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02
Mar 16

Investimenti nella ricerca? Le briciole al Centro Sud

 
Anche nella ricerca lo storytelling renziano è coerente con se stesso, con una scelta sistematica delle aree geografiche a cui destinare fondi.

La denuncia è dapprima partita, sulle pagine de La Repubblica, dalla senatrice a vita Elena Cattaneo che ha denunciato come il petaloso progetto del Human Technopole , da realizzarsi sulla ex area Expo di Milano con un investimento di un miliardo e mezzo per i prossimi dieci anni, sia del tutto discutibile.

Ciò perché l’Istituto Italiano di Tecnolgia, affidatario del progetto, ha già ricevuto cento milioni all’anno nell’ultimo decennio

“in buona parte accantonati in un tesoretto (legale ma illogico) che oggi ammonterebbe a 430 milioni”. La senatrice vede il pericolo di “una nuova corte dei miracoli (a prescindere che si chiami Iit) presso la quale c’è già chi si è messo a tavola”. Infatti, “l’Iit dice che non farà tutto da solo. Recluterà, con i soldi pubblici, ricerche (cioè idee) di altre istituzioni. […] “In altre parole l’Iit riceve e ri-eroga fondi pubblici, come un’Agenzia di finanziamento, […] quando ogni studioso avrebbe il pieno diritto di accedere ai fondi direttamente alla fonte pubblica, con l’idea di cui è depositario, senza pagare pegno al Re Mida di turno”. (Fonte: Il Mulino)

Un nuovo distributore all’italiana di clientele?

Dalle pagine della rivista Il Mulino, rincara la dose il professor Viesti denunciando la consueta ripartizione dei fondi nella ricerca che conferma la tendenza nell’affidamento, con la sistematica esclusione degli atenei centro meridionali:

Così all’Iit andranno, stando a Roars, risorse per 1.500 nuovi ricercatori. All’intero sistema universitario nazionale ne sono stati destinati, con l’ultima legge di stabilità, 861 (pari a circa un decimo della riduzione del personale docente degli ultimi anni). Per non farci mancare niente, i criteri con i quali il Miur ha deciso di ripartire fra le sedi queste risorse saranno forse anch’essi petalosi, ma certamente fanno sorgere moltissimi dubbi. Sia per lo straordinario premio che viene discrezionalmente destinato agli atenei di minore dimensione, in particolare ad alcuni, ripetutamente favoriti nel periodo più recente; sia per l’utilizzo dei risultati della valutazione della qualità della ricerca 2004-2010 (in sé oggetto di aspre discussioni), come nuovo criterio, anch’esso discrezionale, per ripartire in modo assai asimmetrico fra sedi le nuove risorse umane, con una vistosa, ulteriore, penalizzazione del sistema universitario del Centro Sud.

Meno ricerca, meno lavoro, meno opportunità, più esercito: la ricetta del governo Renzi.


28
Gen 16

Togliere fondi al Sud per finanziare il bonus occupazione nel resto d’Italia

Altro che “storytelling” che vuole il governo in carica attento agli investimenti e alle assunzioni al Sud, la verità è che si è scelto di risolvere il problema alla radice.

Proprio come ha detto Renzi al patron di Apple, Tim Cook: esistono due Italie, una al Nord l’altra al Sud. E consapevole di questa differenziazione si è scelto di investire su quella con parametri da “Cermania”, lasciando che quella con parametri da “Grecia” (sempre per usare le categorie renziane) diventi una sorta di incubatore di manodopera a basso costo (a tal proposito, la Apple ringrazia, così giusto per inciso).

Ecco cosa scrive Paolo Pigliaro, giornalista di Bolzano de “La7”:

“Tra nuove assunzioni e trasformazioni di rapporti a termine, sono 1 Milione e 158mila i contratti che l’anno scorso hanno potuto beneficiare del “bonus occupazione”, cioè dei sostanziosi sgravi contributivi concessi a chi assume un lavoratore a tempo indeterminato.

Questi sgravi, previsti dalla Legge di Stabilità, sono stati, dunque, decisivi per modificare il trend dell’occupazione che, per la prima volta, presenta un segno più.

Per finanziare l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, che allo Stato costa 3 Miliardi e mezzo in tre anni, il governo di Matteo Renzi ha drenato risorse dai bilanci dei Ministeri, per complessivi 700 Milioni, ma soprattutto dai fondi che le Regioni avrebbero dovuto spendere in base al Piano di azione e Coesione che gestisce gli stanziamenti europei.

Oggi, grazie all’Ufficio Studi della società calabrese Demoskopika, sappiamo che il bonus fiscale, che ha reso possibile tante assunzioni, si è configurato come un massiccio trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese. È, infatti, il Meridione a fare la parte del leone nella copertura finanziaria del bonus occupazionale: quasi 2 Miliardi di euro sono stati prelevati in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Si tratta di risorse per le quali ancora mancavano impegni giuridicamente vincolanti. Un’enormità rispetto ai poco più di 37 Milioni di euro inutilizzati nei tempi previsti da Umbria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

La Sicilia dovrà, dunque, fare a meno di 800 Milioni, la Campania di 580, la Calabria di 373, la Puglia di 230. Con questi soldi, sono stati incentivati circa 538mila nuovi contratti di lavoro nelle regioni del Nord e 255mila in quelle del Centro. Il sud e la sua economia depressa si sono, invece, dovuti accontentare del 31% delle assunzioni che hanno così generosamente contributo a finanziare”.

Il “bomba” ha colpito ancora, il Sud non sa usare i fondi? Togliamoglieli proprio…


21
Gen 16

Legambiente: al Sud pochi treni e pure vecchi

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Italia aumentano le persone che viaggiano in treno, ma con dinamiche molto differenti da Nord a Sud. Da una parte il successo di treni sempre più moderni e veloci che si muovono tra Salerno, Torino e Venezia – con una offerta sempre più ampia, articolata e con sempre più persone ogni giorno su Frecciarossa (+7,7% nel 2014 ed una previsione nel 2015 tra il 6 ed il 7% di ulteriore crescita) e Italo – e dall’altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-22,7% dal 2010 al 2014) su tutte le altre direttrici nazionali, dove si è rimasti fermi agli anni Ottanta come tempi di percorrenza. 
Per far capire la differenza in termini di offerta di treni oggi in Italia, da Roma verso Milano nel 2007 i collegamenti Eurostar al giorno erano 17, mentre oggi tra Frecciarossa e Italo sono 63, con un aumento dell’offerta in 8 anni pari al 370%. Molto diversa la situazione per le 120 mila persone che ogni giorno prendono i treni della ex Circumvesuviana, a Napoli, che hanno visto un calo dell’offerta di treni del 30%. Ma una situazione analoga la vive anche chi sui collegamenti nazionali è fuori dai percorsi delle Frecce perché il calo nell’offerta degli Intercity è stata dal 2010 del 19,7% e parallelamente sono calati i passeggeri del 40%. Un Paese dunque con sempre più treni di Serie A e B, dove si evidenzia in alcune città una vera e propria emergenza per i pendolari, mentre al Sud come una grande questione nazionale

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23
Dic 15

“La mafia in Veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta.”

Ecco io vi propongo queste dichiarazioni di un giornalista veneto. Giornalista giornalista, ovviamente, non giornalista impiegato secondo la bipartizione tanto cara a Giancarlo Siani. È bene che lo leggano soprattutto quei signori che credono che le mafie sia solo un “fenomeno da terroni” e che l’appartenenza geografica e territoriale sia una esimente o una condanna:

«La mafia in veneto non si è mai infiltrata: l’abbiamo cercata, l’abbiamo voluta. Tra l’alta padovana e la Marca le ecomafie hanno cercato di realizzare una Terra dei Fuochi del nord. Centinaia di discariche, anche in zone urbanizzate, piene di veleni. Le possibilità che i nostri concittadini perdano la vita a causa di un attentato terroristico rasentano statisticamente lo zero, eppure, giustamente, la preoccupazione è grande. I tumori provocati dall’esposizione agli agenti inquinanti sono una delle principali cause di morte e la gente non conosce neanche su cosa cammina». Spiega così Ugo Dinello, giornalista del Gruppo l’Espresso già premiato dall’ordine dei giornalisti per le inchieste su Unabomber, le ragioni della pubblicazione di Mafie a Nordest, un’inchiesta giornalistica sul fenomeno mafioso nel nostro territorio firmata anche da Giampiero Rossi del Corriere della Sera e da Luana De Francisco (Il Messaggero Veneto).

Ed ancora:

«A Venezia ci sono hotel pagati in contanti ben 8 volte il valore di mercato», anche Treviso, secondo gli autori, è una provincia ad elevato rischio: «In un territorio così ricco di imprese, c’è anche chi cerca di evadere le tasse. A questo scopo occorre generare del nero che andrà in qualche modo riciclato. La mafia, ancora una volta, può svolgere questo ruolo; lo svolge bene e nell’ottica di un accordo fra le parti, di un patto serio in cui ci si rispetta e chi sbaglia paga». «Nella maggior parte dei casi», spiegano, «Neanche si conosce la rete che si sta contattando. Si coinvolge un professionista nel problema, pensiamo al commercialista di fiducia o al legale, il quale garantisce di risolvere la situazione. Il titolare dell’impresa potrebbe non sapere neanche che quello specifico professionista ha legami con la criminalità organizzata, ma il fatto stesso di cercare il modo, ad esempio, di occultare del denaro, moltiplicato il fenomeno su scala regionale, definisce le ragioni per cui una cosca sceglie di operare qui». […] A tutto questo si aggiunge lo sviluppo in loco di sodalizi criminali che crescono dotati di una certa autonomia, se non indipendenza dalle realtà del meridione: «A Fagarè c’è la cosca di ‘Ndrangheta più grande del Nordest. In queste settimane è stata sequestrata mezza tonnellata di cocaina importata qui direttamente dalla Colombia. Non è stata mandata prima in Calabria e poi al nord. Questo significa che quel gruppo era così forte da riuscire ad ottenere dalle ‘ndrine calabresi il via libera per una gestione autonoma. Avevano gli agganci per stare sul territorio e sapevano come investire quei proventi a dir poco incalcolabili» (Fonte: Oggi Treviso)

Le mafie sono un fenomeno che si infiltra e attecchisce laddove c’è richiesta ed acquiescenza e non guarda al panorama geografico di riferimento. Ma tant’è se vi conviene credere che sia ancora roba da terroni ai mafiosi fate solo un grande favore. Al Sud controllano il territorio (forse su delega, come avvenne 150 anni fa) al Nord forniscono servizi criminali alle imprese: Unità d’Italia..


05
Dic 15

Viesti: dove sono andati a finire gli 80 euro di Renzi? Poco al Sud

La risposta potrebbe trovarsi nell’abusata e pecoreccia metafora del cetriolo, credetemi non mi abbasserò a tanto, però vale la pena di riportare alcuni passi di un interessante articolo del professor Viesti sulle pagine de Il Mattino di oggi.

In particolare Viesti si chiede se il famoso provvedimento degli 80 euro abbia arrecato qualche beneficio al Sud, in uno scenario che gli istituti di ricerca vedono sempre più distante dalla macro area geografica del Nord.

Scrive Viesti:

Abbiamo ora i dati sui beneficiari. Il bonus è stato ottenuto da 5,4 milioni di famiglie, che hanno ricevuto 86 euro al mese. Si tratta delle famiglie con lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito annuo complessivo compreso fra 8.100 e 26.000 euro. Sono tante; poco più di una su cinque (circa il 22%). delle famiglie italiane. Un provvedimento di rilevante ammontare: oltre 5 miliardi all’anno. Dato le sue caratteristiche, la misura ha favorito principalmente le famiglie a medio reddito, nell’accezione più ampia del termine; nelle quali vivono persone che hanno un lavoro alle dipendenze con uno stipendio non particolarmente alto. Ma non solo. Tra le famiglie “ricche” (cioè quelle che appartengono al quinto a maggior reddito del totale delle famiglie italiane): il 17% ha avuto il bonus; questo anche perché, come nota la Banca d’Italia, l’intervento ha favorito i nuclei in cui c’è più di un percettore di reddito; il bonus va alle persone, indipendentemente dal reddito complessivo della famiglia in cui vivono: se ci sono marito e moglie che lavorano, ottengono due bonus. Diverso ciò che accade tra i “poveri” (per la precisione: il quinto a minor reddito delle famiglie italiane): i benificiari sono stati davvero pochi, dato che molti fra i poveri non lavorano; hanno ricevuto il bonus solo il 13% delle famiglie. La più importante misura redistributiva del governo Renzi, come era evidente sin da subito, ha ignorato le fasce più povere della popolazione. Sono queste caratteristiche del provvedimento che ne hanno determinato l’impatto territoriale.

Questo vuol dire che la misura ha avuto un fortissimo impatto Al Nord:

Al Nord il 25,4% delle famiglie ha ricevuto gli 80 euro; al Centro il 19%, nel Mezzogiorno il 18,5%. Dei 5,4 milioni di nuclei familiari beneficiari, circa 3 milioni, più della metà, sono del Nord; circa un milione del Centro, e circa 1,4 milioni del Sud.

Ora se al Nord il provvedimento, scrive il professore pugliese, ha ottenuto l’importante effetto di redistribuire il reddito, al sud non è avvenuto altrettanto, questo perchè:

il reddito medio delle famiglie beneficiarie del bonus è più alto, anche significativamente, di quelle che non l’hanno ricevuto. Cioè, all’interno del Mezzogiorno il provvedimento ha favorito più chi sta un po’ meglio, non chi sta un po’ peggio. Non ha toccato i nuclei più poveri, all’interno dei quali non ci sono lavoratori dipendenti (regolari). Quindi gli 80 euro hanno reso – da questo punto di vista – la distribuzione del reddito al Sud un po’ disuguale. I poveri sono diventati ancora un po’ più poveri in termini relativi.

I poveri disoccupati non hanno avuto alcun beneficio da questo intervento, e sono molti, e in significativo aumento, proprio nel Mezzogiorno.

Ciò a dimostrazione che la forte crisi che sta colpendo il Sud più che altrove è frutto anche di politiche completamente sbagliate e sperequative.


28
Nov 15

“Oggi al nord la criminalità organizzata è quasi peggio che al sud”. “E’ molto più complesso svolgere processi e indagini in materia di mafia al nord”

Sono anni che lo vado dicendo e mi si rimprovera sempre il coinvolgimento di meridionali in tutti i processi di “mafie”. Mettendo sotto al tappeto, come la polvere, l’intero network di connivenze e relazioni geograficamente trasversali, che uniscono (in questo caso formalmente e sostanzialmente, una unità vera) italiani di origine meridionale e settentrionale.

A tal proposito leggete cosa dice Salvatore Borsellino, durante il convegno ‘Mafia Mafie, cultura, testimonianza e giustizia’, organizzato dall’Università di Genova eIdee Giovani UniGe – associazione studentesca:

“Oggi al nord la criminalità organizzata è quasi peggio che al sud. Non esiste una regione immune dalla metastasi del cancro delle mafie, che operano per sovvertire l’economia”

Ed ancora:

“Sono andato via dalla Sicilia a 27 anni – ha spiegato – per sfuggire a quello che avevo intorno. E ora me lo ritrovo al Nord, più complesso e pericoloso. Qui la criminalità organizzata ha un altro tipo di controllo del territorio, qui è infiltrata nella politica, negli appalti e la società civile pensa che sia ancora un problema del sud. Lo Stato non ha mai fatto una lotta corale alla mafia, in certe realtà il controllo del territorio è stato lasciato alla criminalità organizzata, che si è sostituita alla Stato.”

E cosa aggiunge Alberto Lari, sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Genova:

“E’ molto più complesso svolgere processi e indagini in materia di mafia al nord – spiega Alberto Lari, sostituto procuratore della Dda genovese – rispetto al sud. Ma oggi, la Cassazione in numerose sentenze pone basi chiare. Per Maglio 3, si sta svolgendo un appello tutto di diritto. La sentenza di primo grado è stata radicalmente impugnata. E’ un concetto che proprio non riesco a capire quello che afferma che vi è differenza tra essere ‘ndranghetisti e fare gli ‘ndranghetisti”. (fonte Ansa)

Che poi è lo stesso principio per il quale i mafiosi sono solo meridionali e a Roma ed al Nord le mafie non esistono, ovvero legare l’origine territoriale ad una fattispecie criminale. V’è forse differenza tra essere mafiosi e fare i mafiosi? Cambia il risultato dell’azione criminale ed i suoi effetti?

 


21
Nov 15

CGIA di Mestre: le tasse più alte le pagano al Sud

screenshot Luigi Simeone

screenshot Luigi Simeone

Le famiglie più tartassate d’Italia abitano a Reggio Calabria. Nel 2015 il peso complessivo di Irpef, addizionali comunali e regionali all’Irpef, Tasi, bollo auto e Tari ammonta a 7.684 euro. Al secondo posto di questa graduatoria troviamo Napoli: nel capoluogo campano le tasse che gravano su una famiglia media pesano 7.658 euro. Il terzo posto è occupato da Salerno: lo sforzo fiscale richiesto alle famiglie residenti in questa città è di 7.648 euro. Ai piedi del podio si collocano Messina (7.590 euro), Roma (7.588 euro), Siracusa (7.555 euro), Catania (7.547 euro) e Latina (7.540 euro). La prima città del Nord è Genova che si “piazza” al tredicesimo posto, con 7.405 euro. Le città meno tartassate, invece, si trovano a Nordest: nelle ultime 6 posizioni ben 4 sono occupate da Comuni veneti e friulani: Verona (7.061 euro), Vicenza (6.986 euro), Padova (6.929 euro) e Udine (6.901 euro).

“Il differenziale tra le imposte pagate a Reggio Calabria e quelle versate a Udine è di ben 783 euro – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo. – Se consideriamo la qualità e la quantità dei servizi offerti, è evidente che questo gap non ha alcuna giustificazione e la gran parte delle famiglie del Sud che pagano le tasse subiscono una vera ingiustizia”.

Questi risultati emergono da una ricerca effettuata dall’Ufficio studi della CGIA che ha analizzato il carico fiscale gravante quest’anno su una famiglia media composta da un lavoratore dipendente con coniuge e figlio a carico: questa famiglia “tipo” ha un reddito annuo di 31.000 euro (pari a una retribuzione mensile netta di 1.900 euro),vive in un’abitazione di proprietà di 100 metri quadrati (rendita catastale di 500 euro) e possiede un autovettura di media cilindrata. La CGIA precisa che sono stati presi in esame 50 Comuni capoluogo: 19 di regione e 31 di provincia con più di 100.000 abitanti.

In Italia il carico fiscale sulle famiglie penalizza soprattutto quelle residenti nelle città del Mezzogiorno – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – A gravare sulle tasche dei cittadini del Sud pesano, in particolar modo, l’addizionale regionale Irpef e la Tari. L’esosità della prima è dovuta al fatto che quasi tutte le regioni del Sud sono in disavanzo sanitario: pertanto, ai cittadini di questi territori viene applicata l’aliquota massima per comprimere il deficit. L’elevato peso della seconda, invece, è riconducibile al fatto che i costi di gestione delle aziende di asporto rifiuti sono eccessivi e, come prevede da pochi anni la legge nazionale, devono essere interamente coperti dagli utenti con il pagamento del tributo. Inoltre, al Sud si sconta ancora una percentuale di raccolta differenziata molto contenuta che non consente una riduzione della tariffa, così come succede in molte città del Nord”.

Nel 2016 la situazione è destinata a migliorare: con l’abolizione della Tasi sulla prima casa, le famiglie italiane risparmieranno mediamente tra i 200 e i 250 euro.

“Tuttavia – prosegue Zabeo – per i nuclei residenti nelle realtà in disavanzo sanitario – come il Piemonte, il Lazio e la gran parte delle regioni del Sud – è probabile che i mancati aumenti dei trasferimenti in materia di sanità vengano compensati con un incremento della tassazione locale e/o con un inasprimento dei ticket”.

“Sia chiaro – conclude il segretario della CGIA Renato Mason – con questa analisi non vogliamo assolutamente dare alcun giudizio sull’operato degli amministratori locali. Infatti, abbiamo considerato in maniera indistinta tributi nazionali, regionali e comunali, con l’obbiettivo di comprendere quanto possa variare il prelievo fiscale tra le principali città italiane a parità di condizioni”. (fonte: CGIA Mestre)


06
Ott 15

Istat: Milano la città con più furti

Secondo i dati diffusi da Il Sole 24 Ore elaborati dall’Istat, lo scorso 15 settembre, relativamente ai furti commessi nel 2013, risulta essere Milano la città più colpita. Nel 2013, ne sono stati infatti  denunciati 1.824 ogni 100 mila abitanti.

Crotone, invece, la più sicura: 70 denunce ogni 100 mila abitanti, 364 in totale. Dopo Crotone ci sono Potenza e Vibo Valentia.

Per quanto riguarda nello specifico i furti negli esercizi commerciali, scrive il quotidiano di Confindustria:

Con 11.299 furti (31 al giorno) Milano risulta la provincia con il maggior numero di furti in esercizi commerciali. Calcolando il peso, però, con 399,4 furti ogni 100 mila abitanti è Bologna la provincia in cui è più probabile subire un furto all’interno del proprio negozio. Con un peso pari a 60, Crotone e Vibo Valentia risultano invece le province con meno furti rispetto al numero di abitanti.

Nella classifica combinata dei furti (auto-casa-negozi) Milano sempre in testa, seguita da Roma e Torino. Solo sesta Napoli.

Ora, su ogni quotidiano la notizia è accompagnata dalla specifica che si tratta dei soli reati denunciati, intendendo in questo modo dire, esplicitamente o implicitamente , che al Sud si denuncia meno.

Eppure una nota del Viminale del 2006, che non smetto mai di citare, a proposito della maggiore presunta propensione alla denuncia a seconda dell’area geografica di appartenenza sosteneva che :

Come per una grande maggioranza dei fenomeni economici, politici e sociali, in Italia la variabile territoriale offre ricche e preziose informazioni. Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi. Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo, quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro a proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche.

E la parte più interessante:

Inoltre le differenze nel tipo di reato tra Nord e Sud non dipendono, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

L’ ammontare del danno subito e un’assicurazione sul bene rubato incidono fortemente sul tasso di denunce. Ciò dipende anche dal reato: difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un auto (soprattutto se in presenza di polizza assicurativa).

Ripeto la fonte è il Viminale e smentisce una credenza diffusa anche tra gli operatori della comunicazione.


01
Ott 15

Discriminazione territoriale pure sull’aiuto alle famiglie bisognose

La denuncia del giornalista Marco Esposito:

Sembra assurdo che un provvedimento sacrosanto, come l’aiuto alle famiglie povere annunciato dal premier Renzi, possa contenere del veleno, Ma, purtroppo, è così. Le soglie di povertà infatti, per desiderio della Lega Nord, dal 2005 sono calcolate in modo che siano più alte al Nord e portano all’assurdo statistico che il 55% della povertà è al Centronord. In pratica una coppia con figlio che guadagna 1000 euro al mese è considerata povera per l’Istat se vive al Nord e agiata se vive nel Mezzogiorno.

Il trucco è nel sistema di calcolo dei prezzi: nel paniere della povertà non si considera, come intuitivo, il prodotto “più economico” ma il “più venduto” in un determinato territorio. Ed è evidente che il televisore (sì, la tv è nel paniere del povero) “più venduto” a Milano è di migliore qualità del televisore “più venduto” a Napoli. Per l’esattezza l’Istat calcola che il primo costi 238 euro e il secondo 171, ma non si tratta dello stesso oggetto.

Tutte le indagini su prodotti identici certificano che a parità di bene acquistato, il prezzo è più caro al Sud e in particolare in Calabria per i maggiori costi di distribuzione. Con le soglie di povertà assolute calcolate in base al prodotto “più venduto” in pratica si dice che va aiutato di più il povero del Nord perché ha diritto a comprare prodotti di migliore qualità.

Le tabelle con le soglie territoriali ci sono dal 2005 ma finora non erano mai state utilizzate ai fini pratici. Il primo ad attuare il progetto leghista di spostare le politiche sociali in favore del Nord con il trucco dei prodotti “più venduti” è il governo Renzi.

Nella tabella, tratta dal Mattino oggi in edicola, sono riportati tre esempi di come famiglie altrettanto in difficoltà verrebbero aiutate al Nord e non al Sud.

 


22
Set 15

Italia: concessioni autostradali, per Renzi ci sono figli e “figliastri”

Un interessante articolo del quotidiano milanese Italia Oggi raccoglie informazioni sulle concessioni autostradali, fonte di potere e di affari senza rischi perché i passaggi ai caselli sono garanzia di incassi facili.

Ebbene: il governo sta utilizzando la formula della “gara in house” per rinnovare le concessioni autostradali del Nord, assegnando per esempio l’Autobrennero al Trentino Alto Adige. Situazione ben diversa al Sud dove è in corso la gara internazionale per la Napoli-Pompei-Salerno (che nell’articolo è chiamata Pompei-Salerno a conferma che quando da Milano ci si occupa di Sud le idee sono sempre confuse). Se il criterio fosse uguale per tutti, si potrebbe assegnare la Tangenziale di Napoli al Comune, la Napoli-Pompei-Salerno alla Regione e, in prospettiva, la Salerno-Reggio Calabria a Campania, Basilicata e Puglia visto che l’opera è stata realizzata con i soldi pubblici e quindi è di tutti noi.

Gli enti locali del Nord possiedono come per vocazione divina società elettriche, autostrade e nominano i rappresentanti nelle fondazioni bancarie mentre quelli del Mezzogiorno possono amministrare solo i debiti. Questa storia deve finire. (Fonte: organizzazione politica MO)