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24
Gen 16

Al corteo #svegliaitalia di Napoli a sorpresa la bandiera neoborbonica (o duosiciliana)

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In questa foto di Antonio Vizioli che  ritrae il fiume in piena a sostegno del si alle unioni civili, che ha avuto luogo ieri a Napoli, un curioso particolare. Insieme alla bandiere delle associazioni gay, anche una bandiera neoborbonica ( o duosiciliana come mi correggerebbe qualcuno).

Allora mi è venuta in mente una frase bellissima  e IRONICA E PROVOCATORIA  di un caro amico convinto meridionalista, secessionista napoletano e gay: “quando loro (si riferiva ai piemontesi considerati invasori ndr) stavano nelle caverne, noi eravamo già ricchioni”.


09
Gen 16

La Questura di Napoli ai neoborbonici: si alla bandiera ma solo con i colori sociali del Napoli

Dopo una richiesta di spiegazioni da parte del presidente del Movimento Neoborbonico Gennaro De Crescenzo, che lo scorso novembre aveva chiesto lumi alla Questura sui sequestri di bandiere duosiciliane avvenute proprio all’ingresso dello Stadio San Paolo, bandiere che alcuni tifosi volevano introdurre all’interno della struttura sportiva, la risposta del G.O.S di Napoli: le bandiere con l’effige dei Borbone può entrare allo stadio solo se associata ai colori sociali del Napoli.

Ecco il documento originale pubblicato sul proprio profilo Facebook dal presidente del Movimento:

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06
Nov 15

“Giovanotto la bandiera!” “No, a bandiera nun t’a voglio dà”!

   Non sono neoborbonico, al massimo neo magno greco, ma quello che sta succedendo da un po’ di tempo a questa parte allo Stadio San Paolo ha davvero dell’incredibile.
Se ci si indigna per la querela a Giletti o per il rinvio a giudizio a Erri de Luca, non si può che stare dalla parte di chi ieri sera, all’impianto di Fuorigrotta, nel corso della partita di Europa League del Napoli, si è visto sequestrare la bandiera sfondo bianco con l’emblema che identifica il Regno delle Due Sicilie nel centro (che a sua volta è un mosaico di tutte le casate regnanti su Napoli e Sicilia nel corso dei secoli).

Avendo ascoltato e letto le testimonianze di chi c’era, non si trattava neanche di nostalgici monarchici (che pure c’erano) ma di persone che identificano in un vessillo l’identità culturale e geografica più che politica tout court. Ignoranti e sempliciotti, li chiameranno gli storici con la patente ( gli stessi che si turano il naso quando “il popolo” “i plebei” gli si avvicinano) ma se da costoro non si è alzato alcun coro razzista o incitante alla violenza, che male avrebbero potuto fare, se non manifestare liberamente la propria contestazione in forma assolutamente pacifica?

Pur preferendo altre bandiere , mi chiedo per quale motivo da anni venga consentita l’esposizione (ad altre latitudini) anche in sedi istituzionali, della bandiera di uno stato che non esiste e non è mai esistito e che pure ispira e muove politiche e dichiarazioni sovente razziste e discriminatorie (la Patania).

Pare che le norme UEFA vietino l’esposizione di bandiere di uno stato che non esista o non sia riconosciuto, ignorando, di fatto, che trattasi, nella fattispecie, di un vessillo storico e che, per analogia , a questo punto, dovrebbe essere vietato pure l’emblema di Roma Capitale, dato che mutua la denominazione della Roma Repubblicana (S.P.Q.R.). Ridicolo.

Così come sono sono contrario alle querele come strumento di minaccia alla libertà di espressione, oggi sono dalla parte di chi si è visto sequestrare un simbolo usato anche dallo sponsor tecnico del Napoli, la piemontese Kappa, per essere apposto su alcuni prodotti ufficiali.

“No, ‘ a bandiera nun t’a voglio rà”.


03
Nov 14

Finalmente: Salvini chiarisce che non ci corteggia

Era ora. Da almeno due anni passo gran parte del mio tempo a chiarire a qualche minus habens (che trae spunto dalla denuncia quotidiana sulla condizione di minorità indotta del Sud, anche con una certa complicità locale), se non lo si fosse ancora chiaramente capito, che con l’ideologia ultraconservatrice e reazionaria della Lega proprio non c’entriamo nulla. Oggi, la svolta.

Secondo quanto scrive Merlo su Repubblica.it:

Proprio Salvini che fu ripreso in video mentre cantava in birreria “senti che puzza / scappano anche i cani / stanno arrivando i napoletani” adesso cerca il Sud, non solo quello della Poli Bortone e del sindaco di Maletto, ma anche quello emancipato dal folclore borbonico e dagli indipendentismi pittoreschi alla Pino Aprile, il sud della “Buttanissima Sicilia” di Pietrangelo Buttafuoco, che Salvini inutilmente corteggia e pubblicamente celebra come il meridionalismo dell’antiretorica, il nuovo Franchetti- Sonnino.

 

Se il sillogismo non è un’opinione e la logica prima o poi diventerà pure il loro mestiere, insieme alla coerenza di certa stampa, si riconoscerà che finalmente la lega con le proprie liturgie e una certa compulsività su twitter (dove Salvini giganteggia), con noi non c’entra nulla. E neanche rientriamo, per fortuna, nei suoi target. La patente in autonomia ed indipendentismo del resto ce l’ha lui. Amen. Ci risparmieremo l’ampolla nell’acqua del Garigliano.


13
Ott 14

La provocazione dei neoborbonici: una tassa a chi porta telecamere per le strade di Napoli

Singolare la provocazione che il movimento Neoborbonico ha rivolto al Consiglio Comunale di Napoli: istituire una tassa per chi svolge inchieste e quindi porta le proprie telecamere per le strade della città. Il motivo? Tassare il profitto che se ne trae dal circolo mediatico che nel bene e nel male la città offre in termini d’ascolto.

Così recita il comunicato:

Dopo la recente ondata di servizi televisivi dedicati a Napoli dalle tv nazionali, il Movimento Neoborbonico ha inviato alla Giunta Comunale di Napoli la proposta di istituire una tassa per chi porta le sue telecamere per le strade della città a caccia di scoop veri o presunti e di dichiarazioni più o meno clamorose. Mai come in questi mesi, infatti, Napoli è stata al centro delle cronache nazionali con la puntuale divulgazione di luoghi comuni, immagini stereotipate e generalizzazioni superficiali per episodi di cronaca spesso gravi ma che non hanno mai ricevuto e non ricevono le stesse attenzioni nelle altre città italiane.  Pur augurandoci pene severe per chi le merita, lo slogan “è colpa di Napoli” è diffuso anche quando non ci sarebbe alcuna motivazione logica e legale per  utilizzarlo.
Ed ancora:
Nel consueto e colpevole silenzio di politici e intellettuali locali e nazionali, il fenomeno dilagante procura oggettivamente danni consistenti all’immagine della città e, nello stesso tempo, alle tv in termini di palinsesti, ascolti e di ricavi pubblicitari. Per questo motivo, se esiste la tassa per i turisti, il Movimento Neoborbonico ha ipotizzato, a parziale compensazione, una tassa per le telecamere che vogliono utilizzare l’ex capitale del Sud e  i suoi abitanti a fini televisivi. Possibili sconti nel caso in cui i servizi televisivi mettano in evidenza eccellenze locali e notizie di segno positivo sistematicamente ignorate dai media: il contributo versato dalle televisioni potrebbe essere utilizzato per finanziare attività sociali, culturali e sportive presso le parrocchie dei quartieri periferici di Napoli.

19
Set 14

Neoborbonici VS Cruciani: non comprate i prodotti che sponsorizzano “La Zanzara”

Il Movimento Neoborbonico, fondato da Riccardo Pazzaglia, si schiera con un invito al boicottaggio degli inserzionisti, contro Giuseppe Cruciani e la trasmissione “La Zanzara” di Radio 24.

Se un ragazzo napoletano viene ucciso da alcuni tifosi della Roma… è colpa di Napoli e dei Napoletani. Se un ragazzo napoletano viene ucciso da un carabiniere… è colpa di Napoli e dei Napoletani. In qualsiasi altro paese del mondo questo si chiama in un solo modo: RAZZISMO.
Boicottiamo chi sponsorizza l’odio antinapoletano? Nel resto del mondo le campagne di boicottaggio raggiungono da tempo molti dei loro obiettivi anche più di manifestazioni o vittorie elettorali… Movimenti, associazioni, gruppi, partiti neo-meridionalisti… facciamo  finalmente (dopo 150 anni!) sentire in modo concreto la voce dei napoletani e dei meridionali! E basta anche una semplice
mail per convincere magari i razzisti del Nord (e anche i “subalterni” del Sud). INVIAMO UNA MAIL A QUESTE AZIENDE per informarle della loro e della nostra scelta .
Questa una parte del testo del comunciato del movimento guidato dal professor Gennaro de Crescenzo che poi prosegue con la missiva inoltrata agli inserzionisti pubblicitari di Radio 24:

Dopo la tragica morte del ragazzo ucciso da un Carabiniere a Napoli, non
condivido la linea antinapoletana della trasmissione da voi
sponsorizzata (La Zanzara di Giuseppe Cruciani) che il 5/9/14 ha ironizzato sul cognome del ragazzo morto e ha parlato anche di “napalm” per risolvere i problemi di Napoli… Voi liberi di sponsorizzare chiunque o di dichiarare quello che volete, noi liberi di
scegliere i prodotti da acquistare. Non comprerò più i vostri prodotti e
consiglierò a tutti i miei amici di non comprarli. Saluti da Napoli

Alcune aziende hanno già risposto prendendo le distanze dai contenuti della trasmissione: non siamo in alcun modo associabili alla trasmissione “La Zanzara” e ai contenuti ritenuti offensivi” ha risposto la Zucchetti, secondo quanto riportato dai neoborbonici. Una prea di distanza anche da parte di Ikea che ha scritto a De Crescenzo esprimendosi “contro qualsiasi forma di discriminazione e di razzismo”.

Queste alcune delle frasi segnalate dai neoborbonici e pronunciate dal conduttore de la Zanzara: “Non facciamo ironie sul cognome del ragazzo… si chiamava Bifolco” e ancora, all’onorevole leghista Buonanno Cruciani rivolgeva questa domanda: “Cosa bisogna fare a Napoli con la gente che va in tre in motorino, pregiudicati eccetera? Esercito, commissariare tutto, tabula rasa, Napalm?” .

Intanto Cruciani proprio dalle frequenze di radio 24 ha risposto:

“C’è un gruppo, i neoborbonici, i neoborbonici sono facili alla querela… certo ci sarebbe da discutere a lungo sulla tenuta mentale… ma il movimento neoborbonico ci vuole rompere le balle con gli inserzionisti…. Gli inserzionisti si sono un po’ preoccupati, hanno risposto dicendo “noi non c’entriamo nulla”. I neoborbonici dicono che sono razzista, che ce l’ho con Napoli… E’ falso perché ho fatto semplicemente una domanda… Questa è una cosa seria… non voglio dare spazio… ma tu capisci semplicemente perché abbiamo detto che anche Napoli con la sua illegalità ha contribuito alla morte di quel ragazzo”…


16
Mag 14

“Questa cultura sudista per decenni confinata in fetidi sottoscala della cultura”

Così Marco Esposito, giornalista de Il Mattino e segretario di Unione Mediterranea, a proposito delle dichiarazioni “neobbobboniche” di Renzi e della reazione (prevedibile del Corrirere del Mezzogiorno):

La nostra vittoria (culturale, non politica) è lampante dal livore che trasuda l’inserto Mezzogiorno del Corriere della Sera di fronte alla crescente consapevolezza che il Sud Italia prima dell’Unità non fosse una landa di disperati in attesa dei liberatori piemontesi.

Il fatto che Matteo Renzi abbia riconosciuto che le Due Sicilie avevano punti di forza industriali (nonostante la evidente portata preelettorale del discorso del premier) ha fatto mancare il terreno sotto i piedi al Cormezz, custodi per conto del Nord delle comode bugie sul fatto che l’arretratezza del Mezzogiorno sia “tutta colpa del Sud”. Giuseppe Galasso ha stretto i denti.

Adolfo Scotto di Luzio non si è contenuto: a suo dire il mito “sudista” della Campania Felix “per decenni confinato in fetidi sottoscala della cultura” ha contagiato il premier Renzi. Il quale per il corsivista del Cormezz è colpevole di aver detto: “Se il Sud un tempo è stato ricco e prospero, ebbene può tornare a farcela”. E’ questo che gli ascari del Nord non possono sopportare: l’idea di un Sud consapevole che può farcela da solo. Addirittura senza che glielo dica Renzi.

In realtà anche l’ex assessore della Regione Campania ed esperto di comunicazione, Claudio Velardi, dal proprio profilo Facebook si era sorpreso dell’attacco congiunto del Corriere verso Matteo Renzi:

Numero monografico del Corriere del Mezzogiorno contro Matteo Renzi. Interessante caso di stalking giornalistico.

Cosa penso sulle esternazioni di Renzi l’ho già espresso qualche post fa, come avevo previsto i profondi mal di pancia del quotidiano diretto da Polito. Forse se iniziassero a indagare meglio quello che chiamano impropriamente e sciattamente “sudismo” scoprirebbero tante cose interessanti e suggestive. E alcuni valori, come quello dell’antirazzismo viscerale, della legalità, della ,otta alle mafie, della difesa dell’ambiente e del territorio. Ma tant’è, non lo fanno. Sarà una precisa linea editoriale.


14
Mag 14

La provocazione:”Iscriviamo il Napoli Calcio al campionato spagnolo”

La provocazione :

Il Movimento Neoborbonico ha chiesto al Napoli di iscriversi per il prossimo campionato nella Liga spagnola. Dopo i recenti e gravi episodi prima della finale di Coppa Italia con tifosi napoletani feriti gravemente da alcuni romanisti anche per le probabili lacune nella gestione dell’ordine pubblico, dopo che i media hanno unilateralmente raccontato quei fatti minimizzando la gravità dell’episodio nel quale i napoletani erano stati semplicemente vittime ed amplificando in maniera pretestuosa, superficiale e offensiva il presunto ruolo
di un capo-tifoso durante la finale, dopo le sentenze da parte dei giudici sportivi che hanno squalificato per due giornate lo stadio San Paolo e semplicemente multato la Roma nonostante numerosi cori e striscioni contro i napoletani e contro il ragazzo gravemente ferito, dopo che è stata tollerata la diffusione di un odio antinapoletano in numerosi stadi italiani con provvedimenti inadeguati e parziali, preso atto del silenzio colpevole di autorità sportive e politiche e della mancata volontà di risolvere questioni delicate e complesse e che sono diventate ormai a rischio anche fuori dagli stadi, il Movimento Neoborbonico ha proposto alla Società Calcio Napoli di iscrivere la squadra nel campionato spagnolo, un campionato nel quale, pur in presenza di forti tradizioni locali e anche autonomiste, non si registrano casi di “discriminazione territoriale e in un Paese al quale Napoli  è unito da molti fattori di carattere storico-culturali e anche sportivi, vista la presenza di calciatori e tecnici iberici che già rappresentano la società azzurra e che sarebbero ben lieti di sfidare per il prossimo anno Barcellona, Atletico o Real Madrid senza problemi per l’ordine pubblico e senza offese e insulti da registrare in ogni partita.


12
Apr 14

8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti: sono solo frottole

Onestamente, guardando il video in cui l’illustre professor Barbero, medievista, che ho sempre seguito con interesse al fianco di Piero Angela, confessa a Bernardini, conduttore di Rai Educational che il revisionismo dei “suddisti bobbonici meridionalisti” equivale ad un laconico “tutte frottole”, noto una cosa fondamentale: un certo disagio, del conduttore e dell’ospite. Soprattutto perchè quel “tutte frottole” segue la menzione di taluni aspetti positivi che questi “suddisti bobbonici” (a proposito per la cronaca neanche l’attuale erede al trono del Regno delle Due Sicilie è un nostalgico secessionista, basta leggere l’intervista odierna di Gigi di Fiore sul Mattino) starebbero mettendo in evidenza e che il professore onestamente riconosce.

Purtuttavia non si può liquidare con quella espressione una guerra civile che è riconosciuta da tutti tranne che da un gruppo di accademici che, per fare un dispetto al prof. De Crescenzo ed ai neoborbonici (ormai sembra essere diventata una questione di mero puntiglio che non dovrebbe appartenere agli accademici) sta buttando a mare il bambino coi panni e l’acqua sporchi.

Riporto cosa scrisse Vittorio Messori a proposito di Enrico Cialdini, ad esempio:

« Enrico Cialdini, nel 1861 plenipotenziario a Napoli del re Vittorio II. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta “guerra al brigantaggio”, Cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti; 7 112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2 905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13 629 deportati; 1 428 comuni posti in stato d’assedio. E ne traevo una conclusione oggettiva: ben più sanguinosa che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani » (Vittorio Messori, Le cifre del generale Cialdini[1])

 

Sarebbero queste tutte frottole?

Ed ancora:

Celebre la frase che preannunciava tale operazione: “Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”. Al termine del massacro, il colonnello Negri telegrafò a Cialdini: ” Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”. [1]

 

Anche queste tutte frottole? E non ne aggiungo tante altre. Senza voler andare a rivangare aspetti riconosciuti da taluni e non da altri.

Ebbene val la pena di derubricare tutto ciò a “frottole”? Quando negli stessi ambienti militari c’è chi non ha paura a definire Enrico Cialdini, un “criminale di guerra”?

E costui sarebbe venuto al Sud semplicemente per dirimere questioni interne alla popolazione locale?

Insomma, vi sembra coerente tutto ciò, per non ammettere che ci fu davvero una guerra civile combattuta da italiani contro altri italiani? A me sembra lo stesso atteggiamento di chi vuole coprire taluni crimini compiuti in Somalia o in ex colonie italiane dai militari del Bel Paese. Come se le “guerre” combattute da italiani siano da sempre state missioni di pace per condurre verso lidi barbari la civiltà e la democrazia. L’eterno mito di Prometeo made in Italy che sviluppa poi una sorta di manicheismo a trazione geografica. Oggi come 153 anni fa. Corsi e ricorsi storici.

La guerra non è un pranzo di gala, basta ammettere questo per evitare diatribe su questioni di principio. Anche se i Savoia non la dichiararono.

E perchè il servizio pubblico continua ad avallare certe posizioni che non raccontano il fenomeno nella sua interezza, continuando a formare “italiani” che ignorano da dove vengono? Resta un mistero. Ma mica tanto.

E lo ripeto, l’esito di tante vicende coeve o immediatamente successive a quegli eventi, sono perfettamente coerenti con lo spirito di Cialdini e della nascente Italia.

Come si giustificherebbe altrimenti, la legge Pica ed i suoi abusi? Che cos’era la Legge Pica?

Riporto la menzione dal sito dei Carabinieri:

La legge Pica permise la repressione senza limiti di qualunque resistenza: si trattava, in pratica, dell’applicazione dello stato d’assedio interno. Senza bisogno di un processo si potevano mettere per un anno agli arresti domiciliari i vagabondi, le persone senza occupazione fissa, i sospetti fiancheggiatori di camorristi e briganti. Nelle province dichiarate infestate da briganti ogni banda armata di più di tre persone, complici inclusi, poteva essere giudicata da una corte marziale. Naturalmente alla sospensione dei diritti costituzionali (il concetto di diritti umani di fatto ancora non esisteva) si accompagnarono misure come la punizione collettiva per i delitti dei singoli e le rappresaglie contro i villaggi.

Una legge che da alcuni parlamentari e politici dell’epoca veniva così commentata e che (sic!) nelle intenzioni avrebbe voluto combattere la camorra quando a Napoli la pubblica sicurezza era stata affidata proprio ai camorristi dalle neonate istituzioni italiane (Tore e Criscienzo ed i suoi epigoni moderni ancora ringraziano).

Giuseppe Ferrari:

« Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere. Si è introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so più come esprimermi[6]. »

Vincenzo Padula:

« Il brigantaggio è un gran male, ma male più grande è la sua repressione. Il tempo che si dà la caccia ai briganti è una vera pasqua per gli ufficiali, civili e militari; e l’immoralità dei mezzi, onde quella caccia deve governarsi per necessità, ha corrotto e imbruttito. Si arrestano le famiglie dei briganti, ed i più lontani congiunti; e le madri, le spose, le sorelle e le figlie loro, servono a saziare la libidine, ora di chi comanda, ora di chi esegue quegli arresti[28]. »

Giacomo Racioppi:

« […] gittò di còlta [gettò di colpo] le napoletane provincie dalle guarentigie di un libero reggimento nell’arbitrario di un despotismo occecato [cieco] e furibondo; e per estirpare un flagello creò di altro genere flagelli[29]. »

E della strage di Pietrarsa, di cui per anni solo gli Stormy Six, con una canzone, si sono ricordati, che permise l’uccisione a sangue freddo degli operai che difendevano il proprio lavoro? Bugie pure quelle? Un intervento di ordine pubblico finito in tragedia? Come a Portella delle Ginestra?

Professor Barbero, anche queste sono tutte frottole o piuttosto il coerente evolversi di eventi che lei liquida come tali?


09
Apr 14

Il Brigantaggio? Una questione interna tra “terroni”

Lo ripeto per l’ennesima volta a chi mi scrive, definendomi “neobobbonico” con l’intento di offendermi. Non mi offendo. Ma, giusto per completezza dell’informazione, non sono monarchico e neppure neoborbonico. Al massimo neoangioino, o neogreco. Anche neonormanno, neospagnolo. E così via.

Ma proprio per questo, visto che i professoroni con la patente hanno a disposizione testate nazionali e la tv di stato, nel mio piccolo intendo dar voce a chi da anni, FONTI alla mano, documenti e specializzazioni in archivistica nel curriculum, proprio come il professor Gennaro de Crescenzo, presidente dell’associazione culturale neoborbonica (fondata dal mitico Riccardo Pazzaglia, che chiaramente disse “avremmo potuto chiamarci anche neogreci o neoangioini”, ma i professori e i direttori con la patente guardano il dito e non la luna) va scrivendo.

Perchè onestamente a me pare che il presente, ovvero il seguito deli accadimenti che viviamo, sia più coerente con quanto scrive De Crescenzo che i professori con la patente. Soprattutto quando si sostiene che il brigantaggio altro non fu che una contesa interna ai meridionali, decisa dall’arbitro Cialdini:

Il prof. A. Barbero, docente di storia medioevale (mille anni circa) ma da un paio di anni diventato esperto di storia del risorgimento, ospite di Rai Educational Storia, con il suo consueto stile ha definito “frottole” le tesi esposte in questi anni dai neoborbonici nati, secondo lui, come risposta alla Lega Nord (nessuna osservazione da parte sua sul fatto -pure banale da osservare- che la Lega Nord sia stato e sia una partito anche di governo nazionale e il movimento neoborbonico un diffusissimo e attivissimo ma semplice movimento culturale). Dose rincarata e stile confermato in un’intervista ad un sito internet quando ha dichiarato che chi sostiene
tesi come quelle dell’invasione piemontese, dei briganti-eroi-difensori o delle positive condizioni economiche delle Due Sicilie diffonde “frottole così grosse che c’è da vergognarsi perfino di doverle discutere, e che ci possa essere qualcuno che ci crede”… Sempre nella stessa trasmissione, poi, e con un giudizio storiograficamente non del tutto approfondito, dopo aver collocato Pontelandolfo in Lucania (!), ha definito la tragica e complessa guerra del “brigantaggio” una guerra di “ricchi contro poveri” e (giuriamo che non stiamo scherzando) “più una guerra del Sud contro il Sud che una guerra del Nord contro il Sud”. Peccato che pochi minuti prima lo stesso Barbero abbia dichiarato che almeno la metà dell’esercito sabaudo era sceso al Sud. Peccato che nessuno abbia avvertito le migliaia di meridionali massacrati e spesso anche decapitati (cfr., tra gli altri, i documenti dell’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano) che quei circa 200.000 soldati con accento piemontese erano venuti dalle nostre parti solo per dividere quei litigiosissimi terroni. Pare, però, che un nuovo filone di ricerca stia per dimostrare che molti di quei “briganti” si siano semplicemente suicidati (vi terremo aggiornati) con buona pace di chi davvero ha speso la sua vita tra quei documenti (in testa il colonnello C. Cesari) intuendo che si trattò di una guerra fondamentalmente caratterizzata da motivazioni politico-legittimiste. Insomma: il solito Barbero e la solita Rai che concede ad un prof. di storia medioevale uno spazio notevole per parlare di storia del risorgimento (saremmo curiosi di chiedere a Barbero quali ricerche abbia effettuato sul tema a parte la -breve- parentesi di Fenestrelle) senza un minimo contraddittorio (minimo sindacale di correttezza se si invitano interlocutori così polemici) e con libertà di offendere a destra e a manca e (magari fra qualche giorno) di lamentarsi con intere paginate delle proteste di chi si è sentito offeso. In sostanza, però, un’altra dimostrazione della “inquietudine” della cultura ufficiale di fronte al diffondersi della verità storica (come ammesso dagli stessi Galli Della Loggia…).

 

E si continua a negare un contraddittorio e quindi una storia finalmente condivisa. E si continua a mostrare un paese d’orientamento manicheo, da una parte i buoni e dall’altro i cattivi. Non è da tutti del resto confrontarsi col passato e diventare grandi. Soldato Blu, ad esempio, in Italia, sarebbe un film “suddista e neobobbonico”.

Oh giusto una precisazione la scelta del titolo del blog è proprio un dispetto ed una provocazione a chi ritiene i làzzari esseri privi di cervello ed intelletto. Come quelli che pretendono di  educare il popolo, istruirlo e conoscerne le esigenze pur avendo la puzza sotto al naso, tenendosi sempre qualche gradino sopra. Ben distanti.