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30
Set 16

“Scenni che te sfonno”: succede in pieno giorno a Roma (Video)

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Ecco il video di Piazza Pulita che mostra l’aggressione avvenuta in pieno giorno da una sua cronista che indagava in materia di rifiuti e (presunti) illeciti collegati allo smaltimento.

“E’ incredibile – scrive il giornalista – che in pieno pomeriggio, nella capitale d’Italia, un giornalista che svolge il suo mestiere possa per questo subire un’aggressione. Questa città è vittima di illegalità capillare, alla luce del giorno. Chiediamo alle istituzioni, dal governo al sindaco Virginia Raggi di affrontare il tema della sicurezza, della legalità e dell’ambiente al più presto. Stasera a Piazzapulita – LA7 documenteremo l’aggressione con la nostra giornalista e le nostre immagini. La nostra inchiesta andrà avanti”.“

 

 

 


29
Set 16

Questa storia della banda larga è un gigantesco sarchiapone

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Quando sento parlare di “banda larga”, credetemi, mi si accappona la pelle. Non per le conseguenze di una emozione suscitata dalla materia, tutt’altro.

La prima volta che ho “assaporato” la banda larga in vita mia è stato a cavallo del Duemila. Mi trovavo all’Università di Greifswald in Germania e non riuscivo a capire, come mai, nella sala internet, non sentissi l’assordante suono dei modem a 56k che preannunciavano l’ingresso al “villaggio globale”. In quel silenzio le pagine che selezionavano si caricavano con tale velocità che disorientavano l’abitudine dei tempi morti con cui consumavo le attese, in Italia, a casa mia, per controllare la posta elettronica. Qualche mese dopo, allo studentato dell’Università di Ilmenau, ex Germania dell’Est, la svolta: nelle pause dello studio gli studenti universitari addirittura riuscivano a giocare in multiplayer coi loro colleghi australiani o californiani. Videogame ad altissima risoluzione grafica ed impegno di risorse di banda. Io a stento riuscivo a giocare a scopa “a distanza” a casa mia.

Non più tardi di sei mesi dopo, scopro che questo immenso sarchiapone chiamato “banda larga” è un po’ la scoperta dell’acqua calda in paesi come Norvegia e Svezia dove “sgorga” dalle case come l’acqua dal rubinetto.

Anno domini 2016, in SCIATTITALIA, il sarchiapone banda larga diventa ancora materia di discussione nel reparto “investimenti strategici per il paese”. Il ponte sullo stretto? No meglio la banda larga. La banda larga? Ancora parliamo di “b a n d a l a r g a” mentre il resto del mondo civilizzato naviga a velocità in grado di portare a casa, senza intoppi, interi film ad altissima definizione? E noi parliamo ancora di b a n d a l a r g a?!?!?!

La volete la storia minima della banda larga in Italia? Eccola, tratta da Wikipedia:

L’ex Ministro Paolo Gentiloni ha annunciato la costituzione di una cabina di regia, dove governo, regioni e imprese devono affrontare la problematica degli investimenti necessari per la diffusione della banda larga in tutto il paese. L’impresa non ha avuto seguito.

Oltre alla mappatura della banda larga di Telecom Italia, esisteva la banca dati dell’associazione Anti Digital Divide, alimentata direttamente dagli utenti, ma dopo 8 anni di attività è stato chiuso il progetto.[6]

Il Ministro Scajola ha più volte annunciato l’intervento pubblico a sostegno della banda larga, a seguito del “piano Caio”. I fondi sono stati congelati tra il 2009 e il 2010, a seguito del fallimento del “piano Romani”.

Cabina di regia per la banda larga?? C A B I N A D I R E G I A per piazzare dei cavi sotto all’asfalto delle nostre città?!?!?! E parliamo di ponti e strade?!?!?!?!

Già lo scorso febbraio la Puglia di Emiliano avvertiva del pericolo di distrazione dei fondi per la banda larga destinata al Sud (qui potete leggere l’articolo).

Ora con molta umiltà mi chiedo: ma è possibile evitare di vivere questa vicenda banda larga/infrastrutture in un rapporto alternativo e non invece (finalmente) complementare? E’ possibile avere la normalità della banda larga e quella di ferrovie in grado di unire il paese?

Ma soprattutto, possiamo smetterla di parlare di banda larga come fenomeno “eccezionale” e concessione derivata da chissà quale piano strategico e non piuttosto invece come la normalità di un paese europeo industrializzato?

 


29
Set 16

L’Armageddon della carta stampata meridionale

Non ditemi che non ve l’avevo detto nel corso di questa estate. La stampa meridionale, soprattutto quella campana, versa in uno stato comatoso (Identità Insorgenti per sottolineare certe cadute di stile nei contenuti ha creato anche delle rubriche specifiche ). Se lo scrivi, si offfendono e minacciano querele o provvedimenti disciplinari.

Vi mostro di seguito la classifica delle vendite dei quotidiani locali, nel periodo estivo (che comunque si inseriscono in una più grande crisi della stampa italiana):

Quotidiani

locali

Vendite

luglio

2016

Vendite

giugno

2016

Vendite

maggio

2016

Vendite

aprile

2016

Var.

luglio

’16-’15

 Var.

giugno

’16-’15

Vendite

luglio

2015

Vendite

giugno

2015

Il Messaggero

 108.299

 101.128

 98.095

 99.101

 -8,3%

 -8,9%

 118.123

 110.965

Il Resto del Carlino

 104.481

 100.071

 96.036

 96.602

 -5,6%

 -6,5%

 110.702

 107.048

La Nazione

 79.784

 75.846

 73.557

 73.838

 -7,7%

 -9%

 86.419

 83.367

Il Gazzettino

 51.226

 49.934

 49.137

 49.314

 -9%

 -9,1%

 56.269

 54.912

Il Secolo XIX

 46.046

 44.304

 43.927

 45.592

 -3,7%

 -6,9%

 47.817

 47.589

Il Tirreno

 45.072

 43.417

 42.234

 42.370

 -8,6%

 -10%

 49.328

 48.273

Unione Sarda

 42.120

 40.194

 39.963

 40.811

 -7,6%

 -7,1%

 45.564

 43.277

Messaggero Veneto

 40.099

 39.481

 39.604

 39.085

 -3,5%

 -3,3%

 41.534

 40.849

Il Giorno

 38.934

 37.812

 38.168

 38.653

 -17,4%

 -16%

 47.136

 45.013

Nuova Sardegna

 38.381

 36.162

 35.315

 35.490

 -6%

 -8,3%

 40.819

 39.435

Il Mattino

 37.807

 34.825

 34.583

 34.080

 -11,5%

 -14%

 42.709

 40.476

L’Arena di Verona

 26.784

 25.165

 24.758

 25.097

 -4%

 -6,7%

 27.909

 26.976

L’Eco di Bergamo

 25.036

 24.457

 24.028

 24.525

 -5,8%

 -4,9%

 26.590

 25.707

La Gazzetta del Sud

 25.334

 23.763

 23.875

 23.600

 -9,5%

 -10,9%

 27.986

 26.663

Il Giornale di Vicenza

 24.948

 23.826

 23.047

 23.391

 -5,8%

 -7,1%

 26.480

 25.650

Il Piccolo

 22.678

 22.792

 22.300

 22.284

 -4,9%

 -5,5%

 23.844

 24.126

Gazzetta del Mezzogiorno

 21.737

 20.838

 20.402

 20.542

 -8,4%

 -2,7%

 23.719

 23.147

Il Giornale di Brescia

 21.366

 20.923

 20.589

 20.863

 -3,9%

 -4,6%

 22.242

 21.934

Il Mattino di Padova

 19.931

 19.390

 18.836

 19.001

 -3,4%

 -4,5%

 20.624

 20.308

La Provincia (Co-Lc-So)

 19.867

 20.327

 20.859

 20.796

 -7,5%

 -5,3%

 21.471

 21.468

La Gazzetta di Parma

 19.453

 18.893

 18.475

 19.472

 -8,6%

 -9,4%

 21.273

 20.844

Libertà

 19.161

 19.185

 19.016

 19.233

 -2,9%

 -2,4%

 19.735

 19.662

Il Giornale di Sicilia

 18.315

 17.906

 17.922

 17.999

 -14%

 -12,3%

 21.350

 20.406

La Gazzetta di Mantova

 18.202

 17.775

 17.985

 17.921

 -4,2%

 -5,6%

 19.002

 18.824

La Sicilia

 17.646

 16.965

 16.839

 17.309

 -9,8%

 -12,2%

 19.553

 19.329

Corriere Adriatico

 15.288

 11.161

 10.639

 10.738

 +22,5%

 -10,1%

 12.482

 12.384

La Provincia di Cremona

 14.752

 14.079

 14.795

 14.278

 -0,03%

 -5,6%

 14.799

 14.913

Il Centro

 14.499

 14.255

 13.295

 13.441

 -9,4%

 -7,2%

 15.996

 15.368

L’Adige

 13.730

 12.924

 12.529

 12.467

 -6,7%

 -8,1%

 14.712

 14.062

La Provincia Pavese

 13.066

 12.824

 12.874

 13.111

 -4%

 -7,3%

 13.615

 13.836

Nuovo Quot. di Puglia

 13.005

 11.393

 10.870

 10.725

 -10,6%

 -12,6%

 14.543

 13.039

Alto Adige-Trentino

 12.982

 12.772

 12.803

 12.795

 -7,8%

 -6,5%

 14.081

 13.658

La Nuova Venezia

 12.894

 12.466

 11.775

 12.031

 -8,4%

 -9,4%

 14.074

 13.761

Il Tempo

 12.719

 13.572

 13.048

 13.778

 -9,9%

 -5,5%

 14.110

 14.366

La Tribuna di Treviso

 11.641

 11.485

 11.185

 11.064

 -3,7%

 -4%

 12.085

 11.975

Corriere dell’Umbria

 10.720

 10.639

 10.513

 10.775

 -4,5%

Il maggiore quotidiano di Napoli registra un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno dell’ 11%.

Qualcuno adduce come motivazione il fatto che il sito del Mattino sia ben fatto, dimenticando che l’edizione online è comunque complementare e non sostitutiva di quella cartacea, tacendo pure sul fatto che spesso (sull'”eccellente sito”) pubblichino inchieste del tipo “come si usa veramente la gomma bicolore rossa e blu” (chi segue la mia pagina lo ricorderà).

Ora, da modestissimo blogger mi chiedo: ma non sarebbe il caso che la stampa cittadina (tutta) si interrogasse sul reale rapporto di radicamento sul territorio (con tutto quello che ne deriva in termini di contenuti), sullo “storytelling” che di quel territorio produce, piuttosto che adagiarsi pedissequamente sui “filtri” e le esigenze di editori di riferimento (anche politici) che col territorio non hanno nulla a che vedere?

 


25
Set 16

Repressione del brigantaggio: un nuovo studio all’Università di Perugia

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E’ Gigi di Fiore a darne notizia sul proprio blog:

è in libreria un nuovo studio, scritto dal professore Alberto Stramaccioni, docente di Storia contemporanea all’Università per stranieri di Perugia. E’ stato da poco pubblicato per la Laterza, si chiamaCrimini di guerra – Storie e memoria del caso italiano. E le pagine iniziali, manco a dirlo, sono dedicate alla Repressione nel Sud. Nell’elencare alcuni esempi di vicende, su cui da qualche anno, si è ravvivata la memoria nonostante l’assenza di interesse in gran parte degli storici per professione, il docente cita “la deportazione al Nord di migliaia di militari borbonici, nella fortezza di Fenestrelle e a San Maurizio Canavese vicino Torino, mentre al Sud, a Pontelandolfo e Casalduni, furono fucilati centinaia di civili”

Cosa scrive in particolare l’autore del saggio?

“I metodi repressivi adottati dall’esercito al Sud suscitarono nel Parlamento italiano e all’estero critiche e condanne fino a far emergere poi precise accuse per aver compiuto, ante litteram, i primi crimini di guerra o crimini contro l’umanità. L’attenzione si concentrò su alcune vicende tra il 1860 e il 1861″

Come ricorda Di Fiore:

Dapprincipio fu Carlo Alianello, con il suo La conquista del Sud. Fu lui, l’autore lucano dell’Eredità della priora, ad azzardare le prime analogie tra i crimini delle Ss in Italia e la violenza della repressione militare nella guerra contadina nel Mezzogiorno dal 1861. E giù polemiche, accuse di esagerazioni. Paragoni azzardati? Cosa c’entrano quelle migliaia di fucilazioni senza processo, a freddo, assai spesso ignorate nei rapporti militari, dei poveri cristi accusati di far parte o appoggiare le bande dei briganti, con le stragi naziste?


18
Set 16

Ai Quartieri Spagnoli non è vietato regalare fiori e canzoni alle donne

Molto bella questa foto scattata dall’amico Fabrizio Reale, questa mattina all’uscita della Metro Toledo a Napoli.

Soprattutto al termine di una settimana in cui le donne sono state vittime di violenze fisiche e verbali.

Versi della tradizione cantautorale italiana, impresse sui cartelloni proprio all’ingresso del vicolo che sembrano andare oltre la semplice trovata pubblicitaria, confondendosi con le caratteristiche uniche dell’urbanisitca del centro storico partenopeo.

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copyright Fabrizio Reale


07
Set 16

Così Branduardi e Bennato salutano “Brigante se more”

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Con un nome così, non poteva che essere indissolubilmente legato all’identità della propria terra. Quella inclusiva e non esclusiva. Quella che accoglie senza perdere di vista chi è, anzi trovando nell’altro i semi di se stessa.

Quella che, col Neapolitan Power, chiedeva e rivendicava, denunciava fuori dagli apparati e dal pensiero unico radical chic, quello con la puzza sotto al naso perché ‘o napulitan nun po’ tenè mai ragione oltre ogni nostalgismo. Già più di quarant’anni fa. E quando la musica cambia, tremano pure le mura delle città. E niente di quanto era ed è stato è più al sicuro dalla messa in discussione.

Non è un caso quindi che anche un mostro sacro della musica italiana abbia deciso di omaggiare Carlo D’Angiò con una rilettura non stereotipata della storia dell’Unità d’Italia.

Un omaggio a Carlo D’Angiò, Artista di notevole spessore e storiografico oltre che musicista. Basti pensare che è stato uno dei primi a spiegare in musica il fenomeno del Brigantaggio come vero e proprio movimento di Resistenza e non comuni delinquenti come i libri ufficiali di Storia ci hanno voluto far credere.

Sofiuzzella era la la principessa contadina che tutti chiamavano Iuzzella, figlia illegittima della regina Maria Sofia di Borbone.

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Non poteva mancare l’omaggio di Eugenio Bennato:

L’artista non muore, non può morire. Può trasformarsi in un mito, in una luminosa meteora che è passata e ha lasciato un segno indimenticabile.
Carlo D’Angiò, primo fra tutti, ha trasformato con la sua voce i canti antichi della tradizione del sud in espressioni vive e antagoniste del mondo contemporaneo. L’energia di quella proposta ha conquistato anime e menti, coinvolgendo nuove generazioni e dando avvio ad una vera rivoluzione di costume di cultura e di arte.
“Brigante se more” l’abbiamo scritta insieme, in una serata di primavera del 1979. Toccava a noi dare una voce alla storia negata dell’insorgenza meridionale, intervenire creativamente dove la tradizione taceva, e rompere con una semplice melodia un silenzio che durava da oltre un secolo.
Quel canto è diventato un inno, l’inno del sud cantato da milioni di spiriti ribelli, e fin quando risuonerà, Carlo sarà sempre lì, presente e sorridente accanto a noi.


05
Set 16

CAMPI FLEGREI / Dopo ultimi terremoti, cresce la preoccupazione per l’area. Mastrolorenzo scrive al ministero

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Nel corso delle ultime settimane, uno sciame sismico non di grossa entità sta interessando i Campi Flegrei. Nessun legame col terremoto del centro Italia, ovvio, ma la preoccupazione per uno dei vulcani più pericolosi al mondo, cresce.

Il dottor Mastrolorenzo, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano, già critico nei confronti del Progetto Scarfoglio, progetto per la realizzazione di un impianto geotermico pilota a Scarfoglio, sul versante orientale del Vulcano Solfatara nei Campi Flegrei ad opera di una società privata srl con relazione geologico/tecnica AMRA-INGV, in attesa di autorizzazione da parte del Ministero dell’Ambiente, ha inviato al Ministero dell’Ambiente, in queste ore, una nota integrativa alle criticità già esposte con una precedente nota del 3/7/2015.

Ecco quanto scrive Mastrolorenzo:

nel corso dell’ultimo anno, siano state registrate alcune sequenze sismiche,con localizzazione epicentrale nell’area Solfatara- Pisciarelli, all’interno della quale è individuato il sito per la realizzazione del progetto pilota di centrale geotermica. Tra tali sequenze, avvertite  in modo rilevante dai residenti in una estesa area tra i comuni flegrei e la città di Napoli, è da segnalare in particolare  quella del 7 ottobre  2015, con magnitudo circa 2 gradi Richter, che ha indotto  molti residenti ad abbandonare le proprie abitazioni,   e ha causato l’evacuazione di numerosi istituti scolastici e uffici pubblici. La sequenza sismica più recente del 31 agosto 2016, con almeno quarantacinque eventi, con magnitudo massima di 1.7, è localizzazione epicentrale nell’area Solfatara-Pisciarelli, analogamente a quella del 7 ottobre, ha causato grave allarme nelle comunità locali, anche a causa dell’elevata avvertibilità  derivante dalla bassa  profondità ipocentrale (circa 1 Kilometro).
In aggiunta a tali eventi, dallo studio delle deformazioni del suolo avvenute tra il 2012 e 2013, una ricerca del dott. Luca  D’Auria ed altri  ricercatori INGV e CNR, pubblicata nell’agosto 2015, sulla rivista Nature- Scientific Reports, ha dimostrato come in detto periodo, si sia verificata una possibile risalita di magma fino ad una profondità di circa 3 Km, proprio al di sotto della zona centrale della caldera. Tale risultato, ha evidenziato la scarsa rilevabilità in tempo reale della possibile risalita di corpi magmatici  e della stessa presenza di tali corpi a bassa profondità, attraverso i sistemi di monitoraggio attualmente disponibili.

Ed ancora:

Tali evidenze indicano come, corpi magmatici eventualmente presenti a bassa profondità nell’area di Agnano- Pisciarelli, possano risultare assolutamente non rilevabili ma potrebbero innescare processi esplosivi in caso di attività di trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi.  Inoltre l’ area di Agnano- Pisciarelli, è strategica e prioritaria per il monitoraggio geofisico e geochimico della caldera attiva dei Campi Flegrei, con database ultradecennali dei dati monitorati ed utilizzati per valutazioni di pericolosità e dei livelli di allerta determinanti per l’eventuale attuazione di piani di emergenza. Pertanto, ogni  alterazione meccanica e termo-fluido-dinamica, indotta da attività di trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi nel sistema idrotermale, comprometterebbe in modo non controllabile e imprevedibile i parametri monitorati, vanificando irreparabilmente  l’uso dei database, per la valutazione di eventuali anomalie. Database che hanno richiesto l’ investimento di  ingenti risorse pubbliche, umane e materiali.
Conseguenza diretta delle perturbazioni indotte nel sistema, dalle attività industriali, sarebbe la impossibilità di discriminare tra fenomenologie di origine naturale e indotte da dette attività, con gravissime conseguenze per il monitoraggio, le valutazioni di pericolosità, la mitigazione del rischio e la gestione  dell’emergenza nazionale.
In aggiunta a tali problematiche, risulterebbe, di difficile discriminazione l’origine naturale, o indotta di eventuali eventi disastrosi con conseguenti implicazioni di natura giuridica nella individuazione di responsabilità penali e civili, relativamente a danni a persone e/o beni pubblici e privati.
Tali criticità, sono ulteriormente aggravate dalla perdurante assenza di piani di evacuazione operativi per l’area dei Campi Flegrei ad  oltre un anno dalle osservazioni precedentemente inviate, nonchè dall’assenza di qualsiasi  vincolo di inedificabilità  in zona rossa e dalla  l’esistenza di progetti governativi e comunali per futura, ulteriore edilizia pubblica e privata all’interno della stessa zona rossa.
Recentemente è stata rilevata la risalita di fluidi fangosi all’interno del pozzo, della profondità di circa 500 metri, trivellato nel 2012, nell’area ex ITALSIDER di Bagnoli, nel medesimo sistema geotermico dei Campi Flegrei. La trivellazione condotta sotto il coordinamento del dott. Giuseppe De Natale, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, e referente del consorzio AMRA, consulente per il progetto pilota ” Scarfoglio”, era già stata ampiamente contrastata dal sottoscritto e da altri ricercatori, per i rischi associati. Al fine di scongiurare gravi rischi connessi ai fenomeni in corso all’interno del pozzo, con recente decreto, il Commissario, incaricato per l’Osservatorio Vesuviano, dott. Marcello Martini, ha disposto consulenze e interventi urgenti.
Nella riunione del  CdA INGV del 25/6/2015, il Presidente  e i membri del CdA stesso, rilevavano le criticità del coinvolgimento dell’INGV, attraverso AMRA-INGV ed il dott. De Natale, in un progetto per il quale altri ricercatori INGV, comitati e diversi soggetti, evidenziavano la pericolosità.  Lo stesso Presidente INGV, comunicava che avrebbe dichiarato al  MATTM, il non coinvolgimento e la non informazione dei vertici INGV in merito al progetto ” Scarfoglio”, e la propria disponibilità a fornire ove richiesto informazioni e/o valutazioni ufficiali dell’Ente. Ma non è dato sapere se tali contributi siano mai stati forniti.
Relativamente alle ulteriori motivazioni di natura geofisica, geochimica contrarie alla realizzazioni di impianti geotermici pilota nell’area in oggetto, si rinvia alle osservazioni già trasmesse a Codesto Ministero dal dott. Giovanni Chiodini dell’INGV, dalla prof.ssa Tiziana Vanorio dell’Università di Stanford USA, e dal prof. Franco Ortolani, già professore ordinario presso l’Università di Napoli Federico II.
In aggiunta alle integrazioni, su riportate, si riassumono i modo più dettagliato, i rischi connessi alle attività di trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi nel sistema geotermico dei Campi Flegrei.
.
Una vasta letteratura mondiale, documenta i rischi connessi ad attività di trivellazione in generale. Tra i più comuni sono osservati gli inneschi di eventi sismici e sequenze sismiche, anche prolungate nel tempo, le esplosioni o eruzioni dei pozzi, con innesco di fuoriuscite di fluidi anche per lunghi periodi di tempo, processi di subsidenza del suolo, alterazioni delle falde acquifere ed eventi franosi. Per tali motivazioni i siti di perforazione sono generalmente posti a distanza dai centri abitati, in aree non interessate da strutture tettoniche attive.
Nel caso delle aree vulcaniche attive i rischi citati sono notevolmente amplificati dagli elevati valori di gradiente termico e di pressione, nonchè dalla presenza di fluidi circolanti anche tossici e dalla presenza di sistemi magmatici anche superficiali. Trivellazioni in aree vulcaniche, in numerosi casi hanno comportato conseguenze disastrose, tra gli esempi più noti sono da citare il vulcano Luci a Java, vulcano di fango, prodotto dall’eruzione di un pozzo profondo avvenuta nel 2006, che per anni, con un flusso ininterrotto ha portato alla luce oltre 90 milioni di metri cubi di fango proveniente da depositi profondi, che ha coperto un ‘area di alcun Kmq, con spessore di decine di metri, rendendo necessaria l’evacuazione di decine di migliaia di persone, con danni economici di alcuni miliardi di dollari.
Altri esempi riguardano la caldera del Fogo (Sao Miguel Azzorre), dove da alcuni anni è in corso una estesa modificazione dell’area intorno al pozzo a seguito di una esplosione avvenuta durante una trivellazione, finalizzata alla realizzazione di impianti geotermici, ad una profondità di circa 600 metri. L’esplosione è stata associata, a sequenze sismiche, processi di fratturazione del suolo per estensione di centinaia di metri, nascita di nuovi campi fumarolici diffusi. Il pozzo era localizzato a breve distanza da un impianto geotermico già operativo presso il bordo calderico con caratteristiche analoghe al sistema geotermico flegreo.
Altri eventi esplosivi in campi geotermici, sono ampiamente documentati nella caldera di Yellowstone, negli Stati Uniti , in Nuova Zelanda, nell’isola greca di Nisyros, a Fiumicino e nella stessa caldera dei Campi Flegrei e sull’isola di Ischia.
Comunemente, le esplosioni idrotermali, sono considerate una fattore di rischio elevato in aree geotermiche, con potenziali effetti distruttivi estesi nel raggio di centinaia di metri o chilometri  dal centro di esplosione.
Associato a tale rischio, è  ampiamente nota l’attività sismica naturale e indotta da trivellazioni in sistemi geotermici con magnitudo anche superiori al 4 grado Richter, particolarmente probabile in caso di reiniezione di fluidi in prossimità di strutture tettoniche attive. D’altra parte l’innesco di sequenze sismiche, a seguito di attività di trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi, è ben documentata anche in aree non vulcaniche, come ad esempio è stato osservato in pozzi localizzati presso Basilea, in Oklahoma e in Olanda.
In quest’ultimo caso, si è valutato che i soli danni connessi alla subsidenza indotta da reiniezioni di  fluidi in aree urbanizzate ammonterebbero a circa 30 miliardi di euro.
Dettagliate documentazioni, relative a sismicità indotta, emissioni gassose nocive, emissioni acustiche, e anche esplosioni idrotermali, sono registrate storicamente in tempi più recenti,  in aree geotermiche anche di vulcani non attivi, come ad esempio nei siti italiani del Monte Amiata e di Lardarello.
D’altra parte, nel progetto pilota ” Scarfoglio” ,è prevista la possibilità di eventi sismici indotti, ma per tale area è noto come la magnitudo massima attesa  possa superare il 4 grado Richter, che in tale  area può produrre danneggiamenti.  Il sito prescelto per le trivellazioni, è all’interno dell’area epicentrale delle frequenti sequenze sismiche dei Campi Flegrei e dei maggiori terremoti  registrati e avvertiti durante le crisi bradisismiche. In particolare, proprio per il rischio sismico, durante la crisi conclusasi nel 1985 fu decisa la totale evacuazione della popolazione di Pozzuoli, trasferita nel nuovo insediamento di Monterusciello.
Il progetto pilota in oggetto prevede la realizzazione di pozzi di estrazione e pozzi di reiniezione, che rendono probabile, l’eventualità di innesco di strutture sismo-genetiche attive, con magnitudo potenziali, anche superiori a 4, e con intensità macrosismiche anche superiori al 7 grado MCS.
Inoltre una vasta letteratura dimostra come i processi di reiniezione di fluidi in profondità aumentino notevolmente i rischi della generazione di eventi sismici e della altre manifestazioni associate.
Tali rischi comprendono:
– Sequenze sismiche, di magnitudo massima non prevedibile, ma probabilmente prossima alle magnitudo potenziali dell’area in oggetto;
– Esplosioni o eruzioni dei pozzi con fuoriuscita non controllabile di fluidi e materiali fangosi anche per lunghi periodi;
– Esplosioni freatiche per rapida decompressione di vapori  e gas da pressioni, dell’ordine di varie decine di bar;
– Alterazioni del del sistema geotermico in profondità e degli acquiferi superficiali e profondi;
– Innesco di processi franosi e di subsidenza del suolo per modificazioni dello stato di stress derivante da alterazioni del regime di circolazione dei fluidi nei mezzi porosi, nonchè alle sollecitazioni sismiche indotte dalle trivellazioni e dalle attività estrattive e di reiniezione;
– Dispersione dei gas, ed in particolare di anidride carbonica con rischi di diffusione nei centri abitati ed in particolare nella piana di Agnano;
– Modificazioni climatiche locali a seguito della bassa efficienza degli impianti e della eventuale dispersione di calore nelle aree prossime circostanti l’impianto;
– In casi estremi innesco di eventi eruttivi di natura esplosiva freato-magmatica, nel caso in cui la trivellazione, attraversi  gli acquiferi profondi prossimi alla camera magmatica superficiale e induca processi di fratturazione e contatto fra fluidi idrotermali e magma;
Relativamente ai rischi di esplosioni, di varia natura, che possono essere innescati dalle attività di perforazione di sistemi geotermici, oltre alle evidenze da disastri documentati a livello mondiale, è disponibile una vasta letteratura, di modellistica teorica e fisica, riguardate i fenomeni di ” flashing, esplosioni termiche, boiling-point eruption, gas eruption e mixing eruption.
Tali fenomenologie esplosive, associate a rapida decompressione e transizione di fase, di fluidi ad alta pressione e temperatura , sono possibili, nelle aree ad alto gradiente di temperatura, come il sistema geotermico dei Campi Flegrei, già a profondità di alcune decine di metri.
Ricerche condotte dal sottoscritto , in collaborazione con altri colleghi dell’INGV e di altri istituti, pubblicate su riviste internazionali  già alla fine degli anni 90 e successivamente, dimostrano l’estrema instabilità dei sistemi geotermici, sotto l’effetto anche di minime  perturbazioni termiche e meccaniche, in profondità, con evoluzione imprevedibile e possibili conseguenze catastrofiche. Tali condizioni  possono essere indotte proprio da attività di trivellazione.
Le insufficienti conoscenze dell’assetto geologico-strutturale e termo-fluidodinamico del sistema, all’interno del quale è previsto il progetto di trivellazione, e la mancanza di modelli robusti e affidabili sul comportamento di tali sistemi, a seguito di attività di trivellazione, e la presenza di una elevata popolazione residente nell’area, rendono estremamente rischiosa l’attività di trivellazione e sfruttamento d’energia geotermica, in evidente violazione del principio di precauzione.
Di fatto sarebbero esposte a rischio decine di migliaia di persone, o anche un numero maggiore in caso di eventi disastrosi di maggiore portata.
Oltre ai rischi immediati, come anche previsti da modelli di calcalo di processi termo-fluidodinamici in mezzi porosi,  modificazioni sostanziali del sistema profondo si potrebbero verificare anche a lungo termine, ( su una scala temporale di alcuni decenni).
Utilizzando i comuni programmi di calcolo per l’evoluzione di sistemi geotermici  in caso di attività di estrazione di fluidi, si può infatti prevedere la generazione di una estesa modificazione di temperatura, pressione, e regime di circolazione dei fluidi in un raggio di centinaia di metri, centrato presso la massima profondità del pozzo, in un periodo che va da alcuni anni a qualche decennio, a partire dall’inizio delle attività estrattive. Le conseguenze sull’ambiente derivanti da tali processi, sono del tutto imprevedibili.
Per le ragioni riportate e vista l’assoluta impossibilità di previsione di eventi disastrosi su base teorica, empirica, o attraverso il monitoraggio delle attività di trivellazione e sfruttamento, dette attività nei Campi Flegrei, ed in particolare nel sito di Agnano Pisciarelli, sono da considerarsi ad altissimo rischio, e quindi da evitare nell’interesse comune, nel rispetto del principio di precauzione, e ai fini della salvaguardia dell’ambiente naturale, anche considerando la vocazione paesaggistica, archeologica e turistica dell’area, inserita nel parco regionale dei Campi Flegrei.
Pertanto si esortano le Commissioni incaricate alla valutazione  per il Ministero dell’Ambiente, a non autorizzare il progetto.

02
Set 16

Pozzuoli fürdő, atmosfera da bagno termale sovietico nella città della Loren

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Io non lo sapevo che la mia città, Pozzuoli, nascondesse atmosfere da Goodbye Lenin. Non sapevo che sul lungomare devastato dall’industria pesante dell’Italsider i puteolani si fossero riappropriati di un pezzo di natura trasformandolo in bagni termali. In stile Széchenyi fürdő. Avete presente? Acqua sulfurea, vapore che risale dalla riva, gruppi di persone che chiacchierano su panchine immerse nell’acqua o giocano a scacchi, come si vede nei documentari in bianco e nero dell’Ungheria sovietica.

Non v’è la mano dello Stato (figuratevi) o dal privato: qui tutto è stato una conquista popolare. Scelta con coscienza ed autogestita.

acqua calda

acqua calda

Da quando un gruppo di uomini di buona volontà s’è ricordato che quel punto della riva del “lungomare di Via Napoli” nascondeva delle fonti d’acqua termale sottomarina. Fonti che da ragazzini scoprivamo scavando la sabbia vulcanica con i piedi.

 

Di lì, piccone in  pugno, hanno spaccato ed eliminato la “loppa” ovvero tutti i residui di lavorazione dell’industria pesante dell’Italsider (che per fortuna non c’è più) che hanno violentato e coperto la costa puteolana. Perchè nessuno ha detto a Renzi che anche questa è un’area da bonificare e che in mezzo alla loppa chissà che cazzo c’è impastato.

Scoperta la fonte di acqua termale (siamo intorno ai 70/80 gradi centigradi credo), hanno diviso, con grossi sassi d’origine vulcanica, un’area di una ventina di metri quadri, con tre piscine. Ciascuna con una gradazione diversa: calda, tiepida e fredda. Poi hanno poggiato delle lunghe tavole di legno, puntandole contro gli scogli più grossi, a mò di panchine, in modo da fornire delle sedute per chi vuole evitare il contatto diretto con i sassi bollenti che giacciono sul fondo.

Quindi un cippo: “Terme Popolari”, che finiscono per solleticare fantasia e nostalgia post sovietica (ed infatti la domenica le terme popolari sono piene di badanti dell’est europa che respirano aria di casa).

acqua tiepida

acqua tiepida

Ma Pozzuoli è anche greca e latina, oltre ad avere profonde radici cristiane (San Paolo nel suo viaggio verso Roma scoprì a Puteoli una delle prime comunità cristiane), così qualcuno, per stemperare il clima troppo “popolare e comunista”, ha apposto su un secondo cippo, un’ ulteriore indicazione “Balneum Sant’Anastasiae”.

Stamattina mi sono unito anche io alla comitiva degli utenti delle terme popolari, alla faccia dei ticket, della Lorenzin, della fertilità e della cervicale che mi ha tormentato tutta la notte. Ad accogliermi, sullo sfondo in cemento prospiciente il tratto di mare, un manifesto di Star Wars (?!?!) e dei cartelli “Opera realizzata con fondi europei”. Ironia tipicamente puteolana, eclettismo da fumarole, cartelli posticci che indicano l’indole anarchica di un popolo capace di prendersi quanto gli appartiene, a prescindere dall’ordine costituito, e di metterlo a disposizione della collettività.

acqua fredda

acqua fredda

Quando arrivo chiedo se c’è posto, una coppia si sposta e mi cede il proprio. Poi mi accorgo di non avere uno strumento per bagnarmi la nuca con quell’acqua che sgorga dalle viscere della terra.

“E qual’è u probblaem”, dove sta il problema, mi incalza un anziano con la pelle cotta dal sole porgendomi un recipiente di plastica, un innaffiatoio artigianale. Non è l’unico, ce ne sono una decina. Ognuno ne usa uno, lo condivide e quando va via lo ripone al proprio posto. Anche i tempi sono scanditi con regolarità e ordine. Quando i nuovi arrivano chi è immerso da più tempo, si sposta lasciando libero il proprio posto.

Mi accomodo accanto ad una signora sulla settantina, viveva a Mergellina, poi cinque anni fa ha deciso di spostarsi a Pozzuoli. Intorno a lei tre persone che ascoltano pillole di

Balneum Santanastiasiae

Balneum Santanastiasiae

storia. La donna, con accento da napoletana borghese, non si lascia intimidire dal suono gutturale e della vocali fortemente alterate di noi puteolani proletari (oltre che dall’articolo “U” in luogo del partenopeo “O”, eredità tipicamente greca) racconta dello sbarco mitico di Enea sui nostri lidi e del valore della lingua Napolitana fino a 155 anni fa, quando a sud del Tronto era quella ufficiale del Regno delle Due Sicilie.

Nessuno scivola con la propria mente sul fatto che quel dono prezioso della natura, nasconde una verità terribile e devastante: lì sotto ci sono gas e magma. La tremenda caldera dei Campi Flegrei.

eclettismo balneare puteolano

eclettismo balneare puteolano

I “bagnanti” di Pozzuoli Furdo ci scherzano, il piano di evacuazione li trasferirebbe a Milano, dove “le autiste degli autobus sono tutte belle donne”. Quanto invece li preoccupa sul serio è l’assegnazione delle concessioni di quel tratto di mare. Quello si, potrebbe consentire al gestore assegnatario della concessione di mettere fine alle terme popolari e alla loro gratuità.


20
Ago 16

Caro Galli Della Loggia, il familismo amorale al Sud è un falso storico

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Un recente editoriale di Galli Della Loggia (quale?) sul giornale della borghesia settentrionale, il corsera, continua a raccontare la solita solfa del “familismo amorale” come fenomeno tipicamente meridionale (e i Boschi? I Bossi? e Guidi? sic!).

Mi piace rispondere con un articolo di Isaia Sales di un paio di anni fa, proprio a proposito della esegesi della teoria del “familismo amorale”, un concetto elaborato molto prima di quanto si creda ed indipendentemente dalle nostre latitudini.

la teoria del familismo amorale (“superficiale, banale ed indimostrata”) elaborata da Edward Banfield nel corso degli anni 50 e la povertà e la miseria presenti al Sud. Ponendola anche come radice dello sviluppo e della nascita delle mafie. Tanto che come sosteneva lo psichiatra statunitense Irvin Yalom, la forza di una credenza non ha nessun rapporto con la sua veridicità.

Ma torniamo a ritroso nel tempo. Come nasce la teoria del familismo amorale?

Banfield si reca con la moglie di origini salernitane (del resto lui, a differenza della moglie, non conosceva l’italiano e neppure l’idioma locale) in un piccolo paese della Basilicata, Chiaromonte (poco più di 3000 abitanti). Nome che nel proprio studio diventa Montegrano.

Scrive Sales:

Banfield pubblicò i risultati della sua ricerca in un librouscito negli Usa nel 1958 dal titolo The moral basic of a backward society (Le basi morali di una società arretrata). [..]
Banfield propose una spiegazione «culturale» del perdurare dell’arretratezza meridionale: il Sud è in condizioni di ritardo dello sviluppo perché la popolazione non è in grado di formulare strategie collettive per reagire alla povertà. Questa mancanza di reazione è dovuta alla presenza di un particolare ethos, cioè appunto al «familismo amorale», che facendo concentrare gli interessi, gli affetti, le attenzioni, le preoccupazioni solo all’interno del proprio nucleo di sangue, bloccherebbe qualsiasi azione collettiva per migliorare la situazione.

In parole più semplici il modello Chiaramonte serve a Banfield per giustificare l’arretratezza dell’Italia meridionale (e poi anche di quella di alcune realtà presenti sul suolo americano) adducendo l’egoismo della realtà “familiare”, e quindi del tornaconto particolare e personale, a causa determinante. La comunità manca di senso civico e coopera con gli altri  membri della medesima solo se ne ottiene un vantaggio per sè e per il proprio “clan” familiare.

Le condizioni di vita, le politiche nazionali, i rapporti di proprietà, i contadini tenuti in condizioni bestiali, secondo Banfield, non avrebbero contribuito in alcun modo all’ arretratezza del paesino lucano e quindi del Sud.

L’autore americano, in realtà, come sostiene Franco Ferrarotti, aveva già elaborato qualche anno prima la teoria del familismo amorale e gli occorreva solo un piccolo comune dell’Italia meridionale per giustificare la scoperta.

Continua Sales:

Rileggendo oggi questa interpretazione sulle cause della miseria conta-
dina del Sud d’Italia di quegli anni, appare ancora più incredibile che essa abbia avuto tanto seguito e sia ancora oggi usata come passepartout
per ogni interpretazione dei mali meridionali e soprattutto come causa
del divario con il Centro-Nord. Come si poteva mettere sullo stesso piano «povertà economica e barbarie interiore»? Banfield lo fece ed ebbe successo, uno straordinario successo con una teoria al limite del razzismo.

Sales dimentica le basi razziste su cui si mossero certe azioni politiche (e legislative) e certi comportamenti militari al Sud nel corso del processo di “unificazione”. E’ forse moralmente esecrabile anteporre gli affetti familiari o personali a quelli di estranei? Sales cita a tal proposito il caso di intere dinastie familiari che negli Stati Uniti ed in Italia, talvolta con regole e logiche di clan impenetrabile, hanno regolato gli interessi propri ed altrui su base familistica. Dai Bush ai Clinton, passando per i Kennedy e gli Agnelli in Italia. Qualcuno ha ricondotto a costoro logiche da familismo amorale? No.

Conclude Sales:

Indagini anche recenti hanno dimostrato come il ruolo della famiglia
(intesa come solidarietà all’interno del gruppo familiare) sia più forte in molte nazioni europee che nello stesso Mezzogiorno. Ad esempio in Irlanda e negli Usa. In particolare vanno letti gli studi al riguardo di Loredana Sciolla e di Emanuele Ferragina.

Per quanto riguarda il familismo amorale e la correlazione con la nascita delle mafie, a voler ascoltare Banfield, Chiaromonte (e la Basilicata) avrebbe dovuto costituire una capitale del crimine organizzato. Ed invece, secondo quanto riporta lo scrittore napoletano, in 60 anni, si sono verificati solo un omicidio e tre tentati omicidi. Gli autori? Tutti scoperti.


18
Ago 16

Apartheid Italia: se volete noleggiare un auto, non potete andare in terronia

Che cos’è Car2go? Un servizio attivo soprattutto in alcuni comuni come Roma e Milano, di car sharing, ovvero di condivisione dell’automobile per poter spostarsi, ammortizzare i costi ed inquinare meno, a fronte di un abbonamento mensile

E’ l’unico servizio attivo in Italia? No, ce ne seono svariati. Ma di certo è l’unico che, a Milano, vi vieta specificamente di muovervi da Milano verso Sud. Non qualsiasi Sud, ma proprio quello comunemente identificato entro i confini della Terronia.

Ah e non potete neanche andare all’estero. Quindi, di fatto, usando un sillogismo, per Car2GO Milano, Sicilia, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata sono equiparate ..all’estero.

Ecco cosa è espressamente vietato dai nuovi contratti:

090302908-fcd1e932-f8d4-496a-b5f1-3133eeb88421

E’ la prima volta che gli utenti che viaggiano verso Sud sono penalizzati da questa sorta di apartheid? No, affatto. Ma fino ad ora si era assistito a forme di “scoraggiamento”, pagando una soprattassa. Un pizzo.

Nello specifico ci avevano già  provato due servizi di noleggio auto, la Rental Cars e la Sixt (cliccando sui link potrete leggere gli articoli in merito) che prevedevano tariffe più alte o condizioni più sfavorevoli per chiunque si muovesse nelle suddette regioni.

Mi chiedo dove stia guardando il garante per la concorrenza ed il mercato, oltre a tutti i parlamentari meridionali che si svegliano solo durante i periodi elettorali o quano necessitano di click per far andare avanti la baracca.

Intanto, qualche azienda edile sta pensando di costruire un muro alto alto alto fino al soffitto, all’altezza del Rubicone.