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Se pure la pubblicità si butta su Gomorra…

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La foto che vedete mi è apparsa tra le sponsorizzazioni di Faccia Libro ed è la nuova forma di marketing di chi non capisce il valore diseducativo di quanto esprime. L’emulazione che crea, i modelli sbagliati che impone in territori di vita già sospese tra legalità ed illegalità. Irrimediabilmente borderline.

Soffiamoci il naso col faccione di “Genny Savatano” e dei suoi amici, in una rappresentazione priva di eroi civili.

I modelli diventano camorristi, mafiosi, e non giudici e magistrati. pessima operazione di marketing. Vi lascio con quanto scritto a tal proposito da Rosario Dello Iacovo qualche giorno fa sul proprio blog:

[…]Gli altri, finita l’epoca dei Super Santos e delle cerbottane, li perdevamo di vista. Ogni tanto sapevamo che uno era diventato ‘o boss. Qualcun altro lo vedevamo con la faccia nel suo stesso sangue. Con il corpo riverso sull’asfalto o sul pavimento di un bar.
Io me ne ricordo tre, ragazzi che avevo visto crescere, dalle parti di Piazza Ottocalli.
Quando osservai la sagoma dei loro corpi sotto il lenzuolo bianco, pensai che se fossero stati figli di mio padre e del Partito non avrebbero fatto quella fine. Avrebbero avuto bisogno di qualcuno che li tenesse al riparo dall’illusione del potere e della ricchezza facile, che si traduceva molto spesso in morte e anni di galera.
Non avevano avuto nessuno.
Forse è per questo che, mentre difendete il vostro diritto di persone colte a “farvi sensibilizzare sulla camorra”, non vi rendete conto che quella presunta sensibilizzazione è l’Iliade e l’Odissea di questi ragazzini che oggi più di allora sono nati dalla parte sbagliata della barricata.
Esatto, quelli come ‘o Trac, che se si salvano lo fanno solo recitando la parte dei se stessi che voi vi aspettate che siano.
Come si va a vedere le scimmie allo zoo.
I combattimenti dei cani.
Sempre a distanza di sicurezza dai denti.
Al riparo dei vostri Fassbinder e Shakespeare.
Delle lauree e dei viaggi all’estero.
Fingendo di non sapere che oggi i ragazzini dei nostri quartieri devastati da disoccupazione, miseria, abbrutimento, prendono maledettamente su serio quello che voi chiamate fiction, l’autore chiama documentario anticamorra, e loro semplicemente modelli da imitare.
Perché è meglio morire a vent’anni, dopo essere stato boss per sei mesi con la foto sui giornali. Piuttosto che crescere nel nulla che la società civile sa regalare all’oggetto della vostra contemplazione.

Perché voi guardate e lo sapete, che state difendendo solo il vostro diritto di essere sempre e soltanto spettatori.

 

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