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31
Mar 15

Treni…taglia 35 milioni a Lecce e li dirotta su Venezia

Poi dite che siamo “fissati” noi, ma la cronaca finisce per dare sempre ragione a chi, proprio come noi, denuncia il costante taglio di fondi per mezzi ed infrastrutture da destinare al Sud. Trenitalia poi, ex Ferrovie dello Stato (ma quale?) dai tempi dell’ AD Moretti, è maestra in tal senso.

Succede che in quel Sud dove per andare da Reggio Calabria a Bari occorrono ben 9 ore di treno, proprio in quel Sud dove Matera ancora è irraggiungibile dal resto del mondo su strada ferrata (se si eccettua il trenino a scartamento ridotto che l’accomuna alle colonie africane dell’Italia coloniale degli anni 30), dove come Cristo, l’alta velocità si ferma a Napoli e si tentenna a costruirne una che possa unire, come asserisce il sottosegretario Delrio, Napoli a Bari a causa della natura orografica del territorio (ci stanno le montagne di mezzo, mannaggia), in quel Sud che vede tagli costanti e soppressione delle linee come in Calabria, proprio in quel Sud, Trenitalia taglia 35 milioni di euro destinati al polo industriale Lecce – Surbo. Poi si scopre che 10 milioni, di quelle risorse destinate al Salento, andranno al polo Venezia Mestre.

Il polo di Surbo, grazie ai 35 milioni previsti, avrebbe provveduto alla manutenzione completa del nuovo materiale rotabile dei Frecciabianca che da Lecce viaggiano verso il Nord (Milano, Torino, Venezia): l’investimento avrebbe garantito di operare anche a Lecce-Surbo la manutenzione dell’intero treno, cioè carrozze e locomotori. Un investimento di questa portata avrebbe avuto delle ricadute occupazionali importantissime nel Salento, in un momento in cui la disoccupazione cresce. Adesso lo scenario è sempre più incerto (fonte: Corriere Salentino).

Il tutto nel silenzio del governo davanti all’azione dell’azienda che si rimangia quanto previsto nel piano di impresa 2015-2020 come se nulla fosse.

Intanto un movimento trasversale di parlamentari pugliesi tuona contro “l’ennesimo regalo fatto al Nord a discapito del Sud” (proprio così, a proposito vi ricordate quando il senatore Boccia pugliese e piddino faceva altrettanto contro i tagli del governo al Mezzogiorno, era circa settembre, ) non facendo l’unica cosa coerente in certi casi, ossia dimettersi dai propri partiti e rischiare la poltrona per amore della propria terra e delle proprie idee. Ma figuriamoci…


31
Mar 15

Oggi il Governo taglia 1,2 mld in alcuni Comuni. Indovinate quali.

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La denuncia è di Marco Esposito, giornalista de Il Mattino e candidato della Lista Civica MO!, in Campania:

Il governo oggi distribuisce una sforbiciata da 1,2 miliardi tagliando nei Comuni colorati in rosso nelle tabelle di opencivitas. In pratica si taglia nei Comuni dove la spesa è superiore al “fabbisogno standard”. Tale fabbisogno, però, è truccato su due voci: istruzione e asili nido. In tale caso infatti non si è misurato come per le altre dieci voci il fabbisogno della popolazione e del territorio, ma la spesa storica dei Comuni, ben sapendo che per istruzione e asili nido è alta al Nord e bassa al Sud.

Al contrario di quanto ha affermato qualche maestro della disinformazione, il danno per il Sud c’è, eccome. E oggi – per la prima volta – viene messo in atto. Se il fabbisogno fosse stato misurato ovunque in base alla reale necessità della popolazione (senza gli zeri per gli asili nido al Sud, per dirla in sintesi) i colori delle tabelle sarebbero stati diversi e ci sarebbe stato un po’ di rosso in più al Nord e un po’ di verde in più al Sud. Ma in Bicamerale per il federalismo fiscale tutti i partiti (tutti) hanno votato per le tabelle truccate. Assenti i parlamentari del Sud. E quest’ultima è la colpa più grave.

Le tabelle complete con i dati (truccati) Comune per Comune sono su www.opencivitas.it


29
Mar 15

Un signore bergamasco spara a Reggio Calabria: per il tg5 il suo silenzio è “distonico con le proprie origini settentrionali”

Questa è meravigliosa e conclude una settimana di gran confusione per gli araldi dell’onestà e della malvagità a seconda dell’origine territoriale e geografica (manco si trattasse di un vino rosso). Dopo il kamikaze tedesco, il carabiniere di Chioggia che fa una rapina in Campania, ecco un signore bergamasco che ha esploso alcuni colpi in aria a Reggio Calabria. durante un congresso di Magistratura Democratica, finendo arrestato.

Ora il punto non sono le origini che come sapete per il sottoscritto, antilombrosiano fondamentalista, contano nulla nei confronti del “cervello sfoglia di cipolla”(come scrivevo in questo post), ma la stampa italiana non lo sa e continua a fare dell’appartenenza territoriale il discrimine per marchiare un criminale.

Così se Preiti (quello che sparò a due carabinieri fuori a Palazzo Chigi) era “calabrese” e basta, questo signore di Bergamo dovrà pur vedersi attenuata la sostanza dell’azione criminale in contrasto con le origini altrimenti, per l’informazione, verrebbe meno il teorema manicheo del terrone cattivo e del settentrionale buono, dell’extracomunitario fetente e dell’italiano nobile, del milanese loquace con la giustizia e del palermitano muto. Allora ecco cosa si inventa il Tg5 che nel servizio andato in onda nell’edizione delle 8 dice: che il delinquente non ha voluto confessare, anzi “si è chiuso in un silenzio distonico con le sue origini settentrionali” (ma che cavolo vuol dire?!?!?). Come se l’omertà guardasse solo in faccia al luogo di provenienza…Maaah..Tra l’altro in contraddizione, volendo stupidamente entrare nel merito della vicenda, con quanto sostengono gli inquirenti a proposito delle indagini che conducono al Nord sulla mafia dove incontrano sovente una fitta parete omertosa.

Qui il video, il servizio intorno al minuto 17

 


28
Mar 15

Marco Esposito: grazie alla nostra denuncia, una mezza vittoria sugli asili nido al Sud

Parziale marcia indietro del Governo, dopo la campagna di denuncia partita dal giornalista del Mattino Marco Esposito, che rivede la ripartizione dei fondi per la costruzione di asili nido al Sud.

“Ora c’è un piano per portare entro l’anno a 37.507 i posti-bambini in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria contro i 15.312 attuali. Nessun parlamentare del Sud, di nessun partito” Rimarca il presidente della lista MO! “era presente al momento del voto nella Bicamerale sul federalismo fiscale, quando a dicembre si è dato voto favorevole alle tabelle con fabbisogni zero a tanti grandi comuni del Mezzogiorno tra i quali Giuliano, Catanzaro, Casoria, Pozzuoli, Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano”

ed aggiunge dal proprio profilo Facebook:

Non è una vittoria piena, è evidente, ma li abbiamo costretti a cambiare rotta e a impegnarsi a realizzare entro l’anno oltre 20mila posti-bambino nella regioni meridionali. Se il Sud fosse fatto solo dai parlamentari inetti che erano assenti nella Bicamerale sul federalismo fiscale le tabelle sui fabbisogni standard di asili nido e istruzione sarebbero state approvate senza un batter di ciglia. invece li abbiamo costretti a fare qualcosa di corretto. Non è tutto quanto servirebbe, ma è il segno che cambiare si può. Non domani, MO.


28
Mar 15

“Sblocca Trivelle”: la Regione Basilicata fa parziale marcia indietro

immagine tratta da The Social Post

Sono cinque i titoli idrocarburi bocciati, oggi, dalla Giunta regionale. Lo comunica l’ufficio stampa della Regione Basilicata. “Tutte e cinque le richieste sono state sottoposte al procedimento di Via, tutte con parere negativo del Comitato Tecnico Regionale per l’Ambiente che oggi la Giunta ha fatto proprio il giudizio di quest’ultimo”. Dopo il si alla “legge sblocca Italia”, la Regione Basilicata tenta di correre ai ripari e “boccia”, con giudizi di compatibilità ambientale VIA sfavorevoli, prima del 31 marzo prossimo, 5 delle 48, tra istanze di permesso di ricerca, permessi di ricerca e concessioni idrocarburi in itinere, che pendono sul territorio della Basilicata. Dopo le sollecitazioni della Ola , dei Comitati dei cittadini e di molte amministrazioni locali, la Regione si è finalmente ravveduta del pericolo “sblocca trivelle” imposte da Renzi – Pittella ? Perchè la Basilicata non ha impugnato la legge “sblocca Italia”, lasciando che lo facessero altre Regioni italiane meno esposte della Basilicata al pericolo “sblocca – trivelle”?

Il risveglio (o presunto tale) della Regione potrebbe giungere tardi per gran parte del territorio regionale, esposto alle mire delle compagnie minerarie, proprio mentre il “disastro” procurato dalle attività petrolifere, non solo ambientale, è sotto gli occhi di tutti.

Sicuramente il pericolo continua a permanere, soprattutto per quelle istanze e permessi di ricerca che, dopo il 31 Marzo (tra appena 5 giorni), passano di competenza al Ministero dell’Ambiente, in materia di autorizzazioni VIA, in base alla legge “sblocca Italia”.

Non è detto infatti che le società “bocciate” oggi dalla Regione rinuncino – fa rilevare la Ola.  Esse potrebbero dal 1 Aprile richiedere le autorizzazioni direttamente presso il Ministero dell’Ambiente. Per questo è necessario che la Regione Basilicata cambi condotta sull’intera questione petrolifera ad iniziare da oggi…

Ecco le 5 tra istanze, permessi e concessioni “bocciate oggi dalla Regione”. Esse riguardano:

  1. L’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma denominato“Tempa La Petrosa” (comuni di Colobraro, Montalbano Jonico, Nova Siri, Rotondella, San Giorgio Lucano, Tursi e Valsinni e Sant’Arcangelo e Senise) richiesto dalla Total E&P Italia S.p.A.. Dopo le analisi sismiche del territorio, che si trova nel cuore dell’Appennino Meridionale, la società prevedeva la perforazione di un pozzo esplorativo di 3.500 metri di profondità, per la ricerca di idrocarburi. Il permesso è stato valutato dai tecnici della Regione in contrasto con l’art. 3 della L. 47/1998 che prevede l’impossibilità di agire all’interno di aree naturali protette e nei territori sottoposti a tutela paesistica. Infatti, quest’area comprende territori che fanno parte del Parco Nazionale del Pollino e interessati da Piani Paesaggistici di Area Vasta “Pollino” e “Metapontino”. Di indubbie peculiarità naturalistiche-ambientali anche le aree classificate come: Important Bird Area (IBA), “Calanchi della Basilicata” e “Pollino e Orsomarso”, ZPS, “Massiccio del Pollino e Monte Alpi”, con particolari habitat e specie di flora e fauna. Per l’assessore Berlinguer è un “no ben ponderato, non aprioristico. Vogliamo puntare anche su altre produzioni; altri beni comuni di cui la Basilicata è ricca. Paesaggio, natura, turismo, agricoltura, – ha aggiunto – costituiscono un patrimonio inestimabile della Basilicata e su esso dobbiamo puntare“.
  2. Giudizio VIA negativo anche per l’istanza di permesso di ricerca denominato “Oliveto Lucano” della Total E&P Italia S.p.A. per i territori dei comuni di Accettura, Calciano, Cirigliano, Garaguso, San Mauro Forte, Stigliano, Oliveto Lucano e Tricarico e Albano di Lucania, Campomaggiore, Castelmezzano e Pietrapertosa. Le motivazioni del diniego riguardano il pregio naturalistico del territorio, incompatibile con ulteriori attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi. Inoltre, il permesso di ricerca interessa aree comprese nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato e nella Rete Natura 2000, quindi in contrasto con la loro politica protezionistica.
  3. Il parere negativo regionale VIA ha riguardato, altresì, il permesso di ricerca denominato “Torrente Alvo” nel comune di Tolve, per la perforazione del pozzo esplorativo “San Simeone1” proposto dalla società Appennine Oil & Gas S.p.A. .
  4. Negata la concessione idrocarburi denominata “Policoro” per cui era stato presentato il progetto per la perforazione del pozzo esplorativo “Molino Vecchio 1” da parte della società Gas Plus Italiana S.r.l.. Qui la perforazione risultava a soli 2 km dal SIC “Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica del Fiume Sinni”.
  5. Ed, infine, è stata respinta la nella “riattribuzione del giacimento marginale Canaldente” della la società Canoel Italia S.r.l. e per il suo progetto denominato “Fiume Cavone 1″nel Comune di Pisticci. Qui la società – fanno sapere dall’assessorato ambiente – aveva richiesto di rilevare accumuli di gas. Il C.T.R.A. ha ritenuto incompatibile l’attività estrattiva in un’area a principale vocazione agricola, per di più protetta da tutela paesaggistica e inserita nel Piano Territoriale del Metapontino, istituito nel febbraio del 1990, che interessa un’ampia fascia di territorio jonico.

Secondo Berlinguer “la Regione ha una linea ben precisa: no a nuove estrazioni” – ha concluso l’assessore. Le concessioni attuali sono una realtà che viene da lontano. Prendiamone atto. Ma il futuro è nelle nostre mani e dobbiamo saperlo gestire“.

Peccato per l’assessore Belinguer di essersi accorto, assieme alla giunta regionale che, il tempo è ormai scaduto e per troppo tempo sulle questioni petrolifere si è tenuto un comportamento accondiscendente se non connivente.

Auspichiamo che aver aperto gli occhi sull’assalto e la petrolizzazione riservati alla Basilicata dalla legge “sblocca Italia”, non sia solo un effetto della petrolizzazione che consegna, in modo prepotente ed arrogante, ai lucani un territorio devastato sul quale questa classe istituzionale non sa e vuole alzare un argine. (fonte: Organizzazione Lucana Ambientalista)


27
Mar 15

Lino Patruno: “Alta Italia un corno”

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 23 Marzo il giornalista Lino Patruno ponte una interessante riflessione::

Ma al Sud buttano la carta per terra. Anzi evadono anche di più le tasse, dice il governatore veneto Zaia in una trasmissione televisiva. E figuriamoci se il conduttore gli chiede (e si chieda): ma come è possibile che le cifre evase siano più alte dove ci sono più poveri (al Sud) e meno alte dove ci sono più ricchi (al Nord)? Infatti al Sud è più alto il numero degli evasori (evasione di sopravvivenza, disse lo stesso ex presidente dell’Agenzia delle entrate, Befera), ma al Nord è molto più alto l’importo evaso, ciò che conta. Così la carta per terra. Scarso senso civico, senz’altro, anche se bisognerebbe andare a vedere perché. Magari è senso cinico, come precisa il professor Cassano (ora parlamentare): reazione cinica, appunto, a tutto ciò che al Sud manca perché del Sud non importa nulla a nessuno. Ma non per fare “benaltrismo” (c’è sempre ben altro di peggio rispetto a ciò di cui si parla), però anche l’ultimo scandaluccio con tanto di scambio di appalti, di Rolex e di assunzioni con arresti annessi è avvenuto al Centro Nord, dove non si butta la carta per terra.

Ed aggiunge:

Non è una consolazione per nessuno ricordare che da Tangentopoli in poi (Tangentopoli compresa) tutti gli scandali politico-finanziari di questo MalPaese sono avvenuti dove non buttano la carta per terra.

Ricordando poi che non passano certo da Bari, Palermo o Napoli gli tutti gli scandali italiani:

da Expo15 di Milano al Mose di Venezia, dal terremoto dell’Aquila alle grandi opere, passando per certi buchi della celebrata sanità lombarda che se scoperti al Sud sarebbero stati catalogati appunto come solito Sud.

Passando quindi a raccontare lo stato dell’arte per quanto concerne la politica di investimenti (al sottosviluppo) del Goiverno Renzi che, secondo la Svimez::

 copre per il 50 per cento il fabbisogno dei Comuni del Sud e per il 300 per cento quello dei Comuni del Nord. Sei volte di più, mica un’insalata. Così andando le cose, sfido io che la ripresa al Sud non c’è. Le città sono i luoghi in cui oggi si produce il reddito, cioè la ricchezza o la povertà. Il solo 50 per cento del fabbisogno coperto significa meno scuole, meno asili, meno bus, meno assistenza per anziani e disabili, meno case popolari. Anche per questo la gente frustrata butta la carta per terra, non vede attorno a sé la stessa cura che le si chiede.

Senza contare, sempre secondo quanto raccontano la Svimez e la Corte dei Conti che i meridionali pagano più tasse locali, visti i tagli dello Stato centrale che costringe i comuni ad una tassazione maggiore per garantire i servizi necessari oltre che indispensabili. Tutto secondo la fallimentare politica di investire solo su una parte del Paese perchè tràini l’altra.


27
Mar 15

Viesti: così il Sud perde Università e laureati

In un articolo molto interessante pubblicato due giorni fa su Il Mattino, il professor Gianfranco Viesti fa un’ottima analisi sullo stato delle università meridionali e sulle cause del calo del numero di laureati al Sud:

Negli ultimi anni la condizione del sistema universitario italiano, e in particolare meridionale, è profondamente cambiata. Per tanti versi in peggio: meno risorse, meno docenti, meno studenti. A seguito della crisi, ma ancor più di una giungla quasi inestricabile di disposizioni normative, si sono determinate tendenze molto pericolose; con effetti distorsivi territoriali molto forti a danno del Sud. Sono state prese decisioni politiche importanti: ma le si è mascherate dietro norme apparentemente tecniche, dietro la parola d’ordine di una “meritocrazia”, estremamente discutibile nelle sue finalità e nei suoi strumenti. E i meccanismi che hanno determinato questi cambiamenti sono pienamente all’opera: di qui a qualche anno vi è un chiaro rischio che non poche università italiane, particolarmente – ma non solo – al Sud, vedano la propria offerta formativa contrarsi ai minimi termini, fino, forse, a scomparire. Le esortazioni del governatore Ignazio Visco, sull’importanza fondamentale dell’istruzione nel mondo contemporaneo (e ancor più del futuro) si scontrano con la realtà di un paese che sta pesantemente disinvestendo sull’università, in particolare nel Sud.

Scrive Viesti, che aggiunge:

L’università è un’ascensore sociale fondamentale. Ma il quadro peggiora, invece di migliorare. In tutta Italia si sta riducendo la percentuale di diplomati che si iscrive all’università. Ma di più al Sud: il tasso di passaggio dal diploma è 52% in Italia, 49% al Sud, 46% in Campania. Questo fa il paio con tendenze demografiche sfavorevoli (mentre al Nord aumentano i giovani grazie agli immigrati), determinando un vero crollo delle immatricolazioni: al Sud si passa dai 128.000 giovani che si iscrivono (in qualunque sede) nel 2007-08 ai 101.000 dello scorso anno; fra i giovani campani si scende da 37.000 a 30.000. Quel che è più grave è che la rinuncia all’università (documenta la Banca d’Italia) è più forte per le famiglie meno abbienti del Mezzogiorno, che – per motivi economici – non sono più in grado di investire nell’istruzione dei propri figli.

Le cause si inseriscono in un quadro di disincentivo dell’investimento puibblico al mezzogiorno:

Le università ricorrono così in modo massiccio a finanziamenti di terzi: con una situazione balcanizzata in cui le risorse, e le opportunità di sviluppo, dipendono dalla munificenza di Fondazioni o di Regioni a Statuto Speciale; ma sono ovviamente molto minori nelle regioni più deboli: le entrate da terzi (rapportate agli studenti) sono nelle università del Sud la metà rispetto al Nord. E ricorrono in modo massiccio alle tasse. In Italia si è passati da norme che miravano a limitare l’ammontare delle tasse a disposizioni che premiano le università che più incassano dai propri iscritti. Uno dei tanti casi di scelte politiche mascherate da norme tecniche. Ora, le tasse universitarie sono più basse al Sud che al Nord: ma se tenendo conto del potere d’acquisto le differenze si riducono moltissimo; rispetto al reddito in Campania la tassazione è più elevata che nella media nazionale. Ma il minor gettito in termini assoluti determina difficoltà di finanziamento; e, paradossalmente, la “punizione” di minori possibilità di assumere docenti, perché il gettito delle tasse è uno dei criteri di “merito” delle università. A fronte di questo chi studia nel Mezzogiorno dispone di strutture peggiori, di meno mense, di meno posti letto (541 in Campania contro 7263 in Lombardia). Le borse di studio in Campania, come in molte altre regioni del Sud, coprono meno della metà degli aventi diritto, contro valori prossimi al 100% nel CentroNord.


27
Mar 15

Il cervello, una sfoglia di cipolla avulsa dalle origini

 

 Un tweet di ieri della Santanchè chiedeva con insistenza conto delle origini del pilota tedesco suicida sull’airbus, volendo proditoriamente alludere alla ricerca di ascendenti mediorientali che ne giustificassero l’insano gesto. Analogamente sui social network si faceva nei confronti di Napoli e dei napoletani a proposito del far west della rapina di Ottaviano, prima di scoprire che si trattava di due carabinieri di cui uno veneto. Nessuno dei due era arrivato in Italia con un barcone e uno dei due neanche era campano (il che manda in confusione twittaroli compulsivi leghisti e giornalisti).

La manifestazione virulenta di un problema tutto italiano che denuncio da anni: la pretesa e l’indicazione delle origini come attestazione di rettitudine o criminalità, come se l’italiano e, peggio ancora, la stampa italiana, fosse rimasta a Lombroso.

Su questo blog di casi ne ho denunciati tanti:

Il 23 giugno il Messagero scriveva:

Gli abusivi “in servizio”, nell’ultimo week-end, oscillavano tra le 30 e le 40 unità. Una minoranza è rappresentata da tunisini e marocchini, mentre la stragrande maggioranza è formata da napoletani e rom. I più spregiudicati sono proprio i rom, alcuni dei quali pretendono anche di poter accedere liberamente e senza pagare un euro alle manifestazioni (per utilizzarne i bagni).

Un anno fa Padova Oggi, prima che l’articolo fosse corretto dopo che da questo blog e dai social si era diffusa una sonora protesta, aveva scritto:

Furto di una borsa al pub 131 di Noventa Padovana

„I tre giovani responsabili intercettati da una pattuglia di militari sono un italiano e un serbo entrambi di vent’anni e un napoletano 19enne. I carabinieri li hanno sorpresi ancora in possesso della borsa rubata.“

Ce ne sono altri di episodi, potete divertirvi a cercarli su queste pagine, come quello del buon Ciro Esposito per il quale l’essere stato di Scampia, giustificava la notizia secondo cui il proprio omicidio avesse origini nella criminalità organizzata.

Quasi sempre il meridionale e l’extracomunitario assurgono, in queste cronache, a  non italiani (anche se nel secondo caso vivono in Italia da anni) e comunque l’indicazione della propria origine territoriale e municipale diventa un marchio infame.

E’ successo, ad esempio tempo fa, su altre testate, anche per un omicidio compiuto a Brescia, dove si narrava di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

È così necessario indicarla in questo modo, senza correre il rischio di identificare il delinquente con un’area geografica aumentando stereotipi e razzismo, oltre che discriminazione, o quanto meno, insofferenza verso “l’altro” che ha in comune con il delinquente, solo l’origine nazionale o municipale (e nient’altro)? Così poi da trasformare proprio quella appartenenza (od origine), in aggettivi atti a connaturare in maniera deteriore certi comportamenti?  “non fare il napoletano”…”sembri uno zingaro” eccetera..Cosa aggiunge alla narrazione della cronaca?

Il post della Santanchè dimostra la virulenza di quanto esposto sopra, dimostrando l’idiozia di certe pretese. Perché , come diceva la buonanima di mia nonna, il cervello è una sfoglia di cipolla, è complesso, stratificato ma profondamente fragile e labile. E proprio nella sua fragilità se ne fotte delle nostre origini e da dove viviamo, oltre che di tutti i test che dimostrano equilibrio e sanità mentale.


26
Mar 15

Indagine europea sui danni del petrolio in Basilicata

foto Ansa

Rispondendo ad una interrogazione del portavoce eurodeputato Piernicola Pedicini, la Commissione Europea ha comunicato che “ha avviato una procedura d’indagine e sta valutando ora le risposte fornite dalle autorità italiane” per verificare la situazione ambientale e sanitaria provocata dalle estrazioni petrolifere che si stanno effettuando in Val d’Agri (Basilicata), dov’è ubicato il più grande giacimento su terraferma d’Europa.
“Una volta terminata questa valutazione, – ha scritto nella risposta a Pedicini il commissario europeo per l’Ambiente Karmenu ‪#‎Vella‬ – sarà stabilito il seguito appropriato”.

Nell’interrogazione veniva evidenziato che “l’area interessata é attraversata da un parco nazionale ed é ricca di sorgenti sotterranee e bacini idrici, che forniscono acqua potabile e d’irrigazione in Basilicata e Puglia. L’attivitá estrattiva coinvolge un sito di interesse comunitario Sic (ILago del ‪#‎Pertusillo‬). Analisi e studi dimostrano il forte inquinamento sia delle falde acquifere che degli invasi idrici, con la presenza di metalli pesanti in concentrazione superiore ai limiti europei, nonché un’anomala distribuzione di tumori e malattie cardiorespiratorie nell’area.
I fatti riguardano la concessione petrolifera ‪#‎Eni‬/‪#‎Shell‬, denominata “Val d’Agri”, come da decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 28/12/2005. Le direttive europee non rispettate sono sei: la direttiva 92/43/Cee; la 98/83/CE; la 2000/60/Ce; la 2004/35/Ce; la 2006/118/Ce; la 2008/1/Ce”.
“La procedura d’indagine avviata dalla Commissione europea, a seguito delle numerose denunce del ‪#‎M5s‬, – ha sottolineato Pedicini – è un importante risultato per le popolazioni che risiedono nell’area interessata dalle estrazioni petrolifere e per i cittadini della Puglia e della Basilicata che, ogni giorno, utilizzano l’acqua del Lago del Pertusillo per uso potabile. Con questa indagine, – ha concluso il portavoce del M5s – le autorità italiane dovranno spiegare con estrema chiarezza e precisione qual è l’impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica che viene provocato dalle estrazioni petrolifere che da circa venti anni vengono effettuate in Basilicata. Nessuno potrà continuare a sottovalutare l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, con gravi ripercussioni sull’‪#‎agricoltura‬ e sul‪#‎turismo‬ locale, e sul drammatico aumento delle malattie respiratorie e tumorali”.


26
Mar 15

Pino Aprile a ad Antonio Polito: siamo davvero tutti “cretini”?

Pino Aprile interviene nella polemica scatenata da una “errata interpretazione” delle parole del direttore del Corriere del Mezzogiorno, Antonio Polito in un servizio andato in onda nello Speciale del Tg1 per la visita di Papa Francesco a Napoli. Ecco quanto lo scrittore e giornalista scrive:

«Neanche quando l’Italia cresce il Sud cresce più. Si tratta di una piaga infetta sul corpo della Nazione»: queste sono le parole “mal-interpretate” di Antonio Polito. Il quale spiega che mi sono «bevuto la balla» del «falso fabbricato in rete».

Tento di ragionare (tento… e di rimuovere una piccola balla fabbricata da Polito: la mia collaborazione con il Corriere del Mezzogiorno non finì per suo suggerimento e i dubbi sulla mia qualità di storico. Non sono uno storico, non pretendo di esserlo, fatico a fare il divulgatore; mi riesce come mi riesce e ne rispondo. Ma le cose vanno dette giuste: dopo una scorrettezza che rendeva incompatibile la presenza della mia firma sulle pagine del Cormez, mandai a Polito un sms: “Ho capito… ciao”. Alla sua risposta, replicai con l’elenco delle cose false attribuitemi. Arrivò una valanga di proteste al giornale e molte furono pubblicate. Manca la mia, perché specificai che non chiedevo nemmeno la pubblicazione delle mie precisazioni: per me, finiva lì. Libero il giudizio di Polito e di chiunque su quel che faccio. I fatti no).

Torno alla frase:
– enucleata dal suo contesto non può essere intesa in altro modo: il Sud è la piaga;

– per molti, conserva quel significato pure nel contesto. Polito oppone che se parlava di disoccupazione, la disoccupazione la piaga, non il Sud; chi capisce altro è «cretino». Un bel po’ di persone hanno replicato alla sua affermazione dichiarandosi «cretini»;

– come si può pensare, chiede Polito, che lui abbia potuto dire una cosa del genere, sul Sud? E intende che l’assurdità della cosa smentisce da sola la possibilità di equivoco.

Ecco, mi sa che siamo arrivati al punto. Gli propongo una riflessione (e non si offenda; non ne faccio questioni personali, cerco solo e sempre di capire, ostacolato dai miei limiti. Con interlocutori che scrivono pure sul Cormez e con cui ci scanniamo pubblicamente sui giornali per diversità di idee, intrattengo colloqui privati, per approfondire, discutere, chiarire): si chieda, Polito, perché è parso così credibile a tanti (altro che pochi), me incluso, che abbia detto quelle parole proprio nel senso che lui assicura assurdo.

Può essere che in quella frase abbiano riconosciuto l’idea che Corriere della sera e Cormez hanno e diffondono del Sud? Non ho alcuna intenzione di provocare, né mi dà alcuna soddisfazione vincere confronti e scontri: è un piacere sterile. Io voglio capire e, se mi ritengo nel giusto, convincere. Se per questo serve una franchezza che può apparire brutale, non mi tiro indietro, perché sono disposto (se ne vale la pena e come ho dimostrato) alla reciprocità