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24
Giu 17

Pierluigi, arbereshe e calabrese stregato da Napoli

Pierluigi l’ho conosciuto a Roma, per caso. Se non fosse stato per lui, non mi sarei mai interessato ai temi del meridionalismo.

Terrone calabrese, non solo, arbereshe (comunità albanesi giunte in Italia per sfuggire alle persecuzioni dell’impero ottomano) ed ebreo, Pier mi ripeteva sempre che la sua capitale era Napoli, memore di una comune nazionalità preunitaria e la comune appartenenza ad una minoranza da sempre perseguitata.

Pierluigi, tiene l’arteteca (una certa insofferenza più vicina alla saudade sudamericana), e per placarla non sta mai fisso in un luogo soltanto, confidando nel sollievo che solo il viaggio può offrire (una volta è stato anche immortalato dalla macchina di un fotografo famoso).

Era più o meno Natale, quando era a Londra e riempiva la sua (e mia e di tutti i suoi amici) bacheca Facebook di post veramente tristi (abboffando anche un po’ la guallera). Allora gli dissi: ” Pierluì, ‘o frat, senti a me, vattene un paio di mesi a Napoli, è terapeutico”.

Da qualche settimana si è trasferito in un vascio del centro storico di Partenope ed ogni giorno racconta, con gli occhi del turista, l’insostenibile leggerezza, carica di follia, della quotidianità napoletana.

Quello che ha scritto ieri volevo condividerlo:

Mi ha sorpreso lo sguardo, gli occhi sgranati della mia cara compagna Isabella, venuta a trovarmi ieri sera per la presentazione del suo libro lunedi. Isabella, non e’ un’educanda vissuta nei collegi svizzeri e le cui uscite erano i balli delle debuttanti a Vienna. Tutt’altro. E’ una che nei 6 vissuti in Sud America ha insegnato ai guerriglieri nelle carceri, conosciuto personaggi incredibili. Eppure anche lei e’ stata colpita dal fascino di Napoli.
Ieri, subito dopo che e’ arrivata, doveva trovare un parcheggio per la sua auto. Gilda, si e’ data da fare, anzi ha preso e guidato la sua macchina e con lei sono andate a trovare parcheggio.
Piu tardi siamo andati in una pizzeria ‘mponde a Maddalena. Ed e’ li che ha potuto vedere la vera Napoli. Mentre a me, ormai dopo 3 settimane e’ diventata la realta’, capisco che per uno che proviene da un altro posto o dal profondo nord, puo’ essere destabilizzante. I camerieri, alcuni slavi, parlavano e si esprimevano solo in Napoletano. Fino a quando all’improvviso siamo stati accerchiati da un gruppo di Senegalesi con il costume tipico e i visi truccati con i tamburi. Cantavano canzoni tipiche dell’Africa finendo con Mama Africa, Mama Senegal, Mama Napoli. (Saltando l’Italia). Poi cantano l’inno dei tifosi napoletani con alcuni di loro che interrompevano con HIGUAIN SI NA LOTA e per finire con O ‘Sarracino di Carosone ed e’ li che tutti hanno iniziato a ballare. Quando chiedevano i soldi tra i tavoli era, ovviamente, in Napoletano stretto. Roba che se fosse stato presente salvini sarebbe morto d’infarto.
Andiamo poi a fare una passeggiata e notiamo un cumulo di cartoni, ben riposti, al centro di una piazzetta. Al ritorno vi erano 2 camion e molti netturbini che li stavano rimuovendo. Rassicuro Isabella con un: Isa qui non siamo a Roma, siamo a Napoli.
Oggi andremo al gaypride…spero che regga…lo shock..


29
Dic 16

Così il giornale svizzero-tedesco Der Bund esalta la bellezza di Napoli invasa dai turistiIN

Festiva, profondamente religiosa, amante della drammaticità. Così viene descritta Napoli in un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul giornale svizzero-tedesco Der Bund. Protagonista la città di Napoli, visitata come in un pellegrinaggio e di cui vengono descritte le chiese e le tradizioni, come quella del presepe, che la rendono unica al mondo. Pubblichiamo di seguito una traduzione dell’articolo a cura di Marica Mazzella (QUI l’articolo originale).

“Cupole, chiese e presepi”

Nel periodo prefestivo, Napoli mostra il suo lato più bello: festivo e profondamente religioso. Un pellegrinaggio nella città che durante l’avvento ama la drammaticità.

Il viaggio dell’avvento a Napoli è meglio iniziarlo dall’alto, dal quartiere del Vomero: la città si trova ai piedi dello spettatore, in una luce dorata attraverso cui il Vesuvio lo saluta maestosamente. Lo colpisce la Certosa di San Martino, maestosa come un palazzo sotto il Castel Sant’Elmo. La pietra angolare della Certosa fu posata da Carlo, Duca di Calabria, nel 1325. Conosciuti come appassionati collezionisti d’arte, i monaci certosini hanno fatto decorare l’insieme tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo dai migliori artisti. La chiesa e le sue cappelle sono riccamente decorate con mosaici, intarsi, affreschi, sculture e dipinti e offrono un affascinante spaccato della storia di Napoli. Difficilmente si può averne abbastanza di questo barocco lussureggiante.

Il Centro Storico di Napoli fu dichiarato nel 1995 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Le attrazioni della metropoli sono numerose e significative. Si possono ammirare palazzi e musei, chiese – devono essercene centinaia – e monasteri. Si va avanti e indietro per le strade strette del Centro Storico, pavimentate in pietra lavica. Qui si compra e si vende, si contratta e si ride, si mangia e si beve. Da molte facciate cade l’intonaco, il bucato sbatte al vento come sempre, nelle vecchie case le persone anziane si fanno mandare dagli appartamenti ai piani superiori giornali e cibo in cestini appesi ad una corda. Le famigerate montagne di rifiuti degli anni passati non si vedono da nessuna parte.

Alchimia e miracolo del sangue

Come sempre, nell’anima napoletana sopravvive l’amore per il patrono della città, San Gennaro. Con pathos e amore per la drammaticità i credenti seguono il cosiddetto miracolo del sangue nel Duomo magnificamente arredato. Ogni anno, il primo fine settimana di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre si celebra il miracolo della liquefazione del sangue nel Duomo di San Gennaro: una sostanza conservata in una fiala come una reliquia, che dovrebbe essere il sangue essiccato di San Gennaro, passa allo stato liquido. Se il miracolo non avviene, significa che la città avrà grandi difficoltà. I chimici sono abbastanza sicuri che si tratti di una sostanza tissotropica – un gel che, attraverso un contatto meccanico come l’agitazione, si liquefa. Poteva essere preparato certamente già dagli alchimisti del Medioevo.

Tuttavia, tali spiegazioni scientifiche non impressionano i fedeli. Dopo la mancata liquefazione del sangue nel 1980, non venne un pesante terremoto? E nel 1988, la SCC Napoli non ha perso per poco la coppa italia? “Non è vero, ma ci credo”, recita un detto napoletano.

In ogni caso, quello per San Gennaro è un culto. Il nostro viaggio è un pellegrinaggio per l’Ufficio Pellegrinaggi Bavarese, quindi nel programma c’è una messa nel centro religioso della città. Fare un pellegrinaggio per la chiesa cattolica di Monaco non significa solo fornire una guida turistica tecnicamente competente, ma anche conoscere un religioso che quasi quotidianamente dirige il culto. “Il pellegrino appartiene alla vita, la Chiesa appartiene al villaggio e alla Locanda vicino”, sorride Monsignore Wolfgang Bouché dopo una tipica pizza napoletana accompagnata da acqua e vino. Il monsignore ha accompagnato il gruppo insieme alla guida Johannes Modesto. Le visite religiose sono quindi condotte per lo più anche sotto un aspetto ecclesiastico e religioso.

Niente Natale senza presepe

La varietà degli oggetti è considerevole. Qui c’è la piccola Cappella barocca di Sansevero, con il Cristo Velato e il suo panneggio scolpito nel marmo. Lì la Chiesa dei Girolamini e Santa Chiara, il cui chiostro impressiona con le migliori maioliche di tutta la Campania – stagno smaltato colorato, la cui tecnica è di origine araba. Eccezionale la chiesa monumentale di San Domenico Maggiore, che è strettamente legata alla vita del padre della Chiesa Tommaso d’Aquino. E dietro la facciata spettacolare della chiesa gesuita del Gesù Nuovo, si snoda l’inaspettato splendore degli interni barocchi.

Nessun Natale senza presepe. Ne abbiamo visto un esemplare enorme e particolarmente maestoso già nella Certosa di San Martino, vale a dire la collezione di Michele Cuciniello. In mezzo a ben 180 pastori, 10 cavalli, 8 cani, la gente che lavora e i musicanti marocchini ci si perde quasi la vera scena del Presepe della nascita di Cristo con Maria, Giuseppe e i tre Magi dall’Oriente.

Costoso artigianato

Da secoli Napoli è famosa per i presepi personalizzati. La maggior parte delle famiglie ha i loro propri esemplari sempre in crescite, nelle chiese della città si trovano spesso enormi paesaggi della Natività con le figure più diverse, scene di vita quotidiana mostrate in dettaglio che testimoniano il piacere e la gioia di vivere, ma anche la profonda pietà popolare. Gli artisti mantengono realismo e ricchezza di dettagli. Vale la pena di guardarli al lavoro.

A La Scarabattola in via dei Tribunali, la famiglia dei fratelli Giuseppe e Luigi Cesarini lavora già dal 1834 alle loro figure elaborate, fatte di terracotta e imbottite di paglia e bambù. L’arte si trova nei dettagli. Una figura appare pregiata e quasi viva quano gli occhi sono fatti di vetro e non solo dipinti , e quando indossa dei begli abiti di materiale prezioso e non solo bandierine di plastica. Il prezzo di un tale gioiello può arrivare tranquillamente a qualche centinaio di euro.

Macchiette della politica mondiale

Via San Gregorio Armeno, al Centro Storico, è definita una vera e propria “via dei presepi”. Artigianato elegante e produzione di massa si trovano qui fianco a fianco. Spesso vip contemporanei sono presi in giro. Calciatori, Angela Merkel, Silvio Berlusconi e adesso anche Donald Trump sono riprodotti in argilla. Trovano ampio spazio l’umorismo e l’ironia, accanto alle numerose figure di Pulcinella e i cornetti rossi contro il malocchio.

Ancora più sfarzo e fascino mostra la Reggia di Capodimonte. Il Palazzo, circondato da un ampio parco, oggi ospita un museo, con dipinti di Botticelli, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, ed è giustamente considerata una delle migliori collezioni d’arte d’Italia. Anche da qui, lo sguardo si rivolge al mare. Il Vesuvio, un po’ nuvoloso, ci saluta ora a sinistra, e in alto a destra si trova la Certosa. Il cerchio è stato chiuso.


22
Apr 16

Turismo: al Sud ancora molto da fare, ma Napoli è prima per crescita

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Diciamolo francamente, il Sud ha ancora molto da fare per dirottare i flussi turistici nelle proprie regioni. Reputation, marketing elementi che dipendono direttamente dagli operatori del territorio (trasporti e logistica sono nelle mani di Renzi&c. quindi mettiamoci una pietra sopra) e che vanno sviluppati ed implementati per valorizzare e pubblicizzare il Sud.

Se i dati infatti ci dicono che Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna concentrano il 67,5% della spesa turistica, è pur vero che i medesimi dati per l’anno 2015 dimostrano che Napoli precede città come Venezia e Roma per crescita.

Sono 35.556 i milioni di euro spesi dai turisti internazionali in Italia tra gennaio e dicembre 2015, a fronte di 34.240 milioni nel 2014. In aumento anche i consumi dei turisti italiani all’estero: 22.012 milioni di Euro nel 2014, contro 21.713 milioni nell’anno precedente. Nel 2015, il saldo netto della bilancia dei pagamenti turistica in Italia rimane perciò positivo e pari a 13.544 milioni di Euro, in aumento rispetto a quello registrato nel 2014 (12.527 mln, +8,1%). La crescita è generata da un aumento delle entrate internazionali per turismo (+3,8%) superiore a quello delle uscite internazionali (+1,4%).
Questo il quadro emerso a Venezia nel corso della Conferenza. Nella sua relazione introduttiva, Simonetta Zappa di Banca d’Italia ha illustrato le tendenze generali per il 2015 delle spese da turismo internazionale. L’anno si è chiuso con un aumento (+3,8%) delle spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per un importo complessivo pari a 35.556 milioni di euro, confermando l’andamento positivo evidenziatosi nel 2014 (in cui la crescita era stata del 3,6%). Questo andamento ha interessato tutte le principali macro-aree italiane di destinazione. Tra le province, quella con il maggior afflusso di entrate valutarie turistiche dall’estero si conferma Roma (6.191 mln), per cui prosegue, sebbene a ritmi più contenuti (+3,6%), l’espansione degli ultimi anni.
Ma quasi tutte le altre principali province fanno registrare variazioni positive: Napoli (spesa complessiva: 1.376 mln, +17,9%), Venezia (3.105 mln, +14,9%), Milano (3.427 mln, +9,9%) e Firenze (2.460 mln, +5,2%), mentre la spesa in provincia di Verona è rimasta pressoché stabile (1.211 mln, +0,2%) [fonte: Banca d’Italia, Istat, Regioni]
Questi dati dimostrano che i flussi turistici empiricamente registrati e documentati sui Social Network, lo scorso anno, a Napoli, non erano un caso, ma testimonianza di un trend in crescita e di un interesse nuovo ed esotico per il capoluogo campano che, si spera, sia volano anche per gli altri capoluoghi del Sud. Trasporti permettendo.

16
Feb 16

Al Sud con la cultura si mangia: l’esempio del Giffoni Film Festival

E non è un luogo comune, solo che senza ferrovie, aerei e con tagli alla cultura (oltre il 30%) annessi diventa assai difficile.

Per esempio, voi sapete cos’è il Giffoni Film Festival?

Per François Truffaut: : « Di tutti i festival, quello di Giffoni è il più necessario. »

Si tratta un festival cinematografico per ragazzi che si svolge ogni anno, a luglio, per la durata di circa dieci giorni, nella città di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno..

Il Festival di Giffoni nasce nel 1971 da un’idea dell’allora diciottenne Claudio Gubitosi, che ancora oggi ne è il direttore artistico.

Protagonisti e giurati della manifestazione sono i bambini e i ragazzi, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. Il loro compito è vedere i film in concorso e discuterne con registi, autori e interpreti, per poi essere chiamati a sceglierne il vincitore. Ogni giorno, inoltre, i giurati incontrano vari ospiti appartenenti soprattutto al mondo cinematografico e televisivo, con i quali intraprendono un dibattito, ponendo loro delle domande.

Il Festival passa da una manifestazione poco più che regionale a un evento di respiro internazionale, a cui oggi aderiscono personalità del mondo cinematografico, culturale e musicale (wukipedia)

Un festival che è diventato un brand ed un format esportati in tutto il mondo.

Che c’entra col turismo? Lo ricorda Vitaliano D’Angerio nel suo blog sul Sole 24 Ore riportando i dati contenuti dal report 2015 dell’Ente nazionale bilaterale turismo.

Cosa dice il report a proposito di Giffoni, che eleviamo ad esempio di appetibilità culturale che genera profitto?

“Il Festival  prende il nome dal paese dove nasce, Giffoni Valle Piana, in Campania, entroterra salernitano, con non più di 10.000 abitanti, non benedetto dall’aria turistica che spira dal mare, né arricchito dai tesori culturali di eredità storica”. Ed ancora “Da gennaio ad agosto 2014 il turismo straniero è aumentato dell’8,2% nella Provincia di Salerno. E con l’arrivo dei turisti sono cresciuti i posti letto extra alberghieri, a Giffoni Valle Piana sono quadruplicati (34 a 122, fonte Istat) e la crescita c’è stata anche nei paesi limitrofi. Ma è aumentato anche il numero di bar e ristoranti” […] ”L’indotto economico è di oltre 13 milioni di euro con un effetto moltiplicatore del 250%, ovvero per ogni milioni di euro investito se ne reinvestono 2,5″.Quindi tutto quello che stiamo per dire è al netto dei ben noti giacimenti archeologici e turistici della Campania.

A Giffoni non c’era nulla e si sono inventati il festival, creando un brand il cui valore riconosciuto nel web è di 30 milioni di euro.

 


03
Feb 16

Così si evitano eccessi di turismo al Sud

E sfatiamo pure oggi lo “storytelling” (e si lo faccio apposta ad usare questo inglesismo renziano) del governo che si prende cura dei terroni (nella fattispecie che seguirà) sardi, abruzzesi e calabresi. Insomma ci fanno sempre due palloni così che al Sud si può campare di turismo, no?

Come ci dovrebbero arrivare o turisti? In treno (non ne parliamo, circolano più treni in Lombardia che in tutto il Sud) in auto o in aereo. Bene, anzi male. Cosa ti fa il Governo?

Leggete:

Da ottobre Ryanair chiuderà le sue basi di Alghero e Pescara, taglierà alcune rotte e a chiuderà tutti i voli di Crotone. Il motivo è «l’illogica decisione del Governo Italiano di aumentare ancora le tasse municipali, danneggiando il turismo italiano, il traffico e i posti di lavoro». La compagnia irlandese contesta al governo italiano di aver aumentato le tasse di circa il 40% (da 6,50 a 9 euro) per ciascun passeggero in partenza dall’Italia dal 1°gennaio di quest’anno per sussidiare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti Alitalia. La compagnia invece rilancia su Roma, Malpensa e Orio al Serio . (Il Sole 24 Ore)

Serve aggiungere altro?  Inviateci almeno un esercito di asinelli.

Il tweet caustico del professor Viesti:

 


20
Gen 16

Bellenger sbugiarda Galasso sul turismo a Napoli: vogliono tenerla fuori dai circuiti turistici

Napoli-capodimonte-royalpalace

Non più tardi di un mese fa, il professor Galasso dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno scriveva, rimproverando gli entusiasti dei flussi turistici a Napoli:

Il merito dei grandi afflussi, non solo a Napoli e in Campania, è, perciò soprattutto delle grandi ditte e agenzie del settore, è dei tour operator , delle borse del turismo, che stanno cogliendo con grande abilità le fortune toccate al turismo in una società, come quella contemporanea, sempre più aperta a nuove esperienze e curiosità, a nuovi piaceri e svaghi,e sempre più in gradi di poterlo fare in paesi di vecchia e, ancor più, in paesi di nuova fortuna come fonti del turismo.

È ridicolo che le autorità del settore, locali e non, gonfino le gote per attribuirsi meriti che sono dello sviluppo sociale del nostro tempo e non loro. I turisti vanno dovunque venga ad essi offerto un «pacchetto» (come si dice) conveniente e ben presentato nell’offerta commerciale.

Per Galasso, senza mezze misure, si trattava in parte di fortuna in parte di una maggiore convenienza nell’offerta dei pacchetti turistici. Espressi allora le mie considerazioni dimostrando che si trattava di affermazioni eufemisticamente “avventurose”.

Bene, sul medesimo quotidiano, il dottor Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte, francese, rivela:

«Capodimonte è tagliato fuori da tutto. Ancora oggi avevo al telefono un gruppo di americani che, da Roma, raggiungerà il litorale laziale per arrivare a Capri, Positano e Sorrento. C’è una organizzazione internazionale che, con precisione spaventosa, tiene fuori Napoli. Sappiamo che al porto arrivano più di 10mila persone al giorno. Il punto è: dove vanno? Di certo Capodimonte è invisibile. Nel weekend il New York Times è uscito con tre pagine su Napoli e il turismo e non una sola linea era per Capodimonte. È come se a Parigi ci si dimenticasse del Louvre. Neanche i napoletani hanno idea di quel che c’è qui: è il museo più bello di Napoli, il secondo o il primo d’Italia e lo conosce il due per cento della popolazione».

Altro che pacchetti turistici economici…


27
Dic 15

Boom di turisti a Napoli? Questione di fortuna (cieca) parola del prof. Galasso

foto Road Tv Italia

Sto leggendo e rileggendo un articolo del professor Galasso pubblicato oggi sul Corriere del Mezzogiorno e, quanto è vero il virus intestinale del 26 dicembre, non so se sono ancora vittima dei fumi della falanghina io o lui. Ma lui è prof io un quivis de populo allora sarò io che non capisco che ha scritto.

In un lungo editoriale della filiale napoletana del Corsera, il professore sostiene in estrema sintesi: inutile che a Napoli amministratori e cittadini si montino la testa su questo boom di turisti. I problemi restano eccome, dalla criminalità al mancato rispetto delle regole e tutto quello che sta avendo luogo è frutto della fortuna. Amen.

E subito mi è venuta in mente una frase di Dashiel Hammett che ho scolpita nel cervello : Il risultato dei programmi fatti con cura è sempre scambiato per fortuna dai cretini

Leggo nell’editoriale (che in alcuni punti ha un vago retrogusto lapalissiano):

Il merito dei grandi afflussi, non solo a Napoli e in Campania, è, perciò soprattutto delle grandi ditte e agenzie del settore, è dei tour operator , delle borse del turismo, che stanno cogliendo con grande abilità le fortune toccate al turismo in una società, come quella contemporanea, sempre più aperta a nuove esperienze e curiosità, a nuovi piaceri e svaghi,e sempre più in gradi di poterlo fare in paesi di vecchia e, ancor più, in paesi di nuova fortuna come fonti del turismo.

È ridicolo che le autorità del settore, locali e non, gonfino le gote per attribuirsi meriti che sono dello sviluppo sociale del nostro tempo e non loro. I turisti vanno dovunque venga ad essi offerto un «pacchetto» (come si dice) conveniente e ben presentato nell’offerta commerciale.

A parte il fatto che non si comprende per quale motivo venga attribuito un valore di riferimento minore al turismo “a pacchetto” rispetto a quello “familiare”, vale la pena ricordare però al professor Galasso che forse non viaggia da tempo, che saranno almeno venti anni che anche l’acquisto di un biglietto ferroviario include il vituperato “pacchetto”. Ciò dalla nascita dei grandi portali del turismo come Expedia, che consentono l’organizzazione di un tour senza l’aiuto dell’agenzia di viaggio fisica. Ora addurre la maggiore presenza di turisti in un luogo piuttosto che in un altro solo sulla convenienza del pacchetto è assolutamente semplicistico ed a tratti irragionevole visto che la comparazione andrebbe fatta su termini di paragone omogenei e soprattutto su operatori virtuali e fisici omogenei. Un numero di variabili non di poco conto che non sono riconducibili ad una mera “convenienza” del pacchetto tout court, per determinare il maggiore o minore flusso dei turisti in un luogo (solo incidentalmente vale la pena ricordare che andare in aereo da Milano a Reggio Calabria con Alitalia costa più che volare dalla medesima località a Barcellona o Mosca).

Inoltre a Galasso sfugge che il pacchetto (conveniente o meno) non viene venduto ad mentulam canis, soprattutto dai portali che si trovano in rete, perchè l’operatore turistico online su di esso basa tutta la propria reputation. Si vende una località attrezzata e pronta per l’uso non una pericolosa e disastrata, altrimenti ancora avremmo flussi ingenti di viaggiatori verso la Tunisia e l’Egitto di Sharm anzichè a Napoli. in fondo  si viaggia per “stare bene” non per intossicarsi. Per vivere una esperienza di viaggio piacevole che renda unica quella transizione e memorabile il soggiorno.

E per ciò, invece, di infondate vanterie, varrebbe la pena di provvedere alla qualità della vita, ai comfort , agli altri elementi di alto livello civile e sociale che sono una caratteristica delle grandi città moderne. Solo allora potremo credere che l’incremento turistico non sia un fatto occasionale o un effetto dei progressi dell’industria nazionale e internazionale, ma un effetto di un nuova qualità nostra come protagonisti e responsabili del nostro straordinario patrimonio naturale e storico-naturale.

L’esortazione del professore è assolutamente condivisibile ma mi sembra ridondante: sostenere che si necessita di un riscatto per essere protagonisti e responsabili del nostro straordinario patrimonio naturale e storico-naturale , è un auspicio che solo un folle non sottoscriverebbe. La ridondanza sta, piuttosto, nel fatto che a nessuno piace fare il turista in un luogo brutto o popolato da persone incivili. Sostenere che la fortuna del turismo di sito si basi solo sulla vendita del medesimo all’interno di un pacchetto conveniente appare eccessivamente semplicistico. Ma anche a voler assecondare la esemplificazione non si comprende per quale motivo ciò assumerebbe un giudizio di valore negativo nel caso di Napoli, visto che ci sono intere coste di questo Paese (comprese quelle col mare che sa di fogna) la cui fama deriva proprio dalle “vendite a pacchetto economico” dei propri servizi.

Vede professor Galasso, io ho visto la mia città, Pozzuoli, passare dagli anni bui in cui vivacchiava sull’industria pesante, a quella della crisi provocata dalla chiusura di Pirelli, Sofer, Italsider, Olivetti, passando per la morte cerebrale provocata dalla irragionevole evacuazione del suo centro storico fino ad una lenta e progressiva rinascita (altro che fenomeno determinato dalla cieca fortuna) in cui, grazie alla ricostruzione post bradisismo, ai fondi europei bene investiti e ad una certa dose di saper fare, la città ha acquistato reputazione prima nel campo della ristorazione e poi in quello delle attività culturali. Da porto secondario per imbarcarsi per Ischia a centro in cui soggiornare per visitare i luoghi unici. E non lo dico con con oleografia municipalista, ma per la confessione degli archeologi che stanno portando alla luce le viscere del Rione Terra. Una seconda Pompei.

Sa chi ha ipotecato la gestione delle attività ricettive della Rocca fondata dai profughi di Samo? Le maggiori multinazionali dei servizi alberghieri di lusso che avranno anche accesso diretto ai percorsi archeologici della rocca.

Le sembrano questi miopi investimenti di breve termine determinati dalla fortuna o dalla convenienza del pacchetto offerto? Certe multinazionali non sono abituate a gettare il denaro al vento o a vendere un prodotto di massa a basso costo.

Per concludere, oziosamente, ma siamo sicuri che i turisti cerchino come meta quelle città che compaiono nei primi 10 posti delle classifiche stilate dal Sole 24 Ore sulla qualità della vita? Se si confrontiamo i flussi turistici con le posizioni del quotidiano di Confindustria.

PS: I driver economici della Campania sono due : enogastronomia e turismo. Solo che Napoli è isolata, per farle un esempio, dalle altre grandi città del Sud. E questa è responsabilità dei napoletani o solo questione di (cattiva) fortuna?


13
Nov 15

Alla faccia dei detrattori della domenica: Novembre è boom di turisti a Napoli

La notizia è del sindaco De Magistris:

I dati per il turismo a Novembre, mese storicamente debole per Napoli, sono straordinari.
Tutti gli indicatori sono in crescita. I turisti aumentano progressivamente come numero assoluto, si trattengono di più in città e spendono di più negli Alberghi, nei B&B, nei ristoranti, nelle trattorie, nei negozi e nelle botteghe artigiane.
E’ di pochi giorni fa la notizia che Easyjet la terza compagnia low cost più importante al mondo ha deciso di puntare sempre più su Napoli. Dopoaverne fatto nei mesi scorsi la sua terza base operativa in Italia ha annunciato per l’anno nuovo 7 nuove rotte. Aggiungerà ai già numerosi voli diretti da Napoli anche Amsterdam, Barcellona, Vienna, Praga, Cagliari, Lione e Minorca.
In queste settimane la LAN, la seconda compagnia aerea per importanza di tutto il Sud America ha dedicato a Napoli un bellissimo reportage sulla rivista ufficiale che tutti i passeggeri leggono.
Il turismo è il nostro petrolio e tutta la città, l’Amministrazione Comunale e ognuno di noi come cittadino e abitante deve impegnarsi sempre di più per accogliere ogni visitatore nel modo migliore.
Proseguono intanto i preparativi per il Natale delle strade e delle piazze di Napoli, un appuntamento unico e imperdibile per tutti. Sarà un Natale particolarmente ricco di turisti, di luminarie in ogni municipalità, di eventi, stiamo definendo gli ultimi dettagli per gli spettacoli del “Natale a Napoli” e per i mercatini nei vari quartieri.


27
Ott 15

De Magistris : non abbiamo bisogno di trivelle, la nostra ricchezza nel turismo

Interessante commento di Luigi De Magistris a margine della presentazione dei dati sui transito dei turisti all’aeroporto di Capodichino:

Ancora notizie ottime dal Turismo. L’Aeroporto di Napoli, che fino a qualche anno fa era in perdita economica e in calo di presenze, ora è una fonte di reddito ed è in clamoroso aumento di passeggeri. Solo di dividendi sono stati incassati circa due milioni in un anno dal Comune e dalla Città metropolitana. Tutto questo attrae investimenti e crea lavoro. Per quanto riguarda i viaggiatori in transito a Capodichino, nel 2014 sono stati circa 6 milioni (tra arrivi e partenze); il che equivale a un incremento rispetto al 2013 – anno anche ottimo per il turismo – pari al 10 %. Nel 2015 – dati parziali in attesa della fine dell’anno – ancora una crescita maggiore. Dal 2011 aumento progressivo e sempre più sensibile. Non vogliamo fermarci più.

Inoltre, a conferma del forte sviluppo del traffico, Napoli si posiziona, nella classifica del 2014, nella top 10, per tasso di crescita, degli scali europei di categoria tra 5 e 15 milioni di passeggeri; e nella top 5 degli aeroporti di categoria 5-10 milioni di passeggeri.

Il nostro petrolio non sono le trivellazioni e le speculazioni della mala politica, ma le bellezze artistiche, storiche e naturali. Dobbiamo migliorare ancora di più l’accoglienza ed i servizi per i turisti e per i napoletani, ma ormai non si torna indietro. Di Napoli si parla nel mondo non più per la spazzatura ma per le sue bellezze. Tutto questo senza soldi, solo con il capitale umano e la passione. Ringrazio tutti i napoletani che ci credono e non mollano, mettendoci cuore e amore. Insieme, consolideremo il riscatto della nostra Napoli !


25
Ott 15

Volevo solo “campare di turismo al Sud”

Ossessionato dal mantra dell’ “a Sud potrebbero campare di turismo”, poco più di un lustro fa, approfittando di un lasciato ereditario a mio padre, (una vecchia casa tra Campania e Basilicata di cui ometto l’indicazione geografica esatta per non “sfruculiare” i revanscismi dei parenti), rincoglionito dalle insistenze dell'(allora) mia fidanzata del Nord “potreste campare di turismo”, decisi che era giunto il momento di trasformare, quell’ altrimenti poco profittevole lascito ereditario, in una opportunità di lavoro. Per campare.

L’inizio: la richiesta di finanziamento.

Per prima cosa serviva qualcuno disposto a prestarmi i soldi. La mia fidanzata del Nord allora mi suggerì: “ma come non lo sai? Qui al Sud c’è tutto un bouquet (ma come parli?!) di opportunità di finanziamento”. Mi ricordai di quella Agenzia chiamata “Sviluppo Italia” che avrebbe potuto fare al caso mio: finanziamento per la microimprenditorialità. Primo passo: avrei dovuto preparare un business plan online. Voi lo sapete che cosa è un business plan? Devo ringraziare una borsa di studio post universitaria, altrimenti il primo investimento sarebbe stato in un professionista che avrebbe potuto aiutarmi nel compito. Tre giorni di impegno matto e disparatissimo, ricerche di mercato, preventivi, calcoli, tutto allegato. “Inviamolo a Sviluppo Italia, va’ “.

Nell’attesa mi nutrii di ulteriori preventivi di architetti, geometri ed esperti del settore per poter assolvere agli adempimenti burocratici, insomma tutto il necessario per poter iniziare non appena fosse arrivata la risposta dell’Agenzia. Trascorse un mese. Cercai di informarmi via email: “notizie della mia richiesta? – “Deve aspettare”. Aspetto.

Dopo un mese e mezzo dall’invio, la risposta: “non possiamo accogliere la sua domanda perchè troppo generica”. “Allanemechivammuort!” esclamai con una vecchia imprecazione in sanscrito, “ma se vi ho scritto pure quanti cessi ho intenzione di mettere e pure il fornitore?!”.

In virtù dell’antico adagio “l’invio di energie ed influssi negativi feriscono più di una fucilata”, trascorsi quella giornata nell’invio di negatività orali ed energetiche a Sviluppo Italia (che pettegolezzi non solo giornalistici volevano aver finanziato in passato un campo da golf alla moglie di un governatore di regione, ormai in disgrazia).  Dopo qualche anno SI chiuderà i battenti. Tiè.

La mia fidanzata del tempo, che è del Nord, mi consigliò, quindi, di chiedere un finanziamento in banca: “qui al Sud ci sono tante opportunità per i giovani imprenditori, che vogliono campare di turismo”.

Mi recai alla filiale dove “mio padre conosce il direttore”. “Che garanzie mi dai?” – “Beh la casa e il progetto, insomma pare sia così facile e redditizio campare di turismo al Sud, chi è che non erogherebbe un credito, direttò, eh!”. La mia fidanzata, che è del Nord, aggiunse con l’accento tipicamente padano “qui potete campare mille anni col turismo”.

L’accento la tradì. Il direttore si voltò verso di lei ma parlava a me “la signorina ovviamente ha la residenza in Padania, giusto?”. Annuii. Proseguì il direttore giocherellando con la penna “Forza Milan”: “ovviamente se il prestito lo contraesse lei (come confermerà poi nel 2014 una indagine della  Confartigianato Emilia Romagna,ndr) il costo del denaro sarebbe alcuni punti percentuali più basso rispetto a quanto pagheresti se lo contraessi tu! In pratica il prestito ti costerebbe meno!”.

Poiché credo che l’amore non sia affatto eterno e se avessi fatto presentare il progetto a lei come cazzo avrei campato di turismo io, non lo so: “Non fa niente direttò, le farò sapere”.

Mi convinsi, allora, a coinvolgere un vecchio cugino di mia madre, celibe e facoltoso. Nel mentre, tutta la stagione estiva era ormai trascorsa: “ci rifaremo per Natale!” mi rassicurò la mia  fidanzata del Nord.

La cura per il cliente forestiero.

A Natale camperemo di turismo. Riuscimmo a sistemare quanto c’era da completare per l’ultima settimana di novembre, e, per rendere il servizio più esclusivo e vicino al cliente, decidemmo un servizio navetta da e per la località sperduta nel profondo Sud, non lontano da dove Cristo si era fermato.

Mio zio aveva deciso di liberarsi di un monovolume tenuto benissimo. “Ecco le chiavi, ma passaggio di proprietà e assicurazione sono a carico tuo”. ” ‘O zì non ti preoccupare col turismo possiamo campare”.

Cento e dispari euro il passaggio di proprietà e passo al preventivo Rc Auto. In vita mia non ho mai fatto un incidente (e mi gratto mentre lo scrivo), lo premetto, ma il preventivo più economico prevedeva un importo non inferiore ai MILLE (1000,00) euro. “Impossibile io ne pago la metà!”, incalzò la fidanzata del Nord. Provammo ad inserire i suoi dati nella richiesta del preventivo, residenza in quel di Padania e…come per magia la proposta di premio si dimezzò, nonostante il tamponamento con colpa di sei mesi prima. ” E che cazz, qua mi pare che la casa ce la metto io ma di turismo ci camperai tu..”.

Lasciai perdere l’idea del monovolume: “quando serve ne noleggeremo uno”. Detto fatto, ai primi di dicembre mi toccò “prelevare” due russi a Capodichino. Allora, la mia fidanzata del Nord chiese un preventivo per un monovolume con 120mila chilometri per una quindicina di giorni.

Tutto a posto, il deposito cauzionale, prima online e poi telefonicamente, ammontava a 800 euro. Ma la sorpresa arrivò quando mi presentai al banco con la patente e i documenti “A no, aspettate a noi ci ha telefonato una signorina del Nord..” fece l’impiegato alzando le spalle “Embè quale è il problema? E’ la mia fidanzata padana..” – “E no il problema è che se il noleggio è a carico suo, nato e residente a Napoli, la caparra sale a 2000 euro..” – “Duemila euro?! Ma guardate che la mia fidanzata non è che fa la pilota, non è che è più brava di me…” – “Ordini dell’azienda..nun ce poss fa nient, tenete, sta scritto nelle condizioni di noleggio, fatela noleggiare a lei…”. E così facciamo, accompagnati dalla strizzatina d’occhio dell’addetto. Mah.

L’incubo della Salerno – Reggio Calabria

Intanto a ridosso delle festività natalizie arrivò una bella prenotazione di un mese. Il problema è che il 23 dicembre i due ospiti, figli di emigrati italiani negli Usa, che avrebbero dovuto effettuare il check in alle 12.30, proprio non si vedevano. Come inghiottiti da un flusso catalizzatore. Alle 18 decido di telefonare: “uat the faching hell, mister, nuje stamm bloccat ngopp a stà sfaccimm r’autostrada da ten auars!! Mang nu cazz ‘e train to ghet iour aus!!” Era decisamente inalberato. Un incidente sulla eterna Salerno Reggio Calabria teneva in ostaggio i miei clienti e il primo treno utile si sarebbe fermato nella stazione a 10 chilometri da casa, soltanto il giorno successivo.

I due non sarebbero arrivati mai, in compenso, al posto loro una bella disdetta che si accompagnerà ad altrettante prenotazioni mancate perché “collegamenti scarsi”, si leggeva nei feedback di chi ci aveva raggiunti. “Arriva il Frecciarossa da voi?” , no ci sono le montagne, a stento arriva un intercity che impiega 10 ore per fare 390 chilometri. #Staisereno.

In fondo è facile campare di turismo al Sud, senza piagnistei.