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Piccolo sciacallo a chi?


Pino Aprile scrive a Claudio Velardi, sul Corriere del Mezzogiorno, in merito allo scontro avuto tra il secondo e don Maurizio Patriciello.

“Piccolo sciacallo”: detto a don Maurizio Patriciello. E pensate quanto è piccolo sciacallo, che non si agita per avere gli inceneritori, ma contro le discariche abusive. Lo ha scritto sul suo blog, alcuni giorni fa, Claudio Velardi, che è stato assessore con la giunta Bassolino e fa un lavoro interessante: aiuta i potenti a restarlo o a esserlo ancora di più (politici di gran nome o con un seguito non sufficiente per le ambizioni coltivate). Nulla di male, ci mancherebbe; è solo per spiegare qual è il suo ambiente, diciamo non popolare.E perché sciacallerebbe don Patriciello? Vanitas vanitatum et omnia vanitas, dal momento che “protesta, si dispera”, ma “a favore di telecamere” (questa non l’ho capita: vuol dire che per non essere accusati di vanità, quando si protesta bisogna nascondersi alla vista, farlo in luoghi deserti, non farsi notare, insomma? Non sono d’accordo, mo’ me ne vado a protestare furiosamente nel chiuso della mia cameretta). E non si capisce dove voglia andare a parare, don Maurizio, secondo Velardi, perché i cumuli di immondizia marciscono per strada, “per congiunte inadempienze di amministratori incapaci e di gente incivile. Perché i roghi che seguono non vengono appiccati dallo Stato ma dai cittadini (che siano più o meno camorristi, ce lo dicano le autorità competenti, nel frattempo i cittadini perbene denuncino)”.Oddio ci sarebbe da chiarire qualcosina a proposito di patti fra camorristi, aziende del Nord e massoneria, con uso di P2, secondo le dichiarazioni del boss pentito dei Casalesi, Schiavone (più una certa incapacità statale di contrasto che solo ai maliziosi appare sospetta); ci sarebbe anche da chiedersi cosa ci fanno i rifiuti tossici di industrie settentrionali, più qualche altra cosetta. Ma il tutto si riduce a: i cittadini “che siano più o meno camorristi” (e par di capire come la pensi lui, Velardi), denuncino, se “perbene”.Non sono aggiornato, ma non ho dubbi sul fatto che, essendo sicuramente perbene, Velardi abbia già denunciato (così, giusto per far vedere come si fa). Però non sono il solo a non essere aggiornato, perché vedo che lui ignora che quei cittadini, in 35mila, hanno denunciato proprio quelle amministrazioni cui lui fa riferimento; primo firmatario il loro vescovo (non so dire se a favore o a sfavore di telecamera).Ma se ti scaricano, a favor di camorra e imprese compiacenti, rifiuti tossici davanti a casa e lo Stato, al corrente del traffico da decenni (il racconto di Schiavone è del 1993), si mostra inefficiente nell’ostacolarlo, ma efficientissimo nel randellare ogni tentativo popolare di impedirlo, cos’altro si può fare, se non protestare? E a favore di telecamera, si spera, in modo che si sappia. O no?La lettura del testo di Velardi mi aveva talmente disturbato che avevo deciso di buttarmelo alle spalle, dimenticarlo. Poi, parlandone (non bene, si capisce) con un collega, mi sono sentito chiedere: «Hai ragione. E tu cosa hai fatto?». Ho capito che tacere sarebbe stato disonesto.È di quanto Velardi dice di don Maurizio, che sono maggiormente preoccupato. Non potendo accusare don Patriciello di interesse personale, si ricorre all’altra giustificazione: gli piace “comparire”; la vanità. A me vengono i brividi: l’accusa di “protagonismo” (quando non era un vero e proprio avvertimento, secondo la provenienza) era rivolta a Falcone, Borsellino, e altri ex-viventi, se non li si poteva rimproverare di altro. A certi palermitani dava fastidio lo sfrecciare di scorte dei magistrati, il rischio di incidenti, l’urlo delle sirene… Nessuno protestò per il rumore delle esplosioni che eliminarono quel fastidio.La nostra storia recente dovrebbe indurci a essere prudenti, specie i più preparati, e Velardi lo è: quelle parole sono orribili. Non si può spararle alla leggera, è già accaduto che a certe parole abbiano poi fatto seguito le pallottole. Sapere (e ci mancherebbe pure…!) che non è quello il senso con cui Velardi le ha dette, non le rende meno brutte. La pensi come vuole, Velardi, su don Maurizio e gli inceneritori (io ho una diversa opinione, per esempio, sia su don Maurizio che sugli inceneritori; a cominciare dalla scelta del progetto del gruppo in cui brilla la società che ha dato prova delle sue capacità con le ecoballe, più balle che eco). Ma se si dovesse applicare, a quel che dice Velardi, il criterio con cui Velardi condanna don Maurizio, dovremmo trarne conclusioni spaventose, che di sicuro non corrispondono al pensiero di Velardi.Però, quelle parole lui le ha dette.E ha fatto male.Forse, è perché non conosce don Maurizio.”Piccolo sciacallo” ha detto di lui. Lo sciacallo (quel “piccolo” è un capolavoro di perfidia: suona come una riduzione ulteriore, per chi, nemmeno nel male riesca a essere di valore) è un animale, e dei più disgustosi: vive dei mali altrui, deve augurarseli, per nutrirsene. Più gli altri sono in difficoltà, più lui se ne avvantaggia; persino, sta lì nei pressi, a veder sfiorire anche l’ultima loro capacità di reazione, per assestare il colpo di grazia e infierire, godendone. Sì, posso confermare che la vicenda dei rifiuti tossici e no, in Campania, pullulla di branchi di sciacalli. Ho provato a tirar giù una lista. Urca, che lunga! I nomi sono tanti, foglio dopo foglio…, ma (sicuramente per mia incapacità) al nome di don Maurizio, ancora non ci sono arrivato; in compenso, ne ho trovato qualcuno che sorprenderebbe Velardi (non me, non altri), però, per buona educazione, non glielo dico: potrebbe restarci male.Condivido poco delle idee di Velardi, che è un uomo intelligente, colto, ma rischia di essere tradito (come in questo caso?) dal suo gusto della provocazione; e far torto al suo cervello. Lo vada a trovare, don Maurizio (e ricordi che, da quelle parti, nella stessa diocesi, un prete l’hanno già ammazzato, in chiesa, il giorno del suo onomastico, mentre si preparava a dir messa. Era uno che dal pulpito, e persino in favore di telecamere, diceva: «Per amore del mio popolo, non tacerò»). Credo di sapere, anzi lo so, come sarà accolto («Benvenuto, fratello, nella casa del Signore»). Si vede troppo che sto suggerendo a Velardi una via di recupero? Anche fosse, non è sbagliato. Un incontro può confermare un giudizio o correggerlo. Dopo aver parlato con don Maurizio, Velardi può continuare a pensarla così (stando più attento alle parole, però: quello comunque); o rivedere le sue opinioni. Ma di una cosa sono sicuro: dopo quell’incontro (e magari ci trova pure qualcuno di quei cittadini, “che siano più o meno camorristi”…) c’è pericolo che anche lui diventi un uomo migliore”

 

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