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Caro Gennaro, così funzionerebbe Napoli Autonoma

foto Identità Insorgenti

Signor Gennaro: Hai sentito? Adesso quelli di MO si sono messi in testa che Napoli deve rinunciare ai sussidi statali!

Signor NA: Buono, no?

Signor Gennaro: Ma stiamo scherzando? E come facciamo senza soldi?

Signor NA: Genna’ guarda che non è proprio così.

Signor Gennaro: E com’è allora?

Signor NA: Il federalismo fiscale ha reso le cose complicate.

Signor Gennaro: Ma che cos’è questo federalismo  fiscale?

Signor NA: E’ il sistema per cui buona parte delle tasse pagate dai cittadini vengono direttamente gestite e impiegate sul territorio in cui vivono.

Signor Gennaro: Questo significa che le città più ricche restano ricche, ma quelle dove ci sono meno lavoro e salari più bassi, che fine fanno?

Signor NA: Per quelle città ci dovrebbe essere il fondo di perequazione. Sulla carta c’è. In realtà non esiste.

Signor Gennaro: Il fondo di che?!

Signor NA: Perequazione. Cioè rendere uguali non sui redditi, quelli restano diversi e i ricchi rimangono più ricchi, ma almeno sui servizi: asili, illuminazione, sicurezza, verde pubblico, raccolta dei rifiuti, manutenzione delle strade, autobus e metropolitane…

Signor Gennaro: E chi lo paga ‘sto fondo di Perepeppè?

Signor NA: C’è, anzi, dovrebbe esserci una cassa statale, pagata con le tasse di tutti, i cui soldi vanno ai comuni meno ricchi, in modo che gli italiani siano uguali nei servizi sociali, che vivano a Monza o a Cosenza, a Milano e a Napoli.

Signor Gennaro: Però questo fondo non c’è…giusto?

Signor NA: Giusto! Quando, nel 2011, è entrato in vigore il federalismo fiscale, il governo ha stabilito che sarebbe servito del tempo per calcolare il fondo di perequazione per ogni comune, quindi ha istituito il Fondo sperimentale di riequilibrio, come sostituto provvisorio del Fondo di Perequazione, previsto per il 2013. Con la legge Salva Italia, però, nel 2012 il governo Monti ha tagliato di due miliardi il fondo sperimentale, e preventivamente anche quello di perequazione.

Signor Gennaro: Taglio preventivo? Ma tagliare il fondo di perepeppè vuol dire tagliare l’asilo e l’autobus dove ce n’è più bisogno?

Signor NA: Proprio così. E il governo lo sapeva bene. Infatti nel 2013 il fondo sperimentale non prende il nome di Fondo di Perequazione, come previsto dalla Costituzione, ma viene battezzato “fondo di Solidarietà Comunale” ed è effettivamente molto diverso dal primo, poiché non è alimentato dallo Stato ma da una quota pari al 38% dell’ Imu dei singoli Comuni.

Signor Gennaro: Mamma mia. Però non ho capito: visto che ci hanno tagliato parte dei fondi che ci spettano di diritto, la risposta sarebbe rifiutare anche quelli che ci hanno lasciato?

Signor NA: Può sembrarti strano, ma per capire bene la proposta Napoli Autonoma occorre sapere ancora qualcosa: nel 2010, prima del federalismo fiscale, Napoli ha ricevuto 646 milioni, ma nel 2015 ne ha ricevuti solo 259. Un bel taglio del 60%. Sai che significa? Che ormai i cittadini napoletani pagano una quantità di tasse superiore a quelle che vengono effettivamente impiegate sul territorio!

Signor Gennaro: Ma è ancora una città assistita! Come facciamo senza quei 259 milioni di euro?

Signor NA: In realtà 259 milioni si potrebbero recuperare attribuendo due imposte direttamente al comune: quella sui trasferimenti immobili, che nella città di Napoli ha un valore stimato di 150 milioni, e la compartecipazione Irpef dei cittadini napoletani, che coprirebbe i restanti 109.

Signor Gennaro: Ho capito l’imbroglio: due tasse in più!

Signor NA: Nessuna tassa in più per i napoletani. Sono tasse che già paghiamo e che invece di andare a Roma, dove ogni anno prendono direzioni diverse, restano nella nostra città. La cifra sarebbe la stessa.

Signor Gennaro: Scusa ma a me le cose piace capirle: se la cifra è la stessa, cosa cambia?

Signor NA: Avere soldi tuoi e non dipendere dagli altri è una gigantesca differenza. Sia per il Comune sia per i cittadini, che saprebbero dove e come vengono impiegati i loro contributi. E poi vuoi mettere lo sfizio di dire ai leghisti: Napoli fa da sé, tiè!

Signor Gennaro: Questa mi piace. Ma significherebbe non versare più tutti quei milioni nelle casse dello stato, il governo come fa a dire di sì?

Signor NA: Semplice! Recupererebbe i 259 milioni dal fondo di solidarietà comunale a cui Napoli rinuncerebbe. Se invece il governo rinuncia, quei soldi in più verrebbero divisi tra i Comuni più piccoli del Sud che ne hanno bisogno e questa forse sarebbe la scelta più giusta.

Signor Gennaro: Anche secondo me. E come si chiama questo progetto di MO?

Signor NA: Semplicemente NA.

Signor Gennaro: Ma?!

Signor NA: NA, come la targa di Napoli e sta per Napoli Autonoma.

Signor Gennaro: E come si fa a rendere Napoli una città autonoma?

Signor NA: Attraverso una proposta di legge ad iniziativa popolare, che prevede la raccolta di 50.000 firme, ma è già legittimata dall’articolo 119 della Costituzione .

Signor Gennaro: Fammi firmare, voglio essere il primo!

(Fonte: Unione Mediterranea.info)

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