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A chi fanno comodo le formìche del San Paolo?

Le formiche sul braccio della povera paziente nell’ospedale napoletano, indignano e mi ricordano sempre le parole della buonanima di mia nonna che mi implorava di non portarla mai in ospedale, piuttosto sarebbe volentieri morta nel “proprio letto” anche per una banale influenza.

Quando, per le contingenze della vita, ho avuto modo di usufruire per la prima volta delle erogazioni ospedaliere, fuori della mia regione di nascita, la Campania, ho scoperto un mondo completamente diverso da quello raccontato dalla cronaca (anche nera) e dai racconti di mia nonna. Come una profonda, incolmabile, cesura, che divide la sanità a nord da quella a sud di Roma.

Un confine che non è solo metaforico o ideale, ma fottutamente reale, geografico, due Paesi diversi.

E allora, sapete cosa resta a noi terroni con le formiche negli ospedali e i malati sulle parcelle in corridoio? Anche in questo l’emigrazione.

Si chiama “migrazione sanitaria” ed anche sotto questo aspetto, come per altri,oltre ad arricchire la sanità privata, drena risorse economiche nei nostri territori e le dirotta in tutte le strutture sanitarie a nord di Roma.

Cosi il Sole 24 Ore:

Il fenomeno della migrazione sanitaria in Italia racconta di problemi insostenibili che rendono la vita molto difficile o drammaticamente complicata a centinaia di migliaia di cittadine e cittadini, adulti e minori. Secondo la ricerca che abbiamo commissionato al Censis “Migrare per curarsi” sono infatti 750.000 i ricoveri fuori dalla regione di appartenenza ogni anno in Italia, un esodo biblico se aggiungiamo i circa 650.000 accompagnatori, con la valigia sempre pronta per le necessità di ripetere ricoveri e cure a centinaia di chilometri dalla propria casa più volte l’anno.

Nel totale le risorse economiche utilizzate per le cure fuori le regioni di appartenenza nel 2012 sono state pari a circa 4 miliardi di euro. Il saldo finale è di circa 2 miliardi di Euro (dati SDO-Sole 24 Ore Sanità).

Anche dal punto di vista sanitario quindi e dei servizi, come avviene per quello delle merci, (cfr.il buon professor Paolo Savona e l’ottimo Nicola Zitara), parliamo di risorse che dalle Regioni del Sud si spostano verso quelle del Nord incrementando il divario e la capacità di recupero del Sud. Risorse destinate in particolare per interventi di alta specialità: i ricoveri in mobilità hanno un costo medio di circa 5.200 euro contro un costo medio dei ricoveri di 3.500 euro.

Chi ci guadagna? Indovinate un pò.

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