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Padre Maurizio: Caro Renzi, promettesti di venire nella Terra dei Fuochi. Forse è giunto il momento.

20140305-085758.jpgQuesta la lettera apera di padre Maurizio Patriciello a Matteo Renzi.

Caro Renzi, mesi fa – ancora non eri il capo del governo – venisti ad Aversa per incontrare il mio vescovo, Angelo SPINILLO, e alcuni sacerdoti della diocesi. Tema dell’ incontro: la ormai famigerata “ terra dei fuochi”. Ci lasciammo con la promessa, da parte tua, di vederci ancora. Ecco, credo che quel momento sia venuto. Tra i tuoi gravosi impegni devi trovare un momento per ritornare nella “ terra dei fuochi”.

Te lo chiedo a nome di milioni di persone maltrattate, esasperate, ingannate. Anche questa notte, infatti, non hanno dormito. Le loro case erano invase da fumi, fetori, veleni di ogni tipo. Anch’io sono rimasto sveglio e con in corpo una rabbia immensa. Il mio pensiero andava agli anziani, agli ammalati, ai tantissimi poveri che non hanno nemmeno un condizionatore e, quindi, non possono chiudersi in casa. Il mio cuore stava all’ ospedale “ Pascale” dove non c’è più posto nemmeno per ricoverare i nostri ammalati. Non c’è una famiglia, caro Presidente, che non piange un morto di cancro. Non c’è una casa, a cominciare dalla mia, dove non c’è qualcuno che lotta sperando di vincere il terribile male. In queste terre si sta consumando un dramma epocale. Sotto gli occhi di tutti, tra la rassegnazione di tanti e il cinismo di altri. Lo scrittore Corrado Alvaro diceva che “ alle domande serie occorre dare risposte serie”. Per noi non è stato e ancora non è così.

Le nostre domande angoscianti vengono tuttora affrontate con una superficialità che fa spavento. Basti pensare alle ultime notizie provenienti da Roma. I dati dell’ Istituto superiore di sanità che confermano ciò che noi da sempre sappiamo, vengono il giorno dopo ridimensionati dallo stesso ministro Lorenzin, in contrasto con il Governatore della Campania che, invece, li riconferma. C’è confusione, pressapochismo. Presidente, dobbiamo uscire da questa sciagura sciagurata al più presto e nel migliori dei modi. Ce la possiamo fare. Possiamo contare su migliaia e migliaia di stupendi volontari; possiamo contare sulla Chiesa campana, sempre attenta e vicina alla sua gente. Quel che manca – a dirlo mi fa male il cuore – è proprio la volontà politica di mettere una volta per sempre la parola “ fine” a questa tragedia.

Aggiungo a questa lettera alcuni dei messaggi che, ogni giorno, a centinaia, ricevo dalla mia gente. Meglio di me danno sanno dire la gravità della situazione.

Grazie, Presidente. Metto nelle mani del buon Dio questa lettera e, fiducioso, attendo una telefonata da parte tua. Grazie. Ti benedico

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