a uscire dall’euro per l’ennesima idiozia dell’Europa sta allarmando anche l’Italia dei piccoli risparmiatori.

Per fortuna la gente scoraggiata riacquista un po’ di fiducia grazie a papa Francesco che promette primavera: ma è solo un cerino per riscaldarsi.

Figuriamoci se, in un clima del genere, qualcuno alza il dito e dice: ma di Sud, non parliamo? Per favore, non disturbi.

Eppure solo pochi giorni fa il Censis lo ha descritto come “abbandonato a se stesso”. Con 300mila posti di lavoro persi in pochi anni: come trecento Bridgestone che avessero chiuso. Con un divario verso il Centro Nord che aumenta invece di diminuire. Con una famiglia su quattro povera: una ogni due piani di un condominio. Con un reddito addirittura più basso di quello della Grecia: addirittura. E una classe dirigente non solo incapace di disturbare, ma “rinsecchita” (come dice De Rita, presidente dello stesso Censis).

Quanti meridionali ci sono fra gli attuali leader politici? Berlusconi è di Milano, Monti di Varese, Bersani di Piacenza, Grillo di Genova. Resta Vendola, ma ha il 3 per cento e neanche lui sa ancòra bene che fare da grande fra Roma e Puglia. Mentre gli stessi meridionali, specialisti nel farsi del male, continuano a dire: eh, ma noi li abbiamo avuti i capi di governo e non ne abbiamo saputo approfittare. In 152 anni di unità d’Italia, solo per 25 anni un sudista primo ministro: se qualcuno si accontenta, festeggi pure.

Soprattutto, Sud non solo assente dai pensieri, dai dibattiti tv, dai programmi dei partiti, dalle cose urgenti da fare, dai tre o otto punti prioritari. Problema del Sud come “grande fallimento collettivo”, ha arrischiato recentemente a scrivere il maggior giornale italiano in un momento di distrazione. Ma Sud molesto e pernicioso: se non ci fosse, si è convinti, l’Italia sarebbe una Germania. Senza il minimo sospetto che l’Italia sarebbe la Germania se il Sud ci fosse a pieno titolo, non il contrario. E che, tanto per fare un esempio, l’Asia sta diventando un colosso non grazie al ricco e stremato Giappone, ma grazie agli ex poveri Cina e India.

E però, con tutti i soldi che diamo al Sud. Neanche un euro, e da tempo. Solo fondi europei, che tuttavia non si aggiungono ma sostituiscono la spesa che dovrebbe fare lo Stato. Anzi, chi lo sa? Dei 550mila progetti di “coesione” europea fra il 2007 e il 2013, oltre il 73 per cento sono andati al Centro Nord, solo il resto al Sud: incredibile ma vero. E “coesione” significa riduzione delle differenze, non aumento. Dice: ma il Sud li utilizza per fare rotonde e marciapiedi, non grandi opere. E’ vero, perché nessuno va a vedere che il Friuli li utilizza per diffondere le “tecniche di tatuaggio artistico”.

Fatti bene i conti, è il Sud povero a sostenere il Nord ricco, visto che in questo momento riceve dallo Stato meno di quanto paga in tasse. Visto che anche con le sue tasse, si pagano interessi a chi al Nord ha titoli pubblici (Buoni del tesoro e compagnia). E visto che con gli utili delle banche al Sud ingrassa le fondazioni bancarie al Nord.

Sono solo esempi, magari incredibili per gli stessi autocritici meridionali: ma in tempi di Internet, tutto verificabile con un clic sul sito giusto. Altro che 75 per cento delle sue tasse che la Lega Nord vorrebbe trattenere a casa sua, e che già più o meno trattiene. Dovrebbero rinunciare alla spesa dello Stato, pagarsi ospedali e bus, e non gli conviene. Tranne che non vogliano l’uno e l’altro, nel rinsecchimento (appunto) della classe dirigente meridionale, disinformata e incapace di reagire.

E tuttavia, chissà che non venga proprio dal vituperato Sud l’esempio opposto alla sua nomea. Come dalla Sicilia, sempre additata per i suoi sprechi, senza andare a vedere cosa avviene nelle altre regioni a statuto speciale del Nord. Ma Sicilia che abolisce le sue province mentre in campo nazionale si è sempre fatto solo finta. Con la sospensione delle elezioni già previste per maggio. E province da sostituire con liberi consorzi di Comuni che mettano insieme i servizi, dagli asili all’assistenza domiciliare per gli anziani, riducendo le spese e aumentando l’efficienza.

Vedremo come finirà. Resterebbe comunque la conferma che, a onta dei pregiudizi, c’è un Sud che funziona (o tenta di funzionare) e un Sud che non funziona. Come tutta l’Italia. Solo che il Sud è Sud, e tanto basta per crocifiggerlo.

FonteGazzetta del mezzogiorno