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27
Lug 16

SWG: il Sud è una polveriera pronta ad esplodere

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Così Pino Aprile dal proprio porfilo Facebook commenta un recente dossier della SWG sulla rabbia che monta al Sud:

“Rabbia. Risentimento. Disgusto per la politica. Ansia e apprensione per il futuro… Bisogno di mutamenti forti, decisi, netti… il dito puntato contro tutte le élite; contro i poteri forti (anche locali) che hanno bloccato, fermato, ma, soprattutto, sfruttato e saccheggiato a proprio vantaggio il Mezzogiorno… Il Sud è sempre più una polveriera… può avere effetti politici dirompenti nel futuro prossimo”.

Sono parole dell’analisi di cosa accade oggi nel Mezzogiorno, di uno dei più stimati istituti di sondaggi, la Swg. Se uno qualsiasi di noi avesse usato queste espressioni, ci saremmo sorbiti i soliti professorini della moderazione, di “ma le responsabilità della classe dirigente locale?” (per caricare tutto sulle spalle della gentaglia-gregaria del posto, e salvare la gentaglia colonialista che impone il sistema e il saccheggio, ma fa campare i professorini); o “è tutta colpa del Sud” (questa vince sempre: mai si trovasse una colpa altrove!); “e perché non spendete i soldi dell’Europa?” (forse perché se li fottono Renzi e Delrio per spenderli al Nord; esattamente come hanno fatto gli altri e Tremonti, prima di loro? Ma dirlo è maleducazione); o “possibile che sia sempre colpa degli altri?” (certo non di quelli che, pur di inondare il Nord di soldi, fanno le autostrade inutili; inutili dighe anti-acqua alta a Venezia: sarebbero bastate le mazzette del Mose a prosciugare l’alto Adriatico; continuano a forare l’Appennino all’amianto per un “terzo valico” che fa solo danni e non serve a nulla, salvo riempire le tasche dei soliti noti; eccetera); e che ne dite di: “ma tutti i soldi che hanno dato al Sud?” (era stata fatta un’agenzia, dal governo Ciampi, per rendere chiaro, momento per momento, dove e a chi andavano i soldi. Fu la prima cosa che il governo Lega-Berlusconi tolse di mezzo, perché non si sapesse). Che faccio, continuo?

Cosa dice questo sondaggio? Che al potere coloniale che ha unificato i confini della Penisola con annessione armata, distruzione delle fabbriche meridionali, saccheggio delle risorse e genocidio della popolazione incapace di apprezzare tanta fortuna, spoliazione che dura da un secolo e mezzo, non basta più raccontare balle sulla storia nazionale nelle scuole; non bastano più i giornaloni, le tv pronti a scatenare campagne “di denuncia” lunghe mesi sui “furbetti del cartellino” che timbrano e vanno al bar, tacendo sulla criminalità finanziaria che sta dissestando parte sempre più ampia del sistema bancario italiano (i dirigenti rapinano gli istituti di credito dall’interno e si arricchiscono insieme agli amici, ben protetti da leggi cucite loro addosso, dall’“aspettiamo la Cassazione” e persino da buone parentele con amicizie in ambienti mafiosi e al governo).

Non basta più accusare il macchinista o il capotreno per le stragi ferroviarie sui binari unici del Sud, in quelle fortunate parti del Mezzogiorno dove il treno comunque c’è, come sia sia.

Non basta più la pagliacciata di un venditore di pentole fallate alla sagra della porchetta, convinto che basti rompere il silenzio con il rumore della sua voce, per prendere tutti in giro. Non ha capito che le pentole fallate (i “patti per il Sud”, “l’Italia è partita”, seee, di testa…) puoi portale una volta allo stesso mercato, forse due, ma la gente poi ti sgama.

Questo sondaggio dice che il Sud ha ritirato, per disgusto (62 per cento), la delega politica a questi peracottari e spende la rabbia accumulata (49 per cento) nell’acquisizione di informazioni, sapere, consapevolezza; in forme nuove di aggregazione per far politica sull’uscio di casa e risolvere da solo i problemi, pur se enormi, o almeno provarci, ignorando le istituti complici e corrotte e muovendosi contro di loro, ove sia ostacolo o parte del problema.

Lo vediamo nella Terra dei Fuochi, a Taranto contro l’inquinamento industriale, in Basilicata contro l’appecoronamento della dirigenza locale e delle istituzioni alle prepotenze dei petrolieri (non hanno manco il coraggio di chiedere che si metta il contatore all’oleodotto, per sapere, così, per curiosità, quanto petrolio si fottono), in Sicilia contro il racket del pizzo, come in Calabria, specie nella Locride. Lo vediamo nel recupero della storia propria, delle eccellenze locali (dal Bergamotto all’accoglienza, ai centri storici…).

Non hanno capito, non hanno voluto capire; hanno paura, adesso, di capire.
“Il tempo sta per scadere e il livello di esasperazione è al calor bianco. L’emergenza Sud non è solo economica e sociale, assume i tratti di un cambio di paradigma politico: un processo di radicalizzazione strutturato e consolidato, che trova nella distanza e nell’essere altro rispetto alle vecchie classi dirigenti locali e regionali il collante dell’identificazione”.
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Non lo dico io, ma la Swg di Trieste. A modo suo, lo aveva anticipato Luigi de Magistris, in gergo non scientifico, ma sicuramente più chiaro: “Vi dovete cacare sotto!”.
Mi sa che hanno cominciato.


12
Lug 16

REO DI STRAGE CHI BRUCIA MILIARDI PER LA TAV AL NORD E LASCIA IL SUD A BINARIO UNICO

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Durissimo atto di accusa di Pino Aprile al Governo Renzi per il grave incidente ferroviario che ha avuto luogo in Puglia.

Ecco quanto lo scrittore e giornalista pugliese ha pubblicato sulla propria pagina Facebook:

Non è un incidente, è un crimine con molti colpevoli. Quei poveri viaggiatori uccisi sul binario unico sono vittime dell’immondo comitato di affari e tangenti che rovescia tonnellate di miliardi di euro su linee ad alta velocità inutili e sovradimensionate (fra Milano e Torino è stata progettata per merci e passeggeri, solo per far salire i costi, e per esser “economica” dovrebbero correrci almeno 400 treni al giorno; invece ne passano una quarantina e nemmeno uno merci); mentre al Sud si lasciano città senza treno, come Matera, altre ne vengono private, perché “non conviene”; e nel 2016 si sta ancora a binario unico su lunghi tratti, in regioni in pieno boom turistico, come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, costringendo venti milioni di persone a collegamenti con velocità medie inferiori a quelle di un secolo fa, ma a prezzi, di fatto, più alti che nel resto del Paese e con vere e proprie truffe (frecciargento-fecciaschifo dismesse dal Nord, che percorrono gli stessi tratti dei regionali, ma a prezzi 7 volte maggiori e impiegandoci più tempo).

Siete (voi che questo avete costruito) assassini. Non possiamo portarvi dinanzi a un tribunale, perché avete fatto in modo da rendervi assolti; ma di fronte alla coscienza del mondo (esclusa la vostra, si capisce, della cui esistenza non abbiamo prove) siete condannati per omicidio plurimo, strage.

Signor Renzi Matteo, spieghi ai parenti di quei morti perché su 4560 milioni per le ferrovie ne ha destinati 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù (se sono arrivati sotto Firenze…):

Signor Delrio Graziano, informi chi sta piangendo per aver perso la ragione della sua vita che i suoi geologi stanno analizzando le rocce per capire se si può fare il treno fra Napoli e Bari. Poi, magari, spieghi ai suoi figli cos’è l’equità, il rispetto degli altri (valuti se è il caso di raccontare come ha fatto a non accorgersi che la sua Reggio Emilia, con lei sindaco, diventava “il bancomat della ‘ndrangheta”, mentre lei faceva visita ufficiale, per la festa del patrono, a Cutro, patria del boss Grande Arachi);

Signor Mauro Moretti, lei che, da capo di Trenitalia, pare cambiasse discorso quando si parlava di Sud (e se no, come ci diventava, da sindacalista, numero uno dell’azienda) vada dai sopravvissuti, a dire che ha fatto solo il suo dovere spendendo i soldi di tutto il Paese, solo in una parte del Paese; venda anche a loro la favola dell’azienda privata con i soldi nostri.

Non veniteci a parlare di errore umano; non veniteci a dire che i lavori per raddoppiare la linea erano in corso; non diteci che quelle sono le Ferrovie del nord Barese e voi siete altro… Lo sappiamo cosa siete. Non cercate i colpevoli, cercate uno specchio.

Fra lacrime di rabbia e di dolore, vi maledico; auguro ai vostri figli di non somigliarvi, per essere, come meritano, migliori. Voi che, come quanti vi hanno preceduto, avete spezzato un Paese in due aumentando i privilegi per alcuni e sottraendo diritti ad altri, siete colpevoli per esservi adeguati ai voleri di quelli cui dovete obbedienza e dei quali dovete garantire gli interessi; colpevoli come i nostri rappresentanti (si fa per dire: li scegliete e ce li imponete) che vi vendono la propria gente, per essere i primi degli ultimi; colpevoli come noi, per non essere stati capaci di tirarvi giù dai luridi seggi da cui vi illudete di contare qualcosa. Quando il mondo era civile, i responsabili di disastri come questo ne vivevano il tormento a vita.

Questi sono omicidi: l’iniquità è un’arma che colpisce a distanza, anche di tempo e il delitto non si rende manifesto. È vero che gli scontri possono avvenire anche dove il binario è doppio, ma è più facile che accadano dove è unico. Quindi, lasciandolo unico al Sud e doppio altrove, avete decretato chi deve morire prima.
Che è l’essenza del potere.
E della vostra colpa.

 


08
Lug 16

Sofia Puteolana, eh si, ci hai tradito

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“Avevi già la cittadinanza puteolana, era proprio necessario accettare quella di Napoli, cara Sofia, forse non eravamo all’altezza?”

Ecco , non ci sarà puteolano vero, puteolano nato a Pozzuoli, che in queste ore che precedono la consegna della cittadinanza onoraria napoletana alla signora Scicolone, che non stia elaborando, dal Rione Terra a Monteruscello, dal porto alla piazza fino a rind u cannalon , pensieri di tal guisa.

Perché il puteolano vero, quello che usa l’articolo determinativo u in luogo del più napoletano o (differenza che la buonanima del professore Adinolfi faceva risalire alla presenza ed alla conquista di Dicearchia, Pozzuoli, da parte di quei Rudi barbari Montanari degli osco sanniti) è orgoglioso e fortemente possessivo e giá mal sopporta quella estrema vicinanza con Partenope (di cui ha sempre detto, lo si insegna ai figli della Solfatara sin dalla più tenera etá , “se non fossimo stati così vicini a Napoli, saremmo stati provincia”, sic!). E pure adesso che le province sono state abolite, al puteolano questa ossessione resta viva , questo ancestrale complesso di inferiorità che trae origini dalle pieghe di una storia millenaria che nasce sulla Rocca di tufo del Rione Terra.

E Sofia, due volte colpevole, tutto questo lo sa, perché non ha mai nascosto i pesanti dittonghi della lingua puteolana, neanche in televisione, non ha mai fatto mistero di tifare per la Puteolana neanche in mondovisione durante i sorteggi per i mondiali di calcio del 90. Eh no, l’oltraggio è grosso, il dispetto rivolto ai concittadini non è roba da poco.

Sufäïa (perdonatemi ma le comuni tastiere non contemplano i caratteri necessari per poter scrivere in lingua puteolana) sta a Pozzuoli come i lari ed i penati stanno ai popoli latini, un nume tutelare, una divinità, una leggenda metropolitana. Ogni qualvolta viene a Pozzuoli “a trovare la zia” ( e credetemi non esiste famiglia puteolana che che non vanti amicizia con la zia centenaria di donna Sofia, a cui pure è dedicata la sala cinematografica della città) la voce dell’arrivo si diffonde dai vicoli del centro storico fino a “Pozzuoli alta” con un tam tam di rara efficacia: ed infatti non è difficile trovare sempre una folla di puteolani pronti a renderle omaggio come si fa con le statue dei patroni durante le processioni cittadine.

Perfino l’Istituto Virgilio (l’imponente complesso scolastico situato aret ‘a croce) dove donna Sofia ha frequentato le scuole magistrali, conserva ed espone nelle occasioni importanti la pagella della illustre alunna. Ed il “Pino Daniele” puteolano, il neo melodico del Rione Toiano, Franco Calone, la chiama a musa ispiratrice nella sua “Pozzuoli”, canzone che sta al popolo della Solfatara come Napul’è sta a quello partenopeo.

Eh no, cara Sofia, da puteolano da oltre una cinquantina di generazioni, nato nell’ospedale cittadino, con tanto di prozia amica della tua, ti confesso che l’annuncio del conferimento della cittadinanza napoletana ha ferito anche me, non læva fá! (tra l’altro pure i maggiori tabloid cittadini , volutamente, stanno ignorando la notizia per lesa maestà).

Solo l’uso del sacro e gutturale idioma puteolano, quello tanto sbeffeggiato dai vicini napoletani, come una sorta di profanazione cercata e voluta in casa di Partenope, all’atto di ringraziamento davanti al sindaco De Magistris, potrà lavare l’onta.

Con immutata stima