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Caro Calenda, sul Sud basta fuffa e retorica: partiamo dal costo del denaro

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico ha deciso di dire qualcosa di originale fuori da ogni scala o indice di “fuffa” :

“Spogliare il Sud della retorica che lo avvolge e prevedere le stesse politiche, ma anche amministrazioni locali che funzionino, perché fanno il 99% dello sviluppo”.

E allora proviamo a diradare la cortina di retorica. Taccio l’enumerazione dei soliti problemi logistici ed infrastrutturali, quelli legati alle disparità sui premi assicurativi (che pure incidono su chiunque abbia voglia di intraprendere) e sulla presenza della criminalità organizzata che droga il mercato e drena risorse economiche.

Facciamo un esempio: sapete che il costo del denaro al Sud è più alto che al Nord?

In soldoni, se volete produrre ricchezza come richiedono Calenda e Confindustria, ed avete bisogno di danaro, ed abitate in Calabria, dovrete restituire interessi molto più alti di quanto avreste dovuto fare se il destino vi avesse fatto nascere in Trentino Alto Adige (non che in Umbria, Marche o Toscana stiano meglio, sia chiaro).

Nonostante gli interventi straordinari della BCE e qualche timido segnale di ripresa dei prestiti concessi al complesso del settore privato, i volumi degli impieghi bancari italiani diretti alle imprese risultano tutt’al più stagnanti. Se le manovre espansive sul credito bancario non hanno, almeno per il momento, influito sui volumi, sembra invece che un positivo effetto lo stiano avendo sul costo del denaro.

I tassi d’interesse sugli impieghi mostrano – per ogni diversa tipologia di operazione, che qui comunque dobbiamo analizzare in forma aggregata – una riduzione generalizzata e quantificabile, per il 2015 rispetto all’anno precedente, in circa un punto percentuale. Sulla base di queste analisi, si potrebbe concludere che il dato incoraggiante riguarda pertanto il costo del denaro, piuttosto che la sua disponibilità. […]

È interessante notare che anche in questo caso le differenze tra aree regionali, già di per sé molto significative, hanno mostrato una recente tendenza all’aumento. Ciò è soprattutto vero per gli anticipi e le aperture di credito in conto corrente, che costano alle imprese del Sud ora il 2,42% in più in media rispetto al Nord (era il 2,04% nel terzo trimestre del 2014 e l’1,67% nel 2010).

Per quanto concerne le operazioni a scadenza, la tendenza è invece più complessa da analizzare e mostra una riduzione delle differenze rispetto all’anno precedente ma comunque un aumento rispetto ai livelli 2010. I mutui alle imprese meridionali costano in media tra lo 0,79% e l’1,09% in più rispetto alle imprese del nord (in base alle diverse durate), e la forbice pur drasticamente diminuita rispetto al 2014 – risulta più ampia di circa 15-16 punti base medi rispetto ai valori di cinque anni prima [fonte: Centro Studi Impresa Lavoro su dati Bankitalia]

Questo vuol dire che risulterà più conveniente rivolgersi all’ “amico di famiglia”, il quale, evidentemente, non chiederà  alcuna garanzia reale sul credito, ma che strozzerà lentamente l’attività produttiva fino ad impossessarsene con la benedizione del ras locale della criminalità organizzata.

Questa è la “retorica” che avvolge il Mezzogiorno caro Ministro, ovvero scaricare la responsabilità su quei quattro terroni che non sanno neppure scegliersi amministratori locali “smart” e che quindi sono costretti ad emigrare. Come duecento anni fa. Fornendo manodopera a basso costo a quell’Europa dell’austerity che voi assecondate supinamente.

 

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