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15
Gen 17

A Forlì una paranza di savianisti?

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Come ripeto sempre, il problema non è Roberto Saviano, ma il savianesimo militante.

Se un docente obbligasse mio figlio a comprare un libro di Volo o Moccia a 16€, mi incazzerei e probabilmente mi incazzerei pure se mi obbligasse a comprarne uno di Saviano (che tra l’altro,posseggo). Ciò che non mi va giù è l’idea di coercizione alla spesa (16€ quando in formato,elettronico si trovano anche a meno, tra le altre cose) perché altrimenti l’evento (pubblico ed organizzato dalla scuola) evidentemente non può avvenire.

Leggete:

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Fosse un evento organizzato da un ente privato, da un club di savianisti, da una libreria, potrei pure capirlo perché si tratterebbe di assicurare un ritorno economico, ma perché tale obbligo anche per degli studenti?

Formiamo paranze di savianisti?

La segnalazione comunque è di Ciro Corona di R-esistenza Anticamorra, come potete leggere nella prima immagine.


15
Gen 17

A Napoli si cammina più che a Roma e Milano

Molto interessante questo grafico che mette a confronto le maggiori metropoli europee in materia di mobilità urbana.

A Napoli, per gli spostamenti, si usa la bicicletta più che a Roma e Madrid (certo la percentuale è bassa rispetto a metropoli come Berlino) e, soprattutto, si cammina molto più che a Roma e Milano.

La scarsa diffusione del mezzo pubblico, invece, spinge all’uso dell’auto.

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10
Gen 17

A.A.A. coltivatore per la vigna della Reggia di Caserta cercasi

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La Direzione della Reggia Di Caserta ha deciso di concedere in gestione un’area di circa 2 ettari ubicata all’interno del Bosco di San Silvestro per ripristinare la coltivazione dell’antica vigna borbonica omonima facente parte dell’antico complesso vanvitelliano.

A tale scopo sul sito della Reggia di Caserta è stato pubblicato un avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte di operatori economici.

Il canone di concessione sarà fissato in sede di procedura concorsuale ma è orientativamente stimabile in duemila euro mensili, da corrispondere a partire dal terzo anno della concessione oltre alle royalties sulla vendita del prodotto.

Una vicenda che certamente andrà monitorata e seguita per valutare, in eventuale sede di assegnazione, l’operato del “prescelto” e quanto, in termini fattuali, seguirà all’assegnazione.

Per ora i requisiti per effettuare la richiesta sonoquelli generali di idoneità morale, capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria previsti dall’art. 80 del D. Lgs. 50/2016 del Codice dei Contratti.

Il servizio ha per oggetto la gestione dell’area all’interno del Bosco di San Silvestro per ricreare l’antica vigna borbonica con la piantumazione dei vitigni originari e la successiva produzione vinicola. L’attività dell’impianto potrà comprendere le seguenti funzioni: 1) Impianto della vigna secondo le indicazioni storiche disponibili; 2) Lavorazione della vigna secondo le necessità agronomiche stagionali;  Raccolta delle uve e conferimento in cantina dell’azienda per la produzione del vino; 3) Piano di marketing per la Commercializzazione del prodotto con marchio esclusivo dedicato alla Reggia. E’ inclusa la possibilità di utilizzo del marchio ufficiale della Reggia di Caserta.

Una iniziativa che,  se “fatta bene”, costituisce comunque un potenziale valore aggiunto per la valorizzazione di un sito che accresce di anno in anno il numero dei propri visitatori.

Cliccate qui per poter visionare il bando completo


06
Gen 17

Durissima lettera di De Magistris a Saviano

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Dal proprio profilo Facebook, il sindaco di Napoli risponde a Roberto Saviano che accusava la città di Napoli di immobilismo e mancato cambiamento.

La sensazione è che ormai lo scrittore inizi a perdere credibilità proprio perchè racconti una città de relato, non vivendola e macinando guadagni proprio su quella narrazione, con i savianisti sovente (basta guardare i commenti ai propri post) inclini ad un forte pregudizio (o razzismo) antinapoletano.

Ecco la lettera del sindaco:

Caro Saviano, mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco. Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva, come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inferno e nulla più. Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra.

Se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari. Ed allora, caro Saviano, mi chiedo: premesso che a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il Sistema, come fai a non sapere, a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli. Ce lo dicono in tantissimi. Tutti riconoscono quanto stia cambiando la Città. Napoli ricca di umanità, di vitalità, di cultura, di turisti come mai nella sua storia, di commercio, di creatività, di movimenti giovanili, di processi di liberazione quotidiani. Prima città in Italia per crescita culturale e turistica. Napoli che ha rotto il rapporto tra mafia e politica. Napoli dei beni comuni. Napoli del riscatto morale con i fatti. Napoli autonoma. Napoli che rompe il sistema di rifiuti ed ecomafie. E potrei continuare. Caro Saviano, come fai a non sapere, come fai a non conoscere tutto questo. Allora Saviano non sa i fatti, non conosce Napoli e i napoletani, allora Saviano è ignorante, nel senso che ignora i fatti, letteralmente: mancata conoscenza dei fatti. Non credo a questo.

Sei stato da tanto tempo stimolato ad informarti, a conoscere, ad apprendere, a venire a Napoli. Saviano non puoi non sapere. Non è credibile che tu non abbia avuto contezza del cambiamento. La verità è che non vuoi raccontarlo. Ed allora Saviano è in malafede ? Fa politica ? È un avversario politico ? Non ci credo, non ci voglio credere, non ne vedrei un motivo plausibile. Ed allora, caro Saviano, vuoi vedere che sei nulla di più che un personaggio divenuto suscettibile di valutazione economica e commerciale? Un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere che Saviano è, alla fin fine, un grande produttore economico. Se Napoli e i napoletani cambiano la storia, la pseudo-storia di Saviano perde di valore economico.

Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci. Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele. Nella mia vita mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto per cambiarla. Chi davvero – e non a chiacchiere – lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente. Caro Saviano tu sei un caso all’incontrario.

Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza. Caro Saviano ti devi rassegnare: Napoli è cambiata, fortissimo è l’orgoglio partenopeo. La voglia di riscatto contagia ormai quasi tutti. Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera. Vieni qui, mischiati insieme a noi. Ai tanti napoletani che ogni giorno lottano per cambiare, che soffrono, che sono minacciati, che muoiono, che sperano, che sorridono anche. Caro Saviano, cerca il contatto umano, immergiti tra la folla immensa, trova il gusto di sorridere, saggia le emozioni profonde di questa città. Saviano pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma solo una voce come altre, nulla più. E credimi, preferisco di gran lunga le opinioni dei nostri concittadini che ogni giorno mi criticano anche ma vivono e amano la nostra amata Napoli. Ciao Saviano, senza rancore, ma con infinita passione ed infinito amore per la città in cui ho scelto di vivere e lottare.


04
Gen 17

Dacia sceglie Napoli e Genny Savastano per il suo nuovo spot (video)

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Tra frizzi, lazzi, luoghi comuni (o stereotipato iperrealismo militante?), Dacia, gruppo Renault, sceglie Napoli e “Genny Savastano” per il suo nuovo spot. Si tratta pur sempre di un linguaggio pubblicitario fatto di iperboli.

A conferma che Partenope ha sempre più appeal  non solo tra i turisti ma anche come set, sia per i propri luoghi che per la musica che riesce ad esprimere con una new wave di tipico neapolitan sound, oltre quel neomelodismo che ne aveva caratterizzato ed i propri anni 90


29
Dic 16

Ad un figlio dei “Quartieri” il premio “Giocatore dell’anno” del Guardian

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La storia di Pisacane è definita dal Guardian di «grande ispirazione». Al giocatore, come è noto, fu diagnosticata da giovanissimo la grave malattia che si manifesta con una paralisi progressiva. Pisacane trascorse tre mesi e mezzo in ospedale e per 20 giorni rimase addirittura in coma. Poi la riabilitazione, la lenta risalita, il sogno di giocare in serie A inseguito con coraggio e determinazione e infine realizzato il 18 settembre scorso. Il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli, lo ha fatto debuttare nella massima serie nel match contro l’Atalanta vinto dai sardi per 3-0. E a fine partita, Pisacane non ha trattenuto l’emozione: «Scusate, non ce la faccio», ha detto davanti ai microfoni, prima di scoppiare in lacrime.

FABIO L’INCORRUTTIBILE

La sua favola calcistica ha conquistato il Guardian, che nel suo lungo articolo dedicato a Pisacane ricorda anche come nel 2011, quando giocava col Lumezzane, il giocatore cresciuto nei quartieri spagnoli a Napoli rifiutò 50mila euro per alterare il risultato di una partita: un gesto premiato anche dalla Fifa con la nomina ad ambasciatore per il calcio pulito nel mondo, la stessa conferita in precedenza a Simone Farina.

LA SORPRESA

Ora che è arrivato anche il riconoscimento del Guardian, Pisacane non nasconde il suo stupore: «Onestamente, niente di quello che faccio è per essere un esempio per le altre persone. Non fa parte del mio modo di essere, io sono un ragazzo semplice e umile», sottolinea il giocatore, che riguardo la grave malattia che lo ha colpito da giovane afferma: «Ho sempre detto che la malattia non era venuta per uccidermi, altrimenti ora non sarei qui. La malattia è venuta per darmi qualcosa di buono».

Fonte: La Stampa.it


29
Dic 16

Surgelata appena sfornata e a domicilio in 24h. L’idea di due imprenditori napoletani

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L’idea non poteva che essere Made In Naples. Se surgelata deve essere, che almeno sia buona e fatta con prodotti d’eccellenza. A lanciarla due imprenditori partenopei, Maurizio Ramirez e Guido Freda.

Si chiama ‘A pizza, la prima pizza artigianale preparata secondo la tradizione dei pizzaioli partenopei, subito surgelata per poter essere consumata comodamente a casa in ogni momento. Lo slogan è chiaro: “Dal forno di Napoli a casa tua. Il Gusto che non si perde per strada!”.

‘A pizza viene cotta in alcuni forni a legna a Pozzuoli dove i pizzaioli campani “ammaccano e conciano” pizze come farebbero in una vera pizzeria: impasto tradizionale, solo farina 00, acqua e lievito madre, nessun conservante né aromi aggiunti.

Appena sfornata ‘A pizza viene poi surgelata attraverso un processo di abbattimento rapido che ne preserva fragranza e gusto: le pizze sono inserite in un tunnel di refrigerazione che le surgela, facendole passare da 90 gradi a -20 gradi in pochi minuti. Bastano poi otto minuti nel forno di casa a 200 gradi per gustare una vera pizza napoletana come appena sfornata. ‘A pizza si ordina via telefono al numero verde 800 931193 oppure online: si può scegliere tra sette varianti (Margherita, Bufalina, Bianca, Primavera, Porcina, Vegetariana, Friariella).

Entro 24 ore, questa la rivoluzione, arriva a domicilio in tutta Italia in una bag di cartone: il prodotto viene confezionato in uno speciale frozen packaging. Il prezzo va dai 4,50 ai 7 euro.

“Il progetto è nato dalla volontà di portare i prodotti napoletani ‘artigianali’ nel mondo. Anziché esportare pizzaioli, come spesso capita, abbiamo deciso di tenerli qui e di esportare solo le pizze, mantenendo integre le loro qualità organolettiche.” ha raccontato Ramirez a Dissapori, l’on line dedicato alla cucina e alla ristorazione. Ci sono voluti due anni e mezzo per mettere a punto l’idea imprenditoriale, dal calibrare una pizza che rispetti la tradizione e il suo rigido disciplinare al trasportarla e consegnarla senza alterarne il sapore. Forse i napoletani non apprezzeranno la surgelata doc. Ma certo nel resto d’Italia è un’ottima soluzione per mangiare una buona pizza originale anche se surgelata.

fonte: Identità Insorgenti


29
Dic 16

Così il giornale svizzero-tedesco Der Bund esalta la bellezza di Napoli invasa dai turistiIN

Festiva, profondamente religiosa, amante della drammaticità. Così viene descritta Napoli in un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul giornale svizzero-tedesco Der Bund. Protagonista la città di Napoli, visitata come in un pellegrinaggio e di cui vengono descritte le chiese e le tradizioni, come quella del presepe, che la rendono unica al mondo. Pubblichiamo di seguito una traduzione dell’articolo a cura di Marica Mazzella (QUI l’articolo originale).

“Cupole, chiese e presepi”

Nel periodo prefestivo, Napoli mostra il suo lato più bello: festivo e profondamente religioso. Un pellegrinaggio nella città che durante l’avvento ama la drammaticità.

Il viaggio dell’avvento a Napoli è meglio iniziarlo dall’alto, dal quartiere del Vomero: la città si trova ai piedi dello spettatore, in una luce dorata attraverso cui il Vesuvio lo saluta maestosamente. Lo colpisce la Certosa di San Martino, maestosa come un palazzo sotto il Castel Sant’Elmo. La pietra angolare della Certosa fu posata da Carlo, Duca di Calabria, nel 1325. Conosciuti come appassionati collezionisti d’arte, i monaci certosini hanno fatto decorare l’insieme tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo dai migliori artisti. La chiesa e le sue cappelle sono riccamente decorate con mosaici, intarsi, affreschi, sculture e dipinti e offrono un affascinante spaccato della storia di Napoli. Difficilmente si può averne abbastanza di questo barocco lussureggiante.

Il Centro Storico di Napoli fu dichiarato nel 1995 patrimonio mondiale dell’UNESCO. Le attrazioni della metropoli sono numerose e significative. Si possono ammirare palazzi e musei, chiese – devono essercene centinaia – e monasteri. Si va avanti e indietro per le strade strette del Centro Storico, pavimentate in pietra lavica. Qui si compra e si vende, si contratta e si ride, si mangia e si beve. Da molte facciate cade l’intonaco, il bucato sbatte al vento come sempre, nelle vecchie case le persone anziane si fanno mandare dagli appartamenti ai piani superiori giornali e cibo in cestini appesi ad una corda. Le famigerate montagne di rifiuti degli anni passati non si vedono da nessuna parte.

Alchimia e miracolo del sangue

Come sempre, nell’anima napoletana sopravvive l’amore per il patrono della città, San Gennaro. Con pathos e amore per la drammaticità i credenti seguono il cosiddetto miracolo del sangue nel Duomo magnificamente arredato. Ogni anno, il primo fine settimana di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre si celebra il miracolo della liquefazione del sangue nel Duomo di San Gennaro: una sostanza conservata in una fiala come una reliquia, che dovrebbe essere il sangue essiccato di San Gennaro, passa allo stato liquido. Se il miracolo non avviene, significa che la città avrà grandi difficoltà. I chimici sono abbastanza sicuri che si tratti di una sostanza tissotropica – un gel che, attraverso un contatto meccanico come l’agitazione, si liquefa. Poteva essere preparato certamente già dagli alchimisti del Medioevo.

Tuttavia, tali spiegazioni scientifiche non impressionano i fedeli. Dopo la mancata liquefazione del sangue nel 1980, non venne un pesante terremoto? E nel 1988, la SCC Napoli non ha perso per poco la coppa italia? “Non è vero, ma ci credo”, recita un detto napoletano.

In ogni caso, quello per San Gennaro è un culto. Il nostro viaggio è un pellegrinaggio per l’Ufficio Pellegrinaggi Bavarese, quindi nel programma c’è una messa nel centro religioso della città. Fare un pellegrinaggio per la chiesa cattolica di Monaco non significa solo fornire una guida turistica tecnicamente competente, ma anche conoscere un religioso che quasi quotidianamente dirige il culto. “Il pellegrino appartiene alla vita, la Chiesa appartiene al villaggio e alla Locanda vicino”, sorride Monsignore Wolfgang Bouché dopo una tipica pizza napoletana accompagnata da acqua e vino. Il monsignore ha accompagnato il gruppo insieme alla guida Johannes Modesto. Le visite religiose sono quindi condotte per lo più anche sotto un aspetto ecclesiastico e religioso.

Niente Natale senza presepe

La varietà degli oggetti è considerevole. Qui c’è la piccola Cappella barocca di Sansevero, con il Cristo Velato e il suo panneggio scolpito nel marmo. Lì la Chiesa dei Girolamini e Santa Chiara, il cui chiostro impressiona con le migliori maioliche di tutta la Campania – stagno smaltato colorato, la cui tecnica è di origine araba. Eccezionale la chiesa monumentale di San Domenico Maggiore, che è strettamente legata alla vita del padre della Chiesa Tommaso d’Aquino. E dietro la facciata spettacolare della chiesa gesuita del Gesù Nuovo, si snoda l’inaspettato splendore degli interni barocchi.

Nessun Natale senza presepe. Ne abbiamo visto un esemplare enorme e particolarmente maestoso già nella Certosa di San Martino, vale a dire la collezione di Michele Cuciniello. In mezzo a ben 180 pastori, 10 cavalli, 8 cani, la gente che lavora e i musicanti marocchini ci si perde quasi la vera scena del Presepe della nascita di Cristo con Maria, Giuseppe e i tre Magi dall’Oriente.

Costoso artigianato

Da secoli Napoli è famosa per i presepi personalizzati. La maggior parte delle famiglie ha i loro propri esemplari sempre in crescite, nelle chiese della città si trovano spesso enormi paesaggi della Natività con le figure più diverse, scene di vita quotidiana mostrate in dettaglio che testimoniano il piacere e la gioia di vivere, ma anche la profonda pietà popolare. Gli artisti mantengono realismo e ricchezza di dettagli. Vale la pena di guardarli al lavoro.

A La Scarabattola in via dei Tribunali, la famiglia dei fratelli Giuseppe e Luigi Cesarini lavora già dal 1834 alle loro figure elaborate, fatte di terracotta e imbottite di paglia e bambù. L’arte si trova nei dettagli. Una figura appare pregiata e quasi viva quano gli occhi sono fatti di vetro e non solo dipinti , e quando indossa dei begli abiti di materiale prezioso e non solo bandierine di plastica. Il prezzo di un tale gioiello può arrivare tranquillamente a qualche centinaio di euro.

Macchiette della politica mondiale

Via San Gregorio Armeno, al Centro Storico, è definita una vera e propria “via dei presepi”. Artigianato elegante e produzione di massa si trovano qui fianco a fianco. Spesso vip contemporanei sono presi in giro. Calciatori, Angela Merkel, Silvio Berlusconi e adesso anche Donald Trump sono riprodotti in argilla. Trovano ampio spazio l’umorismo e l’ironia, accanto alle numerose figure di Pulcinella e i cornetti rossi contro il malocchio.

Ancora più sfarzo e fascino mostra la Reggia di Capodimonte. Il Palazzo, circondato da un ampio parco, oggi ospita un museo, con dipinti di Botticelli, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, ed è giustamente considerata una delle migliori collezioni d’arte d’Italia. Anche da qui, lo sguardo si rivolge al mare. Il Vesuvio, un po’ nuvoloso, ci saluta ora a sinistra, e in alto a destra si trova la Certosa. Il cerchio è stato chiuso.


23
Dic 16

Napoli si ferma per un minuto col #MannequinChallenge per augurare buone feste (VIDEO)

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Sta diventando ormai virale il video diffuso dalla Quarta Muncipalità del Comune di Napoli per augurare buone feste.

Questa la presentazione del videovideo che nasce da un’idea di Luca Delgado e Stefano Maria Capocelli:

3000 anni fa nasceva la città di Napoli e da allora non si è mai fermata. Per augurarvi buone feste, quest’anno, nella @Municipalità 4 di Giampiero Perrella, hanno provato a fermarla per un minuto!

Diretto da Luciano Filangieri, il video si ispira alla nuova tendenza in voga negli Stati Uniti. La ‘mannequin challenge’ consiste nel registrare un gruppo di persone completamente immobili, come dei manichini appunto. Scene di vita quotidiana, la sfilata sul red carpet, una sessione di allenamento di nuoto: sono ormai centinaia i filmati postati sui social network. Esploso nelle scuole americane, è un trend che ha già contagiato gli utenti europei e adesso anche nella città di Napoli.

All’interno come attori: Gino Sorbillo, Francesco Andoli, Paco Rapillo, Eliana Manvati, Adriano Di Domenico, Rosario Schiano, Paolo Gramegna, Marco Santoro.


21
Dic 16

Il nuovo esemplare di utente dell’internet: il SAVIANISTA

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Da qualche tempo la già colorita fauna della rete si è arricchita di un nuovo esemplare, fanatico, a tratti irragionevole, poco incline al dialogo: il “savianista” (NB: è di questo esemplare che si parla nel post e non dello scrittore). Costui, tuttologo, esperto di camorrologia e mafiologia, fan sfegatato del buon Roberto Saviano, bazzica la bacheca del nostro da mane a sera, attendendo il superno verbo dell’autore di Gomorra che spazia su qualsiasi argomento che, il Nostro, intende trattare: dal buco dell’ozono all’ omicidio Kennedy, passando per la tripletta di Mertens, fino all’incremento del prezzo del cuoppo di fritto e del tarallo ‘nzogna e pepe venduto a Mergellina.

Conosce a memoria le battute di Gomorra (fiction che adoro) e crede che Genny Savastano sia il vero sindaco di Giugliano.

Il savianista (al limite del groupismo) non ammette che possa essere messo in discussione quanto Roberto scrive. E stì cazzi se si tratta ad esempio del buon Sandro Ruotolo, Giornalista Giornalista, uno dei veri eredi di Siani, uno che compie inchieste contro la camorra battendo palmo a palmo le terre sottratte allo Stato dai malavitosi  e, per questo, minacciato di morte, tanto che vive sotto scorta.

Oggi pure Sandro Ruotolo ha scritto:

Non ti chiedo di cambiare ma di comprendere che Napoli invece sta cambiando: è diventata un laboratorio straordinario di aggregazione, di democrazia dal basso. Quando negli anni ‘80 ho lavorato alla Rai di Napoli, lo scrittore Luigi Compagnone era un mio collega. Luigi amava descrivere la nostra città come un arcipelago dove, però, mancavano i ponti necessari a collegare le varie isole. Quando nel 1997 fu uccisa mia cugina Silvia Ruotolo, io me la presi con quella borghesia che faceva finta di nulla. Oggi non è più così. Segmenti della società civile sono andati oltre la pura indignazione.

[…]

Le piazze a Scampia ci sono ancora, ma si sono ridotte. Alcune sono addirittura diventate piazze della legalità. Lo spaccio di droga si è trasferito altrove. Nessuno si sogna di dire che Napoli è diventata un Eldorado. Sarebbe una presa in giro. Ma sai bene, caro Roberto, che se alle stese organizzate dalle paranze dei guaglioni si risponde esclusivamente inviando duecento soldatini a presidiare qualche strada, il problema non si risolve. Se sottrai risorse e investimenti, se non affronti la questione sociale, l’emergenza criminale è destinata ad affondare ulteriormente le sue radici. Con il rischio, poi, di vederle diventare inestirpabili. Dunque, non bariamo: il sindaco di una città non decide sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. Può fare altro ma non questo. La responsabilità istituzionale appartiene al governo nazionale.

Da oggi il povero Ruotolo è diventato nù strunz qualunque agli occhi del savianista. E vagli a spiegare chi è Ruotolo, no, niente, il complimento più cortese è che sei un camorrista.

Quindi, anche Paolo Chiariello, giornalista di Sky ha scritto:

Non dirlo apertamente ma farlo credere pubblicamente e con prosopopea che il sindaco di Napoli Luigi De Magistris (pur senza mai nominarlo) è un caudillo che confonde proclami con realizzazioni è una frenastenia che serve solo a confondere le acque già torbide di una città che prova a ripulirsi. Roberto Saviano ha tanti meriti che vogliamo riconoscergli ma confonde sentimenti e risentimenti su una Napoli che, sia detto senza offesa, non conosce più. De Magistris può non piacere, può essere considerato troppo di destra o troppo di sinistra, può stare sul cazzo (perdonatemi il francesismo), lo si può apostrofare populista, movimentista o quello che civilmente si vuole dire di negativo sul suo modo di amministrare, ma certo non gli si può non riconoscere onestà, impegno al servizio di Napoli e il merito di aver dato una rotta ad una città che aveva trovato in bancarotta, senza servizi, piena di monnezza, sfiduciata, asservita a comitati d’affari vari, succube di una borghesia grigia e sotto camorra. Ripeto, De Magistris non è Gesù Bambino ma definirlo caudillo è insensato, sciocco, offensivo e ingeneroso. Ed è un giudizio che non lo si può giustificare manco in nome di un libro da promuovere, “La paranza dei bambini”, che è un pezzo di verità su Napoli, non la verità. Ultimamente a me certe uscite di Saviano appaiono incomprensibili, mi sfugge la logica e pure la filosofia di fondo.

Anche Paolo Chiariello che è un giornalista da strada e non da cameretta, è diventato un fesso qualunque agli occhi del savianista. Se gli fai notare che Chiariello è uno che la cronaca la fa dalla strada e dai quartieri di Napoli, e non da un residence, ti becchi l’accusa di affiliato agli scissionisti.

Poi pure un magistrato napoletano, PM della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli gliele ha cantate: Roberto, Napoli è cambiata grazie al lavoro costante di tanti magistrati e dei cittadini, torna e smetti di raccontare una città che non vivi più da tempo.

Per il savianista, che a tratti diventa pure complottista, Maresca chissà che interessi ha per censurare Saviano e finisce per diventare un membro della trilateral della camorra qualunque. Un Salvatore Conte qualsiasi. Mah.

Infine il sindaco di Napoli che chiarisce:

“La nostra non è una difesa che nega i problemi. Ma dobbiamo dire la verità: oggi Napoli si sta riscattando”. […]”di tanti giovani impegnati, della borghesia che si sta risvegliando, dei ceti popolari che si stanno mobilitando nelle periferie”. “A Napoli – ha aggiunto il sindaco – c’è tanta umanità, c’è voglia di riscoprire il ruolo internazionale della città, ci sono piazze di spaccio diventate piazze di legalità e dire questo non significa negare che c’è la camorra”.

Anche qui, per il savianista, De Magistris è un giovane caudillo  che pensa solo a mettere alberi di Natale a cazzo sul lungomare “libberato”.

E quest’è. Dopo questo post, acquisterò anche io, nell’immaginario del fondamentalista di cui sopra, lo status di napoletano colluso con la camorra, omertoso ed aspirante boss. Uno di quelli che “uè, facimm pesh e pesh? E tiè tiè, pò pò pò pò pò pò”