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“L’osceno patto tra clan del Sud e le industrie del Nord Italia”

Questo il titolo di un articolo che Gian Antonio Stella pubblicava, lo scorso 6 dicembre, sul Corriere del Mezzogiorno, all’indomani delle dichiarazioni del pentito De Simone, sul traffico dei rifiuti.

Ecco un estratto:

[…]Ci spiegarono che se in una discarica in un giorno arrivano 100 camion di immondizia, l’ultimo è pieno di soldi. I soldi che entravano nelle casse del clan erano davvero molti (pari a quasi 5 miliardi delle vecchie lire, ndr). Servivano per pagare gli affiliati o gli stipendi, che arrivavano fino a 400 milioni di lire al mese». Cioè circa 400mila euro di oggi distribuiti ogni mese tra i pesci piccoli che si occupavano del lavoro più sporco. I rifiuti del Nord. (…) «Una volta capito come funzionava», si legge ancora nella deposizione dell’ex camorrista, «me ne interessai io per circa due anni e mezzo.

I rifiuti arrivano dal Nord, dai depuratori toscani, da Brescia, erano fabbriche industriali di vernici, erano lavanderie industriali, le concerie, arrivava di tutto». Da Padova, Ferrara, Torino, Milano, Varese… (…) L’uomo dei Casalesi racconta come la borghesia mafiosa ha istruito la camorra nell’avviare il business dei rifiuti tossici tasso di mortalità per tumore al fegato negli uomini negli ultimi venti anni in provincia di Napoli è salito dal 22,1% al 38%, e in provincia di Caserta dal 22,3% al 26,4%», era allarmatissimo: «Questo eccesso di mortalità, che riguarda anche altre patologie cronico-degenerative, si configura come un grave problema sociale e ambientale, oltre che sanitario, di vasta dimensione e notevole gravità».

Eppure, spiega il dossier di Legambiente, «nonostante ogni anno si scoprano tanti cimiteri dell’ecomafia, che costringono soprattutto giovani della Campania a intraprendere i “viaggi della speranza” verso i reparti di oncologia del Nord Italia per curarsi da patologie tumorali, nella regione dell’ecomafia non esiste un registro tumori.[…]

Questo patto ha, tra l’altro, sconvolto completamente, il mercato alterando i principi di concorrenza tra le stesse aziende del nord Italia e del nord Europa. Quelle che si sono avvantaggiate dei servigi resi dai camorristi infatti, riuscivano a spuntare prezzi più bassi per lo smaltimento dei rifiuti tossici, a differenza di quelle che seguivano i protocolli di smaltimento previsti dalla legge.

 

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