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28
Mar 17

Sindaco Cantù: napoletani scusate, amm’ pazzjat

Stamattina, accompagnato dal suono di unghie che strusciano su lisci specchi verticali, ho letto la lettera di scuse ai napoletani, da parte del sindaco di Cantù. Leggete. Toni da volemose bbene deamicisiano in salsa verde, dai toni completamente opposti alle epistole secondo Bizzozero di una settimana fa (pentimento sincero o formula atta ad evitare la querela di diffamazione proposta dal Sindaco di Napoli?):

Cara Napoli, scrivo a te perché mi sa che coi tuoi cittadini per me in questo momento è un po’ dura parlarci direttamente.
Ti scrivo perché ti devo delle scuse. Non le devo ai tuoi cittadini, perché non ho espresso alcun giudizio su di loro e non l’ho fatto perché penso che in ogni luogo al mondo, a Napoli come a Milano, a Londra come a Calcutta, a New York come a Rio, ci siano buone persone e cattive persone. Perché penso cioè che tutto il mondo è paese.
Devo delle scuse a te direttamente. E sai perché? Perché ti ho usata. Mi devi perdonare se l’ho fatto, ma proprio non sopportavo che ti stessero sbeffeggiando in quel modo ignobile e che nel contempo così tanti tuoi cittadini lo tollerassero ed anzi persino approvassero.
Non comprendevo come potesse, un milione di persone, non reagire di fronte a chi stava così platealmente leccando loro il culo (scusami il termine, ma così ci capiamo meglio) quando in realtà voleva prenderli per il culo.
Mi chiedevo come fosse possibile che, a parte pochi giovani dei centri sociali e il tuo sindaco, così tanti tuoi cittadini cominciassero a credere in quei ciarlatani da quattro soldi, falsi e traditori.
Ma è mai possibile, mi dicevo, che anche i napoletani (notoriamente più svegli di noi lombardi) possano farsi pigliare per il culo da ‘sti cialtroni che per venticinque anni hanno preso per il culo noi?
Non ci potevo proprio credere! Mi montava una rabbia che … non puoi immaginare!
E poi quando ho sentito quel ridicolo “Napoli è casa mia” … e beh … a quel punto non ci ho visto proprio più e mi son detto: “tutto ha un limite! adesso la maschera a ‘sto soggetto gliela tiro giù io!”.
Forse sono stato un po’ presuntuoso, vero?
Ma sai com’è quando ci si incazza proprio di brutto? Ecco … stavo così.
Solo che … un piccolo insignificante sindaco lombardo di provincia, come cazzo fa a smascherare un lanciatissimo leader di partito che io mi guardo bene dal votare ma che adesso si mettono in tanti ad applaudire e a votare pure al sud? Io non ho un partito a cui appoggiarmi. E su chi allora posso contare? Beh (mi son detto) … sui napoletani!
Sì ma … come faccio a farmi ascoltare da un milione di persone per le quali io sono un perfetto sconosciuto, un insignificante sindaco di una piccola cittadina del profondo nord, con una popolaziobe di 40.000 abitanti, pari ad un piccolo quartiere di Napoli?
Direi … decisamente … un’impresa impossibile.
A meno che … riesco ad attivare l’arma in assoluto più forte che i napoletani possiedono: il loro “patriottismo”, che è una delle caratteristiche più evidenti ed invidiabili dei napoletani e che nessun altro in Italia possiede come loro (a parte forse i senesi).
Tucca tutto ad un napolerano ma non la sua patria. E per un napoletano, la patria è Napoli. Allora io … sai cosa faccio?
Do’ uno schiaffo a Napoli e glielo do’ così forte che è sicuro che i napoletani mi sentono.
Certo, se do’ uno schiaffo a Napoli mi devo preparare a prenderne un milione di schiaffi e pure calci in culo e sputi in faccia e pernacchie e chi più ne ha più ne metta. Minimo … mi danno del razzista. Ma minimo è!
E io me li prendo tutti ‘sti insulti! Razzista compreso (che ci ho pure la laurea in diritti umani)! E mi prendo pure le magliette con la mia faccia sul cesso! E pure gli sberleffi di attori e cantanti (a pensare che io sono cresciuto a pane e Bennato)!
Ma poi è certo che la volta successiva che dico qualcosa … cazzo se mi sentono! Al limite, se non mi crederanno, continueranno a insultarmi e in più mi daranno del falso paraculo … ma almeno ci avrò provato a parlare con loro.
E allora eccomi qua. Non che non sia stata dura è! Per un attimo mi son detto che forse era il caso di mollare. Con Giulio (Golia) stavo quasi per farlo e raccontargli tutto, ma poi ho tenuto duro. Tanto a quel punto il dado era ormai tratto e perciò meglio resistere e provarci fino in fondo. Ho pure fatto finta che il blocco di fb durasse più del dovuto, perché mi sembrava che dovessi far crescere ancora un po’ la pressione.
Oh ma …. quante cazzo me ne avete dette?
E per fortuna che non conosco il dialetto napoletano!
Non oso immaginare il significato di certe espressioni!
E adesso però ci siamo. Mi sa che questo post lo leggerete eccome! Mi darete del paraculo? Continuerete ad insultarmi? Non so. Vedremo. In ogni caso un risultato di sicuro l’avrò comunque raggiunto: avrò comunque prodotto al signor Salvini un bel danno politico. E questo è quello che più mi interessava … e pwr questo vale la pena prendersi insulti.
Allora cari amici (si, AMICI perché io non sono mai stato leghista né razzista e a qualcuno era venuto il dubbio e mi aveva scritto: “ma come cazzo hai fatto tu a studiare diritti umani?”) … vediamo di capirci.
Non vivete in una fogna e questo è chiaro. Altro che fogna! Una città per certi aspetti bellissima la vostra (e a radio Kiss Kiss l’ho pure detto). Averne di città con una storia millenaria come la vostra, una natura unica e prorompente, monumenti che fanno paura tanto sono belli.
Che vi manca per trasformare tutto questo ben di Dio in un paradiso?
Perché sì … io ho un esagerato per attirare la vostra attenzione (e a quanto pare ce l’ho fatta però) ma … neanche tanto, quanto a criminalità e tutto il resto che di negativo c’è ed è innegabile. Un paradiso lo era di sicuro prima che arrivassero i Savoia ma adesso … sinceramente … qualcosa che non quadra c’è. E mi pare che su questo si possa essere d’accordo no?
Non so come la vedete voi, ma io penso che in realtà vi manchi una sola cosa … proprio quella cosa a cui mi avete dimostrato di tenere tanto: la vostra patria.
Perché voi vivete a Napoli, ma Napoli non è più la vostra patria. Ve l’hanno tolta 150 anni fa, derubandola, massacrandola, violentandola. Ve l’hanno tolta pezzo per pezzo. Proprio come hanno fatto con la nostra qui. Che per noi si chiama Lombardia.
E la loro (non nostra) guerra l’chiamata guerra di indipendenza (anche allora si usava dare strani nomi alla guerra) quando in realtà era solo una guerra coloniale. E i vostri partigiani li hanno chiamati briganti. E il nostro Cattaneo l’hanno fatto scappare in Svizzera.
Hanno fatto finta di unirci noi e voi, 150 anni fa, ma in realtà il loro intento era di metterci gli uni contro gli altri.
E ci sono riusciti, a quanto pare.
Noi a chiamarvi “terroni di merda” e voi a chiamare noi “polentoni ignoranti”.
E basta un niente per scatenarci gli uni contro gli altri. Basta una parola: “fogna”.
E via che si parte. Insulti a non finire. Da una parte e dall’altra. Perché quella rabbia lì, quella vostra contro i polentoni di merda e quella nostra contro i terroni di merda, ce l’hanno messa dentro goccia a goccia, giorno dopo giorno, perché faceva comodo a loro tenerci nemici, gli uni degli altri.
E così, spingendoci ad odiarci reciprocamente sempre di più, usando pure le deportazioni, più o meno forzate, sui treni della speranza, da 150 anni possono tranquillamente farsi gli affari loro e noi e voi muti e ubbidienti verso di loro, è fra noi a prenderci a sputi in faccia. Lo vedo bene quanto razzismo antimeridionale ci hanno messo in vena qui e quanto razzismo antisettentrionale hanno messo in vena a voi lì. Basta leggere e ascoltare i commenti nostri e vosti di questi giorni. Non l’ho certo prodotto io tutto questo razzismo nostro è vostro! Ce l’abbiamo dentro tutti, noi e voi, ed è assurdo negarlo. Io l’ho solo fatto riemergere sollevando il coperchio.
Mi chiedete: “loro chi?”. Ma quelli che da un secolo e mezzo vengono lì a prendervi per il culo esattamente come prendono per il culo noi qui. Quelli che sono interessati ad una sola cosa: i vostri e i nostri voti.
Io vi ho dato una sberla si. Mi scuso. Quando vuoi far sentire quel che hai da dire e vedi che quelli con cui parli … manco ti sentono … ti inventi quel che puoi.
Voi però me ne avete ridate un milione di sberle … e ben più forti.
Diciamo che siamo pari. Più o meno.
Adesso però me la spiegate una cosa?
Come cazzo è possibile che un milione di persone che basta che le tocchi e fanno squadra come manco gli All Black, che persino nelle condizioni più assurde che uno possa immaginare riescono ad inventarsi di tutto, che hanno insegnato la bellezza, l’arte, la buona cucina, la filosofia, la musica e l’ospitalità, al mondo intero per secoli … come cazzo fanno a tollerare da così tanto tempo di essere derubati, sfruttati, schiavizzati e presi per il culo in questo modo?
Io dico “fogna” e voi vi scatenate (e io non sono un cazzo di nessuno).
Quelli vi trattano come schiavi da 150 anni e voi niente.
No, davvero …. dovete proprio spiegarmelo!
Perché se me lo spiegate, poi capisco anche come sia possibile che 10 milioni di miei conterranei lombardi possano farsi prendere per il culo da quegli stessi che prendono per il culo voi.
Oh … adesso potrebbe pure essere che voi continuate ad insultarmi e a minacciarmi per un’altra settimana … che mi diate in più pure del paraculo … fate pure … me la sono cercata … ma potrebbe invece essere che noi e voi ci si metta davvero finalmente insieme a riprenderci in mano le redini del nostro presente e del nostro futuro. Noi qui e voi lì. E se si muove Napoli …
Ho un amico canturino che anni fa ha messo su un’impresa insieme ad un amico napoletano e adesso … vendono panini in tutto il mondo.
Perché non provarci anche in politica?
Oppure si vuol continuare col “polentoni ignoranti” e “terroni di merda”?
E già che ci siamo: per tre mesi sono ancora sindaco e qui al nord non ce ne sono tanti fuori di testa come me. Ma c’è un sacco di gente con le palle che girano e che si è proprio rotta di farsi prendere per il culo.
Li da voi invece avete il vostro di sindaco, che così a occhio non mi pare affatto male.
Magari un incontrino ce lo potreste pure organizzare, no?
E chissà …. da cosa nasce cosa..
Oddio … Cantù non è certo Napoli, ma noi siamo il cuore della Brianza! Non abbiamo il mare ma … anche il lago non scherza. E, scusate la superbia, non mi sembra poco.
Noi qui. Voi là.
Magari ci facciamo pure aiutare dai veneti, dai sardi, dai siciliani … hai visto mai che ‘sta volta ci si può provare davvero?
Oppure? Oppure mi son preso dei grandi insulti e non succede niente. Come sempre da 150 anni. Però io potrò sempre dire: ci ho provato … e ho rischiato di mio … in prima persona.
Claudio Bizzozero
(e questa volta mi firmo solo così … che tanto ormai ci conosciamo)

 

 


22
Mar 17

Il sindaco di Cantù rilancia: Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.

Talvolta è molto meglio tacere. Questo non vale per il sindaco di Cantù che affetto da grafomania razzista (e pure idiota) rilancia: “Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.”

L’invito è a segnalare ai gestori di Facebook la pagina di quest’uomo che ricordiamolo, indossa una fascia tricolore e che, satollo di stereotipi e luoghi comuni, lede la dignità e l’identità di una città.

Credo sia pure superfluo commentare. La gravità dello scritto di questo signore, lo ripeto, sta nel suo essere un rappresentante delle istituzioni di questo Paese.

NAPOLI S’INDIGNA?
LA VERITÀ SPESSO FA MALE MA RESTA LA VERITÀ E OCCORRE SEMPRE DIRLA, COSTI QUEL CHE COSTI
Se avessi scritto che Napoli è una città pulita, civile e ordinata, nella quale non esistono illegalità, né criminalità, né degrado ambientale o sociale, né esistono parassiti, raccomandati, furbetti o approfittatori; se avessi scritto che Napoli è una città modello dalla quale tutti dovrebbero prendere esempio; avrei raccolto migliaia di messaggi di sostegno, ma non avrei detto la verità.
La verità è un’altra. Io l’ho detta e mi sono preso insulti infiniti.
Ma qual è il problema di fronte a questa verità oggettiva? Da fastidio l’uso del termine “fogna infernale”? Ne facciamo dunque una questione di termini utilizzati? Di forma? Trovate un altro termine. A me i termini non importano.
Io preferisco la sostanza. E la sostanza è evidente.
Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile.
L’immagine perfetta per la sostanza del paese di cui è parte (e di cui, purtroppo, facciamo parte anche noi) che è anch’esso esattamente così ovunque. Napoli è solo più avanti di altri in questo.
Però i napoletani non amano sentirselo dire.
Preferiscono sostituire la realtà con le descrizioni di pura fantasia (modello “Un posto al sole”, telenovela pagata da mamma RAI ossia dai soldi lombardi) oppure preferiscono ricordare i tempi di Franceschiello, oppure ti indicano il mare (inquinato) o il Vesuvio (cementificato) o i loro monumenti simbolo dell’antica civiltà. Come se non sapessimo che anche a Bombay non mancano testimonianze di antica civiltà e che a Roma inventarono gli acquedotti e le fognature. Ma provate a girare oggi per le baraccopoli di Bombay o per le strade di Roma.
E come reagiscono allora i Napoletani davanti alla verità messa brutalmente davanti agli occhi di tutti?
Non certo come fa chi vuol cambiare le cose (oggettivamente orribili) ma solo insultando chi ricorda loro come sta realmente la situazione.
Atteggiamento tipico di un paese in cui ne accadono di tutti i colori ma …. meglio non parlarne o parlarne in modo “diplomatico”, edulcorando e indorando.
Non mi intendo di psicologia ma credo che tutto questo si chiami rimozione (metodo perfetto per chi non vuole risolvere i problemi).
Funziona ovunque. Basta viaggiare in una qualunque città del terzo mondo per rendersene conto: nascondono i peccati sotto il tappeto (o per lor meno ci provano) e cercano di mostrare al mondo ed ai turisti solo il buono.
Ma per quanto mi riguarda c’è pure di peggio: c’è che ormai anche noi ci stiamo assuefacendo a questo andazzo e rischiamo di rendere anche Milano identica a Napoli (e per certi aspetti ci siamo già).
Tutto questo, ovviamente, non ha nulla a che fare col razzismo ma dare del razzista a chi fa notare come stanno realmente le cose è il modo più classico per nasconderle. Se non vuoi beccarti del razzista racconta palle alla gente. E invece chiunque viva in Lombardia o a Napoli (non importa che si chiami Cattaneo, Esposito, Yang o Mohamed) dovrebbe essere preoccupato per questa orribile situazione. E dovrebbe prendere Zurigo ad esempio per la propria città e non il terzo mondo (da cui, non a caso, la gente fugge).
C’è qualcuno che vuol continuare a raccontare le favole ai bambini e suonare l’orchestrina mentre il Titanic affonda? Faccia pure.
Tutto è una fogna ma …. GOOOOOOAAAAAAL!
Claudio Bizzozero
Sindaco libero
del Comune departitocratizzato di Cantù
P.s. tutte le foto sono tratte da siti partenopei ma non è stato facile scegliere tante sono le immagini dell’orrore.


22
Mar 17

De Magistris querela il sindaco di Cantù

Così il sindaco di Napoli contro quello di Cantù, Bizzozero, dopo il vergognoso post su “Napoli Fogna” che quest’ultimo ha partorito ieri:

Già ieri pomeriggio nell’immediatezza della notizia del delirante post del sindaco di Cantù ho convocato nel mio ufficio il capo della nostra Avvocatura municipale per conferire ampio mandato per presentare all’Autorità giudiziaria querela per diffamazione.
Ne dò notizia solo oggi perché credevo che le parole di questo personaggio non meritassero una ribalta mediatica, che sta ora montando, ma solo gli atti formali della nostra Avvocatura e le Aule di un Tribunale per vederlo condannato al più presto.
E’ davvero vergognoso che un eletto del popolo possa permettersi di usare un linguaggio simile nei confronti della nostra Città. La rozzezza umana di fronte alla nostra cultura e alla nostra bellezza. Prima di parlare di Napoli il Sindaco di Cantù prenda una brocca d’acqua pubblica bene comune e si sciacqui la bocca.


21
Mar 17

Il sindaco lumbard duro e puro: “Napoli fogna”. Se questo è un sindaco…

So’ cos’ ‘e pazz!! Tutto in nome della libertà di parola (pace all’anima sua) viene concesso a questo signore (che tra l’altro è pure un sindaco) di affermare tranquillamente che “Napoli è una fogna”.

E allora visto che Facebook è un bel programmino privato, di proprietà del signor Zuckerberg, convinciamolo a chiudere il profilo di questo signore capace di esprimere pubblicamente (nonostante “uomo delle istituzioni”) opinioni altamente lesive della dignità e dell’identità di un popolo.

Lo ripetiamo, costui è (nientepopodimeno che) il sindaco di Cantù: ci sarà qualcuno che ne chiederà le dimissioni come è stato fatto per De Magistris che ha autorizzato un corteo le cui intenzioni erano proprio quelle di opporsi al leghismo/xenofobo/razzista strisciante?

In fondo il pensiero di Bizzozero è lo stesso della base del partito di Salvini, pronto a blandire i meridionali con specchietti e cocci rotti. Con promesse di emancipazione (ma non troppo) dallo status di selvaggi a cui i teorici del leghismo duro e puro li hanno da sempre confinati.

Questo il testo della sua pagina:

“SALVINI: “NAPOLI È CASA MIA”. FOSSI STATO PRESENTE GLI AVREI SEMPLICEMENTE DETTO CHE CASA MIA INVECE È CANTÙ E LA LOMBARDIA È LA MIA TERRA, MENTRE NAPOLI PER ME RESTA UNA FOGNA INFERNALE (EMBLEMA DELL’INTERA itaGlia) DALLA QUALE MI TENGO BEN LONTANO. Salvini lo ha dichiarato in diretta ieri sera a “QUINTA COLONNA” su Rete 4 e nessuno dei presenti gli ha detto nulla. Io avrei dovuto essere lì in trasmissione a quell’ora ma stranamente, verso le 15.00, mentre già ero a metà del viaggio per Roma, mi hanno telefonato dalla redazione per dirmi che sarei slittato nella seconda metà della trasmissione (cioè dopo la comparsata salviniana). Vi sembra un caso? A me per niente. Così il candidato premier naziunal partenopeo l’ho solo incrociato. Lui usciva dallo studio ed io entravo … e confesso che mi ha fatto una sola impressione: mi è sembrato molto basso … anzi … più che basso direi … piccolo. UN PICCOLO INSIGNIFICANTE LEADERUCCIO NAZIUNAL PARTENOPEO che ha paura dei confronti pubblici con chi sa che lo metterebbe in difficoltà. Che un personaggio così insignificante rappresenti Napoli e la fogna italica non mi sorprende. I napoletani fanno benissimo a votarlo: è perfetto per loro. Che rappresenti invece noi lombardi … mi sembra invece una nostra gravissima responsabilità e sorprendente che alcuni fra noi ancora lo votino”

Giustamente, scrive Drusiana Vetrano su Identità Insorgenti:

Dove sono i Mentana di turno adesso? Dove sono i Gasparri che sbraitano delle dimissioni di de Magistris? Dove sono i Renzi, i de Luca, i piddioti che nei giorni scorsi hanno solidarizzato con Salvini?

Dove siete tutti voi, soloni del pensiero “democratico”, quando ad essere insultato da pezzi di Stato-seppur microscopici- è un intero popolo? Invocatela ora la legge Mancino. Non ce la fate, eh? E allora la invochiamo noi, chiedendo le dimissioni del sindaco di Cantù. Immediate e senza esitazioni.


18
Mar 17

Amaro (anniversario) Silano per festeggiare l’Unità

Il diciassette di Marzo, da qualche anno, è una data assai discussa e controversa. Si celebra l’unificazione (?!?!) del Paese; anche se, a voler essere pignoli e pedanti, il 17 marzo 1861, all’Italia, mancavano ancora Roma, Venezia, Trento e Trieste e al Sud iniziava una lunga guerra civile, taciuta dai più e derubricata come “guerra al brigantaggio” .

Per gli scaramantici gli effetti nefasti della scelta di quel giorno li subiamo ancora oggi. Si avevate ragione voi. E la stessa cosa lo avrà pensato anche l’ufficio marketing del calabrese “Amaro Silano”, che aveva pensato di celebrare con una immagine eloquente, l’anniversario (quella che vedete qui sopra).

Quei poveretti del marketing, dopo un brainstorming di qualche ora, mai avrebbero immaginato che la figura di Garibaldi (in una puntata della Zanzara, Marcello dell’Utri, ancora a piede libero, sostenne “di Garibaldi non si può mai dire nulla di male”) sarebbe stata un tale oggetto di scandalo e “chitammuorti” da parte del pubblico social. E così hanno dovuto fare marcia indietro, riponendo il vecchio Peppino Garibaldi in soffitta:

Buonasera.
Alla mezzanotte del 17 marzo (anniversario dell’Unità d’Italia) abbiamo pubblicato un disegno con un “testimonial del giorno” (Giuseppe Garibaldi su un lupo che brinda con il nostro prodotto).

Dopo un dibattito acceso sulla sua figura e sull’utilizzo della sua immagine come simbolo dell’Italia Unita, abbiamo deciso di rimuovere il post, come richiesto da alcuni, per non urtare ulteriormente la sensibilità di chi non lo ha gradito: effettivamente, non esistono personaggi storici non controversi.

Ci dispiace essere stati costretti, nel corso della pubblicazione, a cancellare alcuni dei vostri commenti – contenenti insulti, parolacce, addirittura minacce ed espressioni volgari – inopportuni sulla nostra bacheca.

Ad ogni modo faremo tesoro di questa esperienza e ci rifaremo: a noi interessa unire e non indignare nessuno.

Buona serata e buona notte!

 

 


18
Mar 17

Caro Calenda, sul Sud basta fuffa e retorica: partiamo dal costo del denaro

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico ha deciso di dire qualcosa di originale fuori da ogni scala o indice di “fuffa” :

“Spogliare il Sud della retorica che lo avvolge e prevedere le stesse politiche, ma anche amministrazioni locali che funzionino, perché fanno il 99% dello sviluppo”.

E allora proviamo a diradare la cortina di retorica. Taccio l’enumerazione dei soliti problemi logistici ed infrastrutturali, quelli legati alle disparità sui premi assicurativi (che pure incidono su chiunque abbia voglia di intraprendere) e sulla presenza della criminalità organizzata che droga il mercato e drena risorse economiche.

Facciamo un esempio: sapete che il costo del denaro al Sud è più alto che al Nord?

In soldoni, se volete produrre ricchezza come richiedono Calenda e Confindustria, ed avete bisogno di danaro, ed abitate in Calabria, dovrete restituire interessi molto più alti di quanto avreste dovuto fare se il destino vi avesse fatto nascere in Trentino Alto Adige (non che in Umbria, Marche o Toscana stiano meglio, sia chiaro).

Nonostante gli interventi straordinari della BCE e qualche timido segnale di ripresa dei prestiti concessi al complesso del settore privato, i volumi degli impieghi bancari italiani diretti alle imprese risultano tutt’al più stagnanti. Se le manovre espansive sul credito bancario non hanno, almeno per il momento, influito sui volumi, sembra invece che un positivo effetto lo stiano avendo sul costo del denaro.

I tassi d’interesse sugli impieghi mostrano – per ogni diversa tipologia di operazione, che qui comunque dobbiamo analizzare in forma aggregata – una riduzione generalizzata e quantificabile, per il 2015 rispetto all’anno precedente, in circa un punto percentuale. Sulla base di queste analisi, si potrebbe concludere che il dato incoraggiante riguarda pertanto il costo del denaro, piuttosto che la sua disponibilità. […]

È interessante notare che anche in questo caso le differenze tra aree regionali, già di per sé molto significative, hanno mostrato una recente tendenza all’aumento. Ciò è soprattutto vero per gli anticipi e le aperture di credito in conto corrente, che costano alle imprese del Sud ora il 2,42% in più in media rispetto al Nord (era il 2,04% nel terzo trimestre del 2014 e l’1,67% nel 2010).

Per quanto concerne le operazioni a scadenza, la tendenza è invece più complessa da analizzare e mostra una riduzione delle differenze rispetto all’anno precedente ma comunque un aumento rispetto ai livelli 2010. I mutui alle imprese meridionali costano in media tra lo 0,79% e l’1,09% in più rispetto alle imprese del nord (in base alle diverse durate), e la forbice pur drasticamente diminuita rispetto al 2014 – risulta più ampia di circa 15-16 punti base medi rispetto ai valori di cinque anni prima [fonte: Centro Studi Impresa Lavoro su dati Bankitalia]

Questo vuol dire che risulterà più conveniente rivolgersi all’ “amico di famiglia”, il quale, evidentemente, non chiederà  alcuna garanzia reale sul credito, ma che strozzerà lentamente l’attività produttiva fino ad impossessarsene con la benedizione del ras locale della criminalità organizzata.

Questa è la “retorica” che avvolge il Mezzogiorno caro Ministro, ovvero scaricare la responsabilità su quei quattro terroni che non sanno neppure scegliersi amministratori locali “smart” e che quindi sono costretti ad emigrare. Come duecento anni fa. Fornendo manodopera a basso costo a quell’Europa dell’austerity che voi assecondate supinamente.

 


17
Mar 17

Caro Corsera, impietoso il confronto tra Roma e la Napoli di oggi

Interessante spunto di riflessione di un lettore del Corriere della Sera che invia, alla Rubrica epistolare tenuta da Paolo Conti, la seguente missiva, mettendo a confronto Roma e Napoli:

Caro Conti,

da qualche anno il confronto tra Roma e Napoli vede quest’ultima prevalere su ordine, pulizia, decoro, iniziative per migliorare la città e lotta al degrado. Roma ricorda sempre più la New York degli anni 80, col degrado fatto a sistema o la Napoli di una decina di anni fa immersa nella monnezza. Napoli oggi è ordinata, il centro è in gran parte pedonalizzato (pedonalizzazione vera, non quella nominale del centro di Roma), decorosa. La metropolitana è un fiore all’occhiello, curata, pulita, quasi ci si dimentica di essere in Italia. I graffiti sono assenti sia sulla struttura sia nei vagoni. Bellissimo il lungomare, anch’esso in gran parte pedonalizzato dal sindaco De Magistris e molto frequentato dalla città che prima lo ha criticato e adesso non potrebbe più farne a meno. Il confronto con il lungotevere o il lungomare di Ostia è impietoso. Come disse Joyce, Roma sembra un tizio che vive esibendo ai viaggiatori il cadavere della propria nonna. Un cadavere che ultimamente inizia a puzzare. L’augurio è che Roma possa cambiare passo e riprendere il suo posto tra le città più belle del mondo.

Andrea Zurechn


15
Mar 17

Quelle manifestazioni taciute contro camorra e terra dei fuochi

Non per appartenenza fisicamente militane, semplicemente per amore di verità. Seguo da qualche anno le iniziative del centro sociale Insurgencia, tra gli organizzatori della manifestazione anti Salvini di sabato, a cui verrebbe imputato scarso impegno nella lotta alle camorre.

L’affermazione è apodittica oltre che falsa, e rientra in un sistema tossico dell’informazione, o se volete superficiale, poco incline all’approfondimento, che si accontenta acriticamente di voci o comunicati stampa, giacché è tra i principali anmatori delle proteste anticamorra degli ultimi anni.

Ecco cosa scrivono oggi sul proprio profilo Facebook:

Vi rispetteremo quando farete manifestazioni contro la terra dei fuochi, ha scritto più di qualcuno in questi giorni, a proposito del corteo di sabato. Bene, noi eravamo tra i più attivi promotori di #unfiumeinpiena, la grande manifestazione che portò oltre centomila persone in piazza qualche anno fa.
Siamo stati in prima fila nella grande protesta popolare per la chiusura, poi ottenuta al caro prezzo di manganellate, arresti e denunce, della discarica di Chiaiano.
Siamo fra i promotori delle iniziative di #unpopoloincammino contro la camorra, ci abbiamo messo e ci mettiamo la faccia nel Rione Sanità e altrove perché si fermi la strage dei figli di questa città.
Ed è per questo che non rispettiamo nemmeno un poco quei napoletani che vengono a scrivere questi irricevibili commenti sulla nostra pagina, perché sono così indifferenti alle sorti di Napoli da non accorgersi nemmeno delle mobilitazioni che ogni giorno vengono portate avanti grazie a noi e alle tante altre forze sane della città.
Vi indignate per la contestazione a Salvini, quando è proprio il suo partito che per due decenni al grido di “Prima il Nord” ha sottratto a livello nazionale risorse al Sud e a Napoli. Ha sottratto scuole ai vostri figli, servizi sociali agli anziani, opportunità ai disoccupati. Noi non sappiamo che farcene dell’indignazione ipocrita a comando, e nemmeno del pentimento pezzotato/taroccato di Salvini, però prima di venire a dire a noi di fare qualcosa, iniziate a metterci la faccia.
Napoli è nostra, ha bisogno del supporto di tutti i suoi cittadini, anche del vostro, non fate il gioco di un razzista che fino a ieri ci ha sputato in faccia e oggi chiede scusa ipocritamente perché vuole i nostri voti.
Napoli è libera, non si è mai piegata a nessuno e non si piegherà a un leghista e alla sua piccola, mediocre banda di fiancheggiatori locali che, sperando in una poltrona alle prossime politiche, tradiscono la loro stessa gente.

 


13
Mar 17

Io, il “censore” che ha cancellato decine di insulti contro i meridionali

di Rosario dello Iacovo

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», ogni volta che leggo questa bufala, citazione attribuita a Voltaire che Voltaire non ha mai pronunciato, mi sale l’embolo.
È una di quelle frasi a effetto che nelle intenzioni di chi la utilizza dovrebbe testimoniare una straordinaria tolleranza, uno spirito radicalmente democratico che si spinge fino all’estremo sacrificio per permettere anche al nemico di esprimere la sua opinione. Oltre che, naturalmente, far emergere lo spessore culturale di chi la pronuncia con aria solenne.
Ma nella stragrande maggioranza dei casi sa che l’illuminismo fu la radicale affermazione dell’uomo al centro dell’universo, contro la religione e contro il potere politico di monarchia e aristocrazia? Sa che c’è l’illuminismo dietro le teste mozzate dei re? Altro che darei la vita, eccetera, eccetera.
Qualche giorno fa un nutrito numero di artisti napoletani ha realizzato come “Terroni Uniti” la canzone “Gente do Sud”, per ribadire i valori dell’accoglienza e della solidarietà in occasione della venuta in città di Salvini. Bene, mentre il leghista si calava nella parte del pentito per le offese rivolte a Napoli negli anni precedenti io, che sono uno degli amministratori del canale YouTube sul quale il pezzo è stato pubblicato, ho cancellato decine di insulti razzisti nei confronti dei meridionali.
Sono stato un censore? Avrei dovuto “dare la vita” per permettere a qualcuno di scrivere: “Terroni di merda”, “Parlate italiano”, “Lavatevi”, “Parassiti”? Su, spiegatemelo, perché la follia di quest’epoca rovescia il senso dei concetti.
Libertà di parola non vuol dire libertà di insulto, libertà di opinione non vuol dire che tu sei libero di venire ad abbattere il posto dove vivo con le ruspe.
No signori miei, la libertà è un concetto nobile che vale per tutti quelli che lo rispettano, così come la tolleranza si applica ai tolleranti. Io non avrei dato la vita perché Hitler potesse dire che ebrei, rom e avversari politici dovevano essere sterminati nei campi di concentramento, voi? Non darei la vita perché il Ku Klux Klan possa continuare a urlare “Negri di merda”.
E non la darò oggi perché Salvini possa venire qua a spiegarmi che sono italiano come lui e che il nemico oggi viene da lontano, mentre il ventre putrido della lega continua a dirmi che resto un terrone e parlo una lingua incomprensibile.
Ma non è mica solo una questione di inaccettabili offese, perché la lega negli ultimi due decenni ha contribuito a inasprire la distribuzione ineguale delle risorse in questo paese. Quando togli risorse a un territorio, quando lo trasformi in una pattumiera a cielo aperto per abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti industriali delle industrie del nord, grazie alla complicità delle mafie e della politica, quale risultato credi si ottenga: sviluppo, qualità della vita, giustizia sociale?
E non è un caso che sotto il palco di Salvini a Napoli ci fossero solo pezzi dell’ex PDL e neofascisti dichiarati, speranzosi di salire sul carroccio delle prossime politiche portando a casa poltrone. Ascari, traditori della propria gente in cambio del tornaconto personale, mascherato stavolta dietro il “Prima gli italiani”.
Come un secolo e mezzo prima, nello stesso nome dell’Italia e degli italiani, bersaglieri e carabinieri dei Savoia radevano al suolo paesi del sud, fucilavano finanche bambini di dieci anni, chiamando briganti i contadini che pur avevano creduto a un’unità che significasse più giustizia sociale, e invece di una riforma agraria più ugualitaria, si videro togliere anche le terre di uso comune.
Mi dispiace amici miei, io non darò mai la mia vita perché questa gente possa continuare a insultarmi, discriminarmi, privarmi di opportunità. Voi fate quello che volete, ma per favore non chiamatela libertà.
La libertà è un’altra cosa!


08
Mar 17

Cha “capata” Napoli-Real…

Un mio racconto per il Napulegno, ispirato da Paride Mazzone:

Non solo la serata non è stata proprio delle migliori (però, ragazzi, che “capata” Napoli-Real) ma avevo pure dimenticato le chiavi della macchina a casa, parcheggiata a Fuorigrotta dalla mattina in modo da avere il posto migliore e poter ritornare più comodamente in auto, a casa, dopo il match serale.
Così, mentre quella santa donna di mia moglie, a fine partita, era tornata a casa per riprendere le maledette chiavi, ripensando a quanto era ormai stato, mi avviavo coi miei figli a recuperare la vettura.
Giocavano a passarsi una lattina vuota, Elian e suo fratello, cercando di restituire, forse, una sorte migliore, al risultato della partita appena conclusa.
Li precedevo di una decina di passi, quando, una grossa auto coi finestrini oscurati si avvicinava a loro. Mi blocco e, preoccupato la osservo.
Un uomo cala il finestrino posteriore, allunga verso uno dei miei bambini una maglietta azzurra: “Tieni” gli sussurra.
“E’ gratis?” chiede mio figlio con un dubbio acerbo
“Certo che lo è…sai chi sono io?”
“No…”
“Sono il vicepresidente del Napoli”
Solo a quel punto Elian ha raccolto il prezioso cimelio, mentre il finestrino si richiudeva e la macchina si allontava.
“Rog! Rog! È la maglietta di Rog!” ha esultato Leon dopo aver strappato di mano la maglietta al fratello.
Questa mattina, appena sveglio, Elian mi ha chiamato, chiedendomi di mostrargli quella maglietta di Rog, per essere certo di non aver vissuto un sogno, meraviglioso, ma pur sempre sogno. La maglietta azzurra era lì a suggellare un patto d’amore che durerà tutta la vita.