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Chi ha paura di raccontare la storia d’ Italia?

Offre notevoli spunti di riflessione un articolo di Gigi di Fiore pubblicato nella edizione online de Il Mattino. Una riflessione sulla mancanza, in Italia, della volontà di raccontare con serenità una storia che sia condivisa e appartenga a due parti di un Paese mai, nei fatti, veramente unito.

Lo spunto è il referendum scozzese per la secessione dal Regno di Sua Maestà britannica, della Scozia.

Il premier inglese David Cameron promette: “Se restiamo insieme, la Scozia godrà di autonomia senza precedenti”. Gli replica Alex Salmond primo ministro scozzese: “Abbiamo l’1 per cento della popolazione del Regno, con il 60 per cento di petrolio e il 20 per cento della produzione nel commercio del pesce. La nazione di Adam Smith può diventare ancora più ricca da sola”.

Scrive di Fiore:

In Gran Bretagna, la Scozia, il Galles, l’Irlanda hanno propria bandiera, propria nazionale di calcio, propri rappresentanti politici. Nessuno si scandalizza se gli scozzesi non si fanno chiamare inglesi, se raccontano la loro storia, se tifano per i loro calciatori. Come mai?

In Catalogna, il tifo per il Barcellona diventa pretesto identitario. Negli Stati Uniti, uno dei due momenti storici fondanti della nazione è la guerra di secessione. Ebbene, nessuno si scandalizza se al Sud hanno musei della Confederazione (molto bello quello a New Orleans), o ci sono, così come negli Stati del Nord, associazioni in ricordo di reggimenti sudisti. Nessuno, ancora, si scandalizza se, sugli edifici pubblici, sventolano bandiere confederate insieme con quella americana.

La verità è che negli Stati Uniti riescono a convivere con la loro storia. Anche se si tratta di storia sofferta e di divisione della nazione.

E se pure Via col Vento racconta con romanticismo e oleografia un pezzo della storia americana dalla parte dei vinti, analoga vicenda non può essere letta in Italia, dove se non si ripete che il Sud era brutto, arretrato, sporco e cattivo ed i meridionali prototipi di delinquente dalla fossettta occipitale diffusa, non si può avere la patente di storico.

Scrive il giornalista napoletano:

Se si tenta con serenità di raccontare cosa avvenne nel Sud nel periodo pre e post unificazione si scatena il putiferio. E le accuse: borbonici, secessionisti, suddisti (con due d), revanchisti, reazionari, gente di destra! Dimenticando gli insegnamenti e le ricostruzioni di Gramsci, Molfese e tanti altri che di destra proprio non si possono definire.

Insomma in Italia non si riesce a raccontare la storia senza sganciarla da valutazioni di carattere etico.

Insomma per Gigi di Fiore, non si riesce a raccontare la storia italiana se non si ricorda continuamente che :

 che il Sud era arretrato ed è stato civilizzato da un Nord migliore, che al Sud c’erano i peggiori tiranni contrapposti a democratica gente del Nord, che il Sud era dominato da stranieri contrapposti al Nord italianissimo, che eravamo straccioni e siamo progrediti con l’aiuto dell’unificazione pilotata dal Nord.

Semplificazioni tra l’altro contraddette negli ultimi tempi anche da storici e soprattutto economisti di un certo peso che hanno tracciato un quadro del presente e della storia del Mezzogiorno che alla luce di certe analisi risulta più coerente.

Il timore è, conclude il giornalista che :

in Italia non sappiamo fare i conti con la storia. La nostra storia nazionale. Ne abbiamo paura, nel timore di mettere in discussione qualche attuale rendita di posizione. Figuriamoci se a Napoli, ad esempio, si potrebbe mai realizzare un museo delle Due Sicilie come quello della Confederazione a New Orleans. Si scatenerebbero polemiche e accuse su qualche giornale. Me le immagino: neoborbonici e arretrati

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