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Anche Bankitalia ammette: in Campania cornuti e mazziati

Era il 27 febbraio di quest’anno quando su questo blog riportavo una inchiesta di Marco Esposito che dalle pagine del Mattino arrivava ad una conclusione che, ai fautori del chiagneffotti patano, sembrò paradossale: in Campania si pagano più tasse ed i servizi che si ricevono non sono in linea con quanto pagato.

Esposito immaginava, in un confronto tra il Sud ed il Nord del Paese,  due famiglie tipo di 4 persone con un reddito di 40000 euro lordi. Una risiede a Napoli, l’altra a Milano.

In base a un conto su quattro voci di uscita e a una comparazione su quattro tipologie di servizi essenziali si può sintetizzare che a Napoli si paga il 69% in più e si riceve il 58% in meno.
Si immagini che entrambe le famiglie abbiano solo un’automobile (1900 diesel) e un ciclomotore (il classico cinquantino) la prima guidata in esclusiva da un patentato esperto di 55 anni, in classe di massimo scon- to, il ciclomotore guidato da un diciottenne. Ebbene, per il solo effetto della residenza, secondo le rilevazioni ufficiali dell’Ivass in base ai prezzi effettivamente praticati, la famiglia napoletana paga 1.360 euro di Rc au-to e 1.323 euro di Rc moto per un totale di 2.683 euro all’anno. La medesima famiglia residente a Milano versa per le due polizze 1.088 euro.
E non finisce qui. Al momento di versare l’addizionale Irpef, su 40.000 euro di reddito la famiglia napoleta- na si vede prelevare il massimo possi- bile e cioè 320 euro dal Comune (0,80%) e 812 dalla Regione (2,03%) per un totale di 1.132 (2,83%); la medesima famiglia milanese paga 288 al Comune e 598 alla Regione per un totale di 886 euro. Per la sola tassa sui rifiuti la famiglia napoletana deve sborsare 781 euro che diventano 698 per l’analogo nucleo familiare milanese. Entrambe le famiglie versano 11.520 di Irpef nazionale per cui, sot-tratti dal reddito lordo le tasse nazio- nali e i balzelli locali, alla famiglia di Milano restano netti 160 euro al mese rispetto all’analoga famiglia che vive a Napoli.

 

Qualcuno bollò quanto scritto qui sopra come “suddista e bobbonico”, ma tant’è oggi pure Bankitalia ammette: in Campania cornuti e mazziati. I dati sono stati commentati nel corso di una tavola rotonda condotta dal direttore del Corriere del Mezzogiorno.

In particolare, anche in questo caso, c’è stata una simulazione sui versamenti dovuti da tre tipologie diverse di nuclei familiari campani, messi poi a confronto con quelli degli cittadini italiani non campani.

Primo caso. Famiglia di 4 persone con reddito annuo complessivo di 50mila euro Abitazione di proprietà di 80 mq e due figli minorenni a carico. Un’auto di media cilindrata. Secondo Bankitalia : nel 2013 questa famiglia residente nel capoluogo partenopeo ha sostenuto un esborso complessivo per i tributi applicati dagli enti locali campani di oltre 2.000 euro; tale importo, a parità di tipologia familiare, è superiore di 707 euro annui rispetto al resto del Paese».

Secondo caso. Famiglia di due adulti,  reddito annuo di 110.000 che derivano per il 60% dda libera professione. Un figlio minore a carico ed una casa di proprietà di 120 mq. Oltre ad un auto berlina. In questo caso, grazie ai tributi, il divario cresce fino a «2.495 euro» rispetto ai cittadini del resto del paese.

Terzo Caso Pensionato, senza automobile, con reddito di poco superiore ai 15mila euro annui in casa di   di proprietà di 80 mq. Il pensionato campano paga 134 euro in più dei suoi omologhi residenti in altre regioni.

La cause (oltre ai balzelli locali)? Quelle che anche dalle pagine di questo blog ripeto ogni giorno.  Scrive Bankitalia:

«La tassa provinciale sull’Rc auto qui è doppia rispetto alla media delle regioni a statuto ordinario; l’imposta regionale sul carburante supera del 70% la media nazionale e la tassazione sullo smaltimento dei rifiuti è ingente» (fonte: Corriere del Mezzogiorno)

Non bisogna infine dimenticare che la pressione fiscale territoriale aumenta perchè, mancando, in questi anni, coordinamento tra prelievo centrale dello Stato e quello degli enti locali, succede che lo Stato centrale taglia i trasferimenti a Comuni e regioni senza toccare però il  prelievo di sua competenza. Di contro e gli enti locali, per sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri tributi. Il risultato, in Campania, è quello descritto da Bankitalia.

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