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17
Gen 18

Volano bufale e pummarole tra Campania e Puglia

In principio è stato un bello scazzo in punta di forchetta sulla mozzarella di bufala.

Qualche settimana fa il Consorzio della mozzarella di bufala campana, infatti, si è opposta al riconoscimento ministeriale DOP  per la mozzarella di Gioia del Colle, prodotta in Puglia con latte vaccino. Con il ministero Martina che aveva anche ignorato lo spot del compagno di partito, il governatore campano De Luca, che aveva dichiarato, a proposito dei prodotti caseari pugliesi: «Per me esiste al massimo la burrata». Sic transit gloria formaggio.

Non è una questione di lana caprina, il giro d’affari della mozzarella campana dop è di circa 450 milioni all’anno. Un brand che tiene e che i campani non vogliono condividere coi cugini pugliesi.

Il nuovo casus belli, a parti invertite, riguarda la pummarola,  con la Puglia che si è opposta, rivolgendosi al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, al riconoscimento IGP “Pomodoro Lungo di Napoli”, proposto dalla Campania.

Secondo le associazioni di categoria pugliesi, infatti, il 95% per cento dei pomodori cosiddetti “pelati” sarebbe coltivato nell’area pugliese identificata con la Capitanata e solo il 5% in Campania. Un giro d’affari che secondo la Coldiretti Foggia che vale un miliardo di euro di produzione lorda vendibile.

E’ pur vero che quei pomodori dalla Puglia si trasferiscono poi proprio in Campania per essere lavorati. Qui, infatti, e non in Puglia, si trova il grosso dell’industria della lavorazione. Senza dimenticare che si tratta degli stessi pomodori usati come ingrediente fondamentale, come prodotto imprescindibile,  proprio dall’arte dei pizzaioli napoletani (arte dichiarata patrimonio Unesco) che ne utilizzano la sostanza nella realizzazione di quella mirabile opera d’arte che è la Pizza.

In questa diatriba, la metafora di due regioni meridionali che si beccano come i capponi di Renzo, dove ognuno pensa a coltivare il proprio orticello (è proprio il caso di dirlo).

Così, mentre altrove le aziende fanno network e sistema per fronteggiare le sfide del mercato globale, i lillipuziani meridionali si scazzottano per le briciole, abdicando ad un ruolo da protagonista, delegando ad altri le scelte strategiche per il futuro della propria terra, andando a piangere da mamma Roma anziché creare un brand che valorizzi le produzioni agroalimentari meridionali distribuendo a ciascuno secondo la propria competenza e capacità e tenendo in mano le chiavi dell’intero processo, dalla produzione alla distribuzione, fino alla promozione.

Voi forse non lo sapete, ma l’agroalimentare meridionale è uno dei due driver (insieme al turismo) dell’economia del Sud.

Nel biennio 2015/2016 il Mezzogiorno, ha distanziato il Centro Nord proprio nel settore dell’agricoltura con un bel distacco (+7,3%) sul Centro-Nord (+1,6%), con Campania e Calabria regine del settore.

Nel corso degli anni, infatti, si sono accresciute le produzioni dop e doc, e, tanti giovani emigrati all’estero, forti di una esperienza formativa internazionale, hanno deciso di rientrare dando vita a nuove forme imprenditoriali, che mirano a prodotti di qualità, all’esportazione e ad attività affini, come agriturismo, energie rinnovabili, ponendo in essere attività di marketing che basano buona parte del proprio valore nell’identificazione identitaria e territoriale.

Ma i terroni si sa, pur di far dispetto alla moglie, si tagliano il… pomodoro.


12
Gen 18

EVENTO / La canzone napoletana dal 200 al 700

Dopo lo strepitoso successo fatto registrare con la “TOMBOLA STORICA 1734 a llengua napulitana”, l’Associazione di Promozione Sociale LAZZARI, nell’ambito della Manifestazione patrocinata dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, denominata “Napoli City Hall”, presenta il primo di sette eventi di tradizione musicale napoletana (una sorta di antologia della canzone napoletana dal ‘200 sino al Cafè Chantant) che si terranno da gennaio sino a luglio 2018  :

“LA CANZONE NAPOLETANA DAL ‘200 al ‘700”

interpretata dal Maestro ENRICO MOSIELLO.

Presenta e narra Davide Brandi –

Intermezzi di recitazioni su opere dell’epoca di Angelantonio Aversana.

Ospiti i figuranti dell’Associazione Fantasie D’Epoca in abiti dell’epoca.

Ingresso gratuito per gli iscritti all’associazione I LAZZARI, a tutti gli altri è richiesto un contributo di partecipazione alla spese pari ad € 5/persona.
Informazioni possono esser richieste alla pagina facebook I LAZZARI oppure al presidente dell’associazione : Davide Brandi, al numero : 3318923006,


09
Gen 18

La mezza bufala dei treni troppo largi per il metrò di Napoli

 

Da qualche giorno si è diffusa la notizia di treni metropolitani, per la nuova linea 6 della rete di Napoli, che non avrebbero  le dimensioni adatte per i tunnel del tracciato su cui i dovrebbero scorrere.

E giù la ridda di titoli ad effetto e commenti al vetriolo con i soliti commenti delle cose “fatte alla napoletana”.

Alcune testate poi, nel caos della informazione, adducono come problema la larghezza del tunnel. Altri invece la lunghezza.

E’ lo stesso assessore alla mobilità del Comune di Napoli, Calabrese a fare chiarezza:

Le gallerie della linea 6 sono commisurate alla larghezza dei treni, sia quelli già oggi nella disponibilità del Comune sia quelli oggetto delle prossime forniture. Del resto i treni della linea 6 hanno circolato regolarmente dal 2007 al 2013 e quelli oggetto della prossima fornitura hanno la medesima larghezza di quelli attualmente in dotazione. Treni in dotazione da 25 metri, ricordiamolo, sui quali sono già in corso, grazie all’intervento di questa Amministrazione, i necessari interventi di manutenzione.

Questa è lo stato dell’arte che abbiamo trovato e questa Amministrazione, da subito, ha ritenuto discutibili, se non illogiche, le scelte che erano state effettuate che non avrebbero potuto garantire la piena operatività della linea. Si è lavorato duramente per reperire le risorse necessarie alla realizzazione del deposito/officina di via Campegna nonché delle gallerie di collegamento tra quest’ultimo e la stazione Mostra e ciò anche al fine di consentire l’immissione in esercizio di treni metropolitani con lunghezza di 39 metri (secondo gli standard industriali e tecnologici contemporanei). Nuovi treni di cui, ad oggi, non è stata avviata neanche la produzione. E ci si è riusciti destinando a questo progetto parte delle risorse del “Patto per Napoli”. Inoltre la recente Delibera CIPE del 22 dicembre assegna le risorse necessarie al completamento di questo intervento».

In pratica il problema non sussiste perchè i treni che verranno utilizzati possono tranquillamente circolare sul tracciato.


07
Gen 18

Noi, in prima classe, in balia degli ultras

Così una passeggera del treno ad alta velocità Italo, Francesca Menna racconta quanto subito:

Ieri mi sono trovata sul percorso da Verona a Bologna e da Bologna a Napoli di Italo Treno con gli ultras del Verona..ci hanno terrorizzato tutto il tempo! Hanno iniziato a bere dalle 6 del mattino, ognuno di loro, infatti aveva una busta di plastica con almeno 20 lattine di birra a testa e ubriachi persi urlavano cori violenti e apprezzamenti volgari su ogni donna che passava comprese le controllore donna di Italo. Erano un centinaio, il capotreno non ci ha permesso di spostarci ( in enorme difficoltà lui stesso come tutto il personale) ed è stato davvero un incubo che non finiva più! Ho percepito la violenza del branco e la totale impotenza.

Mentre entravamo in stazione a Napoli ( finalmente) hanno perso completamente il controllo e cercavano pretesti per litigare . Ho dovuto sentirmi per più di 4 ore cori che inneggiavano alla morte mia in quanto meridionale, dicevano che puzzo, che siamo mongoloidi e africani ( come se fosse un’offesa), che io sono una p…na ( poiché tutte le mamme meridionali lo sono) e che ammazzarci non è un reato! Alcune cose le dicevano in dialetto ed avendo una mamma friulana per assonanza parecchie cose le capivo ( e non posso riportarle). E’ ignobile dovere sopportare questa violenza senza sentirsi in qualche modo protetti e rispettati, è ignobile che una signora anziana, sola e terrorizzata ci guardava per avere conforto, è ignobile dovere essere umiliata da squadristi senza potere dire una parola per non scatenare la violenza del branco, è ignobile che in Italia persone con gravi disturbi del comportamento sociale possano, in gruppo, fare scorribande violente senza alcun controllo, è ignobile che questi giovani virgulti possano ostentare corpi tatuati con svastiche e croci celtiche con tanto di data 1939, l’unico modo era ignorarli e fare finta di niente ma è stata dura, davvero continuo ad avere la prova che in Italia vince sempre il più forte… ah dimenticavo ero in I° classe!


05
Gen 18

Incendi sospetti e rifiuti in fumo: una grande Terra dei Fuochi al Nord?

O almeno non è quella campana.
Il dato desta attenzione : il 40% degli incendi di siti (anche abusivi) per lo stoccaggio dei rifiuti avviene al Nord. E disegna scenari, come vado scrivendo da qualche anno, di smaltimento illegale di rifiuti, con attori che restano gli stessi (imprenditori e mafie) e territori che cambiano geografia ma riguardano tutta l’Italia.Con danni importanti per la salute di cittadini e consumatori (hai voglia a scrivere che i tuoi prodotti non vengono dalla Campania).

Era lo scorso febbraio quando fu pubblicata una inchiesta parlamentare che riguardava quanto, da un po’ di tempo, stava avvenendo in Veneto :

“In Veneto negli ultimi anni le mafie, oltre alle tradizionali attività nel narcotraffico, nel riciclaggio, nell’edilizia e nel turismo, stanno cercando di condizionare il settore dei rifiuti che offre consistenti opportunità di guadagno”. “La relazione sul Veneto della ’Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati’, approvata lo scorso settembre dalla Camera, descrive una situazione di illegalità diffusa dove gruppi criminali hanno stretto rapporti di alleanza con imprenditori locali. Il crescente numero di incendi dolosi ai danni di imprese di rifiuti è un segnale inequivocabile dell’azione di organizzazioni a delinquere che finora non è stato contrastato con efficacia”.

Secondo Chiara Braga, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, a proposito degli incendi di siti di stoccaggio dei rifiuti : negli ultimi tre anni circa 260 episodi, il 10% in discariche, tutto il resto in impianti di selezione, trattamento, stoccaggio.  Il 40% di questi episodi, dati forniti dalle Arpa e dalle Procure, è al Nord. “Abbiamo fatto una panoramica di tutto quello che siamo riusciti a ricostruire di questi ultimi tre anni. E con alcuni focus di approfondimento, con missioni e audizioni a Vidor, in provincia di Treviso, Bedizzole, in provincia di Brescia, Mortara, in provincia di Pavia, Cinisello Balsamo, in provincia di Milano e Caserta”(da Avvenire e Sky Tg 24)


29
Dic 17

STATISTICHE ISTAT / Al Nord più delitti che al Sud

I delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria nel 2015 sono stati 2.687.249, in diminuzione (-4,5 per cento) rispetto all’anno precedente. La diminuzione, rileva l’Istat nell’Annuario Statistico Italiano 2017, “è abbastanza generalizzata per le varie tipologie di delitto, pur con alcune importanti eccezioni”. In particolare, “risultano in diminuzione i delitti contro la persona: gli omicidi volontari consumati (-1,3 per cento) e, al loro interno, quelli di tipo mafioso, che costituiscono attualmente il 9,2 per cento del totale (quota più che dimezzata rispetto al 2004, quando era il 19,3 per cento), gli omicidi volontari tentati (-3,8 per cento), le violenze sessuali (-6,0) e le lesioni dolose (-3,2 per cento).

Anche lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione diminuisce del 10,3 per cento, confermando un andamento che ha portato nell’ultimo quinquennio a un calo complessivo del 34,4 per cento. Tra i delitti contro il patrimonio, in calo rispetto al 2014 i furti e le rapine (-7,0 e -10,6 per cento, rispettivamente) e la ricettazione (-7,6), mentre sono in netto aumento le estorsioni (+19,7 per cento rispetto all’anno precedente, oltre il 60 per cento nell’ultimo quinquennio).

Si nota anche una ripresa delle truffe e frodi informatiche (+8,8 per cento), che compensa ampiamente il calo osservato nel 2014. Tra i delitti contro l’incolumità pubblica, quelli in materia di stupefacenti sono in lieve diminuzione (-1,9 per cento). Il quoziente di delittuosità generico, calcolato rapportando il totale dei delitti alla popolazione, a livello nazionale è di circa 44 delitti per mille abitanti. Tuttavia a livello regionale è molto variabile, tra i 57 dell’Emilia-Romagna e i 26 della Basilicata.

Sei regioni, tutte del Centro-nord, sono caratterizzate da valori superiori alla media nazionale (e compresi tra 57 e 49 delitti per mille abitanti): si tratta di Emilia-Romagna, Liguria, Lazio, Piemonte, Lombardia e Toscana. I livelli più contenuti si riscontrano in Basilicata e Molise (26 e 29 rispettivamente).

I tassi più alti si osservano nel Nord-ovest e nel Centro (51 e 48 delitti per mille abitanti), mentre sia le Isole sia il Sud si collocano ben sotto la media italiana (36 e 38 delitti per mille abitanti).

Nella lettura del dato territoriale, avverte l’Istat, è opportuno tenere presente la differente propensione alla denuncia nelle diverse aree del Paese, soprattutto per quanto riguarda i delitti considerati meno gravi dalle vittime.(AdnKronos)

A proposito di quest’ultima considerazione istat,  aggiungo quanto scriveva una nota del l’allora ministro Maroni, a pagina 38 del rapporto sulla criminalità del 2006/07:

 

A partire dal 2004 sono state introdotte innovazioni di grande importanza che mutano del tutto modi, tempi e contenuti del processo di raccolta dei dati. A partire da quell’anno, infatti, il vecchio sistema di trasmissione all’ISTAT dei dati relativi alle denunce sul modello 165, il prospetto su cui ciascuna delle tre Forze di polizia trascriveva il numero di reati di cui era venuta a conoscenza, è stato sostituito con un nuovo sistema di rilevazione, molto diverso e assai più efficiente e ricco di informazioni. Si tratta del cosiddetto SDI, acronimo di Sistema di indagine. SDI è una banca dati che raccoglie informazioni e comunicazioni di cui le Forze di polizia sono venute a conoscenza. Il contenuto dello SDI può essere ricondotto a due grandi categorie fondamentali. 

1) FATTI, cioè avvenimenti d’interesse per le Forze di polizia, che a loro volta si distinguono in reati ed eventi non sanzionati penalmente; 

2) PROVVEDIMENTI, cioè atti formali emessi dalle autorità competenti nei confronti di soggetti od oggetti coinvolti in uno specifico reato o evento. 

Per quanto riguarda i fatti, l’unità di rilevazione della banca dati non è necessariamente un reato o la denuncia di un reato, bensì il cosiddetto “fatto SDI”, un termine che include qualsiasi avvenimento di interesse per le Forze di poliziaGli individui possono essere inseriti nella banca dati in veste di autori di denunce, vittime di reati, autori di reati o persone sospettate di avere commesso reati. Di questi vengono raccolte molte informazioni relative a caratteristiche sociodemografiche e altre di interesse investigativo, come eventuali precedenti penali, o segnalazioni – ovvero informazioni provenienti da indagini condotte dalle Forze di polizia – o ancora provvedimenti emessi nei loro confronti dalle autorità competenti. Gli oggetti registrati nei fatti SDI possono essere documenti, automobili, targhe, armi, opere d’arte, beni rubati o qualsiasi altro oggetto di interesse per il sistema SDI. In questo caso sono raccolte molte informazioni. Le informazioni contenute in SDI provengono da tutte le Forze di polizia, compresa la Polizia Penitenziaria, la Direzione investigativa antimafia, il Corpo Forestale dello Stato e, indirettamente, i Corpi di polizia locali e le Capitanerie di Porto.

Come per una grande maggioranza dei fenomeni economici, politici e sociali, in Italia la variabile territoriale offre ricche e preziose informazioni. Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi. Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo, quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro a proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche.

 Inoltre le differenze nel tipo di reato tra Nord e Sud non dipendono, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

L’ ammontare del danno subito e un’assicurazione sul bene rubato incidono fortemente sul tasso di denunce. Ciò dipende anche dal reato: difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un auto (soprattutto se in presenza di polizza assicurativa).

 


27
Dic 17

Torna a Napoli la Tombola Storica

TORNA A NAPOLI, dopo oltre 150 anni, la tombola storica :

Nello scenario dello storico Palazzo Venezia a Spaccanapoli, ovvero l’antica ambasciata della Repubblica di Venezia a Napoli, sabato 6 gennaio, dalle ore 18,00, andrà “in scena” il gioco-spettacolo più antico e divertente del Regno delle Due Sicilie :

LA TOMBOLA STORICA DEL 1734 ‘A LLENGUA NAPULITANA.

Organizzata dall’Associazione di promozione Sociale I LAZZARI e dall’Associazione Pa.Ve. (Gennaro Buccino, presidente), la tombola storica, che nel 1734 il re Carlo III di Borbone legalizzò per combattere il gioco d’azzardo e per riscuotere ulteriori introiti da tale attività, sarà interpretata da attori e figuranti in abiti d’epoca dell’Associazione Fantasie d’Epoca.
L’attribuzione dei simboli e delle relative “scenette” interpretate ad ogni numero estratto, si differenzia in molti casi, dalle attuali attribuzioni. Per esempio oggi il numero 15 rappresenta ‘o guaglione ma nel 1734 rappresentava ‘o rre, così come il numero 1, oggi è l’Italia ma all’epoca era ‘o sole (‘e Napule)….ecc….
Il gioco spettacolo è stato curato da Davide Brandi (presidente dell’Ass. I Lazzari) che ha elaborato le rappresentazioni artistiche su testi classici, poesie, villanelle e canzoni dal ‘200 all’800.

Cast :

Angelantonio Aversana – ‘o tumbularo e ggiullare ‘e corte

Davide Brandi – ‘o notaro

Francesca Flamini – ‘a reggina

Giovanni Esposito – ‘o rre

Cinzia Fragasso – ‘a dama ‘e corte

e tanti altri figuranti.

Per partecipare al gioco / spettacolo o per richiedere informazioni è semplice, basta contattare Palazzo Venezia (0815528739).


10
Dic 17

Le bugie sui quotidiani, le verità sui siti di fantascienza

Si, proprio così. Nell’era della fake news, quella dei giornaloni ufficiali che si affannano a ricordarci che sono loro a raccontarci la verità, quei giornaloni che ci abboffano ‘e cafè e qualche volta intascano pure i finanziamenti pubblici, la verità la trovate sui siti di fantascienza e le bufale sui quotidiani dell’Italia borghese.

Tutto inizia, 3 giorni fa, con una notizia che, nelle intenzioni degli estensori degli articoli, non merita neanche di essere verificata: lo scrittore americano Sterling (che fino a qualche giorno fa manco sapevate chi fosse) dichiara, secondo alcuni quotidiani napoletani o nazionali (per il tramite delle loro succursali campane) che sarebbe stato rapinato a Napoli, in Piazza Garibaldi.

E che c’è da verifcare? Sarà sicuramente tutto vero. Nel giorno dei nuovi episodi di Gomorra è una manna dal cielo: sarà stata la banda si sangueblù che era andata a trovare Ciruzzo di Marzio, l’immortale, non teneva un cazzo da fare e ha rapinato il povero Sterling tra cumuli di monnezza.

Fiumi di editoriali sul degrado napoletano, Napoli come il Texas. Sul solito LIbero (sic!!) , in risposta ad una lettera di un lettore puteolano Carioti scrive:

Nelle stesse ore in cui la piazza napoletana insorgeva contro il nostro titolo, uno dei miei scrittori preferiti, l’americano Bruce Sterling, autore di fantascienza tra i più noti, è stato derubato nei pressi della Stazione Garibaldi. Ladri armati hanno preso a lui e alla moglie soldi, carte di credito e passaporti. Si è comportato da signore, senza dubbio meglio di come avrei fatto io. «Mi trovo a mio agio qui a Napoli, sono originario del Texas e sono abituato alle gang per strada», ha detto con un mezzo sorriso. Di episodi simili sono regolarmente vittime gli stessi giocatori della squadra di De Laurentiis (è toccato anche ad Insigne e Hamsik) e altri personaggi famosi, nonché normali turisti provenienti da ogni parte del pianeta (leggo ogni giorno le cronache locali, le trovo più interessanti di quelle dei quotidiani nazionali). Fossi napoletano mi scandalizzerei per simili vicende, che degradano l’immagine della città nel mondo, eppure la rapina ai danni di Sterling non ha suscitato un centesimo dell’indignazione scatenata dal titolo di Libero.

Peccato che quella rapina non ci sia mai stata e Libero finisce per rimanere invischiato  nella melma delle fake news.

La verità viene ristabilita da un sito di Fantascienza:

Ed infatti sul profilo pubblico della moglie di Sterling c’è un bel cazziatone con tanto di paraparà figuremmè per la stampa italiana intrisa di pregiudizio (se ne accorge pure la Tesanovic che rivela, tra l’altro, di essere stata rapinata anche a Torino) nei confronti di Napoli:

L’unico quotidiano nazionale che ha sentito il dovere di raccontare la realtà, sgamando la fake news, è stato il genovese Secolo XIX che nella serata di ieri sera racconta la genesi della bufala texana.

Certo, sempre meglio di un noto sito acchiappa click made in Naples che, invece, nelle stesse ore, modificava il contenuto dell’articolo scritto due giorni prima, senza neanche avere il buon gusto di scusarsi con i lettori.

Ma tant’è, ci provocate orchiti acute con la storia che saremmo vittimisti, mentre confezionate fake news per abbandonarvi al caustico gioco del chiagneffotti italiano. Così come quando, non più tardi di sei mesi fa, avevate abboccato alla leggenda metropolitana dei gatti usati come inneschi incendiari sul Vesuvio. Anche allora, tutto falso, smentiti direttamente dai Vigili del Fuoco.

AGGIORNAMENTO :

La signora Sterling, nel frattempo, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook, l’immagine della copia della denuncia dello “scippo” subito, forse un borseggio e comunque non una rapina a mano armata, chiudendo definitivamente la “cronaca”:

Giusto per completezza dell’informazione, la notizia è finita anche sui due maggiori siti di debunking (cercatori di bufale) italiani:

 


09
Dic 17

La pizza, l’Unesco e il complotto massonico

Era il 1986. A Rotterdam, in viaggio con mamma e papà, ad una trattoria tipica olandese, da bambino provincialotto, scelsi senza ombra di dubbio dal menù: una pizza.

“Ma si strunz?” cercò di dissuadermi il genitore, seguendo i dettami della pedagogia montessoriana. Solo dopo compresi in quale guaio mi fossi cacciato, quando il cameriere taciturno si presentò con un oggetto non identificato, di forma più o meno sferica, color giallo cacca  con una specie di ragù liquido sopra.

Capii, allora, una delle leggi fondamentali della vita: la pizza non è arte di tutti (e nemmeno di Salvini che quando si decise a voler recuperare il voto dei napoletani terroni, iniziò a fare pizze da pigliarlo a schiaffi, mattè vuoi che muoro?? )

Se il giorno prima facevi l’idraulico a Timisoara o il riggiularo a Cracovia non ti puoi improvvisare “pizzaiuolo”.

Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico”durante il processo di produzione della pizza”.

Così l’UNESCO ha consacrato l’arte sublime del ” pizzaiuolo” (sigillandone il nome, e quindi l’origine e l’identità, nella sua lingua madre: il napoletano). L’arte della pizza è condivisione, buona alimentazione (mangiare la pizza una volta alla settimana riduce il rischio di cancro allo stomaco), cultura identitaria ed enogastronomica.

E allora ci sta pure che per i “pizzaioli gourmet” la dichiarazione dell’UNESCO sia una boiata pazzesca (la pizza gourmet è ontologicamente sbagliata, mi disse un giorno Don Salvatore della trattoria “Vecchia Napoli” a Montesanto dove con 1000 lire, oggi 1 €, ti consegna 500 grammi di pizza a portafoglio ‘nzevata nella carta del pane che sostituisce bene pure un servizio completo da Natasha, altro che droga).

Ma pure una vasta schiera di complottistii meridionali e sofisticati radical chic  hanno storto il naso.

La cosa più divertente che ho letto è che questa dichiarazione dell’UNESCO sarebbe un complotto della Massoneria internazionale, che così vorrebbe riappropriarsi della pizza, ignorando del tutto le motivazioni di cui sopra, che rendono non la pizza ma il pizzaiuolo (e la sua arte) patrimonio dell’umanità (quindi o le multinazionali del food s’accattan ,acquistano. a tutti i pizzaiuoli del centro storico, o la vostra teoria è na’ strunzat)

Ma poi voi ve l’ immaginate l’Internazionale massonica a New York?

” Colleghi massoni, primo punto all’ordine del giorno, pigliammece ‘a pizza accussi fottiamo quei pescialbrodo dei napoletani. Favorevoli? I massoni uniti approvano! Due margherite e na’ pizza fritta al tavolo 6.”

E che pizza! Magnatavell, mangiatevela un’ emozione!

Ci avete ammorbato con questa prosopopea sofisticata contro pizza, friariello e mandolino.
Fatevene una ragione: enogastronomia e turismo sono settori trainanti del pil meridionale (+7,1% enogastronomia secondo dati Coldiretti nel 2017).

Vi stanno sul cazzo pizza e mandolino? Trasferitevi ad Oslo o a Cracovia, perché senza Margherita e putipú, Napoli sarebbe più povera. Non solo economicamente.


15
Nov 17

Ma quali fake news, solo bufale campane!

Dal 2006 al 2016 l’export della mozzarella di bufala campana Dop è cresciuto di oltre il 100%, passando dal 15,6% al 32,1%. Nello stesso periodo la produzione di bufala campana è aumentata del 31%. E il 2017 si prefigura come l’anno del record assoluto, visto che nei primi otto mesi si è già registrato un ulteriore incremento del 7,5% di produzione rispetto al 2016. Sono proprio le esportazioni a trainare il comparto.

I nuovi dati sulla bufala campana, elaborati dal Consorzio di Tutela, arrivano all’indomani dell’analisi sull’export di Coldiretti, che assegna proprio alla mozzarella Dop una delle migliori performance, in particolare in Francia.

Secondo Coldiretti, mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come in questo 2017, che ha fatto segnare un aumento del 7% in quantità rispetto allo scorso anno, cifra che ha portato all’84% l’incremento delle spedizioni nel corso dell’ultimo decennio, vincendo la sfida con i formaggi francesi.

La mozzarella di bufala campana Dop fa ancora meglio, raddoppiando il suo export tra il 2006 e il 2016. In valore assoluto il dato è ancora più significativo: si è passati infatti dalle 5.280 tonnellate esportate nel 2006 alle 14.190 del 2016, il che vuol dire +168,7%. La Francia resta il primo Paese di destinazione (il 27,63% delle mozzarelle all’estero finisce Oltralpe), seguita a ruota da Germania (23,6%) e Regno Unito (13%). Il Giappone (3,17%) e l’Europa dell’Est fanno segnare il trend migliore, con in testa Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria (1,39% nei tre Paesi).

Si registra tuttavia una forte richiesta da parte di Paesi lontani che non riesce appieno a essere soddisfatta. I mercati oltreoceano riconoscono un valore aggiunto di natura economica alla bufala campana, che non si è ancora tradotto in ricchezza del comparto, a causa dei costi elevatissimi della logistica.

“I numeri testimoniano che nel mondo c’è tanta voglia di mozzarella di bufala campana Dop e noi ne siamo orgogliosi”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo, e aggiunge: “Sono cifre che indicano un potenziale altissimo e ci spingono a impegnarci ancora di più per competere sui mercati globali. Dobbiamo vincere la sfida della logistica, che oggi assorbe valori economici che potrebbero invece essere a vantaggio dell’intera filiera. Lo possiamo con le nuove tecnologie, grazie alle quali puntiamo a cambiare le modalità di trasporto e di conservazione del prodotto, per dare valore aggiunto alla filiera”.

Intanto il prossimo 20 novembre il Consorzio di Tutela mozzarella di bufala campana volerà in Sudafrica e sarà a Cape Town per partecipare al workshop su “Protezione e promozione dei prodotti a Indicazione geografica”, promosso dall’Ambasciata d’Italia a Pretoria, in sinergia con i ministeri dell’Economia e del Turismo sudafricani e l’Unione Europea. Si discuterà con esperti internazionali delle strategie di sviluppo e promozione di Dop e Igp: L’obiettivo dell’iniziativa è far comprendere l’importanza di acquistare prodotti europei a marchio Dop e Igp rispetto a quelli generici. Legame con il territorio di origine, tradizione, sicurezza e tracciabilità rappresentano la marcia in più sul mercato internazionale. Così si punta ad aumentare in Sudafrica il consumo di bufala campana, che già è presente in alcune grandi realtà del Paese.