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Io, Terrone di nome.

Trovo molto bello questo articolo di Lino Patruno su La Gazzetta del Mezzogiorno, che tocca tematiche spesso tracciate su questo blog. Ecco un estratto col link all’articolo completo:

Non deve avere tutte le rotelle a posto. Mica si può spiegare diversamente uno che non solo è un terrone della provincia di Salerno, ma si cognoma anche Terrone. E non basta. Da ingegnere va a fare una supplenza in una scuola di dove? Di Lecco, cuore della Lega Nord. Ovvio che, quando entra in classe dove già l’aspettavano iniettati di razzismo e dice come si chiama, i ragazzi si scompiscino dal ridere. E quando un moscone entra dalla finestra, riescono a spiaccicarlo sul muro al grido: “Crepa, terùn”. Una Waterloo, ma se l’era andata a cercare.

PERSONAGGIO RACCONTATO DA ALDO FORBICE – Questa, dell’ingegner Terrone, è la storia vera. Tanto vera e incredibile da averne tirato fuori un libro (appunto “Io, ingegner Terrone. Vita controcorrente di un imprenditore del Sud”, Log ed., pag. 141, euro 13,90) opera di Aldo Forbice, robusto terrone siciliano anch’egli, ancorché famoso giornalista e conduttore per 18 anni dello “Zapping” radiofonico.

Ma il nostro ingegnere è uno tosto, benché soffra di coazione a ripetersi. Fatto è che, non volendo morire docente precario, e non sentendo aria propizia al Sud, va a bussare a una azienda di Oggiono, sempre nel Lecchese. Dove, appena si accorgono del cognome, gli rispondono papale papale, guardi che sul terrone possiamo chiudere un occhio, ma sul Terrone proprio no. Anzi gli consigliano: vada a farsi cambiare quel cognome.

Il nostro emigrante ascolta pazientemente, sorrisi di compatimento e sfottò in dialetto compresi. Ma non ne può più quando cercano anche di svalutargli la laurea in ingegneria meccanica conseguita alla Federico II di Napoli: dovreste avere tutto l’onore. La madre piange quando glielo racconta. Mentre freddo lo accoglie e gelido lo congeda il pessimo prete locale dal quale cerca solidarietà cristiana. Santa Romana Chiesa è poi riabilitata da quel santo di card. Martini, che infila un indignato sermone pubblico a suo favore. Il disonore lumbard è completato quando, tempo dopo, torna con due amici sulle rive del manzoniano lago di Como e gli piomba addosso la polizia che li interroga e perquisisce come malavitosi, secondo il ributtante teorema lombrosiano: meridionali delinquenti nati. (La Gazzetta del Mezzogiorno)L’articolo completo

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