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Il sud imbroglia sugli INVALSI? E la stampa dimentica che ci fu boicottaggio

Puntuale come ogni anno arrivano i risultati dei Test Invalsi che, proprio per determinare con i discutibili sistemi premiali, i buoni e i cattivi (con i terroni che ci fanno sempre la figura degli “asini”),La stampa italiana, quello strano fenomeno che si picca se le si rimprovera scarsa professionalità, si esibisce  oggi in titoli lombrosiani un pò ovunque, con gli alfieri del lombrosianesimo militante che si gasano perchè le scuole di Campania, Calabria e Sicilia, imbrogliano sui Test Invalsi.

E dovreste leggere i commenti (deliranti) che seguono poi agli articoli. Con alcuni dotti commentatori che fanno risalire al buongoverno dei Asburgo la qualità del sistema scolastico del Nord (sic, ma se una delle regine di Napoli era proprio una Asburgo?).

Ma andiamo nello specifico. E lancio una provocazione, ma vuoi vedere che quello che viene fatto passare subdolamente per il solito “frega frega” dei terroni, ha altre origini? Nessuno ricorda che lo scorso maggio ci fu una mobilitazione piuttosto importante volta proprio al boicottaggio dei Test Invalsi? A nessuno viene il dubbio che i fenomeni di “cheating” siano stati proprio voluti e provocati vista la massiccia adesione alle forme di “sabotaggio”(proprio da Roma in giù) dei Test?

Vi riporto quanto La Repubblica scrisse:

Studenti e Cobas hanno boicottato i test Invalsi di questa mattina. Secondo i dati forniti dal sindacato di base, in quasi un terzo delle seconde classi della scuola superiore il quiz utilizzato dall’istituto di Frascati per valutare le competenze in Italiano e Matematica apprendimenti  sarebbe stato “ridicolizzato”. Al momento, il ministero dell’Istruzione e lo stesso Invalsi tacciono. Ma è probabile che sarà guerra di numeri. “Grazie al contributo rilevante degli studenti  –  dichiara Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas  –  nel 30 per cento delle classi ridicolizzati gli insulsi quiz”

 

Le critiche di Cobas ed Uds, ai test Invalsi, fatte a maggio:

“E a proposito di dati, è bene ricordare  –  continua Bernocchi  –  che quelli del Miur riguardano solo un pugno di “classi-campione”, ove operano ispettori ministeriali, burocrati invalsiani e i docenti più collaborazionisti, che sono una goccia nel mare delle classi coinvolte, dove sciopero e boicottaggio hanno inciso in profondità. La mattinata era iniziata con i rappresentanti dell’Unione degli studenti che annunciavano la mobilitazione con lo slogan “Valutati, non schedati”. “Abbiamo deciso di disobbedire, di rifiutarci di sottoporci ad un meccanismo di valutazione escludente e ingiusto che mira a rendere la scuola pubblica sempre più a servizio delle logiche manageriali”, dichiara Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Uds.

“Siamo l’unico paese in Europa  –  continua Lampis  –  che somministra agli studenti in maniera censuaria e non campionaria dei test assolutamente inutili, che non tengono conto delle condizioni sociali ed economiche degli studenti e che aprono pericolosamente le porte a dei criteri premiali per le scuole che eccellono. A fronte di tutto ciò   –  conclude  –  riteniamo veramente inaccettabile che si spendano 16 milioni di euro per finanziare questo strumento di valutazione dannoso e inutile”.

Le prove si svolsero in questo clima. È dunque corretto e giusto tracciare un profilo dei risultati alla luce di quanto accadde e circolò per una intera giornata in rete con le foto scattate proprio dagli studenti?

Se poi vogliamo scendere sul terreno, badate non mi entusiasma, scelto dalla stampa del lombrosianesimo militante val la pena ricordare quanto accadde un anno fa.

Proprio l’anno scorso più o meno di questi tempi, le accuse rivolte al Sud furono le medesime. Salvo poi, nel silenzio generale, con la sola eccezione del quotidiano La Stampa, rivolgere una denuncia di brogli proprio alle scuole del Nord, a firma di Flavia Amabile:

Ecco cosa scriveva la giornalista nel settembre scorso:

Non c’è un’accusa esplicita di imbroglio ma molti sospetti sì. E quindi 78 scuole del nord, sparse tra Trentino e Lombardia, si sono viste restituire le prove di italiano e matematica del quinto ginnasio (il secondo anno per i licei) senza valutazione.  

Da quest’anno l’Invalsi ha deciso di registrare quello che ha sempre sostenuto, e cioè che durante i test  i professori aiutino i propri studenti. Li definisce “comportamenti anomali” e li fa emergere calcolando per ogni classe elementi come la media e la deviazione standard dei punteggi, l’indice di omogeneità delle risposte date alla domanda e il tasso di risposte non date. 

Quando c’è una concentrazione piuttosto alta elevata dei punteggi della classe attorno al punteggio medio, un’elevata concentrazione di risposte identiche – indipendentemente dal fatto che siano corrette o errate – date a un medesimo quesito e infine un basso numero di risposte non date, vuol dire che sono stati tutti bravi. Un po’ sospetto, quindi.  

Alle scuole in cui è stato  il livello 50, la soglia massima consentita, la prova è stata restituita. Sono 78, tutte del nord, trentine e lombarde.

Imbarazzante, vero?

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