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Camorra edizione 2016: “in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”

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Chiunque veda la camorra come uno strumento di libertà od emancipazione territoriale, si sbaglia e di grosso.

La relazione annuale antimafia dichiara esplicitamente, a proposito della camorra: i clan percorrono maggiormente la strada “di corrompere il pubblico amministratore e di rimettere allo stesso le modalità più efficaci per raggiungere lo stesso risultato illecito”. […] “in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”” […]  “buona parte dei loro patrimoni sono ancora nelle mani di imprenditori che sono stati la sponda economica del sodalizio. Inoltre molti dei politici che si sono fatti strada grazie all’appoggio dei capi-clan, sono ancora operativi e presenti nelle amministrazioni non solo locali”.

Insomma diciamo pure che non sempre la politica ha la risposta giusta alla domanda: che fare contro le mafie.

Ecco una sintesi della relazione, oltre il gossip ed il gomorrismo:

La “fibrillazione criminale” nell’area di Napoli.  Il tessuto della criminalità organizzata che opera nella provincia è in trasformazione, mostrandosi “più che mai eterogeneo”, diviso fra gruppi strutturati e consolidati e “aggregazioni caratterizzate da frequenti mutamenti”. Il vuoto di potere causato dall’azione investigativa, e dalla conseguente cattura dei principali esponenti dei clan (sono 215 i regimi di 41-bis riferibili a membri dei clan operanti tra Napoli e Avellino), ha innescato il tentativo di giovani camorristi di occupare quel vuoto, attraverso “metodi violenti e senza la capacità di misurare il rapporto tra benefici e costi delle proprie azioni criminali”. Recrudescenze si registrano nell’area della città di Napoli, non nell’area del nolano e in quella vesuviana, dove la strategia adottata è l’inabissamento.

“Va ribadita – scrive la DNA –  la caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione, passando con eccessiva disinvoltura da situazioni di alleanza a situazioni di contrasto violento… Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel passato, quando la maggior parte degli eventi omicidiari era riconducibile agli scontri alimentatisi all’interno della galassia dei cd.Scissionisti nell’area nord di Napoli (Secondigliano e territori limitrofi), i luoghi in cui tali eventi si sono consumati ed i profili criminali delle vittime tratteggiano un quadro d’insieme caratterizzato dall’esistenza di molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli”. Una “fibrillazione criminale” che si manifesta soprattutto “nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella”. Nuovi assetti che rendono imprevedibili le azioni dei gruppi criminali, proprio perché non legati ad una strategia precisa, e complicano l’attività di contrasto.

I quartieri. A preoccupare maggiormente la DNA sono i quartieri del centro storico che hanno sempre stimolato le attenzioni dei clan per il controllo dei mercati di droga, estorsione e contraffazione. “Hanno rappresentato e rappresentano tuttora la vera emergenza criminale per il distretto di Napoli. I quartieri di Forcella, della Maddalena, dei Tribunali sono stati teatro di gravissimi fatti di sangue nei quali sono stati coinvolti e rimasti vittima, tra l’altro, anche innocenti incensurati e hanno determinato ed innestato una situazione di diffuso terrore e di vera e propria ‘guerriglia urbana’ con quotidiani spargimenti di sangue, da una parte e dall’altra”.

La zona orientale composta dai quartieri Ponticelli, Barra – San Giovanni, caratterizzata da insediamenti industriali e commerciali, è sottoposta ad una forte pressione estorsiva praticata dai radicati gruppi criminali che “nel corso degli anni si sono atteggiati a volte da alleati a volte da nemici, con il conseguente verificarsi di sanguinose faide caratterizzate da molteplici omicidi di capi e gregari di opposte fazioni”. Ponticelli, feudo in passato del clan Sarno, subisce particolarmente questa faida in cui operano “vere e proprie bande che si contendono il predominio su quel territorio”, oggi principale polo cittadino per la vendita delle droghe leggere e dunque molto ambito.

Gli ‘affari’: il crescente interesse verso scommesse e gioco on line. Nella provincia di Napoli i clan assumono “contorni di intensa ramificazione nel tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali”, così come emerge una forte “connivenza di larghi strati del corpo sociale”. I principali settori economici di interesse sono la ristorazione, il commercio di capi di abbigliamento e quello la gestione degli impianti di distribuzione di carburante, quest’ultima in “sostanziale” regime di monopolio. Un settore in cui i camorristi stanno investendo parte dei proventi illeciti sono le agenzie di scommesse, ramificate a livello territoriale e legate alla pratica del gioco on line. “L’ambito imprenditoriale in questione, al contrario di altri che vengono tradizionalmente assegnati all’interesse della camorra e che non presentano particolari difficoltà esecutive, richiede un certo grado di esperienza, anche nei contatti con i referenti delle società che raccolgono scommesse sportive (per lo più straniere)… La gestione criminale del gioco on-line si muove nel solco tracciato dall’analoga gestione della distribuzione delle macchine utilizzate per il video-poker”.

L’area vesuviana si conferma centrale nel mercato internazionale degli stupefacenti, i clan mantengono stretti rapporti in tal senso con ambienti criminali stranieri, spagnoli e olandesi su tutti. Cambiano le aree di spaccio: le piazze ‘storiche’ di Scampia e Secondigliano, seppur ancora fiorenti, stanno cedendo il passo “ad altre aree di distribuzione che vanno progressivamente rafforzandosi nel più ampio mercato della droga”.

I collaboratori di giustizia. Nell’azione di contrasto, investigativa e giudiziaria, assumono un peso specifico rilevante le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In tal senso la Direzione Nazionale Antimafia sottolinea i pericoli che vengono “dalla attuazione di strategie di repressione violenta dei fenomeni di dissociazione e di riduzione del danno” perseguite dai clan “mediante intimidazioni e sovvenzioni economiche, ovvero, mediante condizionamento dei collaboratori e testimoni di giustizia, inducendoli alla violazione dell’obbligo di compiutezza e verità delle dichiarazioni da rendere”. Evidente è anche l’effetto dissuasivo che strategie di questo tipo, spesso rivolte a familiari dei collaboratori “totalmente estranei a contesti criminali”, possono causare. Nel periodo 2014-2015 si sono comunque registrate 44 nuove collaborazioni, tutte riferibili al territorio della provincia di Napoli. “L’andamento del fenomeno della collaborazione con la giustizia è direttamente proporzionale all’intensità e continuità dell’azione repressiva chiamata a dispiegarsi su fronti in continua modificazione”.

I Casalesi: meno omicidi, più corruzione. La DNA sottolinea la totale assenza, ormai da qualche anno, di fatti di sangue legati alla matrice camorristica, una caratteristica che aveva reso tristemente famoso il territorio della provincia di Caserta. Il dato viene spiegato principalmente con l’azione di contrasto che ha smantellato l’ala militare dei sodalizi criminali, modificando il modus operandi dell’intera struttura mafiosa sul territorio. Se la violenza e il ricorso all’omicidio sono diventati un’estrema ratio, non mostrano flessione i reati di rilievo patrimoniale: riciclaggio, gestione degli appalti e delle scommesse d’azzardo online e sulle slot machine, usura ed estorsioni.

Particolarmente esplicativo il seguente passaggio della Relazione: “Mentre il perdurante svolgersi di attività estorsive in buona parte della provincia testimonia come la forza del vincolo associativo sia ancora salda ed idonea ad indurre assoggettamento ed omertà, sul piano delle relazioni esterne al clan si rileva come la componente ‘imprenditoriale’ dell’organizzazione, che rispetto al passato ha acquisito maggiore rilievo, induca un sempre maggiore ricorso al metodo corruttivo ed un sempre minore ricorso alla vera e propria cooptazione degli amministratori nei sodalizi: più corruzione, più concorso esterno e meno partecipazione all’associazione mafiosa”. Se in passato si utilizzava maggiormente l’intimidazione come strumento per ottenere lo scopo, ad esempio un appalto, ora i clan percorrono maggiormente la strada “di corrompere il pubblico amministratore e di rimettere allo stesso le modalità più efficaci per raggiungere lo stesso risultato illecito”.

L’operatività dei clan. “Allo stato, sul fronte casalese, appaiono scarsamente operativi i clan Bidognetti e Iovine, fortemente indeboliti dagli arresti che li hanno interessati negli anni scorsi”. Preoccupa invece la DNA “l’operatività dei clan Zagaria e Russo-Schiavone. Proprio con riferimento al clan Zagaria, che mantiene una forte struttura imprenditoriale, si rileva che l’ala militare, sia pur mantenendo un basso profilo, rimane tuttora capace di controllare il territorio rimanendo molto radicata nella provincia di Caserta e, soprattutto, in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”.

Misure di contrasto. Sul futuro dell’azione di contrasto la DNA evidenzia come, a fronte degli innegabili successi ottenuti in questi anni, sia necessario mantenere alta la guardia su 3 aspetti:

1) se i principali boss sono stati assicurati alla giustizia “buona parte dei loro patrimoni sono ancora nelle mani di imprenditori che sono stati la sponda economica del sodalizio. Inoltre molti dei politici che si sono fatti strada grazie all’appoggio dei capi-clan, sono ancora operativi e presenti nelle amministrazioni non solo locali”;

2) risulta “prioritaria una lotta senza quartiere alla camorra che opera ad un livello più basso, ma che toglie l’aria ai numerosissimi piccoli imprenditori e commercianti che sono soffocati dalla intollerabile, capillare e persistente attività estorsiva e da quella usuraia”;

3) “guardare con attenzione ai fine pena dei camorristi condannati, che da qui a qualche anno, cominceranno a riacquistare la libertà”.

(fonte: Claudio Foirleo su Avviso Pubblico)

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