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La solita Rai lombrosiana: “Vibo Valentia arretrata culturalmente”

foto tratta da “capittomihai”

Non mi stupisce. La Rai prosegue con le sue derive a metà strada tra il razzismo ed il fondamentalismo lombrosiano. E badate non fa distinzione il fatto che si tratti di trasmissioni televisive o radiofoniche. Il refrain è lo stesso: il Sud è arretrato civilmente e culturalmente.

Succede che nella rassegna stampa di Radio Tre di ieri, 24 novembre, il conduttore si lascia andare a valutazioni superficiali ed opinabili.

L’episodio lo racconta bene Tiziana adamo sul sito di informazione 21righe:

«L’Italia ha un basso livello di istruzione formale, rafforzato dai numeri poco confortanti dei laureati e dei diplomati». Niente di strano, fin qui, se non fosse stato per il prosieguo del discorso, quando Fubini cerca di argomentare la circostanza per la quale «la scuola italiana non sarebbe più in grado di offrire delle opportunità, rifacendosi al dato secondo cui le famiglie con una elevata capacità di comprensione ed elaborazione dei testi complessi riescono a trasferirla ai loro figli, diversamente da quanto avviene in quelle in cui il livello di istruzione è basso». Possibile, ma non di certo la regola, perché ci sono stati ragazzi che hanno saputo farsi strada da soli, a forza di determinazione e studio “matto e disperatissimo”.

Poi la provocazione: «Ogni tanto si dice – va avanti Fubini – che non è giusto che un insegnante o un dipendente statale guadagni la stessa cifra a Milano, dove il costo della vita è molto più alto, ed a Vibo Valentia, dove invece è più basso. Beh, mi verrebbe da dire quasi l’opposto: chi va a Vibo Valentia ed in altre città che, come Vibo Valentia, sono molto arretrate culturalmente, dovrebbe poter guadagnare di più, dovrebbe esserci una selezione dei più ambiziosi, di quelli che vogliono guadagnare di più, per avere insegnanti bravi là dove ce ne è più bisogno. Questo nel medio periodo, probabilmente, darebbe un grande impulso alla crescita del nostro paese».

Un ragionamento che non fa una piega, si fa per dire, come quello conclusivo, in cui il “nostro” in risposta ad un’altra osservazione, sostiene che, soprattutto al Sud, sia venuta meno l’equazione apprendimento-titolo di studio-lavoro, prova ne sarebbero i tanti test somministrati in cui i ragazzi per il loro futuro sognerebbero una «vita da pornostar e da Belen».

A Fubini andrebbero ricordati i principi che muovono le linee guida di questo governo ispirati dalle solite elemosine e da sempre meno investimenti strutturali, logistici, nel campo dell’istruzione e della ricerca al Sud. Fubini la conosce la storia degli investimenti contro la dispersione scolastica? 15 milioni per la Lombardia e solo 1,8 mln alla Campania, così ad esempio, proprio laddove il fenomeno sfiora il 22%. O ancora  la Sicilia, che ha più alunni del Lazio e una dispersione di 10 punti più alta – 25 contro 13 per cento – riceve 1,56 milioni contro il milione e 361mila della regione Lazio. In base al solito criterio del cetriolo, che va sempre dove deve andare e cioè “giù al Sud”, per il quale (come è successo per la costruzione degli asili), secondo cui sono stati affidati più fondi alle regioni con più studenti. Innescando così un circoli vizioso che contribuisce alla desertificazione civile, sociale e culturale del Mezzogiorno.

Col sottofondo dei soliti pregiudizi e luoghi comuni che strizzano l’occhio al governo di RenziDelrio.

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