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Viesti: il Sud è “cornuto e mazziato”; ovvero del paradosso per cui più sei povero e più tasse paghi

Immagine La Repubblica

Interessantissimo articolo del professor Gianfranco Viesti apparso oggi sul quotidiano napoletano “Il Mattino”, sulla crisi economica del Mezzogiorno.

Un Mezzogiorno che per Viesti è “cornuto e mazziato” perchè tacciato d’essere l’unico responsabile delle proprie sventure, che, invece pure sono figlie di scelte politico economico dei governi che si sono succeduti nel tempo a livello nazionale

Se è vero come è vero che, come afferma Viesti, gran parte della crisi dell’economia meridionale deriva dalla scarsa capacità di esportazione incapace di compensare al calo della domanda interna, è altrettanto vero che un ruolo fondamentale in tutto ciò hanno giocato politiche sbagliate.

Il docente pugliese spiega molto bene le ragioni: in Italia la redistribuzione del reddito (grazie alla progressività delle tasse secondo cui, chi più ha, più versa) tra i cittadini è affidata all’intervento dello Stato. In teoria le regioni più povere versano meno tasse di quelle più ricche ma ricevono dal bilancio dello Stato più spesa del gettito fiscale che conferiscono. Tale differenza si chiama “residuo fiscale”. Ciò per permettere a chi guadagna 0, ad esempio, di ricevere comunque l’assistenza sanitaria gratuita.

Quanto più le regioni povere guadagnano in termini di ricchezza (e quindi pagano più tasse), tanto più il residuo fiscale si riduce. Questo in teoria, in uno Stato che funziona senza eccezioni.

In Italia, infatti, dopo  2010 ciò non avviene più provocando dei paradossi che generano povertà sempre maggiore. Secondo i dati della Banca d’Italia, infatti, dal 2012 (ultimo anno di cui si ha disponibilità del dato) la spesa pubblica per il Mezzogiorno si è ridotta drasticamente, passando da 60 a 44 miliardi, nonostante non sia aumentata la ricchezza procapite. Mentre tale spesa diminuiva, aumentava , contemporaneamente (ed ovviamente) la pressione fiscale, proprio nelle aree più povere del Paese (da qualche parte il denaro doveva pur arrivare per mandare avanti la baracca, quanto meno per l’essenziale) e proprio sulle spalle dei contribuenti meridionali. Anche la Corte dei Conti ha certificato, infatti, un aumento della pressione fiscale degli enti locali, nel 2011-12,  del Sud, che ha prodotto un incremento del gettito fiscale annuale dell 1,7%, mentre le entrate fiscali al Nord sono rimaste stabili.

Per quanto riguarda la spesa pubblica corrente per il biennio 2011-12, secondo Viesti, ad esempio, per il settore della sanità a fronte di una diminuzione percentuale della spesa pari a 2.9 al Centro Nord, abbiamo avuto una diminuzione del 6,7% per il Sud. La spesa per l’istruzione? – 8,1% per il Nord, -14,6% per il Sud.

E vogliamo parlare della spesa per i dipendenti pubblici (alla faccia dei soliti luoghi comuni)? Per il Nord c’è stato un incremento della spesa del 3,7% per il Sud la diminuzione è stata del 9,6% (ma come, non era il Sud sprecone pieno di dipendenti pubblici?).
Mancano i dati 2013/2014.
Anche il quadro della spesa in conto capitale segue il medesimo andamento con un taglio annuale nel triennio 2010-12 di 11,8 punti percentuali per il Sud a fronte di una diminuzione del 10% al Nord.
Anche in questo caso mancano i dati degli anni in corso ma non sono cambiate le politiche dei governi che si sono succeduti nel frattempo, anzi.
Viesti conclude con un dato ancor più paradossale:
“il rapporto fra gettito fiscale e Pil è ormai nel Mezzogiorno ad un livello prossimo di quello del Centro Nord, cosa che non dovrebbe essere, dato che al Sud il livello del reddito è molto più basso e la tassazione sugli individui dovrebbe essere progressiva”
Di chi è la colpa? Il professore l’attribuisce fondamentalmente alla latitanza di una classe politica meridionale capace di fare gli interventi dei cittadini del Sud
Ed una chiosa che sa di sentenza:
“Ma che si abbia diffusa conoscenza del fatto che in Italia il Mezzogiorno sta tirando la cinghia molto più del resto del Paese, è davvero il minimo sindacale da pretendere.”

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2 comments

  1. Coooosa???? Dal 2010 non c’è più il residuo fiscale? Ma da dove li prendete certi soggetti? Il residuo fiscale c’è ancora eccome (basta andare a vedere sul sito dell’istituto Bruno Leoni) semplicemente si è ridotto ( Lombardia è passata da sganciare 60 ml a sganciarne “solo” 47) a causa della crisi. Ora io capisco che l’ingordigia dei burocrati del sud come viesti non abbia limiti e non conosca decenza, ma cosa si vuole, che la lombardia torni a sganciarne 60? E come facciamo che chiudono 20 aziende al giorno? E’ già un miracolo, oltre ad essere uno scandalo che non ha eguali al mondo, che ne tiriamo fuori 47. Il sig. Viesti si prepari, perchè se continua quest’andazzo, i soldi che andranno giù saranno sempre di meno.

    • Luca leggi bene. Nessuno ha detto che non ci sia residuo fiscale, ovvio che c’è, semplicemente si è ridotto e drasticamente il che è paradossale visto che la povertà è aumentata, la spesa pubblica diminuita e, come certifica pure la corte dei conti ed il grafico, si sono incrementate le imposte locali.

      Il dato ancor più paradossale è che: “il rapporto fra gettito fiscale e Pil è ormai nel Mezzogiorno ad un livello prossimo di quello del Centro Nord, cosa che non dovrebbe essere, dato che al Sud il livello del reddito è molto più basso e la tassazione sugli individui dovrebbe essere progressiva”.

      Qui la colpa non la si sta dando ai contribuenti lombardi o veneti ma alle scelte dei governi e alle loro politiche.

      Immaginati di essere un campano che paga in proporzione più tasse di un lombardo per avere meno servizi e tra l’altro più scadenti.
      Suvvia stiamo arrivando a situazioni paradossali!