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I nuovi emigranti: ovvero come si vive in uno studentato a Milano

Gli ultimi dati Istat ci parlano di una emorragia costante di giovani meridionali, verso il nord del paese. Esortati anche dalla classe politica e dirigente a studiare altrove, contribuendo ad impoverire così di risorse e futuro le terre d’origine.

Come i loro nonni, si muovono dal natìo borgo selvaggio siciliano, pugliese, calabrese, abruzzese o campano verso una meta da sempre dipinta come terra d’opportunità e speranza. E, proprio come i loro nonni, talvolta convivono con una realtà diversa da come se l’erano immaginata.

Fatta di locali fatiscenti (pagati 250 euro al mese), scarsa igiene e l’immancabile compagnia delle blatte. Ma attenzione non siamo a Napoli, come qualcuno con il fazzoletto verde al collo vorrebbe farci credere. L’è Milàn…della operosa ed opulenta Lombardia.

Eccoli i nuovi emigranti, emigranti d’una dignità silente che nascondono a casa la realtà d’un sogno che non è mai esistito. Emigranti che si moltiplicheranno se passerà il decreto Profumo che istituisce le gabbie territoriali secondo le quali, al Sud, per ottenere una borsa di studio occorre una reddito ISEE più basso che al Nord.

Da 152 anni, si continua ad emigrare. Terroni.

Vi lascio, senza ulteriori commenti a questo servizio andato ieri in onda su Servizio Pubblico.

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