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Ma quale colomba, ma che uovo, a Pasqua trionfano le specialità regionali

C’è poco da fare, anche quest’anno, le pietanze d’origine territoriale, nell’Italia appassionata del Km 0, fatte in casa, hanno trionfato un po’ ovunque.

In particolare, secondo la nota diffusa da Coldiretti, se una maggioranza del 51% degli italiani non ha rinunciato al tradizionale uovo di cioccolato, hanno resistito i dolci della tradizione locale tipici della Pasqua: dalla scarcedda lucana alla pastiera napoletana, dal dolce salame dell’Emilia alla cassata siciliana, dalla torta pasqualina ligure alla ciaramicola dell’Umbria

In un sol colpo si sono sciolte come neve al sole, le dichiarazioni oracolari di pseudoanalisti del facebuccolo ,  che invitavano a dismettere la ricetta della nonna, e a brevettare marchi, nomi ed abitudini dell’ home made: facimm’o bisiness rá pastiera!
Risultato? La pastiera di mammà e del bar sotto casa ha vinto, contro le speculazioni nominalistiche di talune aziende di altre latitudini che hanno venduto a poco più di 1 euro il surrogato di pastiera.

Cosa ci insegna tutta questa storia? Che fondamentalmente agli analisti di cui sopra stanno sfuggendo alcune “mutazioni” delle abitudini degli italiani, per usare un eufemismo, e dei cittadini meridionali in particolare. Effetto della crisi o di una nuova presa di coscienza che finisce per contagiare l’intero paese? In un contesto dove le eccellenze enogastronomiche meridionali confermano un grande ed indiscusso appeal, forse proprio per il loro carattere “artigianale” e non codificato dal piattume della globalizzazione.

In particolare, secondo la nota di Coldiretti, se tra i più piccoli ad essere preferite sono le uova di cioccolato, per le persone adulte la Pasqua una ghiotta occasione per riscoprire sapori del passato conservati nelle specialità regionali preparate sulla base di ricette della tradizione e che nascondono spesso piccoli segreti familiari che le rendono inimitabili dai grandi marchi industriali. Si tratta – precisa la Coldiretti – di dolci caratterizzati spesso da sapori forti che hanno le uova tra gli ingredienti principali come la scarcedda lucana che è un dolce ripieno di uova sode o la torta pasqualina della Liguria che è un rustico ripieno di verdura, uova e parmigiano. In Friuli Venezia Giulia – continua la Coldiretti – è il tempo delle titole, piccole treccine dolci che avvolgono un uovo colorato di rosso mentre in Campania spopola la pastiera, un capolavoro napoletano con ricotta, germe di grano e buccia d’arancio. E ancora in Calabria – continua la Coldiretti – si prepara la cuzzupa, una pagnotta dolce la cui dimensione cresce con l’età del membro familiare, ma anche pitte con niepita che sono dolci a forma di mezzaluna da mangiare sia caldi che freddi. Ma sono centinaia le specialità diffuse in Italia e che, anche se apparentemente simili, presentano differenze negli ingredienti o nella ricetta.

La preparazione casalinga dei piatti tradizionali è – sostiene la Coldiretti – una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne e in molte mura domestiche si svolge in questi giorni il rito della preparazione e del consumo di specialità alimentari caratteristiche della Pasqua e destinate spesso a rimanere solo un piacevole ricordo per tutto il restante periodo dell’anno. Se tra parenti e amici non c’è più che custodisce e prepara i sapori dell’antica tradizione, una alternativa coerente – conclude la Coldiretti – è rappresentata dai quasi ventimila agriturismi della campagna italiana dove a Pasqua sono previste 350mila presenze, con un aumento del 15%.

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