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Terra dei Fuochi e quei terreni mai inquinati. Chi approfittò del clamore?

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Lo confesso, fui tra i primi ad appassionarmi in maniera compulsiva del contenuto delle denunce della buonanima del boss pentito, Schiavone, sull’inquinamento dell’agro identificato dai confini della Terra dei Fuochi.

Ne seguirono mesi (e qualche anno) di campagne deleterie e generalizzate per tutto il comparto agroalimentare campano, messo letteralmente in ginocchio da notizie sovente prive di fondamento. O interessate. I primi dubbi, sulla buona fede di certe informazioni, mi sorsero con le pubblicità dei colossi del cibo surgelato i quali, pubblicizzavano i propri prodotti, tenendo con solerzia a sottolineare che la provenienza non fosse campana, da una parte. Dall’altra in qualche caso, sorse il sospetto che finissero per comprare l’ortofrutta sottocosto dagli agricoltori disperati proprio dell’agro casertano. I dubbi si accentuarono quando il magistrato Donato Ceglie parlò di una campagna volta, dolosamente, ad affossare il settore dell’ortofrutta campano, per avvantaggiarsi di quote di mercato nazionali (intorno al 6/7 %), rese disponibili dalla crisi dall’assenza dell’agroalimentare  infettato dalla campagna mediatica indiscriminata, priva di prudenza, sulla Terra dei Fuochi.

Proprio in quel periodo, però, scoprii su Facebook, una task force, Pandora, diretta dalla dottoressa Paola Dama, che dati alla mano cercava di dimostrare che gran parte dei terreni sequestrati (con grave danno per il tessuto economico di “terra di lavoro”) avrebbe potuto essere in realtà non contaminata.

Oggi leggo il loro comunicato stampa inequivocabile: Dissequestro dei pozzi e delle relative colture a Caivano.

Era novembre 2013 quando a Caivano, con enorme clamore mediatico, furono sequestrati i primi 13 pozzi agricoli assieme ai 43 ettari di pregiate colture orticole che quei pozzi provvedevano a irrigare. L’ipotesi di reato era quella di “avvelenamento delle acque dei pozzi” con conseguente “avvelenamento delle colture ivi effettuate destinate all’alimentazione umana”: nelle acque irrigue, era stata rilevata la presenza di fluoruri, manganese, arsenico e solfati.
Oggi a distanza di tre anni quei parametri sono stati riconosciuti dall’ARPAC e quindi dalla Procura di chiara origine naturale. Da qui e’ seguito il dissequestro dei terreni. Per quelli in cui si sono ritrovati contaminati che superano le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di chiara origine antropica e’ prevista la caratterizzazione del sito, per la definizione, questo significa che sono siti potenzialmente contaminati.

La Task Force Pandora fin dal primo momento ha seguito questa triste vicenda che ha fatto rimbalzare il nostro comparto agroalimentare alle cronache, additandolo come prima causa di morte del nostro territorio.
Uno dei più gravi e scellerati atti di disinformazione portati avanti da gente che ha correlato l’inquinamento dei terreni, alla frutta e verdura contaminata e quindi alla patologia tumorale.
Purtroppo ai non addetti ai lavori non e’ facile comprendere la complessità dei meccanismi che sono alla base dei fenomeni, che solo una persona preparata e competente e’ in grado di spiegare. Oggi siamo qui a riparare i danni di un disastro innanzitutto sociale, culturale e di conseguenza ambientale. La scarsa conoscenza ci induce inevitabilmente a perseverare negli errori che non salveranno vite umane e non possiamo ancora tollerare che certi argomenti vengano portati avanti dai testimonial di turno.
La Task Force Pandora ha anche collaborato alla stesura della proposta di legge presentata lo scorso 27 maggio del 2016 dall’On.Gianpiero Zinzi, Presidente della III Commissione Speciale su Terra dei Fuochi, Bonifiche e Ecomafie, proprio per la definizione dei valori di fondo, mancando in Campania (come si leggera’ nel decreto qui linkato) il regolamento, previsto dall’articolo 241 del D.Lgs.n. 152/2006.

 

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