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Prima gli italiani. Ma non voi, gli altri…

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Siamo passati da “Prima il Nord” a “Prima gli italiani” in un camouflage etnico geografico, dal notevole gusto antropologico. Nello stesso luogo, nello stesso momento.

Onestamente a me calabresi, campani, pugliesi, col cartello “prima gli italiani”,ieri a Milano, facevano tenerezza. Se solo si fossero spostati in piazza a qualche centinaio di metri più in lá, la loro fierezza italica sarebbe stata fortemente messa in discussione dal cartello che invocava immantinente secessione e aggiungeva “Italia m….”

Se quei corregionali del Sud si fossero spostati in giro per la piazza avrebbero trovato qualcuno che a chiamarli italiani, proprio non ci ha mai pensato, condensando nel sintetico “terroni” un profondo sentimento di accoglienza. Da 60 anni a questa parte. Tra l’altro lo stesso signore che arringava dal palco (e che per scaramanzia non nomino), in qualche video che ancora gira per la rete ha dimostrato di pensarla allo stesso modo.

Sono forse italiani i calabresi quando ci impiegano 9 ore per andare da Reggio a Bari?
Sono forse italiani i campani, quando qualche gerarca veneto invoca meno assunzioni di insegnanti meridionali e prima i veneti nelle assunzioni in scuole ed ospedali?
Sono forse italiani, i campani, lucani, calabresi e siciliani per i quali la Tav è soltanto una idea platonica di cui se ne discute come si fa come se fosse lo Spirito Santo?
O sono forse italiani, tutti costoro quando la stampa ne adduce l’origine geografica a sinonimo di delinquenza?

Chissá, eppure ieri sfilavano fieri della loro italianità. Rivendicando la precedenza (meglio un autoctono idiota in fabbrica o in ospedale, che un “esterno” capace?) sugli immigrati. Fino a quando qualcuno, con un bell’annuncio di affitto o di lavoro, che spesso ho denunciato su questo blog, gli chiarirà il concetto e l’appartenenza “no stranieri, no meridionali”.

Prima gli italiani. Ma non voi, gli altri.

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