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Alfa Romeo: la storia nascosta di un imprenditore napoletano

Alfa Romeo: la storia nascosta di un imprenditore napoletano Ho recuperato un vecchio articolo, che avevo già proposto l’anno scorso, di Angelo Picariello su L’Avvenire, che ricorda la storia di un grande imprenditore napoletano, Nicola Romeo. Il cognome forse ai più, suggerisce qualcosa. Come la storia di un passato glorioso.

Nicola Romeo, acquistò l’Alfa, che era un’azienda automobilistica fallimentare, fecendola diventare quella che è adesso.
Ancora risuonano le storiche parole di Henry Ford che disse, agli inizi del ‘900: “quando passa un’ Alfa Romeo mi tolgo il cappello”.

L’azienda era florida ed aveva molte commesse. Così, Nicola Romeo decise di proporre la produzione delle proprie autovetture anche al neonato governoitaliano. Ma dimenticava che il primo governatore della Banca d’Italia, Carlo Brombini, affermava: “il Mezzogiorno non dovrà più essere in grado di intraprendere”.

Ecco quanto Picariello riferiva nell’intervista a l’Avvenire: «La vicenda emblematica di come l’industria meridionale, fiorente fino a 150 anni fa, in special modo quella metalmeccanica, già da mezzo secolo fosse stata abbandonata a sé stessa per privilegiare quella del Nord. L’ingegner Nicola Romeo, ricordiamolo, era un geniale imprenditore metalmeccanico che aveva diversi, importanti stabilimenti nella zona Napoli. Licenziatario per la costruzione di camioncini di trasporto truppe della francese Darracq, allo scoppio della Prima guerra offrì allo Stato italiano il suo prodotto a prezzo vantaggioso, ma si sentì rispondere che esso acquistava solo prodotto nazionale. Cioè del Nord. Così accettò di rilevare l’A.L.F.A (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), che aveva i suoi stabilimenti a Portello, presso Milano, ed era in liquidazione. Finita la guerra, nel 1918, fu inizialmente cambiato il nome della società in “Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co.”. Ma si sa che i napoletani sono buoni di cuore: infatti Romeo non infierì, e al termine di una lunga vertenza con i vecchi proprietari dell’Alfa, non mise sullo scudetto il Vesuvio, ma lasciò il biscione milanese. E tutti oggi si lamentano per l’Alfa-Sud di Pomigliano, poi passata alla Fiat, “regalata” ai meridionali “sfaticati” dai generosi industriali settentrionali».

Poi la storia è andata diversamente. Purtroppo. E la memoria è stata cancellata.

 

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