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10
Dic 17

Le bugie sui quotidiani, le verità sui siti di fantascienza

Si, proprio così. Nell’era della fake news, quella dei giornaloni ufficiali che si affannano a ricordarci che sono loro a raccontarci la verità, quei giornaloni che ci abboffano ‘e cafè e qualche volta intascano pure i finanziamenti pubblici, la verità la trovate sui siti di fantascienza e le bufale sui quotidiani dell’Italia borghese.

Tutto inizia, 3 giorni fa, con una notizia che, nelle intenzioni degli estensori degli articoli, non merita neanche di essere verificata: lo scrittore americano Sterling (che fino a qualche giorno fa manco sapevate chi fosse) dichiara, secondo alcuni quotidiani napoletani o nazionali (per il tramite delle loro succursali campane) che sarebbe stato rapinato a Napoli, in Piazza Garibaldi.

E che c’è da verifcare? Sarà sicuramente tutto vero. Nel giorno dei nuovi episodi di Gomorra è una manna dal cielo: sarà stata la banda si sangueblù che era andata a trovare Ciruzzo di Marzio, l’immortale, non teneva un cazzo da fare e ha rapinato il povero Sterling tra cumuli di monnezza.

Fiumi di editoriali sul degrado napoletano, Napoli come il Texas. Sul solito LIbero (sic!!) , in risposta ad una lettera di un lettore puteolano Carioti scrive:

Nelle stesse ore in cui la piazza napoletana insorgeva contro il nostro titolo, uno dei miei scrittori preferiti, l’americano Bruce Sterling, autore di fantascienza tra i più noti, è stato derubato nei pressi della Stazione Garibaldi. Ladri armati hanno preso a lui e alla moglie soldi, carte di credito e passaporti. Si è comportato da signore, senza dubbio meglio di come avrei fatto io. «Mi trovo a mio agio qui a Napoli, sono originario del Texas e sono abituato alle gang per strada», ha detto con un mezzo sorriso. Di episodi simili sono regolarmente vittime gli stessi giocatori della squadra di De Laurentiis (è toccato anche ad Insigne e Hamsik) e altri personaggi famosi, nonché normali turisti provenienti da ogni parte del pianeta (leggo ogni giorno le cronache locali, le trovo più interessanti di quelle dei quotidiani nazionali). Fossi napoletano mi scandalizzerei per simili vicende, che degradano l’immagine della città nel mondo, eppure la rapina ai danni di Sterling non ha suscitato un centesimo dell’indignazione scatenata dal titolo di Libero.

Peccato che quella rapina non ci sia mai stata e Libero finisce per rimanere invischiato  nella melma delle fake news.

La verità viene ristabilita da un sito di Fantascienza:

Ed infatti sul profilo pubblico della moglie di Sterling c’è un bel cazziatone con tanto di paraparà figuremmè per la stampa italiana intrisa di pregiudizio (se ne accorge pure la Tesanovic che rivela, tra l’altro, di essere stata rapinata anche a Torino) nei confronti di Napoli:

L’unico quotidiano nazionale che ha sentito il dovere di raccontare la realtà, sgamando la fake news, è stato il genovese Secolo XIX che nella serata di ieri sera racconta la genesi della bufala texana.

Certo, sempre meglio di un noto sito acchiappa click made in Naples che, invece, nelle stesse ore, modificava il contenuto dell’articolo scritto due giorni prima, senza neanche avere il buon gusto di scusarsi con i lettori.

Ma tant’è, ci provocate orchiti acute con la storia che saremmo vittimisti, mentre confezionate fake news per abbandonarvi al caustico gioco del chiagneffotti italiano. Così come quando, non più tardi di sei mesi fa, avevate abboccato alla leggenda metropolitana dei gatti usati come inneschi incendiari sul Vesuvio. Anche allora, tutto falso, smentiti direttamente dai Vigili del Fuoco.

AGGIORNAMENTO :

La signora Sterling, nel frattempo, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook, l’immagine della copia della denuncia dello “scippo” subito, forse un borseggio e comunque non una rapina a mano armata, chiudendo definitivamente la “cronaca”:

Giusto per completezza dell’informazione, la notizia è finita anche sui due maggiori siti di debunking (cercatori di bufale) italiani:

 


09
Dic 17

La pizza, l’Unesco e il complotto massonico

Era il 1986. A Rotterdam, in viaggio con mamma e papà, ad una trattoria tipica olandese, da bambino provincialotto, scelsi senza ombra di dubbio dal menù: una pizza.

“Ma si strunz?” cercò di dissuadermi il genitore, seguendo i dettami della pedagogia montessoriana. Solo dopo compresi in quale guaio mi fossi cacciato, quando il cameriere taciturno si presentò con un oggetto non identificato, di forma più o meno sferica, color giallo cacca  con una specie di ragù liquido sopra.

Capii, allora, una delle leggi fondamentali della vita: la pizza non è arte di tutti (e nemmeno di Salvini che quando si decise a voler recuperare il voto dei napoletani terroni, iniziò a fare pizze da pigliarlo a schiaffi, mattè vuoi che muoro?? )

Se il giorno prima facevi l’idraulico a Timisoara o il riggiularo a Cracovia non ti puoi improvvisare “pizzaiuolo”.

Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico”durante il processo di produzione della pizza”.

Così l’UNESCO ha consacrato l’arte sublime del ” pizzaiuolo” (sigillandone il nome, e quindi l’origine e l’identità, nella sua lingua madre: il napoletano). L’arte della pizza è condivisione, buona alimentazione (mangiare la pizza una volta alla settimana riduce il rischio di cancro allo stomaco), cultura identitaria ed enogastronomica.

E allora ci sta pure che per i “pizzaioli gourmet” la dichiarazione dell’UNESCO sia una boiata pazzesca (la pizza gourmet è ontologicamente sbagliata, mi disse un giorno Don Salvatore della trattoria “Vecchia Napoli” a Montesanto dove con 1000 lire, oggi 1 €, ti consegna 500 grammi di pizza a portafoglio ‘nzevata nella carta del pane che sostituisce bene pure un servizio completo da Natasha, altro che droga).

Ma pure una vasta schiera di complottistii meridionali e sofisticati radical chic  hanno storto il naso.

La cosa più divertente che ho letto è che questa dichiarazione dell’UNESCO sarebbe un complotto della Massoneria internazionale, che così vorrebbe riappropriarsi della pizza, ignorando del tutto le motivazioni di cui sopra, che rendono non la pizza ma il pizzaiuolo (e la sua arte) patrimonio dell’umanità (quindi o le multinazionali del food s’accattan ,acquistano. a tutti i pizzaiuoli del centro storico, o la vostra teoria è na’ strunzat)

Ma poi voi ve l’ immaginate l’Internazionale massonica a New York?

” Colleghi massoni, primo punto all’ordine del giorno, pigliammece ‘a pizza accussi fottiamo quei pescialbrodo dei napoletani. Favorevoli? I massoni uniti approvano! Due margherite e na’ pizza fritta al tavolo 6.”

E che pizza! Magnatavell, mangiatevela un’ emozione!

Ci avete ammorbato con questa prosopopea sofisticata contro pizza, friariello e mandolino.
Fatevene una ragione: enogastronomia e turismo sono settori trainanti del pil meridionale (+7,1% enogastronomia secondo dati Coldiretti nel 2017).

Vi stanno sul cazzo pizza e mandolino? Trasferitevi ad Oslo o a Cracovia, perché senza Margherita e putipú, Napoli sarebbe più povera. Non solo economicamente.


02
Ott 17

“Papà ma che vuol dire referendum alla napoletana”?

La domenica sera è una “mazzata in fronte” perché tra le altre cose, chi ha figli, sa che si torna studenti e bisogna costringere i bambini a “finire i compiti.”

Io, ieri sera, siccome non riuscivo a staccare mio figlio dall’ennesima riproposizione del film di quel gattone di Doraemon che deve salvare il regno di un cane parlante, ho deciso di cambiare canale e spostarmi sulla maratona Mentana, devastante per le velleità di qualsiasi ragazzino iperattivo (che poi, cane parlante per cane parlante, invece del gatto spaziale ma non è meglio Brian Griffin? Vabbè, questa è un’altra storia).

Insomma è stato l’unico modo per schiodare mio figlio dal divano e fargli riempire la paginetta di “the pen is on the table”.

Al ventesimo, più o meno, nel mentre mi appropinquavo all’abbiocco, mio figlio, che non è napoletano, ha alzato la testa e mi ha chiesto “Babbo che cos’è un referendum un po’ napoletano? Tu sei napoletano dovresti saperlo”.

“Che??!?! ”

“E che ne so così ha detto quel signore nella televisione che ha gli occhiali come Nobita, l’amico di Doraemon”.

“Un referendum un po’ napoletano?

Un referendum un po’ napoletano è una battaglia dove la gente preferisce farsi riempire di mazzate dalla polizia pur di poter dire quello che pensa liberamente. Pur di affermare un ideale in cui crede.

Quel signore lo sa bene, ha studiato, è un grande giornalista e si ricorda di quando Napoli, non molto tempo fa, si è ribellata a un’ invasione straniera, senza l’aiuto di nessuno.

I napoletani, pure con scope e bastoni, sono scesi in strada e hanno cacciato a calci nel sedere dei soldati che la occupavano e imponevano agli abitanti cosa fare e non fare. I napoletani si sono presi le mazzate, pure qualche proiettile, a qualcuno se lo sono portati via in treno e non è più tornato,  ma alla fine sono ritornati liberi. Forse, ma pure questa è un’altra storia.”

Mi ha sorriso, ha abbassato la testa e ha continuato a scrivere che “la penna sta sul tavolo”, mentre ricordavo di quando ero bambino io e sul canale 7 ( mio padre ci aveva sintonizzato Telecapri) la domenica,  c’era il film di “Mazinga contro Devilman”, Mentana aveva i boccoli nerissimi e si limitava a condurre il Tg1, e non eravamo costretti a dover chiedere spiegazioni a nessuno sulle ipocrisie ed i pregiudizi del mondo. Compresi quelli dei giornalisti radical chic.


07
Set 17

L’allarme di Save the Children: al Sud mancano mense per le scuole

Io non mi stupisco, considerati gli investimenti riservati al “Mezzogiorno”. Sostantivo che evoca pranzo e piatto a tavola, ma non per i piccoli studenti meridionali dove mancano mense scolastiche e, soprattutto aumenta la dispersione scolastica.

E poco importa se il 26 aprile 2016, l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dichiarato, in pieno orgasmo da campagna elettorale, che le scuole napoletane sarebbero rimaste aperte addirittura anche d’estate! Ovviamente non se ne è fatto nulla ed il progetto è stato rimandato di un ulteriore anno. Nulla di nuovo sotto il sole del meridione, dove a scuola non si riesce a mettere neanche il piatto a tavola (sic!)

A certificare questo stato di disinteresse totale da parte dello Stato, nella mancanza di misure di investimento per le scuole del Sud è Save The Children nel suo ultimo report “(Non) Tutti a Mensa”, dove conferma la stretta correlazione tra dispersione scolastica, mancanza di mense e mancata attuazione del tempo pieno.

Ovvero ragazzi che, nelle realtà più degradate delle nostre periferie, diventano preda della richiesta di manovalanza da parte della criminalità organizzata.

Gli alunni in Italia iscritti alle primarie delle scuole statali per l’a.s. 2016/2017 secondo i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR)71 sono 2.572.969, divisi in 131.372 classi, aloro volta inserite in 15.088 sedi scolastiche statali.
Tra questi milioni di bambini poco meno della metà non possono accedere alla mensa scolastica, non avendo dunque la possibilità di usufruire di tutti i benefici che essa comporta in termini nutrizionaliquanto educativi. Per comprendere la vastità del
problema della mancanza di accesso al servizio, basti pensare che nell’anno scolastico 2015/2016 solo il 52% circa degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado ha avuto accesso alla mensa. A ben vedere questi dati risultano più che preoccupanti, soprattutto se affiancati al dato sulla dispersione scolastica, che proprio nei territori
dove il tempo pieno e la mensa sono carenti, è più diffusa. Come dimostrato anche nei precedenti monitoraggi, permane una forte correlazione tra i
fenomeni.

Nella tabella di seguito riportata si analizza il dato aggiornato degli early school leavers72 in relazione ai dati forniti dal MIUR73 relativi alla % di alunni frequentanti le scuole primarie che non accedono alla mensa scolastica e la % di classi prive di tempo pieno. Come si può vedere dalla tabella, la differenza tra il Sud e Nord è molto ampia, così come le alte percentuali di mancato accesso al servizio mensa in tutta Italia
vengono di fatto confermate. Si va da un’altissima percentuale di alunni che non usufruiscono della mensa in Sicilia (80,04%), Puglia (73,10%), Molise
(69,34%), Campania (64,58%) e Calabria (63,11%) a percentuali sotto il 30% per le regioni Piemonte (28,85%) e Liguria (29,86%). Rispetto alle variazioni percentuali, oltre a un leggero aumento per la Valle d’Aosta (+2,93%), le altre regioni, seppur con piccole
variazioni, rimangono stabili nella classifica. Questi dati confermano dunque la gravità della mancanza di un’offerta congrua del servizio mensa in tutte le regioni italiane e in misura ancora maggiore nel Mezzogiorno, dove insistono le prime
cinque regioni che hanno un’offerta più scarsa di tempo pieno, e si confermano le stesse in cui il servizio mensa è disponibile solo per una fascia percentuale di alunni che va dal 20% al 37% circa. Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al
50% degli alunni in ben 8 regioni italiane, è davvero allarmante: più di 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa. 

La situazione migliorerà per il prossimo anno? Assolutamente no, visto che il criterio di ripartizione di fondi e risorse tra i comuni, si basa sulla “spesa storica”. Ovvero rispetto al fabbisogno degli anni precedenti. In parole povere se non c’erano mense due anni fa, non v’era esigenza vi fossero e quindi non ci saranno neppure in futuro.

La richiesta ai comuni, secondo quanto riporta Marco Esposito su Il Mattino sarebbe stata fatta attraverso un questionario:

Del resto, qualche giorno fa, col principio era d’accordo anche un esponente dell’ Anci, ovvero l’associazione dei comuni italiani (?!?!?!): se Reggio Calabria ha meno asili è giusto che abbia meno fondi.

Come a dire che se una macchina ha solo 3 ruote è inutile investire nel comprare una quarta, in fondo ne ha già abbastanza, perché spendere soldi per un’altra?!?!

Tra l’altro la richiesta di Save The Children al Governo è proprio quella di trasformare il servizio mensa in servizio pubblico essenziale.

Fateci un piacere, per combattere la camorra meno esercito e più scuole aperte. Pure 24 ore!!


12
Ago 17

Tutto a posto, una medaglia e una stretta di mano certificano che a Napoli “è bellissmo”

Diciamo la verità, il masterpiece giornalistico della settimana agostana è stato una lettera in cui si riconosceva la non bestialità dei napoletani e la bellezza di Partenope. ‘O sole, ‘ o mar, e quant’è bella Napoli, benvenuti al Sud, ‘a pizza, ‘o mandulino, la zizzona di Battipaglia, uè uè.
 
E a dirlo è stata una ragazza trevigiana. Bene, bello. La lettera diventa virale, la pubblicano pure il corriere del Mezzogiorno, il Mattino e tutti i blog e i sitarielli presi dall’orgasmo del riconoscimento di civiltà.
 
Pure ‘o Sinnaco si è eccitato per la cosa e ha regalato le medaglia della città di Napoli alla ragazza. A quel punto l’avrei data pure al salumiere Ciro Scarciello, che forse se la meritava pure lui e a tutti gli imprenditori che denunciano il pizzo.
E l’avrei data anche a tutti i ragazzi che alle 15 dei giorni festivi si imbarcano sugli autobus da Piazza Garibaldi con i borsoni del calcetto (che pure serve per trovare lavoro) carichi di mozzarella e lacrime, costretti ad emigrare. I primi ambasciatori di Napoli nel mondo.
Intendiamoci, fin quando il feedback resta nell’alveo della espressione intima e personale va benissimo. Ma quando assume tinte istituzionali può diventare grottesco, perché finisce per dare l’impressione di voler premiare la narrazione oleografica e compiacente.
 
Una medaglia, appunto. Un po’ come se Martin Luther King avesse dato una medaglia a una ragazza dell’Alabama che avesse scritto che i “negri” non sono poi così selvaggi come sembrano. E che nelle piantagioni di cotone per qualche mese si può pure vivere bene, perché l’aria è pura e si sta a contatto con la natura.
 
Nel frattempo, a Napoli, continuiamo a pagare l’RC auto più cara d’Italia e il costo del denaro è più alto che a Treviso. Ma a chi lo denuncia da anni non viene data alcuna medaglia.
E allora, visto che pure Michael Jackson è morto,
“Caro Bob Dylan

Tu che canti in casa Reagan
Quando c’è Gromiko oppure Gorbaciov
I soldi di quattro teste nucleari, falli mandare qui for Italy

Appena puoi mandaci i danari
Perché senza danari son cazzi amari
E allora tu mandaci i danari
Anche i tuoi personali e di Diana Ross”

(agli Squallor avrei dato il Nobel, altro che una medaglia)

‘O sole, ‘o mare…

18
Lug 17

” Scusa Ameri, scusa Ameri ” e quel calcio al razzismo antinapoletano

Il 18 luglio di 14 anni fa, moriva Sandro Ciotti. Per quelli della mia generazione con la fissa del giornalismo sportivo, era un modello. Garbato, competente, intelligente. Non uno di quegli strilloni, accattoni di notizie e click che sporcano l’informazione delle nuove generazioni.
Quando il Napoli vinse lo scudetto, disse una delle cose più intelligenti mai pronunciate nel corso di una trasmissione sportiva. Una dichiarazione di antirazzismo meridionale che, purtroppo, rimase isolata:
“Vorremmo che tra i molti effetti che questo titolo italiano conquistato dal Napoli sicuramente determinerà, se ne verificasse uno particolarmente simpatico. E cioè che il termine terrone, che noi tutti usiamo molto colpevolmente e senza arrossire dandogli un significato sminuente, diventasse invece, così, indossasse un vestito nuovo. E significasse a partire da oggi gente innamorata della propria terra, gente capace di venire da New York per applaudire un’impresa sportiva”

Altri tempi. Altro calcio. Altra sensibilità.


24
Giu 17

Pierluigi, arbereshe e calabrese stregato da Napoli

Pierluigi l’ho conosciuto a Roma, per caso. Se non fosse stato per lui, non mi sarei mai interessato ai temi del meridionalismo.

Terrone calabrese, non solo, arbereshe (comunità albanesi giunte in Italia per sfuggire alle persecuzioni dell’impero ottomano) ed ebreo, Pier mi ripeteva sempre che la sua capitale era Napoli, memore di una comune nazionalità preunitaria e la comune appartenenza ad una minoranza da sempre perseguitata.

Pierluigi, tiene l’arteteca (una certa insofferenza più vicina alla saudade sudamericana), e per placarla non sta mai fisso in un luogo soltanto, confidando nel sollievo che solo il viaggio può offrire (una volta è stato anche immortalato dalla macchina di un fotografo famoso).

Era più o meno Natale, quando era a Londra e riempiva la sua (e mia e di tutti i suoi amici) bacheca Facebook di post veramente tristi (abboffando anche un po’ la guallera). Allora gli dissi: ” Pierluì, ‘o frat, senti a me, vattene un paio di mesi a Napoli, è terapeutico”.

Da qualche settimana si è trasferito in un vascio del centro storico di Partenope ed ogni giorno racconta, con gli occhi del turista, l’insostenibile leggerezza, carica di follia, della quotidianità napoletana.

Quello che ha scritto ieri volevo condividerlo:

Mi ha sorpreso lo sguardo, gli occhi sgranati della mia cara compagna Isabella, venuta a trovarmi ieri sera per la presentazione del suo libro lunedi. Isabella, non e’ un’educanda vissuta nei collegi svizzeri e le cui uscite erano i balli delle debuttanti a Vienna. Tutt’altro. E’ una che nei 6 vissuti in Sud America ha insegnato ai guerriglieri nelle carceri, conosciuto personaggi incredibili. Eppure anche lei e’ stata colpita dal fascino di Napoli.
Ieri, subito dopo che e’ arrivata, doveva trovare un parcheggio per la sua auto. Gilda, si e’ data da fare, anzi ha preso e guidato la sua macchina e con lei sono andate a trovare parcheggio.
Piu tardi siamo andati in una pizzeria ‘mponde a Maddalena. Ed e’ li che ha potuto vedere la vera Napoli. Mentre a me, ormai dopo 3 settimane e’ diventata la realta’, capisco che per uno che proviene da un altro posto o dal profondo nord, puo’ essere destabilizzante. I camerieri, alcuni slavi, parlavano e si esprimevano solo in Napoletano. Fino a quando all’improvviso siamo stati accerchiati da un gruppo di Senegalesi con il costume tipico e i visi truccati con i tamburi. Cantavano canzoni tipiche dell’Africa finendo con Mama Africa, Mama Senegal, Mama Napoli. (Saltando l’Italia). Poi cantano l’inno dei tifosi napoletani con alcuni di loro che interrompevano con HIGUAIN SI NA LOTA e per finire con O ‘Sarracino di Carosone ed e’ li che tutti hanno iniziato a ballare. Quando chiedevano i soldi tra i tavoli era, ovviamente, in Napoletano stretto. Roba che se fosse stato presente salvini sarebbe morto d’infarto.
Andiamo poi a fare una passeggiata e notiamo un cumulo di cartoni, ben riposti, al centro di una piazzetta. Al ritorno vi erano 2 camion e molti netturbini che li stavano rimuovendo. Rassicuro Isabella con un: Isa qui non siamo a Roma, siamo a Napoli.
Oggi andremo al gaypride…spero che regga…lo shock..


05
Giu 17

Limes: Napoli non è più Italia, il Nord ha licenziato il Sud

Su questo blog lo vado scrivendo da ormai 5 anni, venendo tacciato immeritatamente e senza alcuna ragione di neoborbonismo. Ed invece ecco che la rivista italiana di geopolitica per eccellenza, Limes, per bocca di Isaia Sales, prende una posizione chiara e netta su una realtà di fatto: Napoli non è più Italia per esplicita volontà politica di una parte del Paese.

La capitale del Mezzogiorno è stata diffamata e abbandonata dai poteri italiani. Un burrone geopolitico e culturale taglia la penisola. Il divario economico è tornato al 1965. Ma nell’immaginario globale questa città incarna l’italianità.

alla domanda su chi comanda a Napoli, bisogna partire da una premessa semplice: quanto Napoli e il Sud contano negli equilibri della politica nazionale? Le due cose sono strettamente legate e interdipendenti. Si è consumato da tempo un distacco, quasi un divorzio tra la classe dirigente nazionale e la città più importante del Sud dell’Italia. Le relazioni tra Napoli e i vertici del sistema politico e di governo della nazione sono caratterizzati da una lunga, algida indifferenza intervallata da brevi scoppi di attenzione, particolarmente quando si verifica qualche episodio criminale che impressiona l’opinione pubblica nazionale. Per cui chi comanda a Napoli e nel Sud non comanda nella politica nazionale, non vi ha più un ruolo centrale, come è avvenuto dal secondo dopoguerra in poi fino al ventennio di Antonio Bassolino. È un potere locale senza proiezione e influenza nazionale. Un potere dimezzato.La cultura politica ed economica del paese è oggi senza dubbi e senza imbarazzi pienamente ameridionale. Il fatto che l’obiettivo della «separazione» sia scomparso dal linguaggio politico della Lega di Salvini può semplicemente dire che la missione è stata compiuta senza scontri, tensioni e modifiche istituzionali. Si può essere separati senza ratifica giuridica, vivere nello stesso paese ed essere estranei. Oggi il Sud e la sua capitale sono estranei alla nazione. Dispiace, ma bisogna prenderne atto.(fonte: Limes)

Tutto ciò è stato fatto scientemente, inducendo anno dopo anno, i cittadini del Sud, a immaginarmi non meritevoli di appartenere all’altra parte del Paese. Figli di un Dio minore che si è fermato al Garigliano e non è andato oltre.


25
Mag 17

Quella leggenda metropolitana che alimenta pregiudizi

Nell’immaginario collettivo nazional popolare, molto spesso, per addurre ragioni e motivazioni alla presunta indolenza, furbizia e propensione all’illegalità dei napoletani, viene riproposto l’esempio della maglietta con la cintura di sicurezza disegnata sopra, per ingannare chi ne dovrebbe far rispettare la prescrizione.

Una creazione che, all’indomani dell’introduzione dell’obbligo delle cinture di sicurezza in Italia, secondo la vulgata, sarebbe servita per evitare il “fastidioso” accessorio.

In pochi sanno invece che, quella creazione, successivamente effettivamente realizzata semplicemente come oggetto di culto da vendere online, è nient’altro che una leggenda metropolitana. Mai esistita.

Il frutto di un esperimento di ingegneria sociale. Lo spiegò qualche tempo dopo Claudio Ciravolo, psichiatra ed artefice della bufala:

 

La storia delle magliette con una cintura disegnata sopra, che i napoletani avrebbero inventato per ingannare il vigile, è la prima leggenda metropolitana nata in laboratorio; un esperimento del primo legendmaker della storia della comunicazione che non solo ha permesso di studiare i meccanismi di diffusione e la velocità di propagazione a breve e lungo termine, ma anche di convalidare l’ipotesi di leggende realizzate da abili comunicatori (al sevizio di aziende) a scopi vantaggiosi o per arrecare danno ai concorrenti. E’ stato inoltre molto utile nella comprensione delle dinamiche della smentita. Benché la notizia che si trattasse di una storia falsa abbia occupato grandi spazi su tutti i media del mondo, è ancora oggi, una delle leggende più raccontate.Perfino sulle pagine de L’Espresso in un articolo di un grande giornalista e scrittore come Giorgio Bocca viene (gennaio 2008) considerata un storia vera.

Questa stessa leggenda, a distanza di 10 anni, ha permesso una nuova e importante conquista: la dimostrazione che è possibile utilzzarla in una efficace comunicazione sociale. Il suo inventore, Claudio Ciaravolo insieme con Olympia Pratesi l’ha impiegata come testimonial nella campagna per le cinture di sicurezza che ha realizzato in Italia per il Ministero Lavori Pubblici nel febbraio 99. Dopo anni di campagne in molti paesi del mondo, sulle tecniche più idonee a promuovere l’uso delle cinture di sicurezza esistono ormai moltissimi studi.


18
Mag 17

Napoli, 27 maggio: giornata mondiale del gioco

 

GIORNATA MONDIALE DEL GIOCO
Sabato 27 maggio 2017, ore 10.00 – 14.00
NAPOLI, VILLA COMUNALE – LATO PIAZZA VITTORIA

Sabato 27 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale del Gioco. Promossa dall’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli – Servizi Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con la Ludoteca del Comune di Napoli e la Cooperativa Sociale Progetto Uomo, l’iniziativa trasformerà la Villa Comunale in un grande spazio ludico organizzato nelle nove aree tematiche Spazio Urbano, Scienza, Strada, Sana Alimentazione, Corpo, Arte, Mente, Sentimenti, Musica. L’evento rientra nell’ambito del programma Una Città per Giocare, un progetto di interventi condotti nelle dieci municipalità della città di Napoli, che verrà presentato durante la conferenza stampa di lunedì 22 maggio, alle ore 11.00 presso la Sala Giunta del Comune di Napoli e proseguirà con un fitto calendario di appuntamenti, fino al 30 giugno.
Una Città per Giocare è l’iniziativa portata avanti nelle dieci Municipalità di Napoli dall’Assessorato al Welfare in collaborazione insieme con la Ludoteca Comunale e la Cooperativa Sociale Progetto Uomo, che nel 2013 ha inaugurato Melagioco, il primo centro di cultura ludica in Regione Campania. L’intento è accrescere la diffusione di questa cultura e creare luoghi e momenti di aggregazione, partecipazione e cittadinanza attiva per adulti e bambini, perché per costruire una città amica dei più piccoli, è indispensabile che anche i grandi riscoprano il valore del gioco quale elemento sociale, di dialogo fra le generazioni e di recupero dei territori. Il progetto, che prevede interventi livello locale con la creazione di spazi e aree attrezzate per il gioco, avrà come vetrina un grande evento, organizzato a partire dalle ore 10.00 in Villa Comunale (lato Piazza Vittoria), in occasione della Giornata Mondiale del Gioco di sabato 27 maggio, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 su iniziativa di Freda Kim, presidentessa dell’Intenational Toy Library Association (ITLA), per affermare il Diritti al Gioco sancito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza. Una città per giocare, rappresenta è un progetto per i territori e tutte le realtà che vi operano. L’Obiettivo generale è dare un contributo allo sviluppo sostenibile di Napoli, in linea con le indicazioni dell’Agenda 21. Nelle nostre città, lo spazio ludico è stato circoscritto ad aree recintate, che creano una forte separazione fra le generazioni. La totale negazione ai bambini del contatto con la natura, o della possibilità di costruirsi il proprio spazio-tempo, inibisce la creatività. Gli Obiettivi specifici sono riqualificare un numero consistente di spazi-gioco e luoghi di incontro fra coetanei, promuovendo il concetto di vivibilità della città attraverso il gioco, riscoprire il proprio quartiere, favorire la nascita di reti formali e informali di promozione di percorsi di formazione-informazioni

Programma interventi una città per giocare

Venerdì 19 maggio 2017, ore 16.00-20.00 – Rimettiamo in forma il Parco Anaconda. Via Montagna Spaccata

Giovedì 25 maggio 2017, ore 16.00-20.00 – Caccia ai tesori della Sanità. Piazza Sanità

Sabato 27 maggio 2017, ore 10.00-14.00 – Giornata Mondiale del Gioco. Villa Comunale (lato Piazza Vittoria)

Martedì 6 giugno 2017, ore 10.00-13.00 – Prendiamo Spazio! Scuola Montale. Via della Resistenza

Venerdì 9 giugno 2017, ore 16.00-20.00 – Sfidiamoci, Festaggiamoci. Parco Troisi, Via Due Giugno

Venerdì 16 giugno 2017, ore 11.00-15.00 – Scopriamo la città. Monte Echia

Sabato 17 giugno 2017, ore 16.00-20.00 – Giochiamo nel verde. Parco Totò

Sabato 24 giugno 2017, ore 16.00-20.00 – Giochiamoci la strada. Case nuove, quartiere Mercato

Venerdì 30 giugno, ore 11.00-15.00 – Ri-Belliamoci. Vico Censi