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27
Nov 15

San Leucio : ritorna la seta nell’opificio borbonico

Si torna a tessere la tela in quello che fu uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno, l’opificio di San Leucio. La notizia è riportata dal settimanale di economia e finanza Il Denaro:

Nel cuore di San Leucio si tornano a tessere le preziose sete. Sulle ceneri, infatti, di quello che fu l’ultimo e forse il più antico opificio presente nella Real Colonia di Ferdinando IV di Borbone e, cioè, nei capannoni dell’allora Aos (Antico opificio serico) con il prossimo dicembre torneranno nuovamente in funzione i telai. L’operazione di reinsediamento (le sopravvissute fabbriche del luogo, infatti, hanno delocalizzato gli impianti ormai già da diversi lustri) è stata resa possibile grazie all’intervento di una famiglia di imprenditori casertani: il Gruppo Letizia Spa.

Ed ancora:

“Setificio Leuciano”, questo il nome della società a responsabilità limitata fortemente voluta da Bartolomeo Marco Letizia, amministratore del Gruppo e primogenito del fondatore Gaetano, per restituire alla Colonia di San Leucio la produzione serica per cui il sito borbonico è diventato famoso nel mondo. Ma anche, più in generale, per recuperare semplicemente la vocazione industriale che è nel dna di questo sito, dal momento che nei piani industriali della famiglia Letizia, oltre al setificio, è previsto anche un laboratorio di ricerca ed una fabbrica di componenti in fibre composite. Ma questo è un altro discorso. “Credo sia un preciso dovere per la nostra famiglia, come cittadini casertani e come imprenditori che traggono utili e soddisfazioni imprenditoriali da altre attività, provare a tenere in vita non solo la tradizione della più pregiata tessitura italiana, ma anche e soprattutto lo spirito che ha informato la prima industria, non solo casertana, ma dell’intero Mezzogiorno”, sottolinea Bartolomeo Marco Letizia. In proposito è appena il caso di precisare, peraltro, che il Gruppo Letizia Spa non è subentrato nella produzione all’Aos – opificio da ultimo ridotto a poco più di una testimonianza di archeologia industriale – bensì ha acquistato in sede di asta giudiziaria da fallimento i soli immobili, che ora torneranno, appunto, per una parte, alla produzione serica originaria e, per l’altra, come accennato, a una diversa attività industriale.

Fonte: Il Denaro.it


15
Lug 15

San Leucio: Alessandro Preziosi ricorda Mario Diana vittima della camorra

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La Fondazione Mario Diana si affida ad Alessandro Preziosi per ricordare Mario Diana,l’imprenditore vittima innocente di camorra. L’attore leggerà le Confessioni di Sant’Agostino nel suggestivo scenario del Belvedere di San Leucio giovedì 16 luglio alle 21.00. Lo spettacolo èpromosso in collaborazione con la Fondazione Polis, Libera e il Coordinamento Campano deiFamiliari Vittime Innocenti della criminalità e vuole essere l’occasione non solo per ricordare unuomo onesto e semplice, un imprenditore geniale e innovativo, ma rappresenta un momento di riflessione sui valori autentici della vita.

“Sono doppiamente felice di leggere le confessioni di S. Agostino in occasione del trentennale in memoria di Mario Diana – afferma Alessandro Preziosi – perché più che mai in questo sacrificio emerge quella spiritualità e moralità che sono, come nel caso della Fondazione Mario Diana, d’auspicio per tessere reti di solidarietà, diventando uno degli esempi più fulgidi di eccellenza che spesso non emergono abbastanza dal territorio. Solo con questi esempi, come ricordo sul lavoro in memoria  dell’omonimo don Peppino Diana, si può uscire dalla tenaglia della criminalità che rischia sempre di rubare il futuro alle nuove generazioni.

Ma in questa dura battaglia rileggere S. Agostino costituisce un piccolo lume di speranza”.

Uomo inquieto, insoddisfatto delle certezze comode e consolanti, instancabile cercatore della Verità, figura poliedrica di filosofo, teologo, mistico, poeta e pastore, Agostino con il suo pensiero continua ad affascinare laici e credenti di ogni tempo. Tra i suoi scritti le Confessioni sono il libro più noto, tradotto e letto della letteratura mondiale. Opera-cardine del suo pensiero e diario della sua anima, così vicino alla sensibilità dell’uomo d’oggi, è tra i testi che più riescono a conquistare la mente e il cuore.

La lettura di Alessandro Preziosi de “Le Confessioni di Sant’Agostino”, è anche un omaggio

della Fondazione Mario Diana al Teatro, quale forma imprescindibile di comunicazione umana che, come tale, si interroga sull’uomo e sul senso della vita.

Lo spettacolo è prodotto da Khoral Teatro, una compagnia teatrale riconosciuta dal Ministero per i Beni Culturali, Dipartimento per lo spettacolo dal Vivo.


11
Feb 15

Lo “sfratto” di San Leucio: un nuovo schiaffo all’identità, al lavoro e alla cultura

Dal sito dell’Antico Opificio Serico di San Leucio:

Il 25 marzo del 1776 Ferdinando IV di Borbone, Re delle Due Sicile, fonda la Real Colonia della Seta di San Leucio, a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta, con l’intento di eguagliare e superare la bellezza dei tessuti di seta prodotti a Lione.

Chiamati a lavorarvi i migliori maestri tessitori francesi ed italiani del tempo, Ferdinando IV li organizza in una comunità con uno statuto a carattere sociale ed egualitario di grande modernità per l’epoca.

Oltre all’assegnazione di una casa, dotata fin dall’inizio di acqua corrente e servizi igienici, era garantita la formazione gratuita, con la creazione della prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile, una cassa comune “di carità” e l’assistenza agli anziani e agli infermi.

In breve tempo i prodotti della Real Colonia della Seta, lampassi taffetà, damaschi, liseré e tutti i tessuti allora di gran moda guadagnano la stima di tutta la nobiltà europea diventando la nuova pietra di paragone della tessitura serica europea.

Alla fine del XIX secolo, mettendo a frutto l’esperienza lavorativa maturata nella seteria ex-borbonica, la famiglia De Negri fonda l’Antico Opificio Serico che, attraverso il genio artigiano ed imprenditoriale dei suoi discendenti, è giunto alle soglie del nuovo millennio.

Probabilmente l’opificio non andrà oltre. Il 3 Marzo il sito chiuderà, a seguito di un provveditmento di sfratto esecutivo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’immobile in liquidazione, è stato acquistato da un imprenditore del ramo edile.

La politica fondamentalmente se ne frega, l’unico che ha lanciato un appello via social è l’ex Ministro Bray (quello che acquistò la Reggia di Carditello sottraendola alla disponibilità della camorra), lanciando l’hashtag #laculturachevince:

Il 3 marzo, per via di un’ordinanza di sfratto esecutivo, finirà la storia dell’Antico Opificio Serico di San Leucio, l’ultima seteria ancora attiva della Real Colonia della Seta fondata dai Borbone nel XVIII secolo. Non soltanto 15 famiglie perderanno il loro lavoro, ma la Campania e l’intero Paese perderanno l’ultima testimonianza di una realtà culturale e sociale irripetibile, una pietra miliare della storia dell’artigianato italiano.

Sono già tantissime le testimonianze e gli appelli che circolano in queste ore, sul web e sui giornali, e che invocano che l’AOS di San Leucio non chiuda. Sono convinto che chi ha la responsabilità di quel territorio e dei beni culturali non possa non ascoltare la voce di chi domanda che l’eccellenza italiana sia tutelata e tramandata ai nostri figli .

 

Se dovesse chiudere sarebbe l’ennesimo schiaffo alla cultura e alla storia non solo della Campania ma del Mediterraneo e ad una Terra che da, Terra di Lavoro, e Campania Felix, viene identificata solo per i roghi tossici e la monnezza che miete morti.


08
Mar 13

San Leucio: parità di censo e sesso dal diciottesimo secolo

 

« Pensai allora di rendere quella popolazione utile allo Stato e alle famiglie: utile allo Stato, introducendo una manifattura di sete grezze, operando in seguito, in modo da portarla alla migliore perfezione possibile, tale da poter col tempo servire da modello ad altre più grandi; utile alle famiglie, alleviandole dai pesi che ora soffrono e portandole ad una condizione di agiatezza da non poter piangere miseria come finora è accaduto, togliendosi ogni motivo di lusso con l’uguaglianza e semplicità nel vestire. »

(dallo Statuto di San Leucio)

Lo Statuto di San Leucio o Codice leuciano, firmato nel 1789 da Ferdinando IV di Borbone, è una raccolta di leggi che, nel Regno di Napoli, regolamentavano la Real Colonia di San Leucio, sorta sulla omonima collina acquistata, nel 1750, da Carlo di Borbone, poi III di Spagna e adibita alla lavorazione su scala industriale della seta.

Nel retrogrado Regno di Napoli, accadeva anche questo. Un esperimento di socialismo ante litteram dove l’uguaglianza tra cittadini per censo e sesso fosse il senso e la mission del real sito. Cittadini che in quel luogo lavoravano le rinomate sete, per l’appunto, dette di San Leucio.

Dapprima residenza di caccia, il sito fu destinato a quest’uso, e per esso stilato un codice, dopo la morte prematura di uno dei figli del sovrano.

Così descrive la comunità di San Leucio, il sito tematico: sanleucio.it

Il Codice legislativo introduce incentivi nel rapporto tra l’individuo e il proprio lavoro con l’intento di responsabilizzare gli artigiani stessi verso la loro impresa e così potenziare la qualità e la quantità della produzione. Lo scopo è quello di realizzare a San Leucio un centro sperimentale all’avanguardia “… utile allo stato …” “… tale da poter col tempo servir di modello per altre più grandi …”. Manifesta gli intenti del sovrano con lo specifico fine di risultare anche “… utile alle famiglie, ed utile ad ogni individuo di essa in particolare …”. Nelle indicazioni del codice “… più in forma di istruzione di un padre ai suoi figli, che come comandi di un legislatore ai suoi sudditi …”, sono espressi concetti di valore etico, morale e giuridico che testimoniano la diretta influenza della corrente di pensiero illuminista.

Dall’insieme di queste leggi, il complesso di San Leucio si configura come un centro comunitario fisicamente chiuso verso l’esterno che può legittimamente godere, in quanto Colonia Reale, della protezione giuridica e finanziaria dello Stato e dei privilegi e delle assidue attenzioni personali del re.

La comunità si basa su un ideale di “… perfetta uguaglianza …” sociale tra gli individui: concetto che si riflette in una effettiva parità dei due sessi, nell’uniformità e “… semplicità nel vestire …”, in un assoluto divieto di ogni tipo di manifestazione esteriore “… che procede dal lusso e dal fasto …” e nell’abolizione di qualsiasi forma di distinzione sociale che non fosse quella che “… deriva dal merito, virtù, e eccellenza nell’arte, che si esercita …”. Fin dalla nascita, i giovani leuciani vengono “… ben educati da’ loro Genitori; istruiti in appresso nelle scuole normali …”.

Lo strumento legislativo contiene anche numerose disposizioni che, prevenendo se non addirittura superando i moderni sistemi di pensionamento ed assistenza sanitaria, fanno di San Leucio, per l’epoca, uno degli esperimenti sociali più avanzati d’Italia e d’Europa.