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27
Ott 17

In principio era un pezzo di terra che nessuno voleva più coltivare

Vi siete mai chiesti come ha avuto inizio quella che chiamano “Terra dei Fuochi”?

Ho ascendenze familiari in quella che una volta, prima di 154 anni fa, prendeva il nome di “Terra di Lavoro”, per l’altissimo grado di fertilità, riconosciuto sin dai tempi antichi. Era, quell’area, la Campania Felix.

Intendiamoci in partenza, non ho la benché minima pretesa di elevare l’esperienza personale ad esperienza generale, né di cadere nel tranello intellettuale del “è tutto inquinato” (quelle aree, ad oggi, sono tra le più monitorate d’Europa). Quello che sto per scrivervi l’ho ascoltato nei racconti di parenti, intorno al tavolo della domenica, quando ci si spostava per non lasciar morire le esperienze di famiglia patriarcale che, soprattutto in campagna, riuniva generazioni diverse e lontane, nel comune cognome o nell’identità del “patriarca”. E badate che quanto è avvenuto in Campania, con le medesime modalità, ha avuto luogo anche in altre aree del Paese.

Tutto è cominciato quando la libera circolazione delle merci tra i paesi europei è iniziata a diventare una realtà sempre più consistente e, grazie anche a scelte politiche scellerate, l’arrivo di prodotti agricoli a basso costo ha lentamente preso il posto dei prodotti autoctoni tra gli scaffali dei supermercati e dei mercati. La moda del chilometro zero era ancora lontanissima da venire

In parole più semplici: la produzione ortofrutticola è iniziata a diventare sempre meno profittevole. I più saggi e lungimiranti decisero di unirsi in cooperative e consorzi (in qualche caso la Coldiretti giocò un ruolo fondamentale), i coltivatori diretti più anziani invece, quelli con i figli che “avevano studiato” e che quindi esercitavano una libera professione o avevano un “posto fisso” o erano emigrati, si trovavano sempre di più in difficoltà. Continuare o arrendersi?

Ora considerate che nei piccoli centri, dove tutti si conoscono, le voci girano veloci quanto le raffiche di vento. È in questi momenti che ti suona alla porta “l’amico di famiglia” accompagnato da qualche personaggio che ha una certa influenza in paese e, oggi, ti proporrebbe di utilizzare il campo per distese di pannelli solari (avete visto che spuntano come funghi?) o per impiantare qualche ripetitore di telefonia mobile.

Ma 20 o 30 anni fa o ti concedevano un prestito che non riuscivi mai ad onorare fino in fondo per ovvie ragioni (fino alla cessione del fondo), oppure ti proponevano semplicemente di vendere o dare in affitto l’appezzamento di terra che per i vecchi contadini, morsi come dicevo, dalla fatica, da un futuro in cui nessuno avrebbe più proseguito l’attività, dai mercati che cambiavano, erano diventati un problema e non più una risorsa.

Secondo voi quando a costoro che, se fortunati si erano fermati alla quinta elementare, gli presentavano la “proposta”, gli dicevano, forse, che il terreno (eventualmente) ceduto sarebbe servito per lo smaltimento illegale di rifiuti? No. Se proprio erano loquaci, dicevano che avrebbero costruito qualche piccolo complesso edilizio. E a tanti importava poco, perché le spalle non riuscivano più a sopportate il peso di un mondo che cambiava. Coi soldi della compravendita, prendevano casa altrove, magari vicino ai figli che avevano lasciato il natìo borgo selvaggio e la storia finiva lì.

Anche così, non solo ben inteso, è iniziata la Terra dei Fuochi, con la crisi dell’agricoltura e lo smantellamento delle prime sentinelle del territorio, i contadini e gli allevatori. In tanti hanno resistito, arrendendosi, col tempo, solo dinanzi all’evidenza di un territorio (e dei frutti) che si ammalava con le scorie dell’industria pesante e della politica che, nel frattempo, gli aveva piazzato qualche centinaia di metri più in là,  qualche deposito di ecoballe, che di eco non aveva nulla e che col percolato inquinava falde e terreni.

Chi mi ha raccontato la storia, non ha ceduto alle pressioni e alle proposte che “non si possono rifiutare”. Perché nessuno lo ha fatto intorno a lui, permettendo all’area in cui si trovano di restare immacolata. Un’area che, oggi è tra le più controllate d’Europa. Si sono uniti in una cooperativa e continuano a vendere frutta. E non è vero che non si trovano operai giovani del posto che vogliano lavorare la terra. Ce ne sono, non tanti, ma ce ne sono. Insieme a slavi ed indiani che poi mettono su famiglia. In mezzo ai campi? Si parla napoletano ovviamente.


11
Lug 17

Finito il clamore, la Terra dei Fuochi continua a bruciare

Quando esprimevo perplessità sull’arrivo dell’esercito nella Terra dei Fuochi per fungere da deterrente ai roghi, ricevevo commenti piccati di chi era certo la situazione sarebbe cambiata.

Non è cambiato invece nulla. I roghi continuano, eccome.

Monitorati, per quanto possibile dalla rete dei cittadini che ancora si chiedano come sia possibile, nonostante droni, esercito e telecamere.

La domanda è: chi continua a gestire il traffico di materiale speciale che viene smaltito in Campania? Perché non si riesce a smantellare la rete di addetti alla combustione di questi materiali? Le aziende della telefonata di cui all’intercettazione qui sotto (che risale al 2000), che spedivano pneumatici e gomme in Campania, hanno pagato per quello che hanno commesso?


27
Mag 17

“La terra dei Fuochi? Solo superstizione, come il sangue di San gennaro”

Da Identità Insorgenti:

“La cultura della superstizione dietro la bufala (tutta napoletana) della Terra dei Fuochi. Dallo “scioglimento” del sangue di San Gennaro a quello della divisa dei forestali”. Si intola così il pezzo di tal Silvestro Gallipoli, su Il Foglio di ieri, che insulta migliaia di persone che si sono ammalate di cancro in questi anni nel triangolo maledetto e non solo. Un pezzo dove si sostiene che la terra dei fuochi è una fake news, una bufala, una bugia. Un pezzo che ha già suscitato reazioni, anche se non sparate, come quella del professor Antonio Giordano che ha già dato mandato ai suoi legali di querelare il tizio in questione. Che tutto è  fuorché un giornalista. Noi abbiamo chiesto invece una replica a qualcuno che ha combattuto la malattia, in questi anni. Lei si chiama Maura Messina e la sua malattia l’ha raccontata in un libro, “Diario di una kemionauta”. Affidare a lei una risposta ci sembrava il modo più vero, sano e giusto di rispondere al disinformato di turno. Che avrebbe certamente fatto miglior figura approfondendo la situazione. O, in caso contrario, tacendo. (L.P.)


 

Tre giorni fa le dichiarazioni del Governatore De Luca hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ad alcuni. Per un momento mi sono detta: forse mi sono sbagliata? Ieri arriva la conferma di tale bizzarra teoria, quando ho letto il pezzo de “Il foglio” sulla “bufala della terra dei fuochi”.

A questo punto ogni dubbio è stato spazzato via: qui ci si trova di fronte ad una palese mala fede.

La mala fede di chi mette in dubbio uno stato di fatto. Mi spiace darvi questa triste notizia: per chi non se ne fosse ancora accorto, purtroppo, la terra dei fuochi esiste e miete vittime innocenti.

Invito gli increduli a farsi una passeggiata dalle nostre parti, venite a respirare l’aria avvelenata sprigionata dai roghi tossici, a contare i morti, fate un giro negli ospedali e perderete il conto degli ammalati.

Qualche settimana fa ho scritto questo pensiero:

“Sto morendo in terra dei fuochi
Ogni giorno apro gli occhi felice di essere viva. Poi mi ricordo che se sono viva devo respirare, una banalità in effetti… Ma cosa sto respirando?
Respiro l’aria inquinata che lenta corrode pezzi del mio futuro.
Sto morendo, consapevole di star costruendo un futuro con la paura di non aver tempo per viverlo.
Sto morendo piano, ogni volta che vedo, leggo e conosco un pezzetto in più della verità sulla devastazione ambientale. Parlo del biocidio costruito a tavolino da tre attori infami: imprenditoria insana, Stato corrotto e malavita.
Mi sono resa conto che quando vedo un fiocco appeso alle porte, spero ardentemente che quella vita nasca e cresca sana.
E lo spero come se quel figlio fosse mio.
Sto morendo mentre vedo che in fondo non importa a nessuno… non importa che gli esseri umani stiano cadendo uno alla volta. Cadono sotto colpi invisibili, ma devastanti.
Muoio lentamente, consapevole.
Lotto per mantenere una parvenza di sanità mentale rinfrancata da un sorriso sincero figlio della certezza di “essere fortunata”, nonostante tutto.
Fortunata di aver ancora la possibilità di vivere… ma se sono viva devo respirare”.

Sono Maura Messina, 31 anni, napoletana e residente a Villaricca (provincia di Napoli) da molti anni.
Nel 2012 mi sono ammalata di linfoma, trattato con chemioterapia e radioterapia.
E anche per questo non tollero assolutamente che si metta in discussione l’esistenza della “terra dei fuochi”.
Esiste un problema gravissimo di inquinamento ambientale e non sono una di quelli che mettono la testa sotto la sabbia.
Per fortuna la sindrome dello “struzzo” ha colpito poche persone, ma sono molto preoccupata per l’informazione distorta che in questi giorni mira a stravolgere la realtà.
Non è possibile che si dimostri così tanta mancanza di umanità, perché solo una cosa del genere può spingere qualcuno a scrivere che la “terra dei fuochi è una bufala”.

Vorrei poter gridare a tutti che in realtà si tratta di una farsa, ma non è così.

Leggete i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità circa la salute infantile:«è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione», in particolare «si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni»(volume Mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale nei Comuni della Terra dei fuochi in Campania-2 gennaio 2016). Il documento fa riferimento alla situazione epidemiologica nei 55 comuni delle province di Napoli e Caserta definiti, appunto, dalla legge del giugno 2014 come “Terra dei fuochi”.

Riporto qui la dichiarazione dei “Medici per l’ambiente” (Isde) a seguito delle ultime affermazioni dal governatore De Luca. Isde dichiara «In questa regione nel decennio 1993-2012 le malattie oncologiche pediatriche sono cresciute a velocità doppia rispetto all’andamento del Paese».

In terra dei fuochi non ci si ammala a causa di errati stili di vita, la dimostrazione è data proprio dall’incidenza dei tumori nei bambini. Per logica è ovvio che ai bambini molto piccoli non si può imputare alcuno “stile di vita” scorretto.

Questi sono dati.
Questa è la realtà.
Qui si muore davvero.
Attenzione alle bufale, quelle vere.

Maura Messina


08
Nov 16

Terra dei Fuochi e quei terreni mai inquinati. Chi approfittò del clamore?

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Lo confesso, fui tra i primi ad appassionarmi in maniera compulsiva del contenuto delle denunce della buonanima del boss pentito, Schiavone, sull’inquinamento dell’agro identificato dai confini della Terra dei Fuochi.

Ne seguirono mesi (e qualche anno) di campagne deleterie e generalizzate per tutto il comparto agroalimentare campano, messo letteralmente in ginocchio da notizie sovente prive di fondamento. O interessate. I primi dubbi, sulla buona fede di certe informazioni, mi sorsero con le pubblicità dei colossi del cibo surgelato i quali, pubblicizzavano i propri prodotti, tenendo con solerzia a sottolineare che la provenienza non fosse campana, da una parte. Dall’altra in qualche caso, sorse il sospetto che finissero per comprare l’ortofrutta sottocosto dagli agricoltori disperati proprio dell’agro casertano. I dubbi si accentuarono quando il magistrato Donato Ceglie parlò di una campagna volta, dolosamente, ad affossare il settore dell’ortofrutta campano, per avvantaggiarsi di quote di mercato nazionali (intorno al 6/7 %), rese disponibili dalla crisi dall’assenza dell’agroalimentare  infettato dalla campagna mediatica indiscriminata, priva di prudenza, sulla Terra dei Fuochi.

Proprio in quel periodo, però, scoprii su Facebook, una task force, Pandora, diretta dalla dottoressa Paola Dama, che dati alla mano cercava di dimostrare che gran parte dei terreni sequestrati (con grave danno per il tessuto economico di “terra di lavoro”) avrebbe potuto essere in realtà non contaminata.

Oggi leggo il loro comunicato stampa inequivocabile: Dissequestro dei pozzi e delle relative colture a Caivano.

Era novembre 2013 quando a Caivano, con enorme clamore mediatico, furono sequestrati i primi 13 pozzi agricoli assieme ai 43 ettari di pregiate colture orticole che quei pozzi provvedevano a irrigare. L’ipotesi di reato era quella di “avvelenamento delle acque dei pozzi” con conseguente “avvelenamento delle colture ivi effettuate destinate all’alimentazione umana”: nelle acque irrigue, era stata rilevata la presenza di fluoruri, manganese, arsenico e solfati.
Oggi a distanza di tre anni quei parametri sono stati riconosciuti dall’ARPAC e quindi dalla Procura di chiara origine naturale. Da qui e’ seguito il dissequestro dei terreni. Per quelli in cui si sono ritrovati contaminati che superano le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di chiara origine antropica e’ prevista la caratterizzazione del sito, per la definizione, questo significa che sono siti potenzialmente contaminati.

La Task Force Pandora fin dal primo momento ha seguito questa triste vicenda che ha fatto rimbalzare il nostro comparto agroalimentare alle cronache, additandolo come prima causa di morte del nostro territorio.
Uno dei più gravi e scellerati atti di disinformazione portati avanti da gente che ha correlato l’inquinamento dei terreni, alla frutta e verdura contaminata e quindi alla patologia tumorale.
Purtroppo ai non addetti ai lavori non e’ facile comprendere la complessità dei meccanismi che sono alla base dei fenomeni, che solo una persona preparata e competente e’ in grado di spiegare. Oggi siamo qui a riparare i danni di un disastro innanzitutto sociale, culturale e di conseguenza ambientale. La scarsa conoscenza ci induce inevitabilmente a perseverare negli errori che non salveranno vite umane e non possiamo ancora tollerare che certi argomenti vengano portati avanti dai testimonial di turno.
La Task Force Pandora ha anche collaborato alla stesura della proposta di legge presentata lo scorso 27 maggio del 2016 dall’On.Gianpiero Zinzi, Presidente della III Commissione Speciale su Terra dei Fuochi, Bonifiche e Ecomafie, proprio per la definizione dei valori di fondo, mancando in Campania (come si leggera’ nel decreto qui linkato) il regolamento, previsto dall’articolo 241 del D.Lgs.n. 152/2006.

 


28
Apr 16

Terra dei Fuochi: contadini minacciati coi mitra

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Sono anni che mi diverto a rispondere ai vari Rondolino, Velardi, Liguori, Adinolfi i quali sostengono la totale e assoluta colpevolezza dei campani nello sversamento illecito dei rifiuti. Ci hanno detto che avremmo dovuto ripulire a nostre spese, che eravamo un “popolo di merda”.

Mi sono divertito a pubblicare pure il documento ufficiale con cui il PCI di Casal di Principe , nel 1988, denunciava lo sversamento di rifiuti. Il Ministro dell’Ambiente nel 1988 era Giorgio Ruffolo del PSI. Ministro degli Interni, da Aprile dell’88, Antonio Gava.

Quest’oggi un nuovo tassello da aggiungere al mosaico viene da don Delio Pellegrino, nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Il sacerdote, amico di don Diana, ha dichiarato:

«Durante la confessione appresi di rifiuti tossici sversati di notte a Santa Maria la Fossa. nella discarica di Parco Saurino, e di contadini che venivano prelevati e minacciati con il mitra per agevolare le operazioni»

Cara opinione pubblica italiana, la colpa era dei cittadini, vero? Gli stessi che venivano tacciati di essere camorristi quando manifestavano contro la discarica di Chiaiano?

Soltanto nelle repubbliche rette dal narcotraffico, uno Stato è talmente privo del controllo del territorio da consentire alla criminalità organizzata di minacciare la popolazione che protesta con dei MITRA. 

Altro che denunce, ve lo immaginate il contadino che avrebbe dovuto denunciare (e in qualche caso ha pure denunciato a vuoto) in un luogo dove veniva consentito che la gente venisse letteralmente “rastrellata”?

Questo succede a Gomorra, quella vera, non quella raccontata per fare quattrini. Questo a succede a Gomorra dove l’aspettativa di vita è inferiore di ben 5 anni rispetto ad “altrove”.

Questo succede a Gomorra, dove la politica dei partiti si confonde con la politica dei clan, dove i cittadini che reclamano diritti vengono diffamati sulla stampa (chissà fino a che punto in buona fede) come manifestazione delle infiltrazioni camorristiche.

Questo succede a Gomorra, dove nelle inchieste anticamorra è finito pure il presidente del partito del Premier e del Governatore della Regione.

Questo succede a Gomorra dove, comunque vada, è sempre colpa della popolazione che, dalla legge Pica in poi, gode di presunzione di mafiosità.


03
Nov 15

Quei dati sul biocidio che non interessavano alla Rai e che colpirono l’agroalimentare campano

Badate, quello che va avanti da anni da una parte dei settori della comunicazione, non è una informazione corretta ed oggettiva. Ma una narrazione cui segue sempre una analisi antropologica, sociologica (ed etnica, sic!) dal sapore latamente razzista, spesso (non sempre) in mala fede Questa narrazione finisce per contribuisce ad aumentare disoccupazione e diminuisce di conseguenza il pil, altro che piagnisteo. Perchè? Ve lo spiego.

Il paventare una emergenza rifiuti (lo ripeto ancora una volta lo scorso anno la Campania ha superato la Toscana nella raccolta differenziata) che non c’è, o il “Napoli indecorosa” urlato col leghista accanto ( vi ricordate il suo coro “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani?”), nell’era della comunicazione globale ha una portata devastante se non usato con giudizio. Perchè finisce per creare una idea distorta o altera il giudizio di chi vive in Paesi lontani, che la realtà di Napoli, e dell’eterna campagna elettorale italiana, non ignora completamente. Come se il degrado o l’illegalità fossero un concetto generale ed astratto solo su base geografica (che è poi il criterio che giustifica le tariffe RC auto più alto in talune aree del Paese piuttosto che in altre) Così come spingere sull’acceleratore della microcriminalità solo a Napoli o al Sud, senza raccontare di Bagheria che si ribella al pizzo, è mistificatorio. Andatevi a guardare le ultime classifiche sulla percentuale dei reati commessi (ah non uscitevene con la storia che al Sud i reati non si denunciano, potete scaricare da qui un Rapporto sulla Criminalità del Ministero degli Interni, all’epoca di Maroni, che da pagina 38 specifica bene la questione).

Lo stesso processo è stato utilizzato contro l” agroalimentare, uno dei due principali driver dell’economia meridionale (il magistrato Ceglie si spinse a dire che c’era una precisa strategia volta a colpire il settore campano per recuperare quote di mercato). Si chiama “reputation”, più è alta, più il tuo prodotto vende e vende ad un prezzo buono e giusto.

Ora guardate cosa scrive oggi la dottoressa Paola Dama, ricercatrice all’Ohio University e fondatrice della Task Force Pandora, che da tempo studia in maniera oggettiva la situazione della Terra dei Fuochi:

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Mi rivolgo ai napoletani: ogni volta che bollate tutto a prescindere come vittimismo e piagnisteo, state fornendo solo un alibi a chi al Sud non ha alcuna intenzione di investire e soprattutto contribuite a creare disoccupazione per voi e per i vostri figli. A meno che non facciate parte dell’elite che con lo Sputtanapoli ci campa e si è creato solide rendite di posizione.

 


17
Ott 15

Il bluff dei 450 mln di euro per la Terra dei Fuochi

20140305-085758.jpgIn principio fu mandato l’esercito per risolvere il problema dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi. Volontà inutile e velleitaria, le perplessità che ebbi modo di esprimere risultarono fondate: i roghi tossici non si sono mai spenti. Del resto cosa avrebbero dovuto o potuto fare i militi?

Ora però è tutto a posto: il governo ha stanziato 450 milioni di euro per la Terra dei Fuochi. A parte il fatto che la cifra sarà, nei fatti, di gran lunga inferiore a quella dichiarata, ma si rivelerà un rimedio peggiore del male.

Lo spiega Padre Maurizio Patriciello dalle pagine di Avvenire:

Leggiamo che il governo ha stanziato 450 milioni di euro, per risolvere il problema della “terra dei fuochi”. Va detto subito che questo denaro servirà solo a smaltire le maledette “ecoballe” che in modo vergognoso e irresponsabile furono ammassate a “ Taverna del re” a Giugliano, nel Napoletano, durante le emergenze tra il 2000 e il 2009. “Ecoballe” che di “eco” non hanno mai avuto niente. Al contrario, nessuno, fino a oggi, è in grado di dire con esattezza che cosa contengono per davvero. La colossale menzogna delle “ecoballe”. Finalmente si parte? A rischio di ripeterci, abbiamo il dovere di ricordare che per “ Terra dei fuochi” si intende la fascia di territorio a cavallo delle province di Napoli e Caserta, dove era ed è possibile imbattersi in enormi roghi di fumi neri come la pece e puzzolenti come la peste. Roghi sui quali bruciavano, e bruciano tuttora, in particolare gli scarti di industrie che lavorano in regime di evasione fiscale. Le migliaia di scarpe, borse, vestiti, cappotti, giubbotti e tanta altra mercanzia, fabbricati in nero, producono pericolosi scarti che per forza dovranno poi essere smaltiti in nero. È risaputo che diverse industrie del nord Italia, per risparmiare sul costo dello smaltimento, complice una legislazione che ha consentito e ancora consente di imbrogliare, affidano a intrallazzieri disonesti i loro rifiuti da occultare da qualche parte.


19
Mag 15

Ciro e il Pianeta dei Fuochi: come raccontare la Terra dei Fuochi ai bambini

Ho scoperto quasi per caso questo ebook scaricabile gratuitamente. Si intitola Ciro ed il Pianeta dei Fuochi ed è un racconto, rivolgo ai bambini, sul dramma della Terra dei Fuochi prodotto dal laboratorio di Comunicazione della Campania nell’ambito del Laboratorio di Comunicazione Sociale di FQTS Formazione Quadri del Terzo Settore.

Una favola per grandi e piccini che restituisce attraverso gli occhi di un bambino la triste condizione della terra dei fuochi. Ciro, un bambino come tanti è in cucina con la sua mamma e gioca a fare l’astronauta. Un viaggio alla scoperta di nuovi mondi pieni di mostri da sconfiggere.
Una storia che invita a riflettere sull’ ambiente, sui doveri civili, politici e sociali, una favola che sprona ad aprire gli occhi, a denunciare, ad assumersi precise responsabilità.

Se avete un dispositivo Android potete scaricarlo qui, se avete un dispositivo Apple, invece, qui.


02
Apr 15

SMA Campania: l’app per fotografare e segnalare roghi tossici nella Terra dei Fuochi

Se l’idea servirà oppure no lo vedremo in seguito, non per la negligenza dei cittadini ma per l’intervento più o meno efficace delle forze dell’ordine (poche), fatto è ho scoperto che che è possibile scaricare una applicazione sul proprio smartphone per denunciare la presenza di roghi tossici alle autorità competenti.

L’app creata dalla SMA Campania lintende fornire un innovativo servizio al cittadino che, attraverso il proprio cellulare potrà segnalare istantaneamente eventuali incendi tossici nelle vicinanze.

Attraverso questa app, disponibile per Android e per Iphone su Google Play e sull’Apple Store, potrai dare il tuo contributo attivo alla lotta agli incendi boschivi, e favorire un rapido intervento sul territorio Campano. Per inviare una segnalazione è sufficiente scaricare l’app, aprirla e dopo aver compilato i dati richiesti, inquadrare con la fotocamera del cellulare l’incendio e scattare una foto. Semplice come un selfie, utile come una chiamata di emergenza.

Ripeto, sono abbastanza scettico sull’iniziativa perchè l’esperienza ha dimostrato che le segnalazioni dei roghi non mancano, anzi, esistono già (da anni) gruppi sui social network che forniscono in tempo reale l’ubicazione dell’evento incendiario doloso che viene denunciato anche alle autorità competenti. Staremo a vedere, nel dubbio basta testare la app e provarne l’efficacia, confidando in una riuscita migliore dell’invio dell’esercito la cui presenza non ha affatto scoraggiato i roghi.

Nel frattempo, il giudizio degli utenti che hanno scaricato l’applicazione è nella media.


12
Mar 15

Vedi il fiume di percolato quanto è bello, spira tanto sentimento

La denuncia è degli osservatori civici di L’Eco della fascia costiera. “Nonostante non piova  – sostengono – i liquami sorgono dal suolo. Segno che il terreno è saturo e non viene emunto. Quindi le acque piovane che il terreno non riesce più ad assorbire si mescolano con l’affiorante e diventa un tutt’uno. E la Terra dei veleni continua ad irrigare i campi”.

La Resit è il paradigma perfetto ed emblematico della vicenda della Terra dei Fuochi e degli accordi suggellati  tra le aziende del Nord, tipo l’Acna di Cengio nella fattispecie e la criminalità locale campana ed i loro accoliti prezzolati (criminali di strada e colletti bianchi), a danno della Campania Felix e dei suoi cittadini.

Nella Resit a iniziativa dei clan, e dietro una facciata di legalità rappresentata da false attestazioni, sono state scaricate nel corso degli anni 341.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, tra questi 30.600 tonnellate di ogni sorta di schifezze chimiche provenienti dall’Acna di Cengio che si trovano ora sotto terra a meno dodici metri.( Corriere del Mezzogiorno)

E lo Stato resta a guardare, son terroni che ci volete fare…se si ammalano in certe aree è solo colpa dei cattivi stili di vita (come ebbe a riferire quella tal ministra).