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29
Feb 16

De Magistris: preservare la laicità della Deputazione di San Gennaro e non snaturare la sua storia

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Così Luigi De Magistris, primo cittadino ed in quanto tale capo della deputazione a proposito della decisione presa dal Ministro degli interni Alfano di consegnare di fatto la gestione del culto del santo alla curia di Napoli:

Già, perchè, nella peculiarità propria che contraddistingue la città, San Gennaro non appartiene alla Chiesa Ufficiale, ma al popolo napoletano:

La Deputazione, è l’Organo di Governo della Cappella del Tesoro di San Gennaro, e sin dal 1601 tutela il “Tesoro”, contribuendo ad alimentare il Culto del Santo Patrono. La Deputazione ha le sue radici negli antichi “sedili” del Patriziato e del Popolo Napolitano, cui un tempo era affidato il governo della nostra Città. Difatti i “sedili” erano cinque: Capuana, Portanova, Montagna, Nido e Porto, oltre a quello del Popolo. E ciascuno di essi forniva due rappresentanti.
Dal 1811, in attuazione del “Bollettino delle Leggi”, emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è presieduta dal primo Cittadino di Napoli (Sindaco).

Così racconta la vicenda Wikipedia:

Istituita la “Deputazione della reale cappella del Tesoro”, sin dal principio l’organismo ha tenuto ad affermare e a difendere il diritto di patronato della città di Napoli sulla cappella proprio perché questa era diretta espressione della volontà dei napoletani e quindi espressione della laicità, autonomia ed indipendenza rispetto alla curia arcivescovile.

Nel 1605 la Deputazione, infatti, ottenne la bolla di fondazione da papa Paolo V e dopo tre anni, l’8 giugno 1608, iniziarono i lavori di costruzione del luogo sacro.

I primi problemi, però, arrivarono in corso d’opera con il cardinalearcivescovoFrancesco Boncompagni che si oppose fermamente all’esenzione della Deputazione dalla giurisdizione dell’ordine diocesano.

Ulteriori problemi si ebbero dopo l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli il 17 febbraio 1861 quando si pubblicarono alcuni decreti luogotenenziali relativi a benefici e cappellanie laicali. La Deputazione si batté perché le fosse riconosciuto il diritto di patronato laicale e il 13 maggio del 1861 la reale cappella del tesoro di San Gennaro fu dichiarata esente dalla precedente legge del 17 febbraio essendo stata riconosciuta Istitutione sui generis. Rimase dunque intatta la laicità della proprietà che ha resistito anche alle leggi post unitarie del 7 luglio 1866 e del 15 agosto 1867, con le quali fu negato il riconoscimento di laicità a tutti gli ordini e alle congregazioni religiose regolari, ai conservatori musicali e ai ritiri che comportassero vita in comune e avessero carattere ecclesiastico. Tutti i luoghi di proprietà di tali enti soppressi furono incamerati dal demanio statale e fu sancita l’incapacità per ogni ente morale ecclesiastico di possedere immobili, fatte salve le parrocchie. La natura laica della Deputazione sancita dalle bolle pontificie fu mantenuta grazie anche ad un appassionato memoriale inviato alla Camera del governo italiano e sottoscritto dal presidente Rodrigo Nolli, allora sindaco di Napoli, e da tutti i deputati, con il quale si ricordava la natura laica della Deputazione, il diritto di patronato ottenuto da tre bolle pontificie e l’aspra guerra sostenuta contro la curia arcivescovile di Napoli per il mantenimento dello stato giuridico e la piena autonomia.

Il 15 agosto 1927, papa Pio XI con la bolla Neapolitanae Civitatis gloria riconosceva che le bolle pontificie di papa Paolo V eUrbano VIII avevano definito il diritto di patronato della città di Napoli sulla cappella, l’amministrazione dei beni, l’elezione dei cappellani coi relativi diritti e doveri, il servizio del culto divino ed altri privilegi ad essa inerenti.

Fino alla decisione del Ministro Alfano.

Francesco Andoli, giornalista napoletano profeta laico del culto di San Gennaro, così risponde a Lucilla Parlato su Identità Insorgenti:

il popolo napoletano è talmente devoto al suo Patrono da volersene prendere cura in prima persona. Badate bene, questa non è una questione di folklore bensì una delicatissima querelle socio-antropologica. Qui è in ballo la nostra storia, la nostra identità. Dunque mi auguro che non salti fuori il solito Saviano a “pontificare” che abbiamo cose bene più serie a cui pensare. Grazie Roberto, ma anche San Gennaro, per i partenopei, è un tema serissimo. Il cardinale Sepe, da buon pastore, dovrebbe avere massimo rispetto delle esigenze e delle istanze del suo gregge. Sottrarre San Gennaro alle cure dirette del popolo napoletano equivale a scippare un figlio ad una madre. E a Napoli si sa che, una cosa del genere, è inammissibile. Ma Sepe è nato a Caserta, solo per questo gli possiamo concedere l’indulgenza nostra e quella di Gennaro. Se la curia e i politici vorranno farci questo grave torto, di certo non resteremo fermi a guardare. Daremo battaglia fino…all’ultima goccia di sangue!


28
Feb 16

Napoli: giovedì gnocchi, sabato sera rapina ai calciatori

No perchè se un alieno fosse sceso sulla terra e avesse ascoltato il servizio del Tg1 andato in onda alle 13 avrebbe pensato più o meno la stessa cosa.

E va bene che a Napoli i problemi di ordine pubblico non mancano e neanche le rapine (ma come, Alfano non aveva mandato l’esercito ed era tuttappost?) e va bene che la campagna elettorale per le comunali a Napoli è iniziata e la linea editoriale del “notiziario della prima rete” di certo non appoggia Luigi de Magistris, tanto più che è di gran lunga in testa nei sondaggi rispetto al candidato renziano, ma chi ha confezionato il servizio del telegiornale (addirittura tra le prime notizie) sulla rapina a Lorenzo Insigne sembrava uscito dal Minculpop.

L’elenco dei calciatori rapinati in Italia e all’estero è lunga. Qualcuno ricorda analoghi servizi diffusi dal Tg1, con teorie, protesi di complotto e analisi socioantropologiche annesse?

Angelo Forgione, dal proprio profilo Facebook ne ricorda alcuni:

Icardi, Seedorf, Ronaldinho, Eto’o, Snejider e Kaldze a Milano… Vucinic, Nedved, Del Piero, Buffon e Motta a Torino… Menez, Panucci, Emerson e Konsel a Roma… Zuculini, Curci e Maggio a Genova… Asamoah e Armero a Udine… Montolivo e Kroldrup a Firenze… Miccoli a Palermo… Mancini in Costa Smeralda… Mourinho sul Lago di Como

A Parigi sono stati vittime di scippi e rapine: la fidanzata di Lavezzi (bis), poi quelle di di Ibrahimovic, Nadal, Pastore e Sirigu.

Il servizio del Tg1 parla poi di una presunta strategia rivelata da un pentito che avrebbe visto, nelle rapine, la mano di frange ultras, col fine di punire i giocatori napoletani per le pessime prestazioni; salvo poi sostenere che tale ipotesi non ha mai trovato riscontro tra gli inquirenti (mio cuggino mi ha detto che…)

E te credo, se solo il giornalista (con aspirazioni complottiste) si fosse informato meglio, si sarebbe accorto del contrario e cioè che le rapine sono sempre avvenute quando il Napoli si trovava ai piani alti della classifica: zero rapine, ad esempio, lo scorso anno e tre anni fa. Le rapine risalgono, invece, al Napoli di Mazzarri che, come quest’anno, viaggiava al secondo posto. Altro che punizione, ma vuò vedè, caro giornalista d’assalto, che sono rapinatori juventini??

Il servizio, poi, ne aggiunge un’altra a proposito della rapina subita dalla moglie di Cavani: «La moglie di Cavani avrebbe convinto il campione uruguaiano a trasferirsi a Parigi proprio perché spaventato dopo uno scippo». Anche questo è falso, la moglie di Cavani non è mai andata a Parigi perchè era separata dal calciatore e, ironia della sorte, è rimasta a vivere proprio a Napoli con i figli (sic!).

L’acme, in un climax melodrammatico, nel finale: “Napoli minaccia i suoli idoli con la pistola” (com’era la regola aurea del giornalismo? I fatti separati dalle opinioni?)

Marescià ve lo giuro, io in vita mia non ho mai minacciato nessuno con la pistola e neppure mio padre, mia madre, mio fratello ,mio zio, mio nonno, la signora di fronte, mio “cuggino”, il mio barbiere, il mio salumiere, ‘o mast, ‘o chianchiere e neanche peppe ‘ o scoglio, gennaro ‘a malboro e mimmo ‘o pullast.

Quattro delinquenti (la minoranza di una città, secondo anche il procuratore capo di Napoli) non fanno Napoli, così come non l’hanno mai fatta i delinquenti in altre città italiane. E nè Partenope, nè i napoletani si meritano i soliti commenti a sfondo razzista sobillati da chi fa una informazione non scevra da stereotipi e luoghi comuni. E Napoli non si merita neanche le supercazzole di chi promette investimenti e sicurezza e poi si ritrova una pistola puntata in faccia il sabato sera.

A tal proposito, ma l’esercito a che ora arriva? Viene già mangiato?


27
Feb 16

Procuratore capo di Napoli: Napoli non è più Gomorra

Anche il procuratore capo di Napoli, dopo le parole del sindaco De Magistris, non ci sta a continuare a dipingere una immagine di Napoli stereotipata sul luogo comune “gomorroico”.

Così Giovanni Colangelo a Kualus Davi:

E’ piuttosto chiaro che le paranze di giovanissimi camorristi dimostra che più che l’esercito, lo Stato dovrebbe investire in scuole e strutture di recupero.

26
Feb 16

Paolo Chiariello (SKY): Caro Saviano, la Napoli che tu racconti non esiste più

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Interessante “editoriale” sul profilo Facebook di Paolo Chiariello, corrispondente Sky da Napoli, a proposito delle parole di Roberto Saviano sull’irrecuperabilità di Napoli:

Caro ‪#‎RobertoSaviano‬, quando ho letto la tua intervista su Repubblica ho pensato: oh, cazzo! Questi hanno messo in pagina una roba di cinque o sei anni fa. Ho pensato ad un infortunio della redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. La tua analisi su una Napoli senza futuro è vecchia. Non risponde alla realtà. Non conosci più bene Napoli. Non la vivi da dentro da dieci anni. O meglio, o peggio, la vivi troppo attraverso i verbali di arresto dei carabinieri, gli interrogatori dei magistrati, le lamentele giuste di amici, gli sproloqui dei giornalisti onniscienti che Napoli non l’hanno vista manco da una cartolina, qualche chiacchierata con questo o quel pm che a Napoli obiettivamente si fanno il mazzo per tenere Napoli pulita da certa feccia umana. Questo pezzo di Stato, quello che elimina la monnezza umana dalla circolazione per le strade della città funziona alla grande. Ma funziona così bene che stanno facendo un casino. I criminali li arrestano tutti. Li sbattono in galera. Non c’è camorrista che commetta reato grave (tipo l’omicidio, il traffico e lo spaccio di droga, le estorsioni) che non finisca in galera o sotto terra per mano del suo nemico. Pensa che, dicono gli studiosi, quelli bravi, non i giornalisti, che la risposta dello Stato a Napoli in termini di repressione è così efficiente, così di qualità eccellente che decapitando le varie famiglie mafiose con l’arresto dei padrini e la sottrazione dei patrimoni accumulati illecitamente, li costringe a selezionare continuamente nuova classe dirigente criminale.

Ed è evidente che a furia di arrestarli oramai siamo diventati la città dei boss bambini. E la colpa, per paradosso, è dello Stato efficiente, che costringe la camorra ad una selezione continua di classe dirigente non con bandi pubblici per titoli ed esami ma con le pistole e l’eliminazione di chi può diventare il capo. Fa ridere ma è così. A Napoli, al Sud, manca l’altra faccia dello Stato, manca la politica, manca chi dovrebbe occuparsi di lavoro, infrastrutture morali e materiali, valorizzare il territorio, smetterla di spedire solo soldi a cazzo, progetti per restituire davvero al Sud il ruolo che gli compete nella storia di questo Paese. Se vuole essere unito. L’altro giorno e nei giorni a seguire ci siamo occupati tutti della Salerno-Reggio Calabria. Il 22 dicembre (dopo una sessantina di anni e 8 miliardi di euro spesi male) sarà inaugurata. L’ha deciso il premier Matteo Renzi. È probabile che lo faccia davvero. Non so in quali condizioni di efficienza ce la darà. Ma metterà un punto. Dirà: avete l’autostrada. Ma poi? I treni? L’alta velocità? La metropolitana d’Italia, dov’è? Si ferma a Napoli. I collegamenti marittimi? Il trasporto su ferro locale? Le aree industriali dismesse, chiuse, abbandonate dove percepisci davvero l’abbandono, la miseria, il degrado? E le campagne abbandonate perché giovani figli di agricoltori se ne vanno al Nord o nel Nord Europa? Vedi, la realtà del Sud e di Napoli, perché nel bene e nel male Napoli rappresCaro ‪#‎RobertoSaviano‬, quando ho letto la tua intervista su Repubblica ho pensato: oh, cazzo! Questi hanno messo in pagina una roba di cinque o sei anni fa. Ho pensato ad un infortunio della redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. La tua analisi su una Napoli senza futuro è vecchia. Non risponde alla realtà. Non conosci più bene Napoli. Non la vivi da dentro da dieci anni. O meglio, o peggio, la vivi troppo attraverso i verbali di arresto dei carabinieri, gli interrogatori dei magistrati, le lamentele giuste di amici, gli sproloqui dei giornalisti onniscienti che Napoli non l’hanno vista manco da una cartolina, qualche chiacchierata con questo o quel pm che a Napoli obiettivamente si fanno il mazzo per tenere Napoli pulita da certa feccia umana. Questo pezzo di Stato, quello che elimina la monnezza umana dalla circolazione per le strade della città funziona alla grande. Ma funziona così bene che stanno facendo un casino. I criminali li arrestano tutti. Li sbattono in galera. Non c’è camorrista che commetta reato grave (tipo l’omicidio, il traffico e lo spaccio di droga, le estorsioni) che non finisca in galera o sotto terra per mano del suo nemico. Pensa che, dicono gli studiosi, quelli bravi, non i giornalisti, che la risposta dello Stato a Napoli in termini di repressione è così efficiente, così di qualità eccellente che decapitando le varie famiglie mafiose con l’arresto dei padrini e la sottrazione dei patrimoni accumulati illecitamente, li costringe a selezionare continuamente nuova classe dirigente criminale. Ed è evidente che a furia di arrestarli oramai siamo diventati la città dei boss bambini. E la colpa, per paradosso, è dello Stato efficiente, che costringe la camorra ad una selezione continua di classe dirigente non con bandi pubblici per titoli ed esami ma con le pistole e l’eliminazione di chi può diventare il capo. Fa ridere ma è così. A Napoli, al Sud, manca l’altra faccia dello Stato, manca la politica, manca chi dovrebbe occuparsi di lavoro, infrastrutture morali e materiali, valorizzare il territorio, smetterla di spedire solo soldi a cazzo, progetti per restituire davvero al Sud il ruolo che gli compete nella storia di questo Paese. Se vuole essere unito. L’altro giorno e nei giorni a seguire ci siamo occupati tutti della Salerno-Reggio Calabria. Il 22 dicembre (dopo una sessantina di anni e 8 miliardi di euro spesi male) sarà inaugurata. L’ha deciso il premier Matteo Renzi. È probabile che lo faccia davvero. Non so in quali condizioni di efficienza ce la darà. Ma metterà un punto. Dirà: avete l’autostrada. Ma poi? I treni? L’alta velocità? La metropolitana d’Italia, dov’è? Si ferma a Napoli. I collegamenti marittimi? Il trasporto su ferro locale? Le aree industriali dismesse, chiuse, abbandonate dove percepisci davvero l’abbandono, la miseria, il degrado? E le campagne abbandonate perché giovani figli di agricoltori se ne vanno al Noenta il Sud, è molto più complessa di come la raccontiamo. Io so che sei in buona fede sempre e so anche che certe sparate le fai per tenere alta l’attenzione. Però sul futuro e sulla speranza per Napoli e di Napoli sbagli.

Napoli, dice un cardinale, è sangue, fede e speranza. Sulla fede non ho i numeri per esprimermi, sul sangue e sulla speranza credo si possa andare d’accordo. Caro Roberto dal sangue che si è versato, e tu sai anche quanto sangue innocente, si sta cercando di costruire la speranza in una città migliore. Ci sono mille segnali positivi che si possono cogliere. A parte quelli che conosciamo e che non voglio ripeterti delle associazioni e delle cooperative che mettono a reddito i beni tolti ai mafiosi, i sindaci coraggiosi, gli imprenditori eroi che continuano a credere nel territorio, gli agricoltori che difendono terre e prodotti da marchi di infamia eredità della camorra casalese avvelenatrice. Ma ci sono I teatri aperti. Le sperimentazioni del Mercadante. La bellezza del San Carlo. I cinema, i cineforum. I luoghi di cultura che sono di nuovo vivi. Musicisti bravissimi che abbisognano di luoghi per esprimersi. Potrei dirti molte cose positive ma le conosci. Napoli e i napoletani che combattono per amore di questa città hanno bisogno di essere incoraggiati. Napoli è la loro città. Napoli non è proprietà di camorristi, politici corrotti o arroganti o incapaci, giornalisti strabici o narratori di pregiudizi. Ecco, te lo dico da napoletano a napoletano: occorre avere certo una morale ma anche tenere su il morale di una Napoli che è maggioranza e che sta lavorando per cambiare le cose. Mi dirai: guarda tra chi dovranno scegliere il futuro sindaco a maggio. Sceglieranno come nel resto d’Italia: in attesa del meglio, prenderanno il meno peggio. Credimi Roberto, sulla politica e sulla classe dirigente napoletana hai mille ragioni, sui napoletani che vogliono cambiare e che si organizzano per farlo credo tu debba fare qualcosa per capirci di più e meglio e per aiutarli. Con stima.

* questo è il mio pensiero su Roberto Saviano intervistato da Conchita Sannino su Repubblica. Stimo entrambi. Non accetto commenti offensivi ma solo ragionamenti. E non c’è alcun referendum su Saviano sì, Saviano no. Roberto Saviano, per me, va ringraziato per quello che ha fatto e per quello che sta pagando in termini di libertà personale per aver dato voce a Napoli quand’era difficile. Dunque se a volte si arrabbia o dice cose non condivisibili, credo lo faccia solo per amore di Napoli. Anche se poi qualcuno che conta lo strumentalizza.


24
Feb 16

Se pure Emiliano si abbandona ai luoghi comuni…

A me usare termini di paragone (di minoranza) municipalisti per autoassolversi e lavarsi la coscienza, fa andare ai matti

“Non siamo Napoli”, “non siamo come Scampia”, come se in una città con un livello alto di corruzione si dicesse “non siamo come Milano”. Lo avete mai sentito? Io no. Perchè chiamare in causa città che non costituiscono il solito spauracchio per il pubblico italiano, creerebbe spaesamento (invece così si rasserena pure se tra le proprie strade gira gente armata di kalashnikov)

E pure il governatore pugliese Emiliano ieri ci è cascato: voglio tranquillizzare la gente, Bari non è Napoli, dice a La 7.

Pungolato poi da Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano, si rende conto della gaffe e si scusa via twitter.

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Ah lo stereotipo…soprattutto durante le campagne elettorali…Da Emiliano non ce lo saremmo mai aspettato.


21
Feb 16

Se il Bacco americano riconosce l’identità “meridionale”

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I-Italy è un progetto promosso da filosofi, blogger, intellettuali e giornalisti italiani ed americani che si pone lo scopo di creare un dibattito e fornire informazioni (sull’Italia) ed un punto di incontro tra italiani ed italo americani. Soprattutto nell’ottica di presentare l’italia al mercato statunitense, proponendo le eccellenze dei nostri territori.

In calce al sito, oltre alla comunità degli italo americani, anche loghi istituzionali: il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, il Ministero degli Affari Esteri e l’Università “La Sapienza” di Roma.

I-Italy stampa anche una versione cartacea.

Bene. Nel numero del 3 Febbraio scorso Charles Scicolone, esperto di vini, scrive un interessantissimo pezzo sui vini meridionali. Spiegando, ad esempio, per quale motiv,o questi ultimi, nonostante il gusto ed il prestigio, non siano ben conosciuti negli USA dove vengono preferiti quelli prodotti nel Centro e Nord Italia.

Scicolone ritiene che il nodo cruciale risieda nel turismo, ovvero: i turisti statunitensi preferendo località diverse da quelle meridionali, come sede delle proprie vacanze, non hanno la possibilità di apprezzare la bontà dei vini locali del Sud. Eppure lo stesso giornalista rileva come, proprio grazie ad una nuova riscoperta delle località turistiche del Mezzogiorno,  questa situazione stia cambiando.

Il Sud visto dagli Usa suscita un nuovo appeal e lo dimostra anche la scelta, profondamente identitaria, dell’immagine che la rivista pone in evidenza, per presentare l’articolo, con l’emblema del regno duosiciliano (e la relativa cartina geografica) al posto di un più scontato tricolore.

Siamo forse davanti ad una nuova presa in considerazione di certi simboli che, se in altre sedi vengono sequestrati, stanno iniziando ad acquistare il senso della riconoscibilità di un territorio con le proprie peculiarità e specificità al di là della mera appartenenza storica ad un casato preunitario (con tutti i risvolti politici annessi)?

 


20
Feb 16

Philippe Daverio: siano i napoletani fieri del loro passato autonomo e critici del loro presente unitario

Philippe Daverio interviene nella polemica dei giorni scorsi, alimentata dal direttore del Museo di Capodimonte, sulla esclusione dei musei napoletani dalla collana curata per il Corriere della Sera:

Non si offendessero i ‪#‎Napoletani‬, in quanto neanche ‪#‎Milano‬ è stata prevista. La scelta editoriale è nata in collaborazione con un grande quotidiano francese (come il nuovo direttore dei musei napoletani). Se andate su wikipedia e cercate Major museums of the word, troverete 30 musei e, al sesto posto, i musei Vaticani, i quali, come si sa, sono all’estero e non in Italia. La galleria degli Uffizi appare in fondo alla lista, dopo la National Gallery of Victoria di Melbourne in Australia e prima del MUCEN di Marsiglia, poi in fondo alla lista appare Palazzo Reale di Milano, che deve i suoi 800mila visitatori alla mia personale riforma di un quarto di secolo fa, in quanto l’anno precedente al mio intervento aveva 30 mila presenze che portai ad oltre 1 milione nel 1996. Non ci sono altri musei italiani nella lista di questi 30 musei del Mondo. Però gli italiani rimangono felici, in quanto tuttora credono alla bufala che sulla penisola vi sia il 70% dei beni culturali del mondo.

La presunzione è sempre la condizione necessaria per l’arroganza e l’arroganza è la porta d’accesso alla stupidità.

Forse un bel giorno anche il ‪#‎Ministro‬ dei beni culturali si accorgerà di questa particolare quanto drammatica situazione. Ancora più lamentevole è la questione, se si pensa che il Museo Archeologico di ‪#‎Napoli‬ è stato fondato dal simpatico Ferdinando IV, trent’anni prima che nascesse il Museo del ‪#‎Louvre‬ di ‪#‎Parigi‬, il quale oggi è il primo museo visitato nel mondo occidentale ed è secondo sul globo terrestre solo al Museo del Palazzo di Pechino.

Siano i napoletani fieri del loro passato autonomo e critici del loro presente unitario.

Ho tentato di salvare tre anni fa la ‪#‎Reggia‬ di Carditello facendola riacquistare allo stato italiano: quello dovrebbe essere un sacrario dell’umanità per i benefici che ha dato questa reggia a tutta l’umanità mondiale e cioè luogo dove fu inventato il pomodoro pelato, la mozzarella e lo spaghetto estruso con il bronzo. Senza Carditello l’umanità intera non avrebbe mai conosciuto lo spaghetto con la pummarola e la pizza; eppure la popolazione locale ne aveva cannibalizzato il restauro appena compiuto.W l’Italia in ‪#‎Europa‬ anche se l’Europa non si impegna sufficientemente a salvarla.


18
Feb 16

Cara Infostrada questa è discriminazione territoriale

  
Un po’ di tempo fa vi avevo raccontato delle condizioni differenti di noleggio auto nel caso siate residenti in regioni come Campania o Calabria,  con un surplus da pagare più alto rispetto agli altri clienti.

Una sorta di discriminazione territoriale, dettata da discutibili logiche territoriali.

Delle discriminazioni geografiche che riguardano la RC auto ed il costo del denaro più alto invece dovreste ormai essere ben informati.

Questa però mancava e la denuncia,  pubblicata su un gruppo Facebook napoletano (ripresa anche dal magazine Identità Insorgenti)  è del signor Domenico Lettiero.

Ecco cosa scrive :

Da un po’ di tempo sono in cerca di un’offerta ADSL che sia economica, che non abbia costi di attivazione e che abbia un servizio decente. Infostrada sembrava avere tutte queste caratteristiche, soprattutto quando ha abbassato il prezzo dell’offerta “base” a 19.99 euro al mese. Ormai decisomi a sottoscrivere tale offerta mi sono catapultato sul sito della società e ho inserito i dati richiesti, al momento della scelta del pagamento ecco una sorpresa amara, non c’era la possibilità di scegliere come metodo di pagamento il bollettino postale, anche se tale metodo era dato come disponibile sul sito.

Chiamo il servizio commerciale di Infostrada e mi viene detto che per tutti i nuovi contratti non è possibile scegliere il pagamento tramite bollettino. Insospettito da una certa titubanza che traspariva dalla voce dell’operatrice rivado sul sito e questa volta inserisco come indirizzo di residenza una strada di Roma ed ecco che mi si aprono gli occhi, l’opzione è presente. Richiamo il servizio commerciale ed espongo i fatti, già abbastanza avvelenato, la signorina del call center mi conferma la cosa: Infostrada per la Campania deroga al contratto che offre al resto della nazione “perché da voi in molti non pagano”.

Faccio gentilmente presente alla signorina che è una cosa inaccettabile e vergognosa e mi viene detto di farli contattare da un mio legale, perché loro non possono farci niente. Cerco online contatti per fare reclamo verso Infostrada e trovo una mail pec, prima di scriverla chiamo un amico legale e gli spiego i fatti, mi dice che è una perdita di tempo scrivere una mail pec perché lui in anni di carriera non ha mai ricevuto una sola risposta da suddetta società.

Ora io non ci tengo davvero più a diventare cliente Infostrada e questi che espongo sono fatti facilmente verificabili da tutti provando, come ho fatto io, a registrare due contratti uno con residenza in Campania, e un altro da Roma in su. E sapete che c’è di nuovo? Consiglio a chi risiede in Campania e sia allo stesso tempo cliente di tale società di rescindere il contratto, così magari si accorgeranno di quante persone oneste e pagatrici esistono qui da noi.

Il consiglio per tutti coloro che si trovano in questa situazione è di rivolgersi ad una associazione di consumatori e di inviare alla società in questione una Pec oer chiedere chiarimenti e sopratutto il rispetto di parità di condizioni territoriali.


17
Feb 16

Il Sole fa sparire i porti del Sud

  

L’articolo del Sole 24 Ore ha un obiettivo: dimostrare visivamente che i porti che contano sono tutti al Nord. Quelle palle infatti stanno lì a dire al lettore cosa pesa di più in Italia. Al Sud c’è qualcosa a Napoli, a Palermo e un puntino a Gioia Tauro. Nulla a Taranto. 

In realtà nel traffico container – di questo si parla – Gioia Tauro è PRIMO in Italia con 2,5 milioni di container movimentati, ovvero quattro volte Trieste che ha il cerchio più grande di tutti. 

Il Sole ha creato le condizioni “falso-oggettive” perché gli investimenti pubblici e privati nei porti (e nelle ferrovie che li collegano) vadano tutti a Nord. Gli effetti già si vedono: Gioia Tauro nel 2015 è ancora primo ma con un preoccupante -17%. 

Marco Esposito


16
Feb 16

L’ULTIMA DEL CORRIERE / Trenta libri sui più importanti musei: Capodimonte e Napoli esclusi

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Il “Corriere della Sera” lancia una collana di 30 monografie sui più importanti musei del mondo curata da Philippe Daverio: ci sono Brera e piccole gallerie di Firenze e Venezia, non il Museo di Capodimonte e il museo Archeologico di Napoli.

I musei partenopei? Non esistono, non sono importanti. Non per Daverio, almeno. Una notizia che fa indignare non poco il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, intervistato dal quotidiano campano “Il Roma”: «Una scelta inspiegabile, irrazionale. A dirla tutta, persino demenziale». Da cinque mesi alla guida della pinacoteca di via Miano, il francese già fa i conti con le discriminazioni a danno comunque anche dei nostri beni culturali. E non lo nasconde «C’è un evidente problema di razzismo che deve essere affrontato e risolto al più presto. Il modo in cui Philippe Daverio ha impostato questo lavoro denota una grave prova di ignoranza. Per quanto mi riguarda, si tratta di una pubblicazione oggettivamente mal realizzata. L’estromissione dei musei napoletani è stata un atto demenziale. Senza nulla togliere alle altre strutture citate nell’opera, ignorare l’esistenza della pinacoteca di Capodimonte equivale ad andare in Inghilterra e dimenticare la National Gallery di Londra. Una follia. A questo punto sarà mia premura scrivere direttamente alla direzione del “Corriere della Sera” per chiedere spiegazioni in merito a questa scelta. Al critico Daverio vorrei invece dire un’altra cosa, venga qui a trovarci, si renderà subito da solo conto del grave errore che ha commesso».

Capodimonte è uno dei più importanti muse del mondo: conserva prevalentemente pitture, distribuite largamente nelle due collezioni principali, ossia quella Farnese, di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura italiana e internazionale (tra cui Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Bruegel il Vecchio, El Greco, Ludovico Carracci, Guido Reni), e quella della Galleria Napoletana, che raccoglie opere provenienti da chiese della città e dei suoi dintorni, trasportate a Capodimonte a scopo cautelativo dalle soppressioni in poi (Simone Martini, Colantonio, Caravaggio, Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena). Importante anche la collezione di arte contemporanea, unica nel suo genere in Italia, in cui spicca Vesuvius di Andy Warhol.

Intanto si lavora al rilancio dello spazio, al di là delle polemiche: a Pasqua sarà inaugurato il nuovo servizio navetta che collegherà il centro di Napoli a Capodimonte. L’accordo con il Comune è pronto, mancano solo gli ultimi dettagli. I minibus, che partiranno ogni mezz’ora da piazza del Plebiscito, faranno tappa all’Archeologico per poi giungere al capolinea del Museo.

Fonte: Identità Insorgenti